Phoenix Gold MS 2125

È tutto oro quello che luccica

Questo finale da 150 W/canale, appena introdotto in Italia, è l’ultimo nato della sofisticatissima linea del costruttore americano.

La Phoenix Gold, tutta americana, continua la sua avanzata all’interno del mercato italiano dei finali car stereo con questo nuovo componente, che conferma la cura e la raffinatezza costruttiva che la casa pone nei suoi prodotti.

Non vi sarete dimenticati che sul n. 8 di AUDIOCARSTEREO è stato provato il modello MPS 2220, poderoso finale da 22 watt, con capacità di erogare alte correnti.

La nuova entrata è un ampli ancora più poderoso, ma anche ponderoso, dalle caratteristiche costruttive decisamente notevoli, in perfetto stile PG.

Ciò che si vede

L’aspetto è in linea con lo stile della casa: ricorda molto il sopracitato MPS 2220, soltanto è più lungo ed è colorato di un grigio neutro, a mio parere un po’ dimesso, ma comunque assai elegante. L’alettatura è realizzata dal dorso, che si presenta piacevolmente ondulato e privo di spigoli vivi, che in tal caso risulterebbero ancora più pericolosi, visto il peso e l’ingombro non indifferente (ve lo assicuro) di questo Phoenix Gold. Già il primo approccio da un’impressione di alta tecnologia e di contenuti sofisticati propri di un oggetto esoterico, ma nello stesso tempo di comoda installazione.

Caratteristica di questo, come dell’altro PG, è la disposizione delle connessioni su un unico laterale, mentre l’altro riporta le serigrafie relative al produttore ed alla denominazione del modello.

Vediamo in dettaglio cosa ci propone la paretina che raccoglie (buona cosa!) tutti i comandi ed i connettori. Devo dire che il parallelismo con la disposizione presente sul fratello minore è evidente, salvo una parziale riorganizzazione nel posizionamento delle contattiere.

Sottolineiamo inizialmente che tutti i connettori sono dorati, inclusi quelli dell’alimentazione. Questi specificamente sono progettati per assicurare un contatto sicuro e duraturo, attraverso il serraggio dei cavi con robuste viti, e possono sopportare, a detta del costruttore, correnti
oltre il centinaio di ampère. In corrispondenza di ogni contattiera, ma anche di ogni interruttore e potenziometro, sono chiaramente serigrafate le indicazioni in dispensabili per una corretta installazione.

L’ordine e la chiarezza regnano sovrani, riuscendo a disporre di tutte le informazioni di uso senza ricorrere ad adesivi posticci o talloncini volanti, incollati su fili di connettori ancora più volanti.

Le regolazioni non sono molte. A partire dalla sinistra abbiamo l’interruttore per il funzionamento in mono, il potenziometro per il controllo della sensibilità e quello per l’esaltazione di bassi. Sempre dalla sinistra è visibile una teoria di led, per indicare separatamente il clipping sui due canali, il sovraccarico, l’entrata in funzione della protezione termica e l’accensione. In quanto ai connettori, si possono vedere i classici RCA di ingresso, la morsettiera dell’alimentazione e quella delle uscite di potenza, entrambe a vite. Tutte quante concorrono a suscitare una sensazione di robustezza e qualità. Non si scorge alcun fusibile, il che ci lascia alquanto perplessi. Vedremo tra poco cosa ci riserva l’interno del MS 2125.

Sm un unico laterale sono disposti tutti i comandi e le prese. Notate l'aspetto molto elegante dell'insieme, dove risaltano le finiture dorate di tutti i connettori: da questa sola immagine è possibile intuire la qualità complessiva di questo componente. Òttimi risultano i connettori RCA, sopra i quali sono collocati il deviatore stereo-mono ed i led per la segnalazione del clipping, uno per canale.

Su un unico laterale sono disposti tutti i comandi e le prese. Notate l’aspetto molto elegante dell’insieme, dove risaltano le finiture dorate di tutti i connettori: da questa sola immagine è possibile intuire la qualità complessiva di questo componente. Ottimi risultano i connettori RCA, sopra i quali sono collocati il deviatore stereo-mono ed i led per la segnalazione del clipping, uno per canale.

Ciò che non si vede (e che più conta)

La curiosità di aprire questo grosso esponente delle elettroniche per auto, non vi nascondo, è notevole. Posizionatolo «a pancia all’aria», tolgo le viti che fissano la piastra del ventre e discopro le meraviglie del suo interno. Il rischio di rimanere abbagliati da cotanta luce, da ori et argenti
et preziosi componenti non va sottovalutato. Anche un profano non può rimanere insensibile davanti ad un interno dove, è evidente, non si è badato a spese, per un prodotto senza compromessi. Componenti selezionati e materiali qualitativamente eccellenti fanno bella mostra, oltre
ad un’estetica che deprime al pensiero che un simile spettacolo sia destinato a rimanere fondamentalmente nascosto, dal momento che non è pensabile trasformare la propria vettura in una vetrina.

Da una sommaria analisi, notiamo una circuitazione ove i due canali sono separati anche a livello di alimentazione: in pratica due finali mono sono racchiusi in un solo contenitore. La capacità complessiva presente in questo oggetto ammonta a ben 66.400 µF.

I dispositivi a stato solido sono adeguatamente alloggiati nel contenitore ovviamente sovradimensionato. Tutto il finale, devo dire, risulta dimensionato con ampi margini di sicurezza. Non credo sia facile ammutolire questo finale, ovvero rendere operativa la protezione termica di cui dispone.

Scendendo nei particolari costruttivi, la prima impressione favorevole è destata dal circuito stampato realizzato in vetronite con piste dorate. Gli unici fili volanti di lunghezza degna di nota sono i grossi cavi dei segnali di potenza. La tensione della batteria, adeguatamente filtrata, è condotta attraverso due robuste barre metalliche isolate sulla sezione alimentatrice.

In tal sede sono evidenti, nella disposizione ordinata e simmetrica, le batterie di grossi elettrolitici ed i due trasformatori toroidali dei survoltori.

Per coloro i quali si siano preoccupati della mancanza di fusibili, un’occhiata all’interno dovrebbe fugare ogni dubbio: i fusibili ci sono, se ne contano ben sei, due generali (quelli grandi) ed altri quattro come ulteriori protezioni parziali.

Più in particolare si sottolinea l’uso di Mos-Fet di potenza e di trasformatori toroidali avvolti con cavo multifilare, che dovrebbe, sempre secondo le indicazioni del costruttore, limitare la temperatura di lavoro a parità di corrente, rispetto ai trasformatori che utilizzano conduttori singoli.

Relativamente alla gestione degli oscillatori dei survoltori, è interessante il sistema adottato dalla Phoenix Gold per evitare battimenti in banda audio dovuti all’interazione delle alte frequenze, utilizzando più di un finale nell’impianto di bordo.

La soluzione del problema consiste nella possibilità di asservire gli oscillatori di vari amplificatori «slave» a quello di un ampli scelto come «master».

Questa sincronizzazione è operabile attraverso le opportune prese sulla paretina ed un piccolo interruttore intemo, posto nelle vicinanze delle prese stesse, per stabilire quale finale comanda i giochi, cioè fa le funzioni di master.

La circuitazione audio è altrettanto sofisticata. La porzione a valle delle prese RCA utilizza operazionali per lo studio di buffer all’ingresso, che provvede a vari compiti: regola la sensibilità e regola l’esaltazione dei bassi, in base alla posizione della manopolina esterna. In questo primo stadio si trova anche il controllo per la messa a ponte, onde poter disporre di un finale mono di potenza doppia.

Successivamente ci sono le coppie di semiconduttori per l’uscita in potenza, tre coppie per canale.

L'interno, con i suoi ori ed i suoi componenti selezionati, è uno spettacolo grandioso di tecnologia e sapiente ingegnerizzazione. In questa foto mozzafiato, credo siate in grado da soli di identificare la sezione di alimentazione, con toroidi ed abbondanti capacità.

L’interno, con i suoi ori ed i suoi componenti selezionati, è uno spettacolo grandioso di tecnologia e sapiente ingegnerizzazione. In questa foto mozzafiato, credo siate in grado da soli di identificare la sezione di alimentazione, con toroidi ed abbondanti capacità.

L’installazione

L’installazione di questo apparecchio non è certo delle più agevoli, per quanto riguarda l’ingombro ed il peso, che sicuramente non lo fanno passare inosservato.

I fortunati, ed appassionati, che non potranno fare a meno di aggiudicarsi un oggetto così sonoro, devono prestare attenzione al luogo ove posizionarlo, affinchè sia sufficientemente comodo ed accessibile. MS 2125 non scalda molto, visto il generoso dimensionamento, ciononostante valgono le solite precauzioni di installazione con chiara dissipazione termica. Bando quindi a posizionamenti strani (v. capovolgimenti), che impedirebbero alle alette di svolgere il loro compito.

Da un punto di vista impiantistico, vista anche la presenza di un buon bass booster, considero questo Phoenix Gold tranquillamente in grado di sovrintendere ad un impianto caratterizzato da diffusori efficienti ed a bassa impedenza.

La presenza del dispositivo di master/slave, per la sincronizzazione degli oscillatori in vari amplificatori nel caso di impianti sofisticati, può introdurre qualche cablaggio in più nelle connessioni. La presenza di questo dispositivo, purtroppo utilizzabile solo tra componenti Phoenix Gold, non credo tarderà a produrre schiere di amatori, che baseranno l’impianto su queste fantastiche elettroniche.

L’ascolto

Le considerazioni sonore, per un finale, sono evidentemente di primaria importanza. Per questo motivo le inseriamo adesso, a corollario della presentazione di quella che può definirsi una vera espressione di qualità costruttiva ed ingegneristica. Verifichiamo che l’ascolto sia all’altezza della fama, nonché del costo.

Nella serigrafia che descrive questo finale, sono citate le parole «alta definizione».

Ci spostiamo nella saletta per renderci conto del significato dei suddetti termini. Premessi i soliti movimenti per collegare il tutto, mi accomodo nella solita poltroncina, giro tutti gli interruttori, inserisco il primo CD ed inzio con la prova dinamica, il solito brano solista di voce femminile.

Le voce, con un’intonazione cristallina, esce in crescendo ed il nostro entra faticosamente in fase di leggero clipping. Il brano è assai tosto, ma il comportamento è poderoso. La dinamica è buona, ma ciò che inizia a colpire è una sensazione di ariosità e dettaglio paragonabile ad un paesaggio alpino visto in una tersa giornata di estate.

Sotto con gli altri CD, per fornirvi, come al solito, una panoramica che copra i generi musicali più vari. Spinto da un insano senso di curiosità, mi muovo subito verso la musica leggerissima, come può esserlo un buon remix della brava Chaka.

Non vi consiglio di giocare con il bassbooster, i bassi di questo PG sono fantastici già così al naturale, le sonorità un po’ rap ed un po’ house dei vari brani sono riprodotte con corposità, definirei, presente.
Giriamoci verso qualcosa di più classico, per effettuare la prova del quartetto, ovvero l’ascolto di qualche selezionato brano di jazz. L’alta  definizione inizia a trovare la sua ragion d’essere. La scena si allarga, gli strumenti irrompono nella sala, netti e definiti nella loro localizzazione, forse leggermente dilatata lateralmente. La batteria si fa sentire, il cimbalo frizzante e la grancassa rotonda, mentre il contrabbasso indulge nelle sue note cupe ma rassicuranti e la tromba ci si pone proprio di fronte. Il realismo nel caso di orchestre jazz è notevole, vista forse la favorevole predisposizione della saletta. La voce delle cantanti è ariosa, senza perdere il pizzico di aggressività che non è in solito ritrovare nei brani soul, portando la mente ad immaginare la cantante muoversi davanti agli occhi, carezzando le nostre orecchie con il calore che il suo canto ci trasmette.

Continuiamo l’itinerario a ritroso nel tempo, verso la musica barocca, sempre caratterizzata da orchestre composte da pochi elementi, fondamentalmente strumenti a corda.

I violini si collocano perfettamente davanti a me, con una nitidezza che quasi permette di identificare ogni singolo orchestrale. La timbrica si conserva frizzante ma corposa, in grado di rendere l’asperità acustica delle corde con un effetto di trasparenza sonora assai gradevole. La saletta sembra acquistare in profondità, nell’identificare i singoli strumentisti.

La ciliegina, musica dolcemente new age, è la conclusione di una seduta che non ha provocato nessun senso di fatica. L’ascolto risulta sempre molto piacevole, non posso esimermi dal ripetere, oltremodo frizzante, arioso, terso fino a stordire.

L’equilibrio timbrico rende piacevoli e calde anche voci sottilmente graffianti, riprodotte con dinamica valida e presenza delicata.

Questo MS 2125 è graduale nel dispensare le proprie energie, senza mai offendere l’udito, ed entrando in saturazione in maniera progressiva e poco avvertibile, mantenendo l’equilibrio fino alle situazioni più estreme, peraltro difficili da raggiungere conservando integre le facoltà uditive personali.

di Vincenzo Curci

 


La configurazione master-slave

Come altri finali Phoenix Gold (ad es. MS 250 e MPS 2220, entrambi presentati sulle pagine di AUDIOCARSTEREO n. 4 e n. 8 rispettivamente), anche il 2125 è dotato dell’originale sistema «master-slave» per il controllo dei survoltori.

Per collegare i finali Phoenix Gold in modo «master-slave» occorre agire sul commutatore posto all'interno, posizionandolo come desiderato, e collegare tra di loro i due (o più) finali dell'impianto tramite cavetti schermati e spinotti jack miniatura (tipo audio) da inserire nelle apposite prese.

Per collegare i finali Phoenix Gold in modo «master-slave» occorre agire sul commutatore posto all’interno, posizionandolo come desiderato, e collegare tra di loro i due (o più) finali dell’impianto tramite cavetti schermati e spinotti jack miniatura (tipo audio) da inserire nelle apposite prese.

Gli alimentatori survoltati «oscillano» ad altissima frequenza (oltre i 20 kHz) irradiando le loto spurie sia per via aerea, mediante il flusso disperso dai trasformatori, sia attraverso gli accoppiamenti galvanici ed induttivi, superando i sia pur sofisticati sistemi di filtraggio impiegati. Le spurie supersoniche tuttavia non sono udibili e, se il loro livello è sufficientemente contenuto, non costituiscono, né un pericolo per l’impianto né
un disturbo per l’ascoltatore. Ma se, come spesso accade, l’impianto è equipaggiato da più di un finale, può accadere che le diverse spurie supersoniche producono dei «battimenti», cioè generino ulteriori spurie la cui frequenza è pari alla differenza tra le frequenze che lo generano. In tal caso, proprio perché le frequenze di oscillazione sono molto simili (soprattutto in finali dello stesso tipo), accade che i disturbi prodotti  possiedono frequenza molto bassa, quindi rientrante nella gamma udibile: e questo è evidentemente assai dannoso.

Nei finali Phoenix Gold «master-slave» la soluzione è raffinatissima: i loro survoltori possono comandare o essere comandati dai propri compagni di impianto: uno dei finali funge da «master» ed impone agli altri finali «slave» la sua frequenza di funzionamento, sicché tutti vanno «al passo» e la differenza di frequenza è pari a zero, i battimenti sono così eliminati.


 

  • Costruttore: Phoenix Gold, 1170 N.E. 63rd Street, Portland, OR 97213, USA.
  • Distributore per l’Italia: Definitive Audio, P.zza dei Carracci 1, 00196 Roma. Tel. 06/393953.
  • Prezzo: L. 1.855.000

CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE

Caratteristiche non pervenute.

 

da AudioCarStereo n. 11 maggio 1991

Author: Redazione

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