AudioReview dal n. 41 al 60

Da AudioReview n. 46 gennaio 1986, l’editoriale:

Una lacrima sul viso

Lo sviluppo e la penetrazione del Compact Disc sui diversi mercati continua a superare le più rosee speranze; in tutto il mondo cominciano a moltiplicarsi gli stabilimenti in costruzione per lo stampaggio dei dischi; nonostante questo, anzi proprio perché saranno ancora in costruzione, c’è il rischio che verso la fine dell’anno la richiesta di dischi ecceda largamente le capacità produttive degli stabilimenti già operanti. Contemporaneamente il parco di lettori CD continua a crescere: secondo le prime stime, a fine ’85, in Italia, c’erano già qualcosa come 80.000 giradischi digitali, che, per fine ’86, potrebbero raddoppiare.
Detto in altro modo, sul totale giradischi hi-fi+ giradischi digitali venduti in Italia nell’anno, il compact ha rappresentato il 3,5% nell’83, l’8,5% nell’84, il 15% nell’85 e potrebbe benissimo rappresentare
il 25% nell’86. Come dire un CD player ogni tre giradischi tradizionali.
Tornando al fronte del software, il 1988 sarà l’anno in cui, secondo alcune previsioni, si raggiungerà il pareggio (in valore) tra vendite di CD e vendite di LP; come dire che su tre dischi venduti, un pò più di uno sarà compact. E a questo punto le famose previsioni Philips del lontano 1979 (punto di incrocio 5 anni dopo l’introduzione del sistema, sostituzione in 10 anni) continuerebbero a dimostrarsi sostanzialmente valide.
Scompariranno, nel 1993, i dischi LP? Probabilmente sì. Scompariranno, si intende, come prodotto industriale di largo consumo. Potrà, chissà, rimanere in vita una piccola produzione artigianale; qualche audiofilo potrebbe acquistare torni, galvaniche e presse in liquidazione e tramandare l’arte della stampa del disco in vinile. Qualcuno, in fondo, si è già organizzato in questo senso. Del resto c’è anche chi fabbrica amplificatori a valvole.
Ricordo il nonno di un mio carissimo amico: audiofilo della prima ora, nei primi anni ’60 restava tenacemente attaccato al suo impianto mono con un enorme bass reflex RCA. E aveva le sue ottime ragioni: una collezione di varie migliaia di 78 giri di assoluto valore storico: Toscanini, Caruso, etc. Noi, con il nostro stereo autocostruito, lo prendevamo in giro; ma sotto sotto covava l’invidia.

Una lacrima scende sulla guancia di qualcuno. Forse anche sulla mia. Una lacrima di coccodrillo, insinuerà qualcuno. Infatti, digitalista della prima ora, mi consolo subito: dopo il compact, il pre e il registratore digitale, avremo elaboratori digitali di segnale che ci consentiranno da un lato un intervento creativo sul suono, dall’altro un controllo totale, punto per punto del campo sonoro riprodotto. Avremo per allora una nuova generazione di tecnici abilissimi nello sfruttare a fondo la potenzialità del digitale: e così come in treni ‘anni qualche buon vinile c’è scappato, chissà che non saltino fuori un pò di buoni compact.