AudioReview dal n. 61 al 80

L’editoriale di AudioReview n. 65 di ottobre 1987:

Stupefatti

Se lo scorso anno ho potuto sintetizzare le mie impressioni sul SIM con uno «Stanchi, ma felici» quest’anno il giusto commento è «Stanchi e stupefatti».

Stanchi perché ancora una volta siamo stati assaliti da lettori venuti non solo dalla Lombardia, ma da tutt’Italia per porre domande, chiedere spiegazioni, protestare o anche semplicemente per stringere la mano agli uomini (Bo Arnklit, Franco Gatta, Renato Giussani, Bebo Moroni, Mauro Neri e tutte le «nuove leve») che rappresentano la chiave di volta del sempre maggior successo della «rivista di elettroacustica ed alta fedeltà» che ho l’onore di dirigere.

Stupefatti perché, mai come quest’anno, si era visto al SIM (ed in qualsiasi altra mostra di alta fedeltà) un pubblico di così elevato spessore culturale-elettroacustico: scomparsi pressoché totalmente i  collezionisti di autoadesivi ed i ladri di manopole, l’edizione 1987 del SIM-HI.FI-IVES è stata visitata da un pubblico ancora più attento e preparato di quello, già eccellente, dello scorso anno. Una  valutazione, questa, che ha trovato concordi tutti gli espositori del settore Hi-Fi che ho avuto occasione di interpellare.

Un pubblico talmente preparato, che, a differenza degli scorsi anni non si è nemmeno lamentato per l’assenza dei «grandi assenti»: forse era già preparato all’evento; forse ha accolto con favore l’offerta di «manifestazioni alternative»; forse, come spesso accade, ha semplicemente dato torto a chi non c’era.

In mezzo a tanti segnali positivi (la grande preparazione del pubblico, l’annuncio Sony dell’inizio della distribuzione del DAT in Europa a partire da questo autunno, la presentazione di un numero sempre più consistente di «catene digitali», il successo dell’audio del video che ha premiato vistosamente l’unico produttore di videocassette italiano che punta anche sulla qualità della colonna sonora), questa dei grandi assenti (e soprattutto le voci di ulteriori defezioni per il prossimo anno) è stata una delle due note negative di questa ventunesima edizione del SIM.

L’altra è la sgradevole sensazione che, in mezzo alla assoluta indifferenza del pubblico e della stampa di opinione, l’industria audio si sia ormai rassegnata all’idea di pagare (o meglio, far pagare a noi) quella
royalty sui nastri vergine (e magari anche i registratori) sulla quale ci siamo soffermati più volte negli scorsi anni e che dovrebbe essere girata a favore di quella stessa industria discografica che, salvo rarissime eccezioni, continua a non trovare il tempo per rimboccarsi le maniche e puntare sulla  qualità delle registrazioni anziché sui soliti piagnistei.

E anche di questo sono stupefatto: possibile che di fronte all’iniquo balzello, in tutt’Italia, l’unico inca…to (mi si perdoni la citazione zavattiniana) sia il sottoscritto?

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AUDIOreview 75, settembre 1988

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AUDIOreview 79, gennaio 1989

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AUDIOreview 80, febbraio 1989