Editoriale AudioReview 384

Il re è nudo

L’editoriale di questo mese prende spunto dalla mail del lettore Stefano Ripoli, che potete leggere nelle pagine della posta. In estrema sintesi, egli afferma che il coinvolgimento e le emozioni che può dare un concerto dal vivo (nel caso specifico quello del Paolo Fresu Quintet al Blue Note di Milano) sono lontane “anni luce” da quanto un impianto hifi, pur di “buon livello” come il suo, è in grado di offrire. Al contempo ne imputa la causa alla qualità inadeguata delle registrazioni e pertanto ci invita a fare pressione sulle case discografiche affinché migliorino “la qualità intrinseca della registrazione e della post produzione”.

Benché in linea generale le sue osservazioni siano condivisibili – e per quanto ci riguarda sfonda una porta aperta laddove già da tempo abbiamo lanciato il messaggio: “L’alta fedeltà inizia nello studio di registrazione” e relativi articoli – è tuttavia opportuno fare delle distinzioni, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che tutte le registrazioni siano inadeguate e l’alta fedeltà inutile. Non è così, esistono registrazioni ben fatte, specialmente di musica classica ma anche di ogni altro genere musicale, capaci di trasmettere ottime emozioni, tanto da far accapponare la pelle e perfino commuovere. Tuttavia, una cosa è riprodurre i suoni nel modo più coinvolgente possibile, altra cosa è essere presente ad un evento dove gli artisti sono lì davanti a te e sei immerso nello stesso ambiente, dove momento per momento condividi con loro e con il pubblico le stesse sensazioni, respiri la stessa aria, percepisci gli stessi odori, luci, ombre, suoni e rumori. Una registrazione ben fatta può ritrasmettere gran parte delle sensazioni acustiche e creare l’illusione di esserci. Ricordo ad esempio il famoso disco “Jazz at the Pawnshop” della Proprius che molti audiofili conoscono, nel quale si percepiscono distintamente i rumori dell’ambiente, dei bicchieri ed il vociare del pubblico in sala, con un effetto che non disturba l’ascolto ma ricrea l’atmosfera del jazz club.

Se poi ci fosse anche una ripresa video dell’evento il coinvolgimento sarebbe ancor più intenso. Chiedetelo a chi colleziona concerti su DVD o Blu-ray Disc e se li gode alla grande. Se poi la registrazione includesse anche gli effetti surround il coinvolgimento e l’emozione sarebbero ancora maggiori. Provare per credere. (Su questo tema rimando alle note d’ascolto in multicanale di “Atom Earth Mother” e “Meddle” tratti dal mega cofanetto dei Pink Floyd “The Early Years 1965-1972” a pagina 27 di questo stesso fascicolo).

Ma per quanto si possa avere una registrazione ben fatta, magari con un video Ultra HD proiettato sull’intera parete della sala, e per quanto l’immersione audio e video possa essere totale, le sensazioni che si provano nel concerto dal vivo sono comunque diverse. Per intenderci, una cosa è vedere un bellissimo video in 4k delle Tre Cime di Lavaredo, altra cosa è essere lì sul posto.
Ma questo non toglie nulla al valore immenso della musica registrata e riprodotta ad alta fedeltà. Mentre le Tre Cime di Lavaredo sono sempre lì e chiunque può andare ad ammirarle, dove sarebbe oggi la musica di tutti i grandi artisti che amiamo se non ci fossero le registrazioni ed i nostri impianti ad alta fedeltà che ci permettono di goderne al meglio?

Il segreto della felicità è nel sapersi godere fino in fondo quello che c’è e direi che di musica ben riprodotta e godibile ce n’è tanta e per tutti i gusti.

Buon ascolto e buona lettura di AUDIOreview

Mauro Neri

Author: Redazione

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