Editoriale AudioReview 389

Musica in rete

Autogrill, calda mattina d’estate. Un momento di ristoro a metà di un viaggio. Sono ancora intorbidito dal sonno ed un caffè, a metà mattina, non è mai di troppo. Una ventata d’aria già bollente mi investe tra l’abitacolo e l’interno del locale lungo l’autostrada. Ma non è solo l’aria fresca a colpirmi in faccia appena entro nell’autogrill. C’è un’aria di Bach che mi accoglie. Ma non è musica da camera. È il flauto di Ian Anderson che esegue “Bourée”.

È stata una bella sorpresa. Ovviamente non riesco a “sentire” niente più che il “suono” e la linea melodica. In sottofondo, in un ambiente rumoroso, tuttavia riconoscibilissimo. Il tempo di un caffè passa presto e vado via senza che il brano sia finito. Senza fretta ma con l’aria della “Bourée” in testa.

È molto tempo che i Jethro Tull non passano dalle mie parti. Quanto meno questo album, “Stand Up”, del 1969. Non credo di averlo mai posseduto in forma di CD o “liquido”. Però l’ultima messa a punto dell’impianto, fatta in occasione di un approfondito test di cui parlerò sul prossimo numero, sembra proprio fatta apposta per questa musica. Quasi quasi…

Ho una nuova sorgente in plancia. Una sorgente completa, che accoglie sulla sua presa USB il segnale del mio smartphone. Esso stesso è collegato anche via Bluetooth. Niente di anomalo. Parto dall’autogrill con la convinzione che non debba essere difficile rintracciare in rete questo famosissimo titolo per ascoltarlo con un impianto hi-fi. Con tutta la grinta del “Progressive”, con tutto l’impatto dei “Jethro Tull”.

Provo a chiedere a Siri, in fondo sto guidando. Siri non mi risponde. Non c’è copertura. Faccio altri chilometri. Trovo copertura. Siri trova un file. Non so di che si tratta ma lo faccio riprodurre. È una versione live dall’audio scadentissimo. Distorto. Meglio quello appena percepibile dell’autogrill, piacevole e non disturbante.

Un altro autogrill arriva in mio soccorso. Mi fermo. Sono abbonato a Spotify e faccio una ricerca. Non arrivano risultati. Ho sbagliato a digitare. Ci siamo. C’è la versione rimasterizzata nel 2016 da Steven Wilson (tra l’altro protagonista di una interessantissima intervistato sui suoi lavori di remastering sul numero 363 di AUDIOreview). Bello! Seleziono, riparto. Ok, alzo il volume. Sono soddisfatto.

Il brano fugge via e così gli ultimi chilometri che mi separano dalla meta. Dopo una lunga giornata ripenso ai Jethro Tull. Cerco lo stesso disco in versione HD. Non è difficile trovarlo nei canali ufficiali. Lo acquisto e lo porto in auto. È pronto per il viaggio di ritorno. Tuttavia un pensiero mi gira ancora in testa.

Per ascoltare un brano musicale nella mia auto, di cui non ho a disposizione un supporto “solido”, ho percorso diverse opzioni, tutte legate alla rete. Tramite lo smartphone connesso all’impianto, per via analogica sull’ingresso ausiliario del DSP di bordo, ho trovato dapprima un pessimo filmato su YouTube, poi un accettabilissimo stream su Spotify, di cui pago un abbonamento mensile, successivamente la miglior versione a disposizione, la fantastica HD, pagata a prezzo pieno, da riprodurre però con un player HD, un oggetto di cui oggi c’è poca diffusione (e grande fame) nel mercato.

L’importanza della rete nella distribuzione musicale è tutta qui. Qualsiasi sia il livello di spesa per l’acquisto di un prodotto musicale, gratuito per YouTube, in abbonamento o acquistato, si passa ormai attraverso la rete. Il vantaggio è quello di avere immediatamente il prodotto disponibile, in modo da non vanificare quello che gli strateghi del marketing chiamano “acquisto d’impulso”, ancor più forte se si tratta di beni estremamente “emozionali” come la musica.

Non è difficile quindi prevedere un futuro in cui la connessione in rete diventa l’estensione di un qualsiasi sistema di riproduzione della musica in auto. Un futuro in cui dall’autoradio è possibile connettersi per ascoltare musica gratuita, sfruttare i servizi di streaming e acquistare brani in HD (ma anche in altri formati). Stessa cosa per il video.

E questo futuro potrebbe essere molto più vicino ed articolato di quello che sembra. Non è (anche) per questo che Samsung ha acquisito il gruppo Harman per una cifra spropositata qualche mese fa?
Rocco Patriarca

Author: Redazione

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