Editoriale AudioReview 398

Musica? Sì, ma solo se è gratis

Incredibile dictu, si sarebbe esclamato nell’antica Roma, per l’arrivo in tempo utile per la pubblicazione di una mail di risposta all’editoriale del numero precedente e non, come di norma accade, per uno vecchio o stravecchio, che magari mi ero intanto dimenticato. È dunque sacrosanto “premiare” Fiorenzo Gabrielli, fulmineo nell’intervenire sulla vexata quaestio dell’ascolto dal vivo contrapposto a quello tramite impianto casalingo, riportando il suo breve ma significativo commento.
«Lettore della prima ora, mi permetto di partecipare dopo aver letto con simpatia quanto enunciato a partire da Bolzoni e Chiari.

Ebbene, sono consapevole che non potrò mai andare abbastanza ai concerti, tantomeno alla Philarmonica di Berlino, per cui casa mia vede dislocati vari impianti che a detta di chi mi conosce suonano tutti allo stesso modo: il mio. E piace! Sono altresì consapevole che la mia conoscenza musicale derivi da suoni riprodotti che sono una parvenza di ciò che è un concerto dal vivo, ma poiché il mio sentire non è quello di ascoltare l’impianto ma la musica e la sua interpretazione, non mi sento né limitato né sminuito. Anzi! Sto ascoltando il Concerto per Violino e Orchestra op.61 di Beethoven, quello che era il cruccio di Gioconda de Vito per non averlo mai registrato: ebbene, la Audite ce lo ha proposto in una incisione live del 1954, quasi miracolosa. Se pensiamo che musicisti come Bach e Chopin hanno conosciuto lunghi periodi d’oblio, io, anche se sessantaquattro anni fa non ero presente con occhi e orecchie ad ascoltare Gioconda, ci sono ora con il cuore e mi sento fortunato. Molto fortunato».
Non fa una piega, che Fiorenzo si senta fortunato, così come ci sentiamo fortunati – credo, spero – tutti noi a poter godere della magia della musica all’interno delle mura domestiche, a prescindere se “meglio” o “peggio” rispetto ai concerti.

E proprio sul rapporto con la musica in senso lato vorrei soffermarmi nel prosieguo di questa pagina, prendendo spunto dalla conversazione avuta giorni fa in redazione con Mauro Neri e Rocco Patriarca, durante la quale è saltata fuori la nota vicenda – è di inizio marzo, probabile la ricordiate – che ha avuto protagonista Spotify. Sì, esatto, quella che ha visto la compagnia di streaming minacciare di ritorsioni – ad esempio, la cancellazione degli account, con conseguente perdita dei dati immessi – quanti con applicazioni hackerate riuscivano a usufruire gratuitamente con lo smartphone del servizio Premium, che a fronte del versamento di un contenuto canone mensile permette di evitare la pubblicità e di attivare alcune utili funzioni, oltre a fornire maggiore qualità. «Ma che ce ne frega, caro Guglielmi», potreste dire, «ti sembra che un lettore di AUDIOreview ascolti musica da Spotify con lo smartphone, e per di più ricorrendo come se non bastasse a mezzi truffaldini?».

Infatti no, non lo pensavo per nulla, ma il punto è un altro: la tristissima realtà dell’esistenza di persone (alla luce dell’eco della vicenda, è lecito supporre siano parecchie) che non solo si rifiutano di pagare cifre minime per assicurarsi un servizio, ma che una volta messe davanti al rischio di dover rinunciare a quanto illecitamente ottenuto hanno addirittura il coraggio di protestare con argomenti tipo «Eh, già, ma ti pare che adesso per ascoltare tutta la musica che vogliamo dobbiamo anche sborsare del denaro?». È andata proprio così e questo la dice lunga sulla percezione che la popolazione soprattutto giovane ha della musica: una cosa bella e importante, della quale sarebbe un peccato fare a meno, ma che non può costare più di… zero. Ritenete che esageri? Provate a chiedere l’opinione di qualsiasi “under 20” conosciate, non appartenente alla ristrettissima cerchia di coloro che per qualche bizzarro motivo sono per davvero appassionati di musica, e poi se ne riparla. È persino possibile che sia ignaro dell’esistenza dei supporti fisici, o che – nel caso sappia cosa siano – consideri “strano” chi li acquista, e che affibbi la stessa etichetta a chi compra file su iTunes et similia. Assieme a un sacco di cose che ci hanno cambiato la vita in meglio, insomma, la Rete ci ha portato infinite dannazioni forse eterne, a cominciare dagli odiati social che direttamente o indirettamente influiscono sulla nostra quotidianità e sull’approccio al mondo per arrivare appunto alla diffusione incontrollata dell’idea del “gratis”; si sa che spesso l’occasione fa l’uomo ladro e dunque non c’è da stupirsi dell’andazzo generale: per gli ascolti, le letture e le visioni, oltre che per i programmi del computer, non si spende, non scherziamo, e gli effetti devastanti di questo atteggiamento sono sotto i nostri occhi. A chiacchiere tutti vogliono cultura, informazione qualificata e validi prodotti dell’arte e dell’ingegno, ma pochi sono disposti a mettere la mano in tasca per averli. Per fortuna un tot di quei pochi sono qui con AUDIOreview in mano.
Grazie per esserci e, come sempre, buona lettura e buoni ascolti.

Federico Guglielmi

Author: Redazione

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