La “Fantastica” all’auditorium 3, 4 e 5 novembre

Musica francese con Santa Cecilia

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Rafael Payare direttore
Luigi Piovano violoncello

Debussy L’Isle joyeuse
Saint-Saëns Concerto per violoncello n. 2
Berlioz Sinfonia Fantastica

Grandangolo sulla musica francese dell’Ottocento attraverso tre dei compositori più rappresentativi del secolo, come Berlioz che con la sua Symphonie fantastique associa alla musica uno straordinario programma letterario: ciascuno dei cinque movimenti della sinfonia racconta infatti un differente episodio delle fantastiche vicende di un giovane musicista e della donna da lui amata. Il programma è completato da L’Isle joyeuse di Debussy e dal Concerto per violoncello di Saint-Saëns. Solista, Luigi Piovano. Sul podio, al suo debutto italiano, Rafael Payare, carismatico ‘figlio’ de El Sistema, il progetto avviato in Venezuela negli anni ’80 da José Antonio Abreu per consentire l’apprendimento della musica ai giovani di ogni condizione sociale.

 

  • Note d’ascolto della Sinfonia Fantastica di Marco Cicogna

 

Se non fosse per la passione del giovane Berlioz per l’attrice irlandese Henrietta Smithson, forse non avremmo la Sinfonia Fantastica. Concepita nel 1830 sulla scia di un impeto amoroso di impronta tipicamente romantica, questo ampio affresco orchestrale resta il lavoro più noto del compositore francese, destinato a lasciare traccia nella musica sinfonica dell’Ottocento per il suo linguaggio moderno. Il filo conduttore biografico è una sorta di programma nel quale l’autore immagina di essere caduto in un sonno profondo con sogni indotti da oppiacei che aveva preso nel tentativo di togliersi la vita. Questa “idea fissa” è rappresentata da un tema ricorrente, un “leitmotiv” che percorre tutta la composizione. L’amore contrastato è un tema tipico del romanticismo, ma non in questo si esaurisce l’originalità della “Fantastique”. Ricordiamo che per l’autore “La Musique se suffisant à elle même”; la musica basta a se stessa, non ha certo bisogno di “programmi”. Berlioz arricchisce le sonorità dell’orchestra tradizionale di stampo beethoveniano, rendendo protagonisti strumenti come il basso tuba, il controfagotto, una sezione di percussioni sempre più ampia e diversificata. Rende inoltre più incisivo ed autonomo il ruolo degli ottoni, elabora inediti rapporti di forza tra le sezioni dell’orchestra. Colore strumentale e raffinatezza timbrica diventano ingredienti essenziali del linguaggio, quando anche gli strumenti più consueti sono chiamati ad esprimersi con sonorità originali. Pause e momenti di silenzio sono utilizzati con efficacia. Nella delicata “Scène aux champs” al richiamo languido e nostalgico dell’oboe d’amore fa eco il rombo del tuono lontano sul rullare di un accordo su quattro timpani, un effetto suggestivo che annuncia la “musica concreta” di molti decenni dopo. Al principio di questo episodio oboe e oboe d’amore si chiamano a distanza, come le voci di due innamorati; l’effetto della lontananza è ottenuto con la collocazione “fuori scena” dell’oboe, un espediente suggestivo che contribuisce alla ricchezza sonora ed espressiva. La delicatezza del secondo movimento, una sorta di sognante walzer, contrasta con i due movimenti conclusivi, che fanno parte del corredo di ogni audiofilo.

Nel quarto tempo entrano in gioco le grandi percussioni orchestrali; ecco quindi la famosa “Marche au supplice”, nella quale si apprezzano gli enormi intervalli dinamici come nell’esplosione di suono che segue l’acuto del clarinetto, un gioco che metterà a dura prova il vostro impianto. Non mancano ricercatezze timbriche come l’impiego della sordina sui corni, il suonare “col legno” dei violini, il fremere vigoroso della sezione contrabbassi a rafforzare il ruggito della grancassa.

Nel finale entrano in gioco due pesanti campane. Quelle tubolari non sono proprio adatte, ci vogliono grandi campane dal suono possente.

Qui il colpo di teatro è l’entrata in scena del tema del “Dies Irae”. L’autore sogna di essere morto, quindi appropriato il riferimento al Requiem. Il tema è reso ancor più cupo nell’essere enunciato da basso tuba e fagotti; a seguire il rullante drammatico della grancassa. Proprio questo rullante di grancassa è utilizzato da Berlioz come “effetto speciale” a rappresentare il convulso e viscerale agitarsi del Sabba di streghe. I toni si fanno grotteschi e si intuiscono qui i futuri sviluppi dell’orchestra romantica.

Author: Redazione

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