Pentatone

PENTATONE-logo

Pentatone SACD, una dinamica conferma con duecento titoli in stereo e multicanale.

Eccitanti, per alcuni aspetti, le incisioni in formato liquido “HiRes” due canali quando queste sono ben effettuate. In termini di coinvolgimento tuttavia, soprattutto con il repertorio per grande orchestra, il multicanale (di qualità) ha una marcia in più. Senza arrivare a scomodare i (non molti) Blu Ray Audio disponibili (in video il panorama è peraltro eccellente), ci sono le migliaia di SACD a dimostrare quanto la musica possa essere emozionante se riprodotta nel modo migliore. L’etichetta olandese Pentatone è stata tra le prime a credere nel SACD e più in generale nel multicanale. Non c’è da sorprendersi se si pensa che la Pentatone è la costola discografica della PolyHymnia International, azienda specializzata nella registrazione e postproduzione anche per conto terzi di incisioni multicanale in DSD nativo.

1-pentatone-tchaikovsky-manfred-pletnevLa sede in Baarn è la stessa degli studi della Philips, etichetta in grado di realizzare incisioni dalla resa acustica corretta e naturale. Tra gli ingegneri del suono ci sono personaggi come Erdo Groot, già Tonmeister della Philips Classics e tra i creatori del SACD e Roger De Schot. La loro firma garantisce un risultato di grande realismo. Per qualche anno assenti da una regolare distribuzione italiana, i SACD (quasi duecento titoli) della Pentatone sono però disponibili anche online. Sul sito dell’etichetta è possibile non soltanto acquistare il formato fisico (SACD ibridi), ma anche scaricare versioni stereo o multicanale sia in PCM 24/96 che in DSD. Ovviamente non possiamo prescindere dal valore musicale di quanto segnaliamo sulle pagine di AUDIOreview. La recente integrale delle sinfonie di Tchaikovsky con Pletnev non è che un esempio di tecnica asservita alla grande musica. Il finale del primo tempo del “Manfred”, anche nella versione “compressa” CD, è ormai parte della mia selezione di ascolti. Provate gli ultimi quattro minuti e fatemi sapere. Un gruppo di nuove incisioni SACD mi è appena arrivato e contiamo di darne un puntuale resoconto su AUDIOreview n.356 (ottobre 2014).

Tra le nuove uscite voglio segnalare la presenza di diversi titoli che trovano protagonista l’Orchestre de la Suisse Romande, la formazione resa celebre nel catalogo Decca con il direttore Ansermet. Ora possiamo ascoltarla con uno smalto moderno con la dinamica dei formati risoluti, sia a 2 che a 5 canali. La selezione di brani di Bizet, Faurè e Gounod affidata alla bacchetta di Kazuki Yamada si può ascoltare a volume disinvolto e cogliere il timbro corretto e gradevole e un respiro dinamico di grande naturalezza.

Bizet

Bizet

Del recente ciclo dedicato a Tchaikovsky pubblicati in casa Pentatone (strepitoso il Manfred di cui abbiamo detto), uno dei titoli più interessanti si conferma quello con la Quarta sinfonia.

3-tchaikovsky-quarta

Questo SACD offre un repertorio importante e tuttavia di facile ascolto, proposto da un interprete di spessore e da un’orchestra che in questo ambito risulta fra le prime della classe. Oltre alla sinfonia il disco ospita la fantasia orchestrale “Romeo e Giulietta”

Della celebre Quarta Pletnev coglie bene i toni più esteriori, offrendo uno smalto sonoro che trova pochi riscontri in discografia e che ancor più viene esaltato dalla registrazione. La sezione corni, il tono vellutato dei violoncelli, la lunga frase dell’oboe, questi e altri dettagli sono resi in modo sublime. Manca l’introspezione nella parte più intima della poetica tchaikovskiana, rifuggendo Pletnev da toni sentimentali. Nel finale il direttore russo da fondo a tutti i registri, confezionando una lettura che non manca di emozionare, con grande slancio dinamico. Ancora più convincente risulta il “Romeo e Giulietta”, con episodi finemente contrastati e un turgore espressivo tra archi e fiati che incoraggia il ripetersi degli ascolti. Le sonorità dell’orchestra russa sono documentate in quest’incisione che per dinamica, timbro e naturalezza complessiva può diventare un riferimento. E’ fuori dall’ordinario, ad esempio, la resa dei piatti, (Quarto tempo della sinfonia e tema del duello in Romeo e Giulietta), che escono fuori con dinamica realistica, quando occorre dotati di una consistenza metallica inedita. Scena ampia ed ariosa, archi profondi scanditi nei toni fondamentali, fatica d’ascolto inesistente.

Da apprezzare ad alto volume, in stereo, come in multicanale per la massima soddisfazione del vostro impianto.

Negli anni abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare la produzione dell’etichetta olandese, forte della presenza di alcune firme dalla storica Philips Classics. La maggior parte delle incisioni sono effettuate con il sistema Polyhymnia/Eurosound in DSD multicanale su sistema Pyramix Virtual Studio. Il segnale DSD è trasferito direttamente dai preamplificatori microfonici Polyhymnia ai convertitori A/D EMM Labs, senza uso di mixer. Oltre alle incisioni in DSD nativo (la maggior parte), c’è anche una serie “storica”. Si tratta della “Quadro Recording” con cui la Pentatone sta riportando alla luce decine di prestigiose registrazioni del catalogo Philips Classics degli anni Settanta all’origine concepite in quadrifonia.

Più ancora ci preme evidenziare la validità del repertorio, che da Mozart a Strawinsky e Shostakovich abbraccia il repertorio “importante”, senza mancare i grandi classici come Beethoven, Brahms, Schumann, Tchaikovsky. Le orchestre spaziano da formazioni olandesi di pregio all’americana di Pittsburgh, da quelle del Bolshoi e della Russian National di Mosca, sino alla Philharmonie di Straburgo e alla storica formazione della Suisse Romande.

La Sinfonia Fantastica di Berlioz è un pezzo immancabile per gli audiofili. Qui ascoltiamo la lettura di Janowsky con Pittsburg, una lettura dai tratti nobili e possenti che ancora una volta colpisce con l’esuberanza del movimento finale.

4--Berlioz-Fantastique-Pentatone

A fronte di archi morbidi ed espressivi e sezioni ottoni pieni sin nella prima ottava, vorrei che tutti poteste ascoltare la resa spaziale delle campane e il possente rullante di grancassa nel movimento finale.

Gli appassionati della grande orchestra non potranno mancare un disco di musiche francesi con l’orchestra di Strasburgo. Dukas, Ravel e Koechlin sono diretti da Marc Albrecht. Se l’Apprendista Stregone è uno dei meglio riusciti della discografia moderna, il pezzo che mi ha davvero lasciato a bocca aperta è il raro “Les Bandar-log” dal Libro della Giungla di Koechlin. Ricca orchestrazione dai tratti moderni, con sezioni orchestrali messe a nudo e improvvise deflagrazioni sonore. Da ascoltare a tutto volume per rinnovare il solito repertorio in chiave audiophile “intelligente”.

5-dukas

Avevamo già segnalato l’avvio del ciclo delle sinfonie di Beethoven con Herreweghe, forti di un’impostazione filologica che impiega un’orchestra con strumenti moderni (ma con trombe naturali e timpani con bacchette “dure”), formazione ridotta, timbro asciutto e ritmi ben caratterizzati. L’orchestra è la Royal Flemish Philharmonic, formazione dal sound energico e trasparente. Arriva fresca nel catalogo la possente “Nona”, qui in una versione trasparente, finanche “scarnificata”, con un notevole risalto offerto ai fiati. Tempi spediti, con ritmo sempre incisivo. Se il cantabile Terzo tempo scorre via in fretta, la cura nella concertazione e la buona forma dell’orchestra fiamminga regalano un documento decisamente originale.

6-beethoven-4-e-7-herreweghe-sacd-pentatone

Sempre per il ciclo sinfonico di Tchaikovsky curato da Pletnev segnalo la Quinta.

7-tchaikovsky-5-pentatone

Questa seconda integrale firmata da Pletnev con l’orchestra russa appare sin qui più riuscita di quella pubblicata qualche anno fa dalla Deutsche Grammophon, peraltro appannata da un’incisione non all’altezza. Anche qui si evidenzia una certa certa freddezza, con Pletnev che non si lascia sedurre dai tratti biografici della scrittura. La struttura della sinfonia appare ben curata con ogni sezione in bella evidenza, un timbro turgido che mette in risalto le sezioni gravi dell’orchestra e prime parti (quasi) sempre inappuntabili. Rotondo ed avvolgente l’assolo del corno al secondo tempo, con un vibrato alla russa che non si ascoltava da tempo, mentre la massa degli archi si presenta in ogni circostanza eloquente ed incisiva. La tensione ritmica a tratti sembra venir meno e alcuni cambiamenti di tempo non sempre riescono a comunicare anche il senso di mutamento di espressione. Decisamente convincente la “Francesca da Rimini”, che alterna momenti struggenti a parti di grande effetto sonoro in cui la componente più nevrotica del linguaggio del russo riesce finalmente a venir fuori.

8-tchaikovsky-6-pentatoneTchaikovsky, Sinfonia n. 6, Pletnev. Massimo dei voti alla resa tecnica. Se avete fretta, ascoltatevi almeno il terzo tempo, quello “scherzo” dai toni prima sottili, poi punteggiato dalle percussioni in un crescendo travolgente. Siamo allo stato dell’arte per una registrazione. I colpi sui piatti sono quanto di più deciso mi sia capitato di ascoltare, per una dinamica realistica dall’impatto esplosivo. Lo avevamo messo in evidenza nella recensione della Quarta (in questo stesso ciclo) e lo confermiamo con piacere. Ma c’è molto più di questo. Tutto il tessuto sonoro dell’orchestra si mette in bella evidenza, dalla frase vellutata dei clarinetti, al colore brunito degli archi, intensi, corposi, rugosi nel registro profondo, con violoncelli di rara eloquenza. Si sa che Tchaikovsky suona in modo speciale nelle corde di un’orchestra russa e anche Pletnev, che talvolta ci era parso un po’ freddo e distaccato, qui si lascia andare nel cogliere i tratti più struggenti di questa “Patetica”. Nel programma anche il ben noto “Capriccio Italiano” di Tchaikovsky, una musica di facile ascolto con temi accattivanti ed un finale da dimostrazione audiophile. Da non mancare.

La Russian National Orchestra riesce indubbiamente a suonare “forte”, ma la piacevolezza non si perde e la registrazione conserva la percezione delle linee interne. Alcune frasi quasi sempre celate vengono messe a fuoco, come il ruolo dei legni, i passaggi veloci sui violoncelli anche mentre sono gli ottoni ad essere protagonisti, il ruolo del basso tuba a sostegno dell’armonia dal profondo della massa sonora. L’edificio sinfonico è svelato all’ascoltatore senza asprezze, lontano da caratterizzazioni “vecchio stile” che tanto piacciono a certi audiofili d’annata. La dinamica è notevole. Si passa dalla soglia dell’udibile sino ad esplosioni sonore che chi ha esperienza di ascolto dal vivo potrà apprezzare sino in fondo. A due canali, come a 5.0, sembra di entrare all’interno della partitura. Ottoni eccellenti, pieni e possenti i tromboni nell’apoteosi isterica del primo tempo, su un rullante del timpano basso che con tale naturalezza non avevo mai ascoltato.

9-Beethoven-Piano-sonatas-Op-2-Kodama-pentatoneAbbiamo più volte apprezzato le letture brillanti ed energiche di Mari Kodama con le Sonate per pianoforte di Beethoven. Il quarto volume dell’integrale in casa Pentatone offre composizioni ancora giovanili, quella in Fa Minore, Op. 2, No. 1, quella in La, Op. 2, No. 2 quella in Do Op. 2, No. 3, il primo gruppo pianistico pubblicato dal maestro di Bonn nel 1795. Si conferma di alto profilo artistico l’avventura dell’etichetta olandese nel formato SACD, con oltre cento titoli disponibili in un repertorio ampio che include anche la serie “storica” con i master quadrifonici della Philips Classics degli anni Settanta.

La giovane Kodama aveva dimostrato l’alta classe delle sue letture già nel disco con le sonate N. 21, 23, 26, anche note con i “titoli” di “Waldstein”, “Appassionata” e “Les Adieux”. La terza tappa del percorso erano state le tre sonate dell’opus 31, anch’esse in una esecuzione aqsciutta ed incisiva, il cui taglio classico offriva una fine introspezione nel tessuto sonoro con una non comune intelligibilità della mano sinistra, potente ed articolata.

l’equilibrio che riesce a concretizzare tra elemento percussivo e melodico di questo strumento. Il fluire tematico è infitto eloquente, i tratti cantabili resi con grazia mozartiana, ma i toni sono quelli maturi (basta ascoltare il disco con la “Patetica”) di un Beethoven che si affaccia all’Ottocento, determinato in una scrittura pregna di quell’energia vitale che caratterizzerà anche i suoi lavori sinfonici. Persino nelle parti più delicate, quindi in pianissimo, quindi a basso livello di segnale, gli accordi anche i più complessi sono risolti con pienezza e completezza. Il senso del ritmo è curato, disinvolto più che meticoloso, attento comunque alla fedeltà per la nota scritta.

Già ad un primo ascolto in stereo lo strumento appare perfettamente centrato, dotato di un’immagine solida ed ampia al tempo stesso. Equilibrio finissimo tra le varie gamme, apprezzandosi in modo particolare la generosa consistenza del lato medio-basso, che fornisce autorevolezza al fraseggio della mano sinistra, troppo spesso in ombra o nascosto da una gamma medio-bassa ovattata ed indistinta.

10-rimsky-sheherazade-ponti-sacd-pentatoneLa Russian National è a vario titolo protagonista nelle più recenti pubblicazioni Pentatone. Non ci sono soltanto le sinfonie di Tchaikovsky con Pletnev, e mi piace segnalare Carlo Ponti alle prese con repertorio russo dai toni sgargianti e leggeri. Troviamo qui le due più famose pagine di Rimsky-Korsakov, “Sheherazade” e “Capriccio Spagnolo”.

Non è questa la prima incisione di Ponti jr (figlio della Loren e del produttore Carlo Ponti) per l’etichetta olandese specializzata in Super Audio CD. Aveva inciso i “Quadri di un’esposizione”, una lettura piacevolmente calibrata che ben rendeva la variegata strumentazione che aveva dalla sua soprattutto la notevole qualità dell’incisione. Altrettanto può dirsi per questa Sheherazade che scorre senza traumi centrando tuttavia il carattere descrittivo della partitura nei tratti languidi intrisi di un esotismo un po’ ingenuo. Perfettamente a fuoco il ruolo delle singole sezioni, con validi solisti che vengono messi in evidenza. Convincente il senso nobile della frase nel tema di apertura, brillante il senso del ritmo che sorregge la struttura musicale. Qualche momento di stanchezza nella direzione, con punte di ordinaria routine. Più efficace la resa del “Capriccio Spagnolo”, altra cartolina sonora che qui è presentata con vigore evidenziando non senza piacevolezza d’effetto il dettaglio strumentale e la resa dinamica. Interessante a conclusione del programma l’arrangiamento della canzona napoletana “Funiculì, funiculà” di Luigi Danza, portata a dignità sinfonica nella impeccabile orchestrazione del russo. Una chicca di raro ascolto che vale la pena di segnalare.

Su tutto si impone una registrazione di grande trasparenza, dai timbri naturali e mai affaticanti che sa come porre nel giusto rilievo l’articolato smalto timbricodi questi brani. Notevole dinamica ed estensione in gamma bassa. Nell’ascolto in multicanale, possibilmente ad alto volume, il divertimento è assicurato.

11-Cover-SACD-Mozart-Fischer-PentatoneJulia Fischer è una violinista emergente che da qualche anno sta dando lustro al catalogo della olandese Pentatone. In breve tempo ha realizzato diverse importanti registrazioni, tanto nel repertorio cameristico (Bach e i Trii di Mendelssohn), quanto con solide pagine concertistiche. Un primo disco con alcuni impegnativi concerti russi aveva favorevolmente impressionato, bella anche la sua lettura di quello, famosissimo, di Tchaikovsky. Qui la ascoltiamo nei concerti di Mozart, accompagnata dalla Netherlands Chamber Orchestra con la direzione di Yakov Kreizberg.

Julia Fischer nasce a Monaco nel 1983, inizia a studiare il violino prima ancora di compiere quattro anni con Helge Thalen, mentre riceve lezioni di piano dalla madre. Studia al Conservatorio Leopold Mozart di Augusta, a nove anni viene ammessa all’Accademia di Musica di Monaco, dove continua gli studi con Ana Chumachenco. Inizia presto l’attività concertistica e già nel 1995 vince la International Yehudi Menuhin Violin Competition, cogliendo sia il primo premio che il premio speciale per l’esecuzione di musiche di Bach; nel 1997 coglie il successo al “Prix d‘Espoir”, organizzato dalla Foundation of European Industry. Ha un repertorio decisamente ampio che spazia da Bach a Penderecki, da Vivaldi a Shostakovitch e suona con uno strumento italiano realizzato nel 1750 da Giovanni Battista Guadagnini.

Interessante già il primo disco con i concerti n. 3 e 4 di Mozart e si conferma la sua musicalità con questa seconda uscita che offe il n. 1, il 2 e il n. 5. Sono pagine note che più che sull’impegno tecnico e virtuosistico hanno valenza espressiva sulla gestione di ogni frase e la contabilità delle melodie. E’ un Mozart ancora giovanile quello dei concerti per violino, pagine che la Fischer affronta con piena consapevolezza, esibendo uno strumento dai toni brillanti, vibrante di energia. Nei concerti di Prokofiev e Kachaturian era accompagnata dalla Russian National Orchestra diretta da Yakov Kreizberg; con Mozart troviamo lo stesso direttore (di cui abbiamo già detto in occasione dell’ascolto di altri SACD Pentatone), ma la formazione è quella dell’Orchestra da camera Olandese, un gruppo certamente più adatto alle dimensioni sonore mozartiane e dotato di uno smalto di prim’ordine. Vincente l’intesa tra la solista e il ruolo mai secondario dell’orchestra, le parti “secondarie” del tessuto strumentale vengono esaltate da una lettura garbata ma generosa, equilibrata senza mai apparire pedante. Si apprezza uno splendido equilibrio tra archi e fiati e su questo emerge la giovane solista con le sue arcate vibranti, capace di tenere testa ai tratti più vivaci della partitura e a convincere persino nel celebre ultimo concerto, quello con il brillante Rondò alla Turca, pagina estroversa di grande fascino.

La registrazione è esemplare per il naturale colore del violino e la resa generosa e avvolgente della piccola orchestra. Una vera delizia l’ascolto in multicanale.

12-Shostakovich-Quinta-SACD-PentatoneAbbiamo apprezzato Yakov Kreizberg (prematuramente scomparso nel 2011) in questa poderosa lettura della Quinta di Shostakovich abbinata ad una smagliante Nona dai toni classici. La più celebre e probabilmente anche la più “accessibile” tra le 15 sinfonie dell’autore sovietico è una pagina solo apparentemente facile ed esteriore. Nata nel 1936 come “risposta di un compositore a delle giuste critiche” dietro un linguaggio accessibile al grande pubblico cela spunti ironici e persino grotteschi, dosando l’elemento “popolare” con momenti di straordinario impatto sonoro. Il direttore russo-americano sin dall’apertura impone un taglio intenso, con tempi dilatati e tratti dinamici fortemente marcati. L’eloquenza e la cantabilità degli archi rafforza il contrasto con l’episodio centrale, dove gli ottoni della Russian National Orchestra tagliano l’aria, un grido angoscioso che porta la tensione al calor bianco. Notevoli gli spunti virtuosistici nel brillante Scherzo, dove le sezioni strumentali appaiono dotate di quello smalto solido che con questo repertorio offre davvero una marcia in più. Ben riuscito anche il Finale, chiassoso al punto giusto, eppure non banale. Siamo quasi al limite del puro compiacimento sonoro nelle battute conclusive, un “rallentando” affascinante ed esasperante in uguale misura, punteggiato da energiche percussioni.

La registrazione è una delle più naturalmente spettacolari mai ascoltate in questo formato. Timbro naturale, perfetta calibrazione dei piani sonori. In multicanale si concretizza una solida immagine orchestrale, con dettagli presenti e ampio spazio acustico. Un riferimento da apprezzare con un grande sistema.

13-strawinskyCi fa piacere trovare Paavo Järvi ben rappresentato in SACD. Da un lato le sue incisioni di pagine sinfoniche con la Cincinnati Orchestra per l’etichetta Telarc, dall’altro preziose apparizioni nel generoso catalogo Pentatone. La produzione in DSD nativo non scende a compromessi nemmeno per quanto riguarda l’aspetto musicale. Paavo Järvi è un interprete generoso, che non si risparmia alla direzione di due importanti formazioni in Europa e in America, in questo degno figlio del direttore estone Neeme Järvi, tra i più rappresentati in discografia e per anni attivo a Detroit e Göteborg. Paavo con Cincinnati ha dimostrato una buona mano con la grande orchestra tra ‘800 e ‘900. In questo disco con la smagliante formazione strumentale di Brema, troviamo uno Stravinsky meno “sinfonico”, più cameristico e per certi versi anche più “tecnico”, in cui sono protagonisti pezzi brevi ed incisivi, che dimostrano la forza innovativa di questo compositore anche con le piccole formazioni strumentali. Brani che richiedono un direttore, ma che esigono individualità spiccate e assoluta perizia tecnica per effetti timbrici del tutto inediti. La suite dalla “Histoire du Soldat” è un capolavoro di raffinatezza timbrica, vivace e variegata pagina consegnata a sei strumenti e percussione, due per ciascuna famiglia, uno grave, uno acuto. Troviamo allora violino e contrabbasso, clarinetto e fagotto, cornetta e trombone, con un supporto ritmico offerto dalla percussione. Tra gli undici strumentisti del trascinante “Ragtime” si distingue il cymbalom, strumento del folklore ungherese e qui protagonista in una pagina ispirata al jazz. Il disco è completato dalle Suite 1 e 2 per piccola orchestra, una raccolta di miniature con tempi di danza e dallo smalto neoclassico del concerto per più strumenti “Dumbarton Oaks, un brano per una energica formazione di solisti che sembra una trasposizione in chiave moderna di un capolavoro strumentale come i Brandeburghesi di Bach.

Colore e ritmo sono gli ingredienti di questo pezzi compatti e incisivi scritti tra il 1920 e il 1940, un assaggio di Novecento che Järvi alla testa della Deutsche Kammerphilharmonie Bremen affronta con taglio asciutto e straordinaria resa del tessuto sonoro. Tempi brillanti e coesione d’insieme sono consentiti dal buon livello tecnico di questa formazione che mantiene un repertorio che si estende dal barocco all’avanguardia, senso ritmico sempre pressante, raffinato lo smalto strumentale.

Incisione tra le migliori degli ultimi anni, tersa e ben presente, configura la dinamica realisticamente (elevata) di una gagliarda formazione. Multicanale 5.0 ai massimi livelli attuali, una testimonianza preziosa delle potenzialità di questo formato.

14-brucknerRegistrata nella Victoria Hall di Ginevra nel maggio 2007, questa incisione Pentatone dedicata alla possente Nona di Bruckner ancora una volta dimostra le potenzialità del SACD multicanale con le grandi partiture sinfoniche. L’incompiuta “Nona” conclude con un numero che in musica sembra segnato dal destino la serie delle grandi sinfonie del maestro austriaco, articolata in soli tre movimenti e tuttavia vasta e complessa. Janowsky sin dalla solenne introduzione del primo tempo esibisce toni da autentico “Kappelmeister”, attento alla costruzione dell’edificio edificio sonoro, allo sviluppo espressivo, sottolineando con evidente perizia le frasi strumentali. I tempi sono quelli distesi, persino solenni, che ci si aspetta. Il crescendo da grande organo, con la sovrapposizione dei diversi piani sonori, non lascia senza fiato come in queste stessa sinfonia hanno documentato nel recente passato interpreti come Karajan e Bernstein, tuttavia questa è una lezione equilibrata che sa affrontare un testo non facilmente scorrevole con raffinato gusto del particolare e notevole smalto. In questo aspetto si distingue in positivo la prova di questa storica orchestra ginevrina, che a suo tempo (con Ansermet) fu documentata con ottimi risultati commerciali in casa Decca. Archi piacevolmente setosi, eccellente ruolo dei legni, mentre anche grazie alla naturalezza timbrica imposta dai tecnici della Polyhymnia anche gli ottoni ricevono il giusto spessore, rinforzati da un’acustica generosa che soprattutto nell’ascolto in multicanale convince per autorevolezza.

 

Alla scoperta delle più significative incisioni pianistiche dell’etichetta olandese

Le 32 sonate per pianoforte di Beethoven rappresentano uno dei capisaldi del repertorio musicale mondiale di ogni tempo. In questi anni di attenzione nei confronti dei formati audio ad alta risoluzione e del SACD in particolare abbiamo molto apprezzato le incisioni delle sonate curate da Mari Kodama per la Pentatone. Spesso le abbiamo utilizzate nelle dimostrazioni di musica in multicanale, soprattutto per la concreta presentazione dell’immagine grazie ad una emissione centrale di assoluto riferimento. A margine di questo abbiamo ascoltato tanta buona musica, esecuzioni di alto profilo che non debbono fare confondere queste emissioni con incisioni “audiophile” di scarsa valenza artistica. Il ciclo delle sonate si è concluso in questo 2014, disponibile anche in un elegante box a prezzo speciale. Ma non c’è solo Beethoven, ma altre perle pianistiche nel fecondo catalogo dell’etichetta olandese; troppe perché la mia passione per il genere sinfonico mi impedisse di darvene notizia. Nell’effettuare ascolti anche in normale configurazione stereofonica ci siamo poi accorti (da me come in redazione in occasione delle prove tra le più disparate) che il pianoforte registrato dai tecnici Polyhymnia è eccellente anche nel “semplice” profilo 2.0.

15-beethoven-sonatasDa poche settimane si è reso disponibile un altro significativo tassello nel percorso della Kodama attraverso le Sonate di Beethoven con la possente e difficilissima HammerKlavier. La Kodama la esegue con autorevolezza e la registrazione sembra addirittura migliore delle precedenti uscite pianistiche.

Ma voglio anche dirvi di un precedente titolo con pagine fresche e giovanili di Beethoven, precisamente le sonate in Fa Minore, Op. 2, No. 1, quella in La, Op. 2, No. 2 quella in Do Op. 2, No. 3, in pratica il primo set pianistico pubblicato dal maestro di Bonn nel 1795. Già ad un primo ascolto in stereo lo strumento appare perfettamente centrato, dotato di un’immagine solida ed ampia al tempo stesso. Equilibrio finissimo tra le varie gamme, apprezzandosi in modo particolare la generosa consistenza del lato medio-basso, che fornisce autorevolezza al fraseggio della mano sinistra, troppo spesso in ombra o nascosto da una gamma medio-bassa ovattata ed indistinta.

Non è questa la sede per un’analisi profonda dell’esecuzione, ma analizzando questa e le altre uscite precedenti appare chiaro il punto di forza di questa giovane pianista, ovvero l’equilibrio che riesce a concretizzare tra elemento percussivo e melodico di questo strumento. Il fluire tematico è eloquente, i tratti cantabili resi con grazia mozartiana, ma i toni sono quelli maturi (basta ascoltare il disco con la “Patetica”) di un Beethoven che si affaccia all’Ottocento, determinato in una scrittura pregna di quell’energia vitale che caratterizzerà anche i suoi lavori sinfonici. Persino nelle parti più delicate, quindi in pianissimo, quindi a basso livello di segnale, gli accordi anche i più complessi sono risolti con pienezza e completezza. Il senso del ritmo è curato, disinvolto più che meticoloso, attento comunque alla fedeltà per la nota scritta. Recentemente abbiamo ascoltato alcune parti di questi Pentatone assieme al nostro direttore nella valutazione delle grandi Martin Logan da poco passate per la nostra redazione, con risultati insospettabili nella risoluzione della gamma media considerata nel senso più ampio. Il tutto con una dinamica naturalmente articolata e una solidità che è prova anche dell’eccellente messa a punto dello strumento utilizzato (uno Stainway D-274).

Per un buon ascolto di pianoforte e orchestra voglio dire brevemente di un’altra giovane pianista del catalogo Pentatone. È infatti la giovane cinese Sa Chen ad affrontare i due concerti per pianoforte di Chopin, accompagnata dalla Gulbenkian Orchestra diretta da Lawrence Foster.

16-Chopin-pianoconcertos-PentatoneQuesta formazione di Lisbona non ha lo spessore di una Filarmonica di Vienna, ma molti apprezzeranno la buona impostazione timbrica e ancor più il fine equilibrio tra solista ed orchestra, una prova vincente anche sotto il profilo tecnico. Nella confezione del SACD è incluso un DVD che documenta le fasi di registrazione del Primo concerto e un’intervista alla Chen condotta da James Jolly della rivista inglese Gramophon.

Nell’ambito dei grandi concerti per pianoforte e orchestra non può mancare la prova con il celebre n.1 di Tchaikovsky, pagina fiera e romantica che piace anche a chi non ama il genere classico. In casa Pentatone la prova è stata quella di Nikolai Lugansky con la Russian National Orchestra diretta da Kent Nagano. Il disco è datato (si fa per dire) 2003, ma ancora una volta rappresenta un prezioso documento su come incidere un possente solista ed una vigorosa orchestra. Eccellente tanto in stereo quanto in multicanale.

Qui troviamo un bel master Philips riesumato in quattro canali dedicato a rari concerti per chitarra. Ciò che allora fu un esperimento destinato a non avere successo commerciale è oggi una preziosa realtà proprio attraverso il formato del Super Audio CD, mentre la qualità della registrazione è quella (elevata) per la quale Philips Classics fu giustamente famosa proprio nell’era d’oro dell’analogico. Ne sono protagonisti il concerto per chitarra di Giuliani e il “Concierto Madrigal” per due chitarre di Rodrigo.

17-giuliani

Mauro Giuliani fu tra i primi a dedicare alla chitarra a sei corde un repertorio “serio” ed il primo dei suoi tre concerti (1809) prende molto in prestito al tardo stile classico e soprattutto alla cantabilità dell’opera italiana (Rossini). Nella semplicità di una forma comunque gradevole, non manca un virtuosismo sottilmente espressivo, qui abilmente letto da Pepe Romero, esponente di punta di una famiglia di chitarristi. Al suo fianco c’è anche il figlio Angel nel “Concierto Madrigal” per due chitarre di Rodrigo, che non si discosta troppo dalla scrittura leggera e disimpegnata del famigerato concerto di Aranjuez. Il concerto per due chitarre, pur scritto nel 1965, è articolato come una suite in dieci movimenti basata su danze ispirati al folklore iberico e afro-americano.

La registrazione offre un necessario sostegno alle chitarre, ma la morbidezza sonora di questa orchestra da camera inglese e soprattutto la proverbiale correttezza di Marriner, tra i più raffinati artigiani in questo repertorio “minore”, rendono il disco gradevole in ogni circostanza e musicalmente attendibile. Morbido ed espressivo come da tradizione il suono della Academy of St Martin in the Fields.

18-mozart-concerti-per-cornoI quattro concerti per corno (e il Rondò KV371) di Mozart sono tra le pagine più belle mai concepite per questo nobile strumento. Nella seconda metà del Settecento il corno è ancora quello “naturale”, senza pistoni, diretto discendente dagli strumenti dal timbro eroico e vibrante impiegati nella caccia. Era già diffuso da tempo nell’impiego orchestrale, il timbro rotondo ed avvolgente a basso volume diventava incisivo quando suonato a tutta forza, ma le note emesse erano limitate e difficile intonazione. Il genio di Mozart trae dal corno cantabilità ed espressione, costringendo l’esecutore a rapidi passaggi di bravura, così come a lunghe note tenute che sembrano imitare la voce umana. Con gli strumenti moderni è tutto più facile (ma non troppo) e questa esecuzione del 1971 è affidata all’ottimo Alan Civil affiancato dal timbro morbido e lucente della Academy of St. Martin in the Fields diretta da Neville Marriner, protagonisti del catalogo Philips negli anni d’oro dell’analogico. Tutto è corretto, puntuale, l’intonazione finemente calibrata, gli attacchi puliti. I tempi centrali sono piuttosto lenti ed è marcato il contrasto con i vivaci Rondò conclusivi. Manca la istintiva ruvidezza di alcune esecuzioni “filologiche” con strumenti originali, talvolta sin troppo nervose e dinamicamente contrastate; il risultato è un Mozart tutto all’inglese, che conserva equilibrio ed attendibilità anche dopo ripetuti ascolti.

L’incisione Philips è piacevole e priva di asperità. Il riversamento DSD conserva l’alone morbido di quei vinili. Nel multicanale (4.0) Pentatone dimostra ancora una volta di saper offrire a questi preziosi master quadrifonici uno smalto ambientale davvero convincente.

 Marco Cicogna

Author: Redazione

Share This Post On

Submit a Comment