Acarian Systems Alòn IV

Quali sono i momenti veramente coinvolgenti nell’ambito musicale? Esistono determinate composrz10ni che suscitano, più di altre, emozioni particolari, struggirnenti dell’animo, palpitazioni, rizzarsi di capelli sulla nuca, ed altre reazioni psico-fisiologiche tali da far gridare al capolavoro? Certo non è facile indicarne, soprattutto perché ognuno di noi ha una sua sensibilità musicale, una propria soglia dell’eccellenza, una personalissima, talvolta persino inconscia, selezione di brani, o momenti musicali in genere, da considerare belli ed ascoltabili con godimento.

La coppia di Alòn nella nostra sala d’ascolto.

Molte volte, inoltre, il piacere nasce non solo dalla composizione in sé, ma anche da elementi diversi. Primo fra tutti l’interpretazione, e poi la suggestione del luogo, il fatto di essere soli oppure in buona compagnia, ed altri che ciascuno potrà trovare confacenti ai propri gusti.

Proprio pochi giorni or sono c’è stata una buona esecuzione della Prima Sinfonia di Mahler diretta da Daniele Gatti con l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia. Il Quarto ed ultimo tempo di questa sinfonia è una vera apoteosi sonora. Dal tumultuoso inizio che rappresenta la caduta dell’uomo nell’inferno, sino al trionfale episodio conclusivo dove l’umanità sembra riscattarsi aiutata da eroiche fanfare sugli otto corni e ben sorretta da fiati quadruplicati, percussioni e grandissime escursioni dinamiche. Tale brano è uno di quelli che si possono definire coinvolgenti ed affascinanti.

Si deve riconoscere che la serata è stata esaltata da una successiva ottima cena, gustata da una delle più belle terrazze dei Castelli Romani. I piatti erano eccellenti, degnamente coronati da uno strepitoso «millefoglie», accompagnato da una mezza bottiglia di «Muffato della Sala», vino che qualcuno ha definito addirittura peccaminoso; dolcissimo nettare di Bacco, sembrerebbe possedere non bene accertate qualità afrodisiache. Ovvio, a questo punto, riconoscere che il trionfo di tanta musica e di cotanto pasto non avrebbe potuto essere completo se non avessi avuto accanto una persona davvero speciale; ma questa è un’altra storia.

Nei successivi giorni, con gli ottoni mahleriani ancora ben presenti nella mente, le mie orecchie si sono mostrate quanto mai antipatiche ed ipercritiche. Sono proprio queste le situazioni in cui si tende ad essere insoddisfatti del proprio amato impianto, e per un recensore sono giorni di severi giudizi e di pretese inappagabili. Eppure, nonostante le premesse, si torna sempre ad ascoltare con gusto la musica riprodotta, che può ben dare piacevoli emozioni, purché fruita attraverso un sistema che sia veramente buono. Ecco quindi apparire, nel mio orizzonte di audiofilo, un sistema di altoparlanti, che era riuscito a far parlare di sé ancora prima di giungere in redazione. Voci lusinghiere, commenti persino entusiastici, che però, assieme ad un notevole interesse, avevano destato in me anche un certo sospetto.

Cosa pensavano di fare, questi diffusori «Yankee», le cui linee esteriori sembrano ricordare le mie B&W 801, ma che, ad un esame più approfondito, mostrano una loro spiccata personalità «tecnologica»?

Il sistema in questione è il modello di punta, Alòn IV, di una serie di diffusori della statunitense Acarian Systems (New York State). Si tratta di una giovane azienda fondata da Carl Marchisotto, per molti anni ingegnere responsabile della Dahlquist, nell’ambito della quale ha realizzato eccellenti sistemi quali i DQ-20. DQ-12, DQ-8. Da pochi mesi i prodotti Acarian sono distribuiti in Italia dalla Transaudio di Ivrea. Si tratta di un diffusore importante,  assolutamente «no-compromise» per quanto riguarda le prestazioni musicali. Il mobile da pavimento con sezione bassi di tipo chiuso ospita un poderoso woofer da trenta centimetri in un volume di oltre ottanta litri. Tale unità vanta una risposta in basso insolitamente estesa, con il punto a -3 dB posto a soli 29 Hz, ottenuto senza alcun sistema di equalizzazione elettronica. In ambiente questa prestazione risulterà ancora migliore, estendendo la risposta utile delle Alòn IV sino alla soglia dei fatidici 20 Hz.

Molto particolare la flangia che si erge al di sopra del cabinet principale, che alloggia la sezione per i medio alti. Il mid è un componente a cono da tredici centimetri montato in aria libera; la frequenza di risonanza è molto bassa (50 Hz) ben inferiore alla frequenza di taglio apportata dal crossover di 400 Hz. Esso è il principale responsabile dell’impostazione tirnbrica del sistema e presenta bassissima distorsione e prontezza di risposta ai transienti. Il tweeter, che come gli altri componenti è costruito in proprio, è caratterizzato da una doppia camera in alluminio, circondato da un anello di materiale assorbente e montato nella stessa struttura che contiene il midrange, a poca distanza da esso. Tutta l’unità medio-alti è inclinata rispetto alla verticale del diffusore, consentendo una migliore dispersione e la messa in fase delle tre vie.

Le Alòn IV senza griglia. Notare la particolare sezione per i medio-alti.

Il mobile è solido e massiccio, costituito da due strati sovrapposti di pannelli per uno spessore totale di oltre tre centimetri. La vaschetta con le tre coppie di morsetti per i collegamenti si trova nel pannello posteriore; è possibile triamplificare (così come biamplificare) le Alòn ed ovviamente anche realizzare il bi e tri-wiring.

Nell’insieme le Alòn IV si presentano come un sistema da pavimento di importanti dimensioni, ma ancora tali da consentire un facile inserimento in qualsivoglia ambiente domestico. La originalissima sezione per i medio alti può rimanere «esposta» allo sguardo, per garantire la massima trasparenza sonora, oppure venire celata da un’apposita griglia, che rende più convenzionale l’aspetto del diffusore . In tal modo la forma a tronco di piramide della parte superiore ingentilisce non poco le forme delle nostre, che acquistano un aspetto snello, anche se non proprio «leggiadro». In ogni caso, quasi cinquanta chilogrammi di peso netto danno sempre una positiva sensazione di robustezza, che spesso si traduce in una corrispondente «solidità» sonora. Una drastica riduzione delle indesiderate vibrazioni, soprattutto a frequenze basse, è sempre pagante, e non a caso in sistemi di grande prestigio il costo del mobile riesce ad essere finanche superiore a quello degli altri componenti.

Vi sono dei diffusori che appaiono molto critici per quanto riguarda l’interfacciamento con le elettroniche, e talvolta anche per il posizionamento nell’ambiente d’ ascolto. Alcuni di questi sistemi, una volta che siano pazientemente e correttamente collocati, sono in grado di offrire comunque prestazioni di altissimo livello e premiano gli sforzi certosini del fortunato, ma esausto, possessore.

Da questo punto di vista le Alòn IV hanno invece rappresentato un sistema particolarmente «facile »; hanno mostrato di gradire la nuova sala d’ ascolto di AUDIOreview, ma, sono certo, avrebbero trovato un felice inserimento nella maggior parte degli ambienti domestici. Per rigore di cronaca bisogna dire che il costruttore consiglia di effettuare la biamplificazione. Noi abbiamo fatto questa prova a titolo sperimentale, ma successivi ascolti hanno dimostrato che collegando una buona amplificazione, ed in particolare un ottimo finale dotato di adeguata potenza e corretta timbrica, l’ascolto è sempre stato di eccellente livello. Per questo motivo, le impressioni d’uso che state per leggere si riferiscono all’impiego con monoamplificazione. Come già indicato gli ascolti sono stati effettuati nella nuova sala di ascolto di AUDIOreview; i nostri diffusori sono stati collegati al lettore di CD Marantz CD 15, un vero gioiello e non soltanto per quanto riguarda le prestazioni, mentre come amplificazione è stata utilizzata la coppia di pre e finale LD 1500 DV e HCA 2200 TI della Parasound, che troverete in prova nei prossimi numeri di AR.

Le Acarian non hanno la pretesa di essere un sistema di altoparlanti rivoluzionario dal punto di vista tecnologico. «Avremmo potuto
stupirvi con effetti speciali …», recitava una pubblicità televisiva, ma le nostre non realizzano effetti speciali. Tuttavia mi sono stupito. Stupito, e non poco, proprio per un senso di naturalezza tanto spontaneo da potersi definire «congenito» . Di solito non mi piace balzare ad affre ttate conclusioni, e preferisco che chi mi legge trovi egli stesso il modo di farsi un’impressione che sia propria, anche se, per forza di cose, estrapolata dai miei ascolti. In questo caso voglio subito anticipare che il suono delle Alòn è quanto mai accattivante e gradevole. Un diffusore tre vie tre altoparlanti, se ottimamente realizzato, è evidentemente in grado di dare del filo da torcere ai migliori sistemi oggi in circolazione.

La buona efficienza e la notevole tenuta in potenza lo pongono in condizione di sonorizzare ambienti di dimensioni anche grandi. Ma la dolcezza intrinseca, la musicalità così disarmante, la grande omogeneità di emissione ne rendono fruibile l’ascolto anche in ambienti più «intimi». Infatti, anche in posizioni d’ascolto piuttosto ravvicinate, l’equilibrio timbrico è sempre molto naturale, senza traccia di asprezza e giammai il suono diventa affaticante. Ovviamente, dando loro il giusto spazio, il respiro della musica si amplia fino a comprendere anche una grande orchestra sinfonica in una verosimile e coinvolgente «Scatola sonora». Questo non vuole significare che il suono delle Alòn sia nell’insieme dolce, o addirittura inopportunamente velato.

Ben tre coppie di morsetti per una eventuale triamplificazione.

Piuttosto è la grande coerenza d’emissione, soprattutto nella gamma media e medio-bassa, che dando il giusto corpo agli strumenti acustici e alla voce umana, è responsabile di quella sensazione di notevole musicalità che ha caratterizzato tutti gli ascolti. Ed i brani passati in rassegna non sono stati pochi; devo anzi dire che nei pomeriggi trascorsi ad ascoltare questo sistema mi sono tranquillamente gustato i miei ultimi acquisti in CD, oltre naturalmente a quel piccolo nucleo di immancabili, che essendo perfettamente conosciuti, rappresentano sempre un punto di riferimento. Ogni tanto qualcuno che si trovava a passare per l’attiguo laboratorio si soffermava ad ascoltare insieme a me, ed ero quasi orgoglioso di condividere con altri le piacevoli sensazioni regalate dalle Alòn, che essendo state affidate a me, consideravo ormai come una mia creatura. Un CD che di recente non manca mai nei miei ascolti è quello con la «Watermusic» di Händel, nell’esecuzione diretta da Gardiner su strumenti originali (Philips). Questa registrazione presenta non soltanto una timbrica molto gradevole degli strumenti antichi, soprattutto degli archi che non sono così aspri ed aguzzi come altri hanno voluto farci credere, ma anche un’immagine perfettamente tridimensionale.

Il sistema della Acarian mette in evidenza tutti i pregi di questo CD. Gli archi sono morbidi, rifiniti e dettagliati, nulla si perde della loro vivacità ed anche le linee melodiche delle viole, troppo spesso celate, giungono a nuova luce . Händel impiegò in modo molto suggestivo i fiati in questa composizione (nata per essere eseguita all’aperto) e qui nulla sfugge. Oboi e fagotti, al centro della scena sonora, sono perfettamente messi a fuoco, ben saldi e pieni nelle loro note fondamentali , per nulla assottigliati. Ma la lode arriva con la resa dei corni.

Questo strumento è veramente molto ben registrato, ma, in questo caso, anche ben riprodotto. Basta sentire la pienezza ed il calore che assume nei momenti in cui non è protagonista, e le vivaci impennate dinamiche nei forte. Tutto il colore eroico tipico dei corni naturali, senza valvole, è riproposto nel nostro ambiente d’ascolto e non ci si stupisce del fatto che molti dei compositori del secolo successivo alla settecentesca «Musica sull’acqua» abbiano sfruttato a fondo le possibilità espressive di questo strumento.

Con un salto di circa due secoli arriviamo alla cantata «Alexander Nevskj» di Prokofiev (Dutoit, Decca) . Il grande autore sovietico scrisse questo grande affresco per coro e orchestra come colonna sonora dell’omonimo film di Eisenstein, ma la suite da essa tratta è diventata parte integrante del repertorio delle migliori orchestre sinfoniche. Qui ci interessa non tanto la resa timbrica dei singoli strumenti dell’orchestra, comunque di altissimo livello, quanto la riproduzione del coro e la ricostruzione dell’ampia scena sonora offerta dalla Chiesa di St. Eustache a Montréal dove è avvenuta la registrazione. In effetti, le nostre più rosee aspettative non sono andate deluse. Quando entra il coro maschile le voci sono piene e possenti, decisamente gagliarde.

Non si ha comunque un effetto di ispessimento, sicuramente innaturale, piuttosto la restituzione minuziosa di quanto offre la sorgente; non si avverte traccia di gommosità in gamma medio bassa che, anzi, appare decisamente trasparente. La sezione femminile, anche nei momenti più incisivi, è in grande forma; nessun inasprimento o vetrosità che produrrebbe immediatamente fatica d’ascolto, ma una potenza naturale, di voci umane che cantano, ma non gridano. l drammatici interventi della grancassa, che sembra veramente provenire dalle viscere della terra, la dicono poi ben lunga sulla riproduzione
alle bassissime frequenze. La grancassa è uno strumento che per anni è andato negletto nelle incisioni discografiche. Sino a non molto tempo fa si preferiva tagliare i segnali più bassi regi strati per consentire una maggior durata del supporto vinilico ed una minore distorsione nei solchi più interni. Di conseguenza i segnali di bassissima frequenza come le fondamentali dell’organo, di tipo continuo, e i colpi di grancassa, di tipo impulsivo, andavano perduti. Le più moderne incisioni sono veramente a larga banda, come testimoniano anche i rumori spuri udibili talvolta assieme alla musica (ascoltate per esempio i colpi con il piede che dava Bernstein sul podio).

Ora veramente si è in grado di distinguere tra grancassa e timpani; questi ultimi non scendono poi molto di frequenza e sono in grado di produrre suoni di altezza definita. Finalmente ha ritrovato il suo ruolo, che talvolta richiede, anche «l’effettaccio», come nella «Sagra della Primavera» oppure nel «Dies Irae» del Requiem di Verdi, ed in moltissimi altri casi ancora. Le Alòn IV riproducono una grancassa tra le più plausibili che abbia avuto modo di sentire. Non soltanto è profonda, potente ed indistorta, ma anche riesce ad essere smorzata al punto giusto. Ovverosia non secca ed asciutta come fosse un bongo, ma ricca di tutte le sue armoniche, ed appena avvolta dalla naturale risonanza, che volta per volta varierà secondo il tipo di sala e le scelte dell’ingegnere del suono durante l’incisione. Un suono vivo, realistico e coinvolgente, che caratterizza tutti gli strumenti della variegata orchestra impiegata da Prokofiev.

Dopo questo ardore percussionistico potrei almeno accennare ad un altro tipo di musica, certamente di minore impegno, ma dinamicamente molto esigente. Si tratta del CD «Tunnel» della DMP. Questa etichetta americana ha prodotto delle eccellenti incisioni nel mondo della Fusion e questa è certamente una delle più rappresentative . I suoni, sia quelli sintetizzati, sia quelli naturali sono semplicemente bellissimi. La capacità delle nostre di ricreare lo spazio ed il respiro stesso della musica in ambito sinfonico, lo ritroviamo anche in queste atmosfere, certamente artificiali, ma di sicuro molto curate sotto il profilo timbrico e strumentale.

Alcuni intramontabili strumenti, primo fra tutti il sax tenore, si staglia caldo ed avvolgente al centro tra i diffusori, contornato, sorretto, accompagnato e cullato da dieci, cento altri suoni, alcuni identificabili, altri meno. E dopo queste fantasiose introduzioni entra quasi dal nulla una potente base ritmica; il basso perfettamente modulato e profondissimo, scolpito nella sala della Technimedia, che stringe lo stomaco ed il petto, la batteria non eterea, ma reale e concreta. La cassa a pedale è dirompente, i rullanti sui toni secchi ed indistorti. Guardo con ammirazione anche il notevole finale della Parasound, che scaglia bordate di watt sulle Alòn, ma nessuno dei due contendenti sembra darsi per vinto. E la tentazione è di alzare sempre di più il volume, sino a pressioni sonore veramente elevate. Una grande dinamica è sempre molto apprezzabile, per di più unita ad una risposta in frequenza estesa sino alla prima ottava dello spettro musicale. Tale dinamica, unita a tanta musicalità, è un evento davvero raro, che non può non fare felice chi va cercando il piacere di ascoltare musica nel proprio mondo domestico.

Le doti di estrema piacevolezza e trasparenza sono ancora una volta messe in luce dall’ascolto di una novità della Foné. Si tratta di un CD contenente le trascrizioni che Bach stesso compose a partire da concerti strumentali di Vivaldi ed altri autori italiani . Queste musiche sono eseguite su quattro diversi organi storici nella regione friulana, e splendidamente captati da Giulio Cesare Ricci. I vari registri sono resi dalle Acarian in modo encomiabile; una cura per il dettaglio veramente certosina. Gli impasti timbrici sono molto suggestivi, e non manca mai quel senso di naturale profondità che dona la giusta ricchezza al «Re degli strumenti». Notevole poi, il registro «contrabbasso» di uno degli organi, con dei toni molto profondi ed indistorti che avvolgono l’ambiente di un fluido sonoro invisibile, ma ben percepibile. Questa volta voglio lasciare a voi le ovvie conclusioni.

L’oncia del vostro tempo che vorrete dedicare ad una seria audizione di questo sistema non sarà certo sprecata.

Buon Ascolto!

Marco Cicogna


Sistema di altoporl. Acarian Systems Alòn IV

  • Distributore per l’I talia: Transoudio, V. Rosselli, 3- 10015 Ivrea (TO). Tel. 0161 /214618.
  • Prezzo: L. 7.850.000 lo coppia (vers. quercia); L. 8.400.000 lo coppia (vers. rosewood)

da: AUDIOreview n. 132 novembre 1993

Author: Redazione

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *