Kef LS3/5a

Un rettangolino nero LS3/5A Kef = la formula della musica.

Un rettangolino nero LS3/5A Kef = la formula della musica.

Io, cacciatore di replicanti. (Intanto, ben trovati, non ero sparito dalla circolazione: traslocavo, con quaranta gradi all’ombra e, nelle tasche, una manciata di spiccioli che non avrebbero corrotto nemmeno un trasportatore ruandese). Io, il Livingstone delle LS3/5a (ma smettila, scemo). Con l’emozione abbastanza impudica di un prete che prova un bell’altarino portatile-da campo, ho accolto quest’ultima clonazione del più famoso, credo, sistema di altoparlanti indiscutibilmente ad Alta Fedeltà. Piccole forme, grande fama, del tutto meritata, a dispetto di quella in valicabile soggettività delle valutazioni che io stesso e
tutti gli altri recensori ci permettiamo di sbrodolarvi addosso. E lunga storia nota alla maggior parte degli audiofili. Sorvolo?

Il fatto è che in questa occasione l’immobile progetto che ha fatto felici gli studi mobili della BBC, rinasce tra le braccia di una delle sue più accreditate “tate”,
l’inglesissima Kef che, pur non avendo responsabilità genitrici nel progetto, ha sempre fornito a questo longevo e amatissimo minisistema woofer e tweeter, e cioè l’educazione musicale ad un pargolo concepito da altri ma a lei indissolubilmente legato. C’è stato un momento in cui la fede ha vacillato; non molto tempo fa, la Rogers, titolare della concessione BBC per la realizzazione, secondo le sue specifiche, del minimonitor destinato ai suoi studi, ha annunciato la fine di un rapporto molto classico nella storia dell’Alta Fedeltà.

«Poco male», commentarono quanti, pur affezionati alle LS3/5a, si sentivano protetti dalle versioni, peraltro molto buone, sfornate in sordina da Harbeth e
Spendor. Ma anche chi crede nella replicabilità dell’opera d’arte sa che da una stessa catena di montaggio possono uscire macchine percettibilmente diverse tra loro. Per cui, proprio mentre la Rogers abbandonava questa scena, saliva, nei negozi, la richiesta di LS3/5a targate dalla prestigiosa casa inglese ma oramai assenti anche dai più polverosi magazzini.

Questione d’affetti? Forse sì e forse no. Benché il progetto sia rigorosamente identico, io e molti altri audiofili, ad esempio, ci siamo spesso piccati di annotare come la versione della Spendor apparisse più «gentile» della consorella Rogers, più morbida e meno critica sulle alte frequenze, più generosa e dolcesulle basse.

Questione di punti di vista: mentre così si annotava, dall’altro lato si puntualizzava come le Rogers avessero dalla loro una maggiore precisione, una scena sensibilmente più a fuoco, un campo sonoro più intelligibile, come contraltare ad un’innegabile crudeltà d’animo che piace un sacco al popolo degli ossessivi
(senza i quali, tuttavia, credo non si andrebbe da nessuna parte). Così, gli integralisti, rifacendosi ad un vecchio spot che recitava «se non è Roberts non è borotalco», alzando sdegnati il naso al cielo, sentenziavano senza appello «se non è Rogers, non è LS3/5a». Chi avrebbe potuto ridare il paradiso perduto a
questa schiera di infelici? Chi lo ridarà? Per quanto sia convinto che questa storia dei paradisi perduti sia una bella balla confezionata apposta da quanti scelgono, sulla scena della vita, il ruolo dell’inconsolabile tradito, di colui che ha visto una luce che poi gli è stata negata; benché sia convinto che a conti fatti questa storia del «paradiso perduto» sia un tesoro morale al quale, molto spesso per pura comodità impregnata di opportunismo, chi può e vuole attinge dignità e di stacco nei confronti di ciò che più banalmente e quotidianamente gli offre il mondo…

Insomma, se c’era qualcuno che poteva provare, e riuscire a ricomporre la grande frattura questo era la Kef: stessa strada, stessa osteria, stessa donna – una sola – la
mia. In casa Kef non si sono limitati a sfornare alcuni tra i migliori coni della storia della Alta Fedeltà, per qualità intrinseche e per rapporto «qualità-prezzo», ma hanno anche assemblato sistemi di altoparlanti che hanno fatto questa storia. Ricordo, vent’anni fa, che quando mister Bose (tecnicamente un genio, ma un genio che non amo perché la sua strada non è la mia) impazzava con i suoi «bum-bum», la Kef produceva un modello imbarazzantemente frenato di «diffusori», l’RS104, che garantiva ascolti non drogati a un prezzo accettabilmente contenuto. Ed evito di parlare delle sue macchine più recenti che tra l’altro ho avuto modo di recensire su queste pagine con grande entusiasmo.

Via la griglia (ma poi rimettetela).

Via la griglia (ma poi rimettetela).

I coni sono gli stessi, per tutti i costruttori che ci si son messi, la strategia di crossover, idem, l’architettura del box sempre uguale, eppure… Si può intervenire sulla qualità di alcuni componenti della rete di filtro, sulla qualità del multistrato, sulla verniciatura del mobile; poca roba, ma può produrre differenze. Di come hanno lavorato quelli della Kef so solo che hanno deciso di rendere ancora più rigorosa in fase di produzione, l’interpretazione delle specifiche dettate a suo tempo dalla BBC ai suoi progettisti (per chi non lo sapesse, l’LS3/5a è un progetto BBC), meno margini di errore, quindi, anche rispetto alla versione «madre» della Rogers, più
intolleranza: madame Pivetti si acqueti, questa particolare versione della intolleranza, al contrario della sua, aiuta il sesso, anche il più sporcaccione perché accende i sensi che poi, al contrario dei suoi, sono più contenti e meno aggressivi. E alla fine vanno in paradiso, portandosi appresso i loro titolari tanto maltrattati sulla terra dalle militari dell’esercito della salvezza. Difficile dire se questo paradiso ci avrà perché al dio piace il nostro sesso gioioso o per la sofferenza da noi patita a causa della triste costanza di questi angeli sterminatori che, se potessero, siederebbero anche sul water con le mutande addosso.

La Kef ha autorevolmente inserito la produzione delle LS3/5a nella serie Reference e al piccolo imballo che le contiene ha allegato due eleganti opuscoli (scritte oro su campo nero), uno dedicato da Raymond Cooke, fondatore e presidente della casa anglosassone, alla nuova creatura (in realtà, una impegnativa adozione), il secondo, invece, autoagiografico, alla storia della serie Reference. Dimensioni, peso, essenze, griglia frontale: niente, tranne il marchio dorato della Kef, dice che il tempo e le circostanze sono radicalmente cambiate rispetto alla matrice. Lo stesso parallelepipedo di dimensioni portatili, la stessa massa gradevole e sicura, la stessa essenzialità, lo stesso pudore di linee, la stessa confortevolezza nei materiali semplici ma necessari. Sotto la griglia respirano, alloggiati sempre allo
stesso modo e cioè con il cono del woofer solidale con un pannello interno arretrato di qualche millimetro rispetto a quello al quale è agganciato il tweeter, i
due trasduttori, sempre gli stessi, questa volta ancor più orgogliosamente Kef. Attorno al tweeter, il solito quadrilatero di feltro nero, utile oltre che una sorta di firma d’autore.

Sul retro, l’unica novità visibile: una lastra dorata di dimensioni importanti copre un buon terzo della superficie e ospita, nella parte bassa, la doppia coppia di morsetti dorati; se non sbaglio nel ritenere che si sia finalmente di fronte ad una concessione estetico-celebrativa che non ha niente a che vedere con la
funzione meccanica, posso affermare che mister Kef con questa lastra ha voluto piazzare una lapide alla memoria delle LS3/5a; molto elegante, ma sempre una lapide, con dedica, lunghina, e autografa – di mister Kef – ad uno «dei più famosi sistemi di altoparlanti». Che male fa lasciarsi andare un po’?

Non me la sento di obiettare, anche perché la lapide impreziosisce il tutto e par che dica: le LS3/5a sono nate a Sparta ma ora le facciamo ad Atene, provatevi a
dire che suonano peggio.

Voglio usare una prosa serena e scarna per iniziare a rispondere a questa prima domanda: non suonano né peggio, né meglio, semplicemente sono, per fortuna,
proprio loro, le mie LS3/5a.

E un successo, per quanto mi riguarda: pensate cosa sarebbe il mondo se avessimo la voglia e l’economia in grado di costruire e riproporre oggi al mercato a prezzi quasi inalterati una Isotta-Fraschini o una corazzata come la Missouri, messa in disarmo non perché non funzionante o strategicamente inutile ma perché nessuno è più capace, in termini tecnici ed economici, di mettere le mani in quel mostruoso gioiello di meccanica che ha chiuso la seconda guerra mondiale. Sono felice che questo piccolo miracolo di musicalità non sia stato relegato dall’industria in un angolo antiquario, anche perché credo che, fino a quando non interverrà una vera e propria rivoluzione tecnologica nel settore della «trasduzione» – si dice così? – questo sistema conserverà un primato difficilmente scalfibile nel panorama dei minidiffusori di grande qualità. E resto francamente sorpreso quando su altre riviste non solo italiane, assisto alla giustizia sommaria con cui le LS3/5a vengono condannate ad interpretare ruoli «di primo piano» solo in segmenti intermedi di improbabili classifiche.

La «lapide» commemorativa firmata da «mister Kef» sulla faccia posteriore di questi due gioielli.

La «lapide» commemorativa firmata da «mister Kef» sulla faccia posteriore di questi due gioielli.

È sempre questione di punti di vista, ma le classifiche sono qualche cosa di più suadente di un punto di vista. La sostanza è la stessa, l’ho detto, delle vecchie Rogers, ma qualche sfumatura appena avvertibile probabilmente solo un orecchio molto allenato ad ascoltare queste ultime l’ho registrata.

Le ho inserite a valle della solita catena, trasferita in un ambiente più ampio: fonorivelatore Grasshopper Van Den Hul, braccio e base Moss dell’ingegner Russo (ho saputo che le sue molle ad aria sono approdate felicemente negli Stati Uniti e che stanno vincendo anche in Italia una battaglia non facile), pre Gate (ALNI e 2) – più
lo butti giù e più ti tira su -, finali Lectron e Quad 2, cavi Mit 330 Shotgun Plus T, Silver Cable di Fabio Bullo (che volano alla grande), condizionatore di rete di Antonio Nincheri e della stessa Gate, tavolini BCD della GM di mister Blanda (como està senor Blanda?).

Ho riascoltato «Blue» di Joni Mitchell, «Concerto per due violini» di Bach eseguito da David e Igor Oistrach (Deutsche Grammophon), «My funny Valentine», Miles Davis, Columbia, «Concert in Centrai Park», Simon e Garfunkel, «Four Drummers Drumming», Albrecht Riermeyer, Back Yard; e faceva un caldo bestiale.

Ascoltavo e ascoltavo, anche perché le due piccoline se non sono rodate strizzano le palle all’audiofilo. Dopo una settimana ho ritenuto che avessero sbottigliato. E dimenticavo: se volete farle brillare come un ottone lucidato dovete (non è un consiglio, ma un ordine) piazzarle sopra un paio di stand Foundation Designer,
oppure su un paio di BCD fatti apposta per loro; sui Designer respirano meglio in gamma bassa, con i BCD la gamma medio-alta travolge piacevolmente; altra cosa:
non pensate di collocarli dove piace all’architetto perché le due signorine amano la prima fila, ben staccate di almeno un metro dalla parete di fondo, mentre mi sembrano meno critiche per quanto riguarda la distanza dalle pareti laterali.

Il «fuoco» è micidiale, la scena ampia e ariosa, la coerenza dei timbri e dello spazio, nel tempo, magica, le voci assurdamente piene e rotonde, il contrabbasso molto dolce anche se un po’ impressionistico ma è quel che serve per non affaticare l’ascolto in ambienti di non vaste dimensioni e per non sporcare il resto della gamma; il pianoforte ricco di armoniche e preciso, veloce; percussioni dettagliatissime e sufficientemente plastiche e piene. Rispetto alle Rogers, mi è parso di annotare una leggerissima migliore «pettinatura» dell’ordito musicale, un’esposizione meno sommaria (in qualunque tipo di riproduzione musicale si è sempre e comunque di fronte ad una fondamentale e inevitabile sommarietà) dei segnali. E non so dire a cosa questi effetti conseguano.

Un acquisto sicuro, da mettere in cassaforte; vi stancherete del resto, ma di loro no, non le venderete se non sarete inseguiti dai creditori, come me e il compagno
Berlusconi.

Toni Jop

da AudioReview n. 142 ottobre 1994

Sistema di altoparlanti KEF LS3/5a
Prezzo: L. 1.796.000.
Distributore per l’Italia: Audio 4&c. Via Polidoro da Caravagaio 33  – 20156 Milano – Tel. 02/33402760.

Author: Redazione

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1 Comment

  1. Ringrazio molto la Redazione per aver pubblicato le prove che avevo richiesto.
    Cordiali saluti e in bocca al lupo per il futuro della Rivista,
    Giuseppe Migliori

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