Marantz SR 14

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Sintoamplificatori, categoria una volta bistrattata e ora tenuta nella massima considerazione. Complici gli sviluppi della situazione in campo home theater che li vede dominatori quasi incontrastati, a spese di integrati e, talvolta, anche di pre e finali. Al punto tale che Marantz ne ha incluso uno anche nella serie Premium, quella che include oggettini del calibro del CD 7 e del DR 17, ben conosciuti dai nostri lettori, oltre ad amplificatori integrati come il PM 14.

Il suo occhio magico al centro del frontale sembra richiamare i tempi in cui era Saul Marantz in persona a deliberare ciascun esemplare costruito. Rispetto ad allora la riproduzione sonora di alto livello qualitativo ha conosciuto una diffusione enorme, fatto questo che negli ultimi anni ha determinato una spinta all’integrazione tra le apparecchiature, sia pure nell’altissimo di gamma. Forse anche in funzione del fatto che, col diffondersi delle sorgenti digitali audio/video, perfino le elettroniche una volta relegate nelle salette degli audiofili più incalliti vanno sempre più acquisendo diritto di cittadinanza nei salotti buoni delle famiglie benestanti.

L’SR 14 si attaglia alla nuova tendenza in maniera direi esemplare: appartenente ad una categoria che una volta era tipica del “vorrei ma non posso”, con il suo prezzo di listino che rasenta i nove milioni va a rappresentare una scelta davvero per pochi, oltre ad inserirsi nel ristretto novero dei sintoamplificatori più costosi mai costruiti. Si tratta certo di un sintoampli sui generis, dato che i suoi stadi finali da 5×140 watt e la presenza in dotazione di un telecomando che da solo costa già una bella cifretta inseriscono l’SR 14 un po’ in una categoria a sé stante.

Caratteristiche e funzionalità

L’esemplare in prova si presenta con le tipiche dimensioni del top di gamma, fortemente sviluppate su tutti e tre gli assi. Il frontale è di un rigore che rasenta la spartanità, almeno a portello chiuso, con la zigrinata manopola di sintonia, posta in orizzontale, quale richiamo visivo ai migliori tuner Marantz del (remoto) passato.

L’aspetto dell’SR 14 è ulteriormente caratterizzato dalla stondatura degli spigoli verticali del frontale, particolare condiviso con le altre elettroniche Marantz d’alto bordo. Le due grandi manopole poste ai lati del display sono a corsa senza fine, e controllano rispettivamente la selezione degli ingressi ed il livello principale. Sotto alla prima è disposto il pulsante di attivazione, anch’esso di notevole diametro, mentre la cornice inferiore del display ospita due coppie di pulsanti che vanno a completare la dotazione comandi a vista del sintoampli.

Sono adibiti allo spegnimento del display, all’attivazione della modalità multiroom, alla sintonia automatica ed alla visualizzazione del numero di memoria assegnato a ciascuna emittente. La sezione sinto è naturalmente una RDS, dotata di preset per ben 50 stazioni. Permette la ricezione anche su onde medie e lunghe.

Il portello cela una significativa quantità di controlli, relativi alle funzioni accessorie. Dietro di esso si trova anche il gruppo di prese per il collegamento volante di una sorgente A/V.

Il portello cela una significativa quantità di controlli, relativi alle funzioni accessorie. Dietro di esso si trova anche il gruppo di prese per il collegamento volante di una sorgente A/V.

Alla base del display, una serie di spie colorate in verde fornisce un’ulteriore indicazione riguardo alla sorgente video selezionata. All’apertura del portello si resta un pochino interdetti per la quantità di pulsanti da esso celata, adibiti alle funzioni accessorie. Oltre a questi c’è anche il solito gruppo di prese per il collegamento volante di un’ulteriore sorgente, dotata anche di connettore S-Video. Due coppie di pulsanti sono adibite alla regolazione dei toni, affiancati da quelli per l’opzione direct, per l’attivazione delle uscite digitali e di quelle analogiche per l’invio del segnale a due registratori in maniera indipendente.

Con successive pressioni dei rispettivi pulsanti, si può scegliere se inviare all’uscita Tape il segnale proveniente dalla sorgente in ascolto, oppure dal sintonizzatore, dal CD e dal CD–R. All’uscita VCR 1 può essere inviato il segnale relativo a sorgente, TV, LD, DVD, VCR 2 e Aux. Altri pulsanti sono adibiti alla selezione tra ingressi digitali e analogici, all’attenuazione del livello di uscita, ed alla selezione di banda per il sintonizzatore.

Non è ancora finita, perché ci sono anche quelli, altri otto, destinati all’attivazione dei modi d’ascolto surround. Uno di essi effettua la commutazione stereo–mono. In quest’ultima posizione tutto il segnale viene riprodotto dal canale centrale. Sono presenti i decodificatori Dolby Digital e DTS, ai quali si affiancano i preset THX Cinema, Hall Matrix e Movie. Utilizzando la modalità automatica, la decodifica relativa al segnale in ingresso viene riconosciuta senza bisogno di interventi da parte dell’utilizzatore.

Il preset DTS è presente in versione Cinema e Music, selezionabili premendo il pulsante FM Mode. Quello denominato THX Cinema effettua anche le funzioni di riequalizzazione, adattamento del timbro, timbre matching, per una maggiore coerenza di emissione tra diffusori frontali e posteriori. Opera inoltre una decorrelazione adattativa, che modifica lievemente i rapporti di tempo e fase tra un canale surround e l’altro, per dar vita ad un campo riverberato di ampiezza e profondità paragonabile a quello delle migliori sale cinematografiche, anche con due soli diffusori posteriori.

Il pannello posteriore mostra una ricchezza di connessioni fin quasi impensabile. Ci sono anche ingressi e uscite video componenti, oltre a S–Video e composite. Alle uscite di linea per ciascun canale si affiancano anche gli ingressi per i relativi stadi finali, mentre sul fronte digitale ci sono ben cinque ingressi, uno dei quali specifico per segnale RF, e due uscite, sia su presa ottica, sia coassiale.

Il pannello posteriore mostra una ricchezza di connessioni fin quasi impensabile. Ci sono anche ingressi e uscite video componenti, oltre a S–Video e composite. Alle uscite di linea per ciascun canale si affiancano anche gli ingressi per i relativi stadi finali, mentre sul fronte digitale ci sono ben cinque ingressi, uno dei quali specifico per segnale RF, e due uscite, sia su presa ottica, sia coassiale.

Il pannello posteriore è quanto di più completo sia dato trovare in apparecchiature simili: ben cinque sono gli ingressi digitali, tre coassiali, uno dei quali per segnale RF in uscita da LD, e due ottici. Ad essi si affiancano due uscite, anch’esse su presa ottica e coassiale. Ci sono poi sei ingressi e due uscite video, tutti su presa S–Video e composita, due dei quali dispongono anche di prese componenti, al pari dell’uscita monitor.

Un ingresso per CD e i loop per due registratori audio completano la dotazione degli ingressi. Per quanto riguarda il collegamento di decodificatori esterni sono presenti gli ingressi per canale centrale, posteriori e subwoofer, mentre per quelli frontali si deve utilizzare una coppia di ingressi audio tra quelli relativi alle sorgenti A/V.

Oltre alle uscite preamplificate, ciascun canale dispone anche degli ingressi per gli stadi finali, consentendo una flessibilità di configurazione dell’impianto quanto mai ampia, ed alla portata solo di pochissime elettroniche tra quelle di classe alta. Una dotazione simile era propria anche dei modelli Onkyo più costosi di qualche anno fa. Un’ulteriore coppia di uscite è riservata all’amplificatore dell’ambiente secondario nell’impiego multiroom.

I morsetti di uscita sono parecchio generosi anche se realizzati in materiale sintetico. Le ampie dimensioni della cava consentono anche il serraggio di cavi spellati di buona sezione.

Il telecomando

Per descrivere il telecomando ci vorrebbe uno spazio di dimensioni almeno pari a quelle dell’intera prova. Definirlo come tale è estremamente riduttivo, dato che somiglia molto di più ad un personal computer. È denominato RC 5000, ma è in effetti identico, almeno esteriormente, al Philips SBC RU 890.

Il telecomando con schermo LCD sensibile al tatto è un vero e proprio computer, aggiornabile e programmabile a piacimento nei suoi vari menu, addirittura per tipologia e funzione dei pulsanti virtuali. Dispone ovviamente di una sezione di memorizzazione che gli permette di apprendere i codici di qualsiasi altra unità.

Il telecomando con schermo LCD sensibile al tatto è un vero e proprio computer, aggiornabile e programmabile a piacimento nei suoi vari menu, addirittura per tipologia e funzione dei pulsanti virtuali. Dispone ovviamente di una sezione di memorizzazione che gli permette di apprendere i codici di qualsiasi altra unità.

Dispone di uno schermo LCD sensibile al tatto, di possibilità di memorizzare i codici di qualsiasi apparecchiatura, e soprattutto di una flessibilità e programmabilità estese quasi all’infinito. Sulla facciata superiore sono dislocate inoltre tre coppie di pulsanti, le prime due destinate al controllo del volume ed al cambio di canale, più uno per il muting. La terza coppia, posta in basso, ha funzione variabile, a seconda del menu utilizzato, o anche programmabile.

Di lato ci sono il pulsante per l’illuminazione e la rotellina per il contrasto, oltre alla presa per l’alimentatore atto alla ricarica della batteria, un corposo elemento NiMH da 1200 mA/ora. È possibile anche utilizzare quattro stilo alcaline, per accogliere le quali la dotazione comprende un fondello appositamente conformato.

Il menu relativo alle diverse apparecchiature da comandare può essere arricchito a piacere: nelle condizioni in cui il telecomando è giunto in redazione ne erano presettate ben dodici, sintoampli compreso. Ognuno di questi sottomenu è composto in media da sei o sette pagine, ognuna delle quali comprende un gruppo omogeneo di comandi: trasporto meccanica, livelli di uscita, selezione ingressi, controlli di tono, modi surround e così via, variabili ovviamente in funzione del tipo di apparecchiatura controllata.

Si possono aggiungere nuove pagine, e ad ognuna di esse nuovi pulsanti, denominabili a piacere con l’emulazione sul display di una tastiera. Può essere variata anche la denominazione dei pulsanti già presenti. Non manca la possibilità di impartire gruppi di comandi con un solo pulsante, le cosiddette macro, programmabili a piacere e allocabili in gruppi differenziati. La dotazione comprende anche un cavo seriale per il collegamento a personal computer.

Per mezzo di un applicativo scaricabile da Internet in forma gratuita, è possibile riprogrammare completamente l’RC 5000 aggiungendo nuove apparecchiature, nuove pagine e funzioni. L’indirizzo è www.marantzamerica.com. Per far ciò è necessario un PC capace di far girare Windows, con almeno 16 MB di RAM e 10 MB di spazio libero sul disco rigido.

Costruzione

Rimuovendo un buon numero di viti a testa esagonale dalla ‘cava’ particolarmente esigua si accede all’interno, di complessità ben superiore alla norma, aspetto in parte dovuto al sovradimensionamento dei vari componenti. Soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione, che per rifornire di energia in maniera adeguata a finali da 700 watt complessivi, oltre al resto delle circuiterie, deve essere particolarmente sostanziosa.

L’interno è pieno zeppo di componentistica, peraltro disposta in maniera ordinata, su un buon numero di stampati. Di gran calibro l’alimentazione, mentre gli stadi finali sono raffreddati da una ventola molto silenziosa, posta a fianco delle capacità di filtraggio.

L’interno è pieno zeppo di componentistica, peraltro disposta in maniera ordinata, su un buon numero di stampati. Di gran calibro l’alimentazione, mentre gli stadi finali sono raffreddati da una ventola molto silenziosa, posta a fianco delle capacità di filtraggio.

Un toroidale di notevoli dimensioni è celato da una copertura cilindrica, che riporta la scritta “pure THX power by Marantz” affiancato da due megaelettrolitici da 56.000 microfarad ciascuno, di produzione Elna su specifiche Marantz. Lo stadio di regolazione e stabilizzazione verte su elementi se possibile ancor più cospicui.

Una paratia in rame, materiale utilizzato senza risparmio per la realizzazione del telaio, separa l’alimentazione dal resto delle circuiterie, suddivise su un gran numero di stampati, tutti di notevoli dimensioni e sistemati in modo da utilizzare fino all’ultimo lo spazio a disposizione. Spicca l’adozione di finali a componenti discreti, non solo negli stadi di guadagno in corrente, ma per l’intera circuitazione ad essi relativa.

Gran dispiego anche di moduli HDAM già ben noti ai nostri lettori, che garantiscono un adeguato livello qualitativo per le sezioni di linea. L’impiego di convertitori a 24/96 kHz, oltre all’impiego generalizzato di componentistica selezionata, completa un profilo davvero fuori dal comune, anche per apparecchiature di notevole complessità come i sintoampli HT di alto rango.

L’ascolto

Fin dal primo istante l’SR 14 mette in luce le sue indiscutibili prerogative di elettronica d’alto bordo. La nonchalance con cui affronta i passaggi più ostici è lì a testimoniarlo, con un’erogazione di potenza che non sembra mai avere il fiato corto, sempre pronta all’erogazione di eventuali surplus energetici, in conformità al segnale presente all’ingresso.

La gamma bassa evidenzia una notevole rotondità, che al limite va un po’ a sfavore della sensazione di profondità. L’estensione verso il limite inferiore della banda audio, tuttavia, non dà adito a rimpianti, ed anzi col protrarsi dell’ascolto si nota l’energia inusuale correlata ai segnali di frequenza minore. Anche il medio-basso appare un po’ carico, in ottemperanza al gusto corrente che sembra andare vieppiù affermandosi in questa categoria di apparecchiature, senza pregiudizi per il segmento di appartenenza.

Nulla di cui preoccuparsi comunque, dato che non vengono a determinarsi risvolti negativi, con il mantenimento di un’articolazione di rilievo e della giusta naturalezza per la gamma media. Quest’ultima è quasi un miracolo, in considerazione del fatto che proviene da un sintoampli, e per giunta di simile complessità.

Denota il giusto grado di ariosità in un contesto timbrico impeccabile, scevra tanto da sintomi di chiusura, quanto di nasalità, ferma restando la sua chiarezza esemplare. La voce riesce a materializzarsi nell’ambiente con facilità esemplare, assieme a strumenti di accompagnamento dai contorni definitissimi.

Alte frequenze di ottime presenza e rifinitura, dal rilevante contenuto energetico ma dal controllo eccellente, completano il profilo timbrico dell’SR 14 in una rimarchevole assenza di asprezze. Nulla da eccepire anche per il dimensionamento del fronte, di rilievo su tutti tre gli assi, ad ulteriore testimonianza delle prerogative musicali dell’SR 14, un sintoamplificatore davvero fuori dal comune.

Se proprio si vuole trovare un difetto alla sua sonorità, va ricercato in una tempestività di risposta alle informazioni di minore entità, forse migliorabile rispetto a due telai di prezzo confrontabile, ed in una certa morbidezza di comportamento, che talvolta gli impedisce di assestare il colpo mortale, benché la sua esuberante dotazione di potenza glielo consentirebbe ampiamente. Si tratta in ogni caso di inezie, che sotto altri punti di vista potrebbero anche rappresentare elementi graditi.

Per quanto riguarda la decodifica, Dolby Digital e DTS, siamo proprio su un altro pianeta rispetto ad elettroniche di minor levatura, con una profondità ed un rilievo del campo riverberato che trovano pochi riscontri, e che dall’abbinamento con simili prerogative timbriche traggono ulteriore vantaggio.

Un surround pulsante e realistico come poche altre volte è accaduto di provare, che completa un profilo ben all’altezza di un’elettronica di rango simile. Di grande rilievo infine l’efficacia delle sezioni video, dalla quale traggono giovamento i segnali provenienti da sorgenti A/V digitali.

Conclusioni

Pesantissimo, completissimo, versatilissimo, potentissimo, di estetica quanto mai autorevole e in possesso di un telecomando che mette paura per le doti di flessibilità e accuratezza di intervento su qualsiasi componente dell’impianto. Si tratta forse del sintoamplificatore alla sua massima espressione, tale da far dimenticare anche le elettroniche a telai separati.

La cifra da mettere in ballo per appropriarsene non è certo uno scherzo, sebbene appaia in linea con le esclusive caratteristiche dell’SR 14. Un’elettronica di gran lusso insomma, di quelle definitive, difficili da avvicinare per una somma di motivi che non sto qui ad elencare, ma che una volta raggiunte permettono di ottenere la tanto agognata pace dei sensi.

di Claudio Checchi


Le misure

Sintoamplificatore integrato audiovideo: Marantz SR 14.
Caratteristiche rilevate

USCITA DI POTENZA
Caratteristica di carico limite: solo canali frontali

MARA_CCL

 

Potenza di uscita in regime continuo (tutti i canali funzione)

Sin. front.    Sin. post.    Centrale    Des. post.    Des. front
8 ohm    139,4 W    138,6 W    138,6 W    138,6 W    139,4 W
4 ohm    205,9 W    205,9 W    201,6 W    208,8 W    203,1 W

Fattore di smorzamento su 8 ohm:
a 100 Hz: 100; a 1000 Hz 101; a 10 kHz 95

 

Tritim in regime impulsivo:
Carico induttivo 8 ohm / +60 gradi

MARA_8II

Carico capacitivo 8 ohm / –60 gradi

MARA_8CI

SEZIONE DI CONVERSIONE DIGITALE/ANALOGICO

Risoluzione effettiva:
in D/A, word 24 bit:    sinistro 16,2 bit,  destro 16,1 bit
in D/A, word 16 bit:    sinistro 15,4 bit,  destro 15,4 bit

 

Risposta in frequenza (a 0 dB)

MARARSDG

Distorsione armonica: a –70.31 dB in D/A
(tono ad 1 kHz, segnale misto a dither)

MARADIST

INGRESSO CD
Impedenza: 47 kohm / 430 pF. Sensibilità: 296 mV. Rapporto segnale/rumore pesato “A”: terminato su 600 ohm, 97,4 dB

 

Risposta in frequenza (a 0 dB)

MARARSFI

La capacità di pilotaggio esibita dal ricevitore Marantz è una delle più elevate in assoluto fino ad oggi riscontrate in questa tipologia di componenti, e non può non far tornare alla memoria (a chi ha vissuto quel periodo…) i “favolosi anni ’70”, quelli in cui tutti i più grandi costruttori di elettroniche, dall’una e dall’altra sponda dell’oceano pacifico, gareggiavano nel produrre sintoamplificatori sempre più prestanti e potenti (si oltrepassarono i 350 watt per canale, ovviamente per due canali).

In questo caso abbiamo una massima potenza continua praticamente coincidente con quella dichiarata (140 watt per canale su 8 ohm), che sale notevolmente su 4 ohm (oltre 1000 watt complessivi) ed aumenta ulteriormente sia al diminuire dei canali impegnati che della durata del segnale di eccitazione (fino ad un massimo di circa 422+422 watt in stereofonia su 2,7 ohm, per burst da 40 ms).

I test più sensibili alla fase del carico ed alla massima corrente, ovvero quelli di tritim, sono superati in maniera altrettanto esuberante, con livelli di saturazione molto superiori alla potenza nominale equivalente, e pertanto, se proprio vogliamo trovare un limite nella compatibilità con i sistemi di altoparlanti, si può al massimo suggerire di non scendere sotto i 2,7 ohm di modulo d’impedenza minimo, valore sotto il quale le curve di CCL si piegano leggermente all’indietro.

Le altre due sezioni critiche del componente, quella analogica di segnale e quella di conversione DA, appaiono all’altezza della sezione di uscita. La prima è silenziosa, accurata e caratterizzata da parametri d’interfaccia corretti. La seconda, sebbene misurata da un’uscita pre per l’indisponibilità del segnale sulle uscite tape, è notevole soprattutto in termini di linearità (la risoluzione integrale minima supera i 16 bit, ma quella dedotta dallo spettro del tono a –70.3 dB sfiora i 17 bit), ma anche la linearità della risposta è ottima, seppur impercettibilmente “mossa” dalle minime ondulazioni introdotte dal filtro digitale.
F. Montanucci


  • Costruttore: Marantz
  • Distributore per l’Italia: Marantz Italiana, Via Casati 23, 20052 Monza (MI). Tel. 039 2031
  • Prezzo: L. 8.900.000

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

  • Potenza continua: 5 x 140 W su 8 ohm (1 kHz).
  • Risposta in frequenza: 20 Hz-20 kHz.
  • Rapporto S/N: 105 dB.
  • Sensibilità/impedenza di ingresso: 350 mV/47 kohm.
  • Dimensioni: 458 x 190 x 496 mm.
  • Peso: 26,5 kg.

da AUDIOREVIEW n. 197 dicembre 1999

Author: Redazione

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