Mclntosh C2200 e MC2102

apertura-mcintoshar240-64Ogni mercato ha dei nomi che lo rappresentano, che la gente conosce anche quando prova scarso o nullo interesse per quel campo, e Mclntosh è tra i pochissimi a vantare una popolarità di tale natura, ma con qualcosa in più rispetto agli altri.

Se infatti il classico “trittico” Thorens/Marantz/AR rappresentava ne gli anni ’70 il riferimento standard nella composizione di impianti ben suonanti, quando si pensava a qualcosa di hi-end ai vari esperti dell’epoca veniva molto più spontaneo proporre soluzioni basate su Thorens/McIntosh /AR, oppure EMT/McIntosh/Magnepan, od altre che in cludevano Mark Levinson, ma in ogni caso i prodotti dell’azienda fondata nel 1949 da Frank H.

McIntosh e Gordon Gow erano sempre e comunque presi nella massima considerazione, e gran parte delle volte anche scelti. Del resto, anche se i prodotti McIntosh provati nell’ormai pluridecennale storia della nostra testata non sono stati tantissimi, l’importanza che questo marchio riveste anche per l’alta fedeltà
italiana è testimoniata dal fatto che quando, nel lontano 1990, AUDIOreview introdusse la rubrica AUDIOantiquarius, la prima azienda di cui venne illustrata la storia e tutte le tappe salienti della produzione fu proprio McIntosh Laboratory Inc.

E quattro anni dopo, nelle stesse pagine, riproponemmo una disamina articolata di  alcuni dei prodotti mitici della casa (il pre C20, i finali MC30, MC225 e MC75). Si trattava di componenti valvolari perché, per quanto tempestivo (fine anni ’60) ed originale (basti pensare agli autotrasformatori di uscita) sia stato l’approccio Mclntosh alle tecnologie basate sui semiconduttori, nell’immaginario degli audiofili questo nome evoca sì grandi VU-meter azzurri in campo nero, manopole a disposizione simmetrica in architetture di stampo classicheggiante, ma soprattutto perché è con le amplificazioni a tubi che 0 marchio è nato e s’è imposto.

Probabilmente esistono ancora utenti soddisfatti del suono degli integrati a stato solido MA5100 ed MA6100, ma la leggenda è nata con oggetti come il preamplificatore C22 o l’immenso monofonico MC3500, che con le sue 8 finali 6LQ6/6JE6B ed i suoi 57 chilogrammi di peso fu forse il più potente e raffinato finale di quella che potremmo definire “l’età classica” dell’alta fedeltà.

Oggi il catalogo “Mac” è ovviamente basato sui semiconduttori, ma una coppia pre-finale opera ancora sfruttando l’effetto termoionico, e ne abbiamo fatto l’oggetto di questa prova.

Esterno e funzioni

Già nel nome il preamplificatore C2200 richiama subito quello di uno degli “intramontabili” McIntosh, il C22 del 1961, con cui in effetti condivide almeno parte della dotazione di tubi, e per la casa è semplicemente “davvero degno di essere considerato il compagno degli universalmente famosi amplificatori a tubi MC2000 (il finale del cinquantenario, n.d.r.) e MC2102”.

In modalità stereofonica il finale MC2102 può trasferire i suoi 100+100 watt su impedenze nominali di 8/4/2 ohm, ma nel funzionamento monofonico i trasformatori possono essere connessi sia in serie che in parallelo per erogare 200 watt dal a 16 ohm. Una serigrafia sul pannellino sottostante i morsetti illustra i collegamenti da attuare nel secondo caso.

In modalità stereofonica il finale MC2102 può trasferire i suoi 100+100 watt su impedenze nominali di 8/4/2 ohm, ma nel funzionamento monofonico i trasformatori possono essere connessi sia in serie che in parallelo per erogare 200 watt dal a 16 ohm. Una serigrafia sul pannellino sottostante i morsetti illustra i collegamenti da attuare nel secondo caso.

Basta uno sguardo per capire che non è un oggetto minimalista -nessun McIntosh
lo è mai stato, e ciò dovrebbe dar da pensare agli oltranzisti di questa filosofia bensì
un componente teso da un lato ad ottenere il massimo dai tubi attraverso i servizi che solo lo stato solido mette a disposizione, dall’altro a permettere all’utente una flessibilità operativa amplissima, in modo da poterlo impiegare non solo come puro anello di una singola catena stereofonica, ma come centro di controllo di una installazione multiroom in cui l’impianto principale può a piacimento trasformarsi da stereo a multicanale (home theater o musicale). E1 dotato di 8 ingressi, quattro dei quali dotati di doppie prese bilanciate/sbilanciate, e di 3 coppie di uscite principali, anche queste doppie.

Il retro del pre indica al primo colpo 'occhio della sua grande flessibilità operativa. Si tratta di effetti di un vero "controller" (la "C" in Mclntosh dovrebbe significare appunto "control") di un impianto che può essere anche multiroom e può operare integrandosi con un altro sistema multicanale.

Il retro del pre indica al primo colpo ‘occhio della sua grande flessibilità operativa. Si tratta di effetti di un vero “controller” (la “C” in Mclntosh dovrebbe significare appunto “control”) di un impianto che può essere anche multiroom e può operare integrandosi con un altro sistema  multicanale.

Mentre però il segnale sull’uscita denominata “main” è sempre presente, alle altre 2 viene inviato solo su richiesta, ed a tale operazione corrisponde anche l’invio di un segnale “frigger” su apposite uscite in modo da comandare l’accensione di finali remoti; se invece sono delle sorgenti che si vuole controllare, basta entrare nel menù di setup ed associare le uscite di controllo alla selezione degli ingressi collegati alle sorgenti stesse. Le opzioni di setup sono diverse, e nessuna inutile anche se forse quella che definisce una intensità di “on” ed uno di “off” per l’illuminazione dei meter è di una raffinatezza persino eccessiva: si possono ad esempio definire degli offset di volume per ogni ingresso (fino a +-6 dB), associare ad un ingresso specifico la funzione di bypass dell’intero componente (onde usare gli altoparlanti come frontali di un sistema multicanale controllato da un altro pre), decidere se una sorgente deve essere ascoltata sempre con i toni esclusi, rinominare gli ingressi e disattivare quelli non collegati.

/ "pezzi forti" del finale MC2102, ovvero gli 8 pentodi KT88 di produzione russa, e gli "Unity coupled output transformer" da sempre vanto della casa. Gli 8 doppi triodi di segnale, di tipo 12AT7 e 12AX7A (alias ECC81/ECC83) sono invece costruiti in Cina.

I “pezzi forti” del finale MC2102, ovvero gli 8 pentodi KT88 di produzione russa, e gli “Unity
coupled output transformer” da sempre vanto della casa. Gli 8 doppi triodi di segnale, di tipo 12AT7 e 12AX7A (alias ECC81/ECC83) sono invece costruiti in Cina.

Il display alfanumerico riporta l’informazione di livello di volume, e ciò indica direttamente che la regolazione del medesimo avviene con un controllo digitale attraverso un chip di attenuazione a step discretizzati; la casa dichiara una dinamica enorme, 107 dB a passi di 0,5 e con uno sbilanciamento migliore di 0,1, che i nostri test confermano nella sostanza soprattutto nella gamma dinamica realmente sfruttata (che in genere va orientativamente da -5 a -50 dB).

Un aspetto di rilievo legato a questo comando è che il firmware simula abbastanza
bene quello che per noi è l’abituale comportamento di un potenziometro: laddove altri apparecchi altrettanto precisi richiedono molti giri di manopola per arrivare ad attenuazioni elevate, qui basta mezzo giro per attenuare da 50 a 70 dB (dipende dalla velocità di azionamento).

Il firmware del bilanciamento è poi scritto ancora meglio, perché è in grado di discernere se l’utente sta attuando una regolazione fine (movimento lento, attenzione ai singoli scatti) od una grossolana (variazione rapida). Dei 4 ingressi sbilanciati, uno è un fono MM commutabile da setup in normale ingresso di linea; se questa trasformazione viene attuata, i 4 tubi del circuito di preamplificazione/deenfasi si spengono. Il telecomando a corredo del pre non controlla solo questo, ma anche vari altri componenti McIntosh attraverso le “data ports” del pannello posteriore.

Del finale MC2102 il primo aspetto che sorprende, dopo il rilevamento della solidissima tecnica di imballaggio, consiste nel fatto che le valvole vanno posizionate
semplicemente per tipo, ovvero non c’è corrispondenza biunivoca tra tubi e posizioni.

Non sappiamo (perché non abbiamo potuto disporre di alcun dettaglio tecnico) se ciò sia stato reso possibile da circuiti di autocompensazione della deriva delle caratteristiche o da una selezione dei tubi talmente ferrea da rendere equivalenti tutti quelli di identica sigla, ma di fatto le prestazioni cambiano poco quando i tubi vengono scambiati. Come ben si vede dalle fotografie, il pannello è di tipo “nude look” e mette in evidenza in prima fila la sfilza dei 4+4 doppi triodi 12AX7A / 12AT7 (rispettivamente impiegati come preamplificatori ed invertitori di fase i primi, amplificatori di tensione e piloti dei tubi finali i secondi), mentre in seconda fila sono posti gli 8 pentodi di potenza KT88; insolitamente, i tubi a livello di segnale sono di produzione cinese, mentre quelli di potenza sono russi.

Sul retro trovano posto le doppie connessioni bilanciate/sbilanciate d’ingresso, con le prime dotate di sensibilità dimezzata rispetto alle seconde (ma ovviamente il rapporto tra le tensioni presenti sulle equivalenti uscite del pre è pari a 2, il che riequilibra le due catene), e 4 robusti morsetti di uscita, per 3 valori di impedenza nominale di carico (8/4/2 ohm). Un commutatore consente di passare dal funzionamento stereofonico a quello mono, ed in quest’ultimo caso è possibile connettere i due trasformatori di uscita o in serie oppure in parallelo per trasferire i 200 watt disponibili su impedenze da 1 a 16 ohm (ovvero 1/2/4 ohm per la configurazione parallelo, 4/8/16 ohm per quella serie).

Interno

La complessa elettronica del C2200 è distribuita su più schede, parte a ridosso del frontale (sensori comandi e controllo logico, toni etc.) ed una direttamente a ridosso degli ingressi, ma il grosso dei circuiti trova spazio su una motherboard che copre circa il 70% della superficie interna. Guardandola, l’impressione è quella di un sistema ibrido per la rilevante presenza tanto di circuiti integrati che di transistor discreti. In effetti, pur se il segnale transita anche per blocchi funzionali realizzati a stato solido (sbilanciatori d’ingresso e bilanciatori d’uscita, stadi di volume e successivo buffer), gran parte degli integrati sono addetti al controllo dei relè blindati di commutazione dei percorsi (come le porte OR 74HC32 e gli shift register 74HC595), ed i transistor sono molto probabilmente solo i driver delle bobine degli
attuatori elettromeccanici.

L'interno del preamplificatore C2200. Da notare, oltre alla realizzazione estremamente accurata, il gran numero di relè blindati che attuano le commutazioni e le "X" che ancorano le valvole alla motherboard attraverso anellini smorzanti in gomma. Il chip che regola il volume è il famoso Crystal CS3310, ovvero il primo integrato che si incontra partendo dal gruppo di valvole più a sinistra (il circuito fono MM) e procedendo verso l'alto.

L’interno del preamplificatore C2200. Da notare, oltre alla realizzazione estremamente accurata, il gran numero di relè blindati che attuano le commutazioni e le “X” che ancorano le valvole alla motherboard attraverso anellini smorzanti in gomma. Il chip che regola il volume è il famoso Crystal CS3310, ovvero il primo integrato che si incontra partendo dal gruppo di valvole più a sinistra (il circuito fono MM) e procedendo verso l’alto.

Il controllo di volume è affidato ad una “vecchia” quanto graditissima conoscenza, quel CS3310 Crystal che per la prima volta trovammo nel Jeff Rowland Concentra e che qui è impiegato nella versione DIP a 16 pin, collocato a metà strada tra ingressi ed amplificatori di linea. Le valvole sono raggruppate funzionalmente a gruppi di 4 e fisicamente vincolate alla piastra da una sagoma ad “X” che ne spinge leggermente le parti sommitali tramite anellini disaccoppianti in gomma. In questo modo si ottiene da un lato un buon smorzamento delle vibrazioni meccaniche, basilare soprattutto per l’ingresso fono, ed al contempo la possibilità di montare almeno le valvole del pre in fabbrica, senza doverle spedire staccate come invece è obbligatorio fare per il finale.

Se il controllo di volume è affidato ad un chip moderno, i toni ricorrono invece ai tradizionali potenziometri semiaperti, montati su una basetta satellite collegata (come tutte le altre) alla principale mediante una piattina multifilare flessibile. La qualità della componentistica passiva è indiscutibile, tutte le resistenze hanno una tolleranza dell’1 % e tutti i condensatori “strategici” sono in polipropilene, della Wima.

Schema a blocchi del preamplificatore C2200.

Schema a blocchi del
preamplificatore C2200.

Del finale non abbiamo purtroppo ragguaglio alcuno che possa consentirci una disamina adeguata alla classe del prodotto. Possiamo solo accennare agli “Unity coupling output transformer”, che grazie ad una ripartizione del carico sui singoli tubi consentono di ridurre il rapporto di trasformazione e, parallelamente, l’induttanza e la capacità parassita; l’induttanza è inoltre ulteriormente minimizzata dagli avvolgimenti bifilari, una tecnica adottata da McIntosh sin dal 1954.

Abbiamo anche cercato i riferimenti agli 11 brevetti McIntosh citati sul pannello inferiore, riscontrando che però erano relativi ad ambiti del tutto diversi da quelli in cui si muove un amplificatore valvolare: ad esempio, il brevetto USA 3.803.359 riguarda un “Equalization System for power amplifier and loudspeker System”, e discorso analogo vale per i brevetti 3.646.461 e 3.965.423, che sono relativi alla ricezione radio. È stato però molto istruttivo apprendere ad esempio che il
brevetto 3.526.846 del 1971, ovvero “Protective circuitfor high fidelity amplifier”, è
frutto del lavoro Mclntosh: si tratta infatti del modello base dei limitatori a doppia
(o multipla) pendenza, anche detti “foldback”, che in molte varianti pressoché tutti i costruttori di amplificatori a stato solido adottarono per molti anni (e qualcuno,
mutatis mutandis, impiega ancora); oppure che lo stesso vale per il brevetto 4.065.682 del 1977, “Logarithmic converter”, alias il circuito ad OP amp con antidiodi in reazione che tutti noi autocostruttori degli anni ’70 sperimentammo nelle nostre realizzazioni.

In totale i brevetti McIntosh riguardanti la riproduzione audio dovrebbero essere 37: insomma, ancora una volta abbiamo constatato come la storia dell’alta fedeltà attraversi immancabilmente il settore sud-ovest della cittadina di Binghamton, nello stato di New York.

Conclusioni

C2200 e MC2102 appartengono a pieno titolo alla tradizione McIntosh, sia in termini di impostazione e realizzazione che, soprattutto, per quanto riguarda le prestazioni. Il loro prezzo è ovviamente molto elevato, come del resto sempre avviene quando si tratta di amplificazioni a tubi di alto livello, ma di certo non spaventerà quegli audiofili facoltosi che in McIntosh hanno da sempre trovato la garanzia di  soddisfazioni di lunga durata.

Fabrizio Montanucci


L’ascolto di Fabrizio Montanucci

Per un numero come questo, particolarmente ricco di prodotti di alto livello, il nome Mclntosh spicca per la solidità del marchio e una lunga tradizione di qualità, vero astro capace di splendere di luce propria.

A coloro tra voi che hanno avuto la possibilità di visitare la passata edizione del Top Audio non sarà sfuggita la grande sala in cui un poderoso sistema multicanale Klipsch (con niente di meno delle mitiche Klipschorn come canali frontali) veniva pilotato da elettroniche McIntosh. Quello è stato uno dei luoghi scelti per la presentazione del miglior software multicanale oggi disponibile e proprio lì abbiamo fatto ascoltare alcuni dei più impegnativi DVD-Audio.

Tra questi la celebre incisione Teldec con la Seconda Sinfonia di Mahler (diretta da Zubin Mehta), il cui sterminato campo sonoro ha dimostrato ai molti presenti che questo formato nulla ha da invidiare al SACD multicanale (se non per l’ormai cronica mancanza di nuove registrazioni). Come da copione l’intesa tra elettroniche a valvole e diffusori a tromba è stata oltremodo positiva. Nella nostra redazione pre e finale McIntosh hanno avuto l’onere di pilotare alcuni tra i più importanti sistemi di altoparlanti disponibili in queste settimane; tra questi due pesi massimi del calibro delle Dynaudio e delle JM Lab.

Si tratta in ogni caso di sistemi dinamici dotati di una notevolissima capacità di introspezione in gamma media, caratteristica che li rende particolarmente sensibili all’accoppiamento con le elettroniche. Questo ci torna utile per dire del suono dei nostri “Mac”, che sin dall’inizio dimostrano prontezza di riflessi e notevole velocità di esecuzione dei segnali transitori. L’emissione è fresca, luminosa, dettagliata, lontana dallo stereotipo associato ai componenti a tubi. Di alcuni vecchi McIntosh ricordo una trama spessa e rugosa in basso e una nota di velluto in gamma alta.

Non così in questa versione aggiornata, capace di seguire con notevole efficacia le più sottili sfumature nella dinamica del brano. Questa “palpabilità” nella riproduzione del messaggio originale, unitamente alla tridimensionalità della scena sonora, costituiscono i tratti salienti di queste elettroniche, capaci in tal senso di affascinare con le piccole formazioni da camera o i gruppi jazz con strumenti acustici. È il caso allora dei Concerti per “molti strumenti” di Vivaldi (Hyperion), nei quali il variegato gioco sui timbri escogitato dal compositore veneziano si evidenzia nello smalto peculiare dei flauti traversi in legno, gli archi antichi, il pizzicato delle tiorbe e dei mandolini, il colore denso e “legnoso” dei clarinetti nella loro suggestiva ottava bassa.

Sempre in casa Hyperion ci godiamo il coinvolgente duetto tra violoncello e contrabbasso nelle Sonate per violoncello e basso di Boccherini. La qualità nell’emissione di una catena audio si gioca tutta sulla resa degli archi. In questo caso i due grandi strumenti si stagliano incisivi nel nostro ambiente ed il più grande dei due modula con precisione nella sua prima ottava, una trasparenza complessiva che interessa l’intero spettro audio sino alle armoni che di ordine più elevato.

La potenza è indubbiamente più che adeguata agli ascolti domestici di materiale sinfonico. Seppure i diffusori utilizzati possano digerire ancora qualche watt in più, la sensazione è di totale appagamento anche con le parti più dinamiche del nostro CD dedicato alla grande orchestra del Novecento. Il nostro amato Copland (“Fanfare for the Common Man” con la Minnesota Orchestra) lascia cogliere l’aria della sala d’incisione tra un colpo e l’altro di timpani raddoppiati dalla grancassa. Gli ottoni protagonisti di questa pagina sono pieni nel tono fondamentale ed accennano ad inasprirsi in acuto soltanto a volume eccessivamente elevato.

Va da sé che un classico come la voce della Sciubba accompagnata dalla chitarra di Antonio Forcione (Naim) appare magicamente sospesa tra i diffusori, limpida e articolata, erigendosi senza nasconderla al di sopra della base armonica del pizzicato delle corde, che mai risultano “sputate” in faccia all’ascoltatore.


Le misure

In un finale a valvole i parametri che l’esperto va a cercare al primo colpo d’occhio sulla pagina delle misure sono quelli relativi all’erogazione in funzione del carico, seguiti dalle risposte nelle varie condizioni e da quelli che analizzano la tipologia delle non-linearità introdotte.

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I motivi di questa “scaletta” non sono immediatamente riconducibili al comportamento in sede di ascolto: se così fosse dovremmo interessarci in primo luogo della distorsione, e poi a tutto il resto. In realtà sappiamo bene che un finale valvolare nasce con due limitazioni intrinseche, che sono il numero di elettroniche controllabili per unità di tempo e la necessità (per i non-OTL, che sono la stragrande maggioranza) di impiegare un componente ad “alto rischio qualitativo” come il trasformatori di accoppiamento in uscita, e conterebbe quindi poco sapere che in condizioni ideali di carico un certo componente può erogare qualche watt particolarmente “pulito” se poi questa potenza potessimo utilizzarla solo per pilotare altoparlanti estremamente efficienti, che molto spesso sono anche poco fedeli.

In questo finale la rilevante potenza di targa viene sostanzialmente raggiunta pur a fronte di una relativa asimmetria dei canali, che peraltro si evidenzia soprattutto se l’apparecchio viene forzato a lavorare su impedenze inferiori a quelle nominali delle varie uscite (e parallelamente tende ad annullarsi nella condizione opposta); si tratta di un fenomeno non raro nei valvolari, pressoché indipendente dalla combinazione dei tubi (li abbiamo permutati in più sequenze ottenendo sempre risultati analoghi), ma che non ha effetti importanti in sala d’ascolto a meno di non sbagliare patentemente la presa sul secondario, nemmeno in termini di massimo livello (vedi le curve di saturazione a confronto riportate fuori del quadro misure).

Ben più interessante è invece notare la rapida impennata delle curve di CCL nel passaggio dalle uscite “8 ohm” a quelle “2 ohm” e la piccola distanza tra curve per regime continuo ed impulsivo, con le seconde a tratti a quote più basse delle prime, segno che l’alimentazione “tiene” molto bene e che il punto di clipping è leggermente modulato dalle polarizzazioni. Di fatto questo finale è tra i non molti valvolari in grado di alimentare anche altoparlanti molto voraci in termini di corrente, per
lomeno se non troppo poco sensibili, anche perché grazie alla sua modesta impedenza d’uscita si “districa” molto bene con variazioni d’impedenza di carico molto larghe.

Se infatti guardiamo alle curve di risposta al variare della resistenza di carico possiamo ricavare un’impedenza d’uscita differenziale (ovvero ottenuta alterando il carico in modo non drastico, ed in particolare tra 2 e 16 ohm) stabile in tutte le condizioni e pari a solo 0,21 ohm (la casa dichiara uno smorzamento migliore di 18, che corrisponde a 0,44 ohm sull’uscita da 8 ohm), che ovviamente si riducono in proporzione all’impedenza nominale dell’uscita considerata.

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Gli altri due parametri fondamentali, relativi alle risposte in funzione della potenza erogata ed alla distorsione in funzione di potenza e frequenza, denotano il dimensionamento molto equilibrato dei trasformatori di uscita, che a piena potenza cedono solo oltre la banda audio garantendo al contempo una distorsione sempre molto bassa (il picco a 100 watt viene raggiunto a 20 Hz, con meno dello 0,4%, ma il valore medio è 10 volte inferiore e sale molto poco sull’estremo acuto).

La natura di questi residui è poi benigna, visto che pur essendo relativamente ricchi di componenti di ordine elevato la loro distribuzione spettrale privilegia nettamente le armoniche inferiori, con un comportamento piuttosto coerente anche rispetto al livello (in altri casi a potenze ridotte si notano non più delle prime 4 armoniche, mentre a piena potenza salgono anche le armoniche superiori).

Del Mclntosh MC2102 occorre anche sottolineare la grande facilità di interfacciamento verso il pre (23000 ohm in parallelo a 140 picofarad non impensieriscono neppure il più debole dei pre valvalori) e la notevole silenziositi
(i 111 dB trovati entrando in bilanciato sono prossimi ai migliori risultati di sempre),
mentre la sensibilità è molto minore del singolo volt (2 volt per gli ingressi bilanciati) che rappresenta un pò lo standard de facto dei finali di questa fascia di potenza.

Ovviamente non c’è alcuna connessione con la qualità del suono, ma in relazione all’abbinamento con il pre occorre moltiplicare per un fattore 2.4 tutti i dati di sensibilità riportati.

Il pre C2200 si fa notare in primo luogo per il perfetto bilanciamento in funzione dell’attenuazione, migliore di 0,3 dB fino all’infinitesimale livello di -80 dB (la decimillesima parte del valore massimo), una performance ormai non così rara nell’era degli attenuatori a passi integrati ma che genera comunque un moto di sorpresa in chi era abituato al comportamento dei tradizionali potenziometri, e che da sola esprime il concetto di connubio felice tra tecnologie tanto distanti nel tempo.

Di seguito se ne apprezza la silenziosità, seppur non del tutto omogenea tra i vari ingressi, ma sempre elevata in relazione all’impiego di tubi termoionici.

L’ingresso per le testine MM offre un buon comportamento dinamico e non distorce in nessun modo prima di raggiungere la saturazione, che avviene per livelli che neppure un pick up economico ad alta uscita potrebbe fornire, pur presentando un’impedenza d’ingresso leggermente più bassa dello standard (40 kohm contro 47, pressoché resistivi visti i 50 pF di capacità) ed una lieve attenuazione sulle basse operata dalla deenfasi RIAA.

Senza problemi le impedenze di uscita, in grado di pilotare correttamente anche finali con capacità d’ingresso di oltre un ordine di grandezza superiori a quella dell’MC2102, ed ovviamente (per un valvolare) sovrabbondanti le massime tensioni
di linea indistorte (16 volt efficaci sulle uscite bilanciate).

F.M.


  • Costruttore: Mclntosh Laboratory Ine., 2 Chambers Street, Binghamton, New
    York 13903-2699
  • Distributore: MPI Electronic, Via De Amicis, 10-12, 20010 Cornamelo (Mi). Tel.: 029361101
  • Prezzo: McIntosh C2200 Euro 9.990,00; McIntosh MC2102 Euro 11.900,00

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

Preamplificatore C2200
  • Risposta in frequenza: da 20 Mz a 20 kHz +0 / -0,5 dB.
  • Tensione di uscita nominale: 2,5 Vrms.
  • Massima tensione di uscita: 8 Vrms.
  • Impedenza d’uscita: 500 ohms bilanciati / 250 ohms sbilanciati.
  • Distorsione armonica totale: 0.08 %.
  • Sensibilità d’ingresso: 450 mV.
  • Massima tensione d’ingresso: 8 V Rapporto segnale/rumore: 93 dB
  • Impedenza d’ingresso: 22 kohms
  • Controllo dei bassi: ±12 dB a 100 Hz.
  • Controllo degli alti: ±12 dB a 10 KHz.
  • Dimensioni: 18.1 x 44.4 x 38.1 cm (AxLxP).
  • Peso: 13.2 kg.
Amplificatore di potenza MC2102
  • Potenza di uscita su 8 ohm: 100 W su 8 ohm
  • Potenza di uscita su 4 ohm: 100 W su 4 ohm.
  • Potenza di uscita su 2 ohm: 100 W su 2 ohm.
  • Banda di potenza: da 20 Hz a 20 kHz.
  • Distorsione armonica totale: 0,5 %.
  • Distorsione d’intermodulazione: 0,5 %
  • Risposta in frequenza: da 20 Hz a 20 KHz +0/ -0,5 dB.
  • Sensibilità d’ingresso: 2,5 V
  • Rapporto S/N: 100 dB
  • Fattore di smorzamento: 18 su 2,4 o 8 ohm.
  • Impedenza d’ingresso: 20 kohm.
  • Dimensioni: 25,7 x 45,5 x 40,6 cm (AxLxP).
  • Peso: 40 kg.

AUDIOreview n. 240 novembre 2003

Author: Redazione

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