Meridian M-10

meridian-m10058La produzione della Boothroyd Stuart di Huntingdon si ispira ad una filosofia progettuale articolata e piuttosto originale che mostra diversi dei connotati tipici della Hi-End “esoterica”. È bene puntualizzare subito però che Bob Stuart non è un artigiano orecchio d’oro che assembla i suoi apparecchi nel box sotto casa, bensì un tecnico progettista stimato a livello mondiale per la genialità di molte sue realizzazioni e progettazioni, effettuate anche come consulente di rinomate aziende. Il suo approccio al problema di una corretta e convincente riproduzione dell’evento musicale in ambienti domestici unisce peraltro aspetti tecnici di facile ed univoca dimostrazione a convinzioni particolari derivanti dalla sua personale e notevole esperienza di appassionato.

I diffusori Meridian M-10 in prova appartengono ad una linea di prodotti che, pur pensati come elementi separati interfacciabili con componenti di altri costruttori, privilegiano e facilitano la formazione di un impianto tutto Meridian.

L’apparecchio più noto è il preamplificatore 101 -B (da noi utilizzato per le misure e la prova di ascolto delle M-10), ma portano il marchio Meridian anche un finale mono da 100 watt, uno da 35 watt, un tuner e una linea completa di diffusori amplificati. Tutti gli elementi adottano il minor numero di controlli possibile per facilitarne al massimo la utilizzazione anche da persone poco esperte, mentre la semplificazione delle circuitazioni e la ottimizzazione così resa possibile viene indicata come la giusta via da percorrere per raggiungere le massime prestazioni. Per quel che riguarda i diffusori acustici le soluzioni di base adottate dal costruttore sono: scelta di sistemi reflex del 6° ordine (ovvero equalizzati elettronicamente per estendere la risposta in frequenza) dimensioni del pannello frontale molto ridotte, accoppiamento diretto finale – altoparlante mediante l’uso di filtri elettronici a livello di segnale e multiamplificazione
incorporata.

Tutte queste caratteristiche tecniche, che si ritrovano puntalmente anche nella M-10, sono state adottate in ottemperanza ad una filosofia generale tendente ad ottenere dimensioni contenute e risposta utile a partire dai 40 Hz, dispersione ampia e simmetrica, dinamica generale rilevante, minimizzazione di risonanze spurie e distorsioni. A parte la estensione della risposta ai 40 Hz (che ci trova facilmente consenzienti) gli altri obiettivi di progetto appaiono anche troppo banali per non stimolare un esame più approfondito. Per quel che riguarda la dispersione ad esempio le ipotesi di Stuart lo hanno condotto a realizzare dei diffusori dalla sezione frontale molto
rastremata, che garantisce una dispersione estesa ad un angolo superiore a 2 pi greco radianti fino a frequenze relativamente elevate (sempre che i trasduttori impiegati lo consentano). La motivazione addotta ha però veramente dell’esoterico quando Bob ci spiega che il nostro cervello è altamente specializzato a riconoscere e interpretare in ambienti chiusi i messaggi acustici prodotti dalla sorgente vocale e annessa testa umana; in ambienti domestici e in presenza di sorgenti acustiche aventi le stesse caratteristiche di emissione noi saremmo quindi facilitati nel riconoscimento dei segnali e nella ricostruzione della sensazione di tridimensionalità delle sorgenti virtuali. La nostra esperienza diretta ci permette di confermare che in più di una occasione l’ascolto di diffusori dal gruppo medio-alti montato su un pannello molto stretto (o con accorgimenti tali da renderlo assimilabile, come: minidiffusori free standing, sistemi a satelliti più subwoofer, sistemi con gruppo medio-alti “in aria”, sistemi con pannello ricoperto di assorbente acustico efficace), ci ha dato l’impressione di poter facilitare la nascita della sensazione di tridimensionalità delle sorgenti virtuali; non siamo però sicuri di poter seguire facilmente Stuart sulle sue pur interessanti conclusioni circa i motivi di tale presunto effetto, almeno fino a quando non esistano evidenze sperimentali in proposito.

Un woofer e un midrange della Merìdìun estratti dalle loro sedi dì fissaggio; i magneti sono uguali e dì buone dimensioni. Le targhette di controllo applicate dalla Kef riportano le sigle B-l IO e SPI057 su entrambi i trasduttori.

Un woofer e un midrange della Meridian estratti dalle loro sedi di fissaggio; i magneti sono uguali e di buone dimensioni. Le targhette di controllo applicate dalla Kef riportano le sigle B-l IO e SPI057 su entrambi i trasduttori.

Il pannello di chiusura posteriore delle M- II) è solidamente avvitalo. All'interno del mobile sì nolano tre solidi rinforzi, l'assorbente sintetico spugnoso, il passivo e i quattro woofer; i midrange anteriori sono alloggiati in una camera separata.

Il pannello di chiusura posteriore delle M- II) è solidamente avvitato. All’interno del mobile sì nolano tre solidi rinforzi, l’assorbente sintetico spugnoso, il passivo e i quattro woofer; i midrange anteriori sono alloggiati in una camera separata.

Sempre in tema di ampiezza della dispersione non possiamo non notare che, nonostante le buone intenzioni, il tweeter di notevoli dimensioni non consente di raggiungere risultati alle alte frequenze particolarmente esaltanti, ma nell’ottica di un ascolto “all’inglese”, ovvero ottimizzato e raccolto, questo elemento diventa di second’ordine.

Quanto al conseguimento di una dinamica elevata, in particolare utilizzando trasduttori Kef in Bextrene che notoriamente sono a bassa efficienza, la scelta del sistema multiamplificato è senz’altro encomiabile; all’atto pratico la prova di ascolto ha confermato la validità dei dimensionamenti adottati per le varie sezioni ed anche l’aumento della distorsione alle bassissime frequenze rilevato alle misure è apparso molto meno limitante di quanto un primo esame superficiale non possa condurre a supporre.

L’ipotesi di progetto relativa alla minimizzazione delle risonanze spurie e delle distorsioni trova la sua applicazione sia nell’utilizzazione di componenti dotati di membrane ad alto assorbimento di energia, sia nella adozione della multiamplificazione. Con l’accoppiamento diretto del finale ai trasduttori tutte le risonanze che abbiano la facoltà di fare risentire i loro effetti a livello della bobina mobile, ovvero
la cui presenza sia rilevabile da misure di impedenza del componente, possono essere smorzate molto più facilmente che con la soluzione del crossover passivo; in particolare, nel caso di sistemi aventi un Qm molto alto e che fanno affidamento sullo smorzamento elettrico, il filtro passivo sarà efficace a tal fine solo se presenterà ai morsetti del trasduttore una impedenza molto bassa a tutte le frequenze di risonanza in oggetto, condizione automaticamente verificata almeno su tutto lo spettro audio con la soluzione dell’accoppiamento diretto al finale.

Tornando alla M-10 si può rilevare che per garantire la migliore risposta ai transienti fino all’estremo superiore delle gamme ad essi affidate, il woofer e il midrange sono stati suddivisi in più elementi di dimensioni ridotte, conducendo a poter adottare tutti i trasduttori dello stesso tipo; quattro B-l 10 in veste di woofer e due per la gamma media. Il passivo che determina l’accordo reflex è il classico ellittico Kef ed è posto dietro al diffusore, cui è ovviamente vietato di essere installato di piatto contro la parete frontale; nelle nostre rilevazioni abbiamo scelto una distanza dal muro di 20 cm.

Le misure effettuate in ambiente semiriverberante, secondo l’ormai collaudato standard di AUDIOreview, mostrano una estensione della risposta all’estremo inferiore di tutto rispetto, con i 31,5 Hz appena al di sotto del livello medio. L’andamento alle alte frequenze è viceversa decrescente dai 6,3 kHz in su e pone gli altissimi in secondo piano rispetto alla gamma medio alta fra i 2500 e i 6300 Hz. Come già accennato la dispersione alle alte frequenze è un po’ limitata, mentre la regolarità generale è molto buona; la risposta in asse in campo libero è regolarissima e ben estesa; la distorsione sia di seconda che di terza armonica mostra qualche aumento che si fa apprezzabile in particolare alle bassissime frequenze e a 6/8 kHz. Differenza di frequenze nella norma. Al posto dell’andamento del modulo e dell’argomento dell’impedenza (non accessibile all’utente) riportiamo l’andamento dei filtri elettronici incorporati, da cui si evidenzia la equalizzazione operata all’estremo inferiore della risposta in frequenza. La Time Energy mostra un prolungamento dell’impulso non proprio trascurabile (almeno in confronto ad altri sistemi provati). Per ottenere 90 dB con il rumore rosa ad ampio spettro servono 15 mV all’ingresso Radio del Pre 101 -B con volume al massimo e bilanciamento centrale; la alimentazione a 200 Volt può essere tratta direttamente dal Pre tramite i cavi forniti ottenendo quindi una accensione asservita al suo stesso interruttore, azionato dalla manopola del volume.

L elettronica della M-10 comprende due alimentatori e quattro finali separati; uno per il tweeter, uno per i due midrangc e uno per ciascuna coppia di woofer, a due per due in parallelo. Sulle stesse sellale trovano posto anche i circuiti di filtraggio elettronico per le tre vie.

L’elettronica della M-10 comprende due alimentatori e quattro finali separati; uno per il tweeter, uno per i due midrangc e uno per ciascuna coppia di woofer, a due per due in parallelo. Sulle stesse sellale trovano posto anche i circuiti di filtraggio elettronico per le tre vie.

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ASCOLTO

Nonostante l’aspetto poco massiccio, determinato dalla linea molto sottile, collegando le Meridian ci aspettiamo una quantità sonora notevole. Avendo già esaminato in laboratorio questi sistemi di B. Stuart sappiamo che i quattro woofer di ciascun diffusore, coadiuvati da un passivo ellittico, equivalgono alla superficie di un woofer da 35 cm di diametro nominale, mentre l’uso della multiamplificazione è un ottimo biglietto di ingresso al mondo degli alti livelli acustici. La impressione del primo ascolto è di piena conferma alle ipotesi di attesa, la presenza è notevole, ma anche l’estremo inferiore non è da meno. Il suono è compatto, omogeneo, con i midrange in una certa evidenza ma dall’intervento esente da ogni effetto di risonanze o nasalità. Da Simple Dreams di Linda Ronstadt ascoltiamo un “It’s so easy” dotato di impatto notevole, le percussioni secche e pronte, la voce in primo piano, il basso ben profondo. Proseguendo con gli altri brani si scopre che la omogeneità della timbrica è particolarmente buona per un sistema dinamico e la scena acustica conserva una buona coerenza anche per posizioni non esattamente centrali. La qualità timbrica non varia apprezzabilmente con la quota di ascolto e anche da posizioni in piedi la prospettiva e la profondità della immagine stereofonica appaiono corrette. II sistema Meridian preferisce in ogni caso, da buona realizzazione inglese, un ascolto attento al dettaglio e una situazione ambiente ben controllata e raccolta.

Passiamo all’orchestra sinfonica di Londra nella serie di registrazioni del disco Chalfont digitai “Danzas fantasticas”. Orgia, da Danzas fantasticas di Turina, è riprodotto con un effetto presenza un po’ insistente, in particolare nei pieni di archi. Ottimi peraltro i fiati e i dettagli delle fasi meno violente che permettono di apprezzare una analiticità ed una assenza di risonanze o code sonore di qualsiasi natura.
Queste Meridian tendono, come le elettrostatiche Quad, a restringere un poco l’ampiezza della scena, cui un leggero ritocco della gamma alta conferirebbe certamente una ariosità ed una profondità maggiori, ma il pre Meridian 101B non consente interventi di alcun tipo e quindi ci accontentiamo di porci il più possibile in asse con i tweeter, ottenendo un’immagine più ampia e definita. La prestazione più efficace ci viene offerta con la Final Dance dal Cappello a tre punte di Falla, in cui la presenza contemporanea di fiati ben caratterizzati e ottimi transienti sul registro basso ottiene un effetto molto coinvolgente.

Da “Selling England by thè Pound” dei Genesis otteniamo una voce di Peter Gabriel particolarmente realistica, presente e definita, di una chiarezza eccellente. Il pianoforte di “Firth of fifth” è un po’ freddo, ma in compenso dai transienti netti e puliti come raramente ci è capitato di sentire.

L’ingresso delle percussioni e del basso è di effetto notevole, sia per la completezza delle prime che per la eccezionale profondità del secondo. Decisamente il realismo delle Meridian con questa registrazione è di primissimo piano. Con “More fool me” e la voce di Phil Collins si conferma la predisposizione delle M-10 ad avvicinare i piani sonori e avvantaggiarsi da un ascolto a livello reale, con un risultato gradevole e deciso.
R.G.

 

Le misure effettuare nel laboratorio tecnico di AudioReview

Le misure effettuare nel laboratorio tecnico di AudioReview

 

Costruttore: Boothroyd Stuart Ltd.. 13 Clifton Road, Huntingdon PE 18 7EJ. Inghilterra
Prezzo: L. 6.600.000 la coppia, incluso crossover elettronico.

CARATTERISTICHE DICHIARATE
DAL COSTRUTTORE
Risposta in frequenza -3 dB: 33-24.000 Hz
Sensibilità: -20 dBm bilanciato per 86 dB/lm a 1 kHz
Uscita massima: 110 dB programma
Rumore: <24 dB SPL
Crossover: 24 dB/ott a 190 Hz e 2 kHz
Amplificazione: 2 x 75 W bassi; 1×75 W medi: 1 x 35 W tweeter
Distorsione: ^0.02°o a tutti i livelli: tipica sS0,01°o.

 Recensione tratta da AUDIOreview n. 12 dicembre 1982

Author: Redazione

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1 Comment

  1. La pubblicazione di prove di vecchi apparecchi mi pare sia molto utile interessante nonchè doverosa. Suggerirei anche di rendere disponibili gratuitamente i primi cento numeri in PDF. Saluti.

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