Musical Fidelity kW Tube e kW750

Il possente e pervasivo sviluppo della tecnologia elettronica degli ultimi trent’anni ha portato a percepire come “naturali” per la nostra vita (tutto sommato non troppo difficile di abitanti di quella parte di pianeta che non deve preoccuparsi più di tanto di soddisfare bisogni fondamentali) servizi e funzioni che a ben guardare possono essere classificati come esotici; si pensi ad esempio alla semplicità con cui oggi riusciamo a trasmettere contenuti multimediali tramite una molteplicità di apparecchi e tecnologie che vanno dal telefono alla televisione, passando per Internet. Nonostante questa ampia disponibilità di apparecchi e tecnologie, rimane quasi inalterato il fascino, e per certi versi anche il “mistero”, con cui particolari processi tutto sommato relativamente semplici e familiari resistono ai nostri sforzi di controllo totale; tra questi sicuramente, e qui arrivo al settore di nostro interesse, possiamo annoverare la riproduzione del suono.

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In un arco di tempo valutabile sulla scala della vita umana, siamo passati dai primi tentativi di registrazione che facevano uso di superfici, lamine sottili o cera, su cui potessero essere incise “tracce” esprimenti il contenuto audio, alle più stabili lacche dei dischi in vinile, ai nastri magnetici, per finire con i supporti a scrittura/lettura ottica.

Analoga evoluzione hanno subito i dispositivi necessari per la registrazione/riproduzione che, inizialmente basati su principi meccanici, sono via via diventati sempre meno “visibili”, seguendo il percorso che dai processi magnetici su cui si basano i nastri porta ad utilizzare le microscopiche incisioni dei pit caratteristiche dei dischi ottici. In questo percorso è rimasta costante la struttura concettuale degli apparecchi destinati alla riproduzione, vista sempre come processo complementare (ossia “nell’altro verso”) a quello di registrazione, che possono essere schematizzati come composti da tre elementi: un dispositivo di lettura, stilo, pick-up o gruppo ottico, un sistema di amplificazione, tromba, cassa di risonanza o amplificatore, seguito da quello relativo alla trasformazione del fenomeno fisico, vibrazione meccanica, variazione di campo magnetico o di flusso luminoso, nelle variazioni di densità dell’aria direttamente percepibili dal nostro apparato uditivo. Ciascuna di queste tre componenti ha subito nel tempo processi di aggiornamento o innovazione, che continuano ancora oggi, e non avranno mai fine, all’inseguimento di quell’evanescente “componente perfetto” in grado di restituire un suono identico all’originale; in particolare, la sezione di amplificazione, imboccata la strada del processo elettronico, è stata oggetto di notevoli sforzi teorico-pratici che di volta in volta, utilizzando i più evoluti componenti disponibili al momento, hanno prodotto un’ampia varietà di soluzioni ed interpretazioni.

Il pannello posteriore del finale kW750: delle due coppie di jack presenti, una porta il segnale al finale, mentre l’altra replica quello di ingresso così che sia semplice, ad esempio, un’installazione bi-amplificata. L’alimentazione utilizza i tre grossi connettori visibili nella parte bassa del pannello, quello centrale essendo dedicato ai circuiti di basso livello.

Il pannello posteriore del finale kW750: delle due coppie di jack presenti, una porta il segnale al finale, mentre l’altra replica quello di ingresso così che sia semplice, ad esempio, un’installazione bi-amplificata. L’alimentazione utilizza i tre grossi connettori visibili nella parte bassa del pannello, quello centrale essendo dedicato ai circuiti di basso livello.

Accanto ai marchi storici che della produzione di amplificazioni “no compromise” hanno fatto la loro ragion d’essere, contiamo oggi aziende di più recente costituzione, tra le quali sicuramente compare Musical Fidelity. Più volte ospitato sulle pagine di AR, questo dinamico produttore si dedica allo sviluppo di elettroniche di lettura ed amplificazione in ambito esclusivamente due canali. Il sistema in prova su queste pagine appartiene alla pregevole serie kW, che al momento comprende anche un integrato, un lettore SACD ed una coppia trasporto-DAC, e nasce con lo scopo preciso di eliminare la distorsione generata dalle limitazioni del range dinamico imposte dal clipping degli stadi attivi.

Progetto e realizzazione

La catena di amplificazione kW Tube e kW750 è composta da tre apparecchi dalla connotazione estetica omogenea e raffinata: oltre alla separazione delle funzioni di amplificazione di segnale e di potenza in due contenitori separati, il costruttore britannico ha infatti realizzato un terzo châssis dedicato ai trasformatori di alimentazione dello stadio finale. All’interno trovano posto tre trasformatori toroidali, un possente componente per ciascuna sezione di potenza, ed uno più piccolo per l’alimentazione degli stadi di segnale. Il raffinato aspetto delle tre unità comunica subito l’attenzione posta alla ricerca di una valida connotazione estetica: i contenitori, realizzati in alluminio pesante ed acciaio, presentano un pannello frontale la cui parte centrale, nel verso longitudinale, è incassata rispetto alle due sezioni poste alle due estremità superiore ed inferiore e che, nel caso del pre, ospita in posizione centrale l’enorme manopola per la regolazione del volume, la posizione della quale è individuata da un riferimento posto sulla manopola stessa.

E questo è l’interno del kW750; il circuito stampato visibile ospita le sezioni di alimentazione, mentre le basette dei due canali sono montate verticalmente a ridosso dei fianchi. I transistor finali utilizzano come radiatori primari le barrette metalliche orizzontali le quali, a loro volta, sono in contatto termico con le alette laterali.

E questo è l’interno del kW750; il circuito stampato visibile ospita le sezioni di alimentazione, mentre le basette dei due canali sono montate verticalmente a ridosso dei fianchi. I transistor finali utilizzano come radiatori primari le barrette metalliche orizzontali le quali, a loro volta, sono in contatto termico con le alette laterali.

Al proposito osserviamo che un’indicazione luminosa, o comunque maggiormente visibile, della posizione della manopola avrebbe facilitato la lettura visuale del livello. I comandi e le relative spie sono alloggiati nella sezione inferiore del frontale, alle cui estremità destra e sinistra compaiono due particolari metallici angolati che, con la loro finitura nera, creano una piacevole interruzione nell’argento metallico del pannello. Il nero dei contenitori riprende questo gioco di chiaro-scuro rendendo l’intero sistema più “leggero” dal punto di vista estetico. Il telaio delle due unità principali segue un’impostazione rivolta alla robustezza ed utilizza allo scopo pesanti fiancate in alluminio, che svolgono anche la funzione di radiatori termici. Una piacevole nota di colore, in senso letterale, è data dai singolari piedini realizzati in plastica dura trasparente che, illuminati da LED, evidenziano con tre colorazioni lo stato di funzionamento delle macchine: rosso per la fase di muting immediatamente successiva all’accensione, giallo per lo stato “pronto” ed infine blu nel normale funzionamento a regime. Sul frontale del finale sono presenti anche i LED che segnalano l’eventuale entrata in funzione dei sistemi di protezione per ciascun canale. L’impatto visivo è molto piacevole e di sicuro effetto.

Ecco il contenuto dell’alimentatore del finale: ogni canale dispone di un trasformatore toroidale, mentre le sezioni di segnale utilizzano il più piccolo dei tre, visibile al centro.

Ecco il contenuto dell’alimentatore del finale: ogni canale dispone di un trasformatore toroidale, mentre le sezioni di segnale utilizzano il più piccolo dei tre, visibile al centro.

Le connessioni del preamplificatore kW assommano a cinque ingressi linea, asserviti pertanto al controllo di volume, affiancati da un ulteriore canale che al contrario deve essere utilizzato con sorgenti dotate del proprio regolatore di livello; ciascun ingresso dispone di un apposito selettore corredato da LED con funzione di spia. Infine è presente anche un pulsante Tape Monitor per il pre-ascolto della sorgente in registrazione. Il pannello posteriore del pre ospita le coppie di jack relativi ai 5+1 differenti ingressi, oltre ovviamente alla coppia per il segnale di uscita da collegare al finale di potenza, ed a quella Tape Monitor; la connessione alla rete di alimentazione è garantita da una vaschetta IEC. Dal punto di vista delle caratteristiche notiamo il valore estremamente basso dell’impedenza di uscita, che rende il kW Tube in grado di pilotare qualsiasi ragionevole finale. L’unità è corredata da un telecomando che, seppure molto comodo e maneggevole, riporta le etichette dei vari pulsanti in un colore praticamente illeggibile, almeno in condizioni di illuminazione non proprio “a giorno”, perché molto simile al colore di sfondo.

Semplice e pulito, il pannello posteriore del pre kW ospita le sei coppie di jack di segnale; come conseguenza della struttura dual-mono, le uscite sono alloggiate a grande distanza.

Semplice e pulito, il pannello posteriore del pre kW ospita le sei coppie di jack di segnale; come conseguenza della struttura dual-mono, le uscite sono alloggiate a grande distanza.

Rimuovendo il cofano superiore del pre realizzato in lamiera pesante, ci si trova dinanzi ad una realizzazione praticamente perfetta: lo spazio interno è ripartito, nel verso della larghezza, in due sezioni, l’anteriore (per chi guarda dal frontale) delle quali occupata da quattro trasformatori, due toroidali e due tradizionali, che realizzano la separazione delle alimentazioni per le sezioni interessate dai segnali e, rispettivamente, di servizio. Il vano trasformatori è chiuso da una copertura metallica con funzione di schermo. Nello spazio rimanente è invece alloggiato il grande circuito stampato sul quale sono facilmente riconoscibili le sezioni relative ai due canali ed ai circuiti di servizio; in prossimità dei connettori di ingresso/uscita si nota la batteria di relè utilizzati per la commutazione dei jack interessati.

La piastra metallica, visibile nella parte frontale dello spazio disponibile, copre i trasformatori di alimentazione. Sul fondo sono visibili i due triodi 6112 e, in posizione centrale, la batteria di relè per la commutazione degli ingressi.

La piastra metallica, visibile nella parte frontale dello spazio disponibile, copre i trasformatori di alimentazione. Sul fondo sono visibili i due triodi 6112 e, in posizione centrale, la batteria di relè per la commutazione degli ingressi.

A riprova delle notevoli, per la categoria di appartenenza, capacità di pilotaggio (un pre che eroga 20 W è piuttosto singolare!), ciascuno dei due canali ha una sezione di filtraggio che utilizza quattro elettrolitici di notevole capacità; sulle fiancate sono poi montanti i due transistor Darlington SAP15 capaci di 15 A di collettore. Nella parte posteriore dello stampato si possono notare i due piccoli doppi triodi 6112 di produzione Philips che Musical Fidelity utilizza in molti dei suoi prodotti. Anche l’interno del finale appare realizzato in maniera esemplare: il grande circuito stampato visibile nella foto, e che occupa tutta la superficie disponibile, ospita i circuiti di alimentazione, come risulta evidente dalla batteria di sei elettrolitici per canale. Le sezioni di amplificazione vere e proprie occupano due circuiti stampati montati verticalmente, a ridosso dei fianchi che svolgono anche la funzione di radiatori termici, e sono perciò poco evidenti nella foto; ogni canale ha una sezione finale costituita da ben 20 Darlington SAP15, il che giustifica la straripante capacità di erogazione di corrente che da specifiche risulta pari a 250 A picco-picco. I transistor finali sono montati sui blocchetti metallici visibili nella foto, che a loro volta sono in contatto termico con i poderosi radiatori che fungono da fianchi dello châssis; questa struttura garantisce che anche dopo un lungo periodo di funzionamento la temperatura dei componenti e del contenitore si mantenga su livelli accettabili. Sarà comunque bene prevedere un posizionamento che permetta la libera circolazione dell’aria.

Anche sull’alimentatore ritroviamo gli stessi grossi connettori visti sul finale.

Anche sull’alimentatore ritroviamo gli stessi grossi connettori visti sul finale.

L’ascolto

Il primo problema cui mi sono dedicato per la prova di questo sistema è stato quello del reperimento di componenti la catena di ascolto che fossero all’altezza delle elettroniche; problema, però, di rapida soluzione. Complice la presenza in redazione di due modelli di diffusore profondamente diversi come possono essere i nuovissimi Jamo R909 e le Quad ESL9025 elettrostatiche che avevo già avuto modo di ascoltare, infatti, mi sono rilassato sapendo di poter contare su degni compagni per le elettroniche. Nessun tentennamento, invece, per la scelta della sorgente: i due ottimi lettori D10 ed SADV1245R prodotti da T+A provati nei mesi scorsi erano infatti ancora in redazione, sicché prenderli e collegarli è stato un tutt’uno.

Collegato dunque il tutto, ho iniziato l‘ascolto con una splendida, ancorché inusuale, incisione di canto gregoriano accompagnato dal suono del sitar; l’insieme di voci maschili e femminili presenta infatti una pienezza tonale ed uno “spessore” che ben si completano con i suoni complessi, ed a tratti spigolosi, dello strumento indiano, così da costituire un ottimo disco test. Il prudenziale posizionamento della regolazione del volume a livelli “umani” mi ha immerso in un campo sonoro ricco e variegato, dalla naturalezza disarmante: il canto si dipana ed il sistema segue le variazioni e le più sottili modulazioni della voce umana, udibili in una posizione di ascolto piuttosto vicina al coro, dove le riflessioni e gli echi ancora non sono troppo importanti. Passo poi al Ben Harper di “Fight for your mind”, prima traccia, che accompagnato da chitarra, basso e batteria canta in posizione perfettamente centrata e leggermente arretrata: il kW750 esplicita ora le sue capacità di erogazione restituendo i profondi toni del basso, molto evidente nella registrazione, in tutta la loro pienezza e senza tentennamenti.

Profondo, ma caldo e naturale, il suono appare credibile come se il gruppo fosse lì, davanti a me seduto in un ambiente dalle dimensioni contenute e poco riflettente; se chiudo gli occhi l’impressione di essere in studio con gli artisti diventa realtà. Ancora cambio, stavolta tocca al dettaglio del pianoforte che suona la delicata “Gymnopédies n.1” di Erik Satie, e riesco a sentire le differenze tra il suono riprodotto dal sistema e quello che posso ascoltare quando mia figlia esegue il brano sul pianoforte di casa, differenze che nascono però dalla diversità degli strumenti. Entusiasta per quanto vado ascoltando, tento il passo degli splendidi “Carmina Burana” in edizione SACD (Telarc SACD-60575) che, per quanto nell’installazione attuale limitati ai soli canali frontali, restano tra le mie personali incisioni di riferimento; ancora le voci, in un ensemble sicuramente più ricco di quelli descritti poco sopra, ma anche i repentini interventi degli ottoni o i netti colpi delle percussioni. I due kW affrontano l’impegno con levità e prestanza, non mostrano segni di affaticamento o indecisioni e l’ascolto è un’esperienza di puro godimento; l’equilibrio del discorso musicale viene restituito nella sua interezza, senza sovraesposizioni ma con la “rotondità” di solito ascoltata in elettroniche valvolari.

Uno sguardo all’orologio mi riporta alla consapevolezza della mia giornata, ma non è facile alzarsi dalla poltrona…

Conclusioni

Un sistema di amplificazione di tutto rispetto questo progettato da Musical Fidelity: a partire dalla filosofia che lo anima, passando per la topologia circuitale, per arrivare alla realizzazione dual-mono tanto del pre quanto del finale, possiamo a posteriori affermare che le premesse per un’ottima performance ci sono comunque tutte. Il comportamento al banco di misura e, soprattutto, le prove di ascolto non fanno che avvalorare queste osservazioni. La finezza di queste elettroniche pretende, per il resto della catena di ascolto, componenti di analoga caratura: il lettore di elezione dovrà essere sufficientemente dettagliato mantenendo al contempo quella ricchezza armonica la cui assenza, come del resto qualsiasi altro difetto, verrebbe implacabilmente messa in evidenza dalle due elettroniche. Discorso analogo si può fare per i diffusori, per i quali sarà necessario scegliere un modello veloce, trasparente e timbricamente ben equilibrato; l’assenza di coloriture di questo sistema, assieme alla sua “naturalezza”, non perdonerebbero infatti esemplari dalla esuberanza asimmetrica, né tanto meno quelli “tutto muscoli” e poca definizione.
Giancarlo Corsi

 

Le Misure

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Quando poniamo sul banco di misura un finale ultrapotente siamo sempre piuttosto perplessi, perché lo stress conseguente all’erogazione di potenze dell’ordine dei chilowatt e correnti di decine di ampère pone da un lato problemi progettuali consistenti già in ordine alla affidabilità, ma ancor più in relazione alla qualità del trattamento del segnale. Agli albori dell’alta fedeltà moderna, negli anni ’70, la soglia tra potenza “normale” e “super” si collocava intorno ai 100 watt: nel tempo si è ovviamente spostata verso l’alto, ma anche oggi realizzare un ottimo finale da 750 watt non è certo una passeggiata.

Il kW750 si presenta comunque con un primo biglietto da visita ben convincente, quello del carico limite. Ambo le curve sono confinate all’estremo superiore destro del grafico e non flettono all’indietro quando il carico scende: semplicemente, per moduli minori di 2.7 ohm e segnale continuo intervengono le protezioni, che spengono il componente. Il quel punto il kW750 eroga tuttavia oltre 1200 watt per canale, che salgono fino a più di 2 kW per canale in regime impulsivo e su 2 ohm. Le tritim sono un po’ controverse, perché gli spettri mostrano un poco d’intermodulazione e con segnale continuo hanno in media un’estensione “corta”: ma solo in termini relativi, perché in assoluto tutte le saturazioni avvengono a molte centinaia di watt.

Andamenti frequenza/distorsione del finale kW750 per 4 potenze di prova (1, 10, 100 e 500 watt su 8 ohm). Come in larga parte dei finali il residuo di distorsione del kW750 tende a salire verso l’estremo alto, ma in questo caso la salita è moderata e blanda, almeno a livelli non troppo prossimi alla saturazione.

Andamenti frequenza/distorsione del finale kW750 per 4 potenze di prova (1, 10, 100 e 500 watt su 8 ohm). Come in larga parte dei finali il residuo di distorsione del kW750 tende a salire verso l’estremo alto, ma in questo caso la salita è moderata e blanda, almeno a livelli non troppo prossimi alla saturazione.

L’uscita linea del preamplificatore kW satura poco al di sopra dei 56 volt, un valore maggiore anche di quello di molti altri preamplificatori valvolari. Quello riportato è lo spettro di un segnale da 1 kHz/54 volt.

L’uscita linea del preamplificatore kW satura poco al di sopra dei 56 volt, un valore maggiore anche di quello di molti altri preamplificatori valvolari. Quello riportato è lo spettro di un segnale da 1 kHz/54 volt.

Diciamo che è quasi impossibile trovare un sistema di altoparlanti in grado di “resistere” ad un motore come quello del kW750, e che solo quelli con minimi d’impedenza ben sotto i 3 ohm a frequenze basse dovrebbero essere depennati dagli abbinamenti possibili. Per il resto annotiamo un’impedenza d’uscita bassa e non eccessivamente in salita sulle alte, uno slew rate non troppo elevato ma sufficiente con qualsiasi segnale reale ed un rumore molto basso, sia in termini relativi che assoluti (a queste potenze, un rapporto S/N “sufficiente” potrebbe corrispondere ad un segnale udibile, sia pure in condizioni limite).

Il pre mostra parametri di base corretti. Il bilanciamento dei canali è ottimo fino a ben 70 dB di attenuazione e pressoché perfetto fino a -50, ovvero anche oltre il range di normale utilizzo, e la risposta non risente apprezzabilmente in banda audio della posizione del volume. I rapporti segnale/rumore sono adeguatamente elevati, le impedenze d’ingresso nella buona norma e l’impedenza d’uscita è eccezionalmente bassa, degna di un finale di potenza. Questa non è peraltro la sola peculiarità dello stadio di linea, che satura a tensioni realmente enormi, come si può osservare in uno specifico spettrogramma rilevato allo scopo.
F. Montanucci

 

da AUDIOreview n. 269 giugno 2006


Musical Fidelity kW Tube e kW750

Preamplificatore + amplificatore finale

Costruttore: Musical Fidelity, 15/17 Olympic Trading Estate, Fulton Road, Wembley, Middlesex HA9 0TF, Inghilterra. Tel. +44 (0) 20 8900 2866 – Fax +44 (0) 20 8900 2983
Distributore per l’Italia: NU.Arc, Via Sansovino 23, 20133 Milano. Tel. 02 2367595/605
Prezzo: kW Tube Euro 4200,00; kW750 Euro 9000,00
CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE

PRE
Distorsione armonica totale: 0,0068% (5 V out, volume massimo). Rapporto segnale/rumore: 105 dB (1 V out, pesato A). Sensibilità ingresso: 240 mV per 1 V out. Separazione tra i canali: 84 dB 20÷20.000 Hz. Dimensioni (LxAxP): 483x167x450 mm. Peso: 20,55 kg

FINALE
Potenza d’uscita: 750 W @ 8 ohm. Distorsione: 0,004%. Rapporto segnale/rumore: 124 dB (pesato A). Separazione tra i canali: >93 dB. Dimensioni (LxAxP): 364x167x278 mm. Peso: 34,1 kg

Author: Redazione

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