Pearl Evolution Ballerina 301/8”

Il diffusore oggetto di questo test ricalca bene le caratteristiche peculiari del marchio e la filosofia dei progettisti, che non hanno mai presentato al pubblico realizzazioni banali o quanto meno eccessivamente semplici. A mia memoria non ricordo un modello di questo marchio costruito con un semplice parallelepipedo e due o più altoparlanti.

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Le forme tondeggianti, le dimensioni spesso atipiche e le rastremazioni sul fondo sono venute fuori dalla matita di Silvano Cremonesi molto prima dell’avvento di geometrie simili da parte di costruttori del calibro di B&W o di Sonus Faber e di tutti quelli che sono venuti poi, attratti invero dall’accattivante connubio tra forme eleganti ed acustica interna efficiente. In questa nuova creazione tutto quanto realizzato sinora è stato apparentemente “rinnegato”, con un’estetica completamente diversa e con principi di funzionamento tanto differenti quanto per certi versi innovativi. Come è possibile vedere dalle foto si tratta di un pannello frontale di multistrato ripiegato su se stesso, di dimensioni e foggia originali su cui sono fissati i tre altoparlanti, col midrange a cupola, in modo da non richiedere ulteriori volumi di carico e con un volume di materiale particolare per far lavorare il woofer da otto pollici ed il piccolo condotto di accordo frontale. Al di là dell’effetto estetico, ogni scelta del progettista è orientata alle prestazioni finali, senza grandi concessioni a quella che a ragione si può definire “esoteria potenziale”, bella da vedere, estremamente costosa da produrre ma assolutamente inutile ai fini del suono riprodotto.

Non nego che spesso io stesso possa essere attratto da una soluzione estetica e che anche l’occhio, come sappiamo, voglia la sua parte quando un diffusore lo devi alla fine collocare in una cosiddetta “civile abitazione”, ma le spiegazioni spesso fumose ed orientate soltanto a mantenere alto il vessillo della scuola italiana se estremizzate pagano poco in termini di puro e semplice ascolto. I componenti usati per la realizzazione della Ballerina sono gli Hi-Vi, ben conosciuti ai lettori più fedeli di AUDIOreview per la lunga prova tecnica effettuata sul n. 264 del gennaio 2006. Si tratta di componenti realizzati in Asia da un’azienda dai numeri assolutamente incredibili che cura la progettazione e la costruzione di altoparlanti e diffusori per un numero veramente notevole di costruttori. Devo ammettere che all’inizio mi sono avvicinato a questi trasduttori con una sorta di diffidenza che non ha trovato alcuna sia pur minima conferma nelle rilevazioni effettuate con estrema attenzione.

Bassa distorsione, notevole costanza di parametri e prestazioni dinamiche di livello quanto meno pari a quelle rilevate sui componenti “europei”, se non migliori in qualche parametro, mi hanno definitivamente convinto della qualità di questi trasduttori, che mi è capitato di intravedere anche in realizzazioni dal prezzo incredibile e nel professionale in virtù delle dimensioni molto contenute, lì dove lo spazio diventa un fattore preponderante, ovvero sul palco ai lati degli esecutori. Il tre vie è stato strutturato in maniera invero assai atipica ed i trasduttori sono stati scelti di conseguenza. Il woofer da otto pollici lavora infatti dall’estremo basso fino a circa 900 Hz, mentre il midrange a cupola si estende fino a circa 6.000 Hz, ove cede il testimone al tweeter a nastro che continua fin oltre l’estremo udibile.

Il trasduttore a nastro. Notare i due deviatori laterali alla membrana ed il sottile rifasatore centrale.

Il trasduttore a nastro. Notare i due deviatori laterali alla membrana ed il sottile rifasatore centrale.

Al contrario di quella scuola che vuole il woofer di un tre vie incrociato molto in basso, ed a causa dell’estensione limitata del mid a cupola, possiamo notare come queste scelte conducono alla gamma delle voci ripartita tra lo stesso woofer e la cupola del midrange, che si preoccupa di riprodurre sia le fondamentali degli strumenti a corda che molti armonici degli stessi strumenti. Lo stesso tweeter in parte appare defraudato dalla parte alta della gamma vocale e delle armoniche delle chitarre e dei fiati, ma proprio sui fiati, caratterizzati da una forma d’onda fortemente sbilanciata, potrebbero trovare nella cupola del mid un insperato aiuto per la massima linearità ed articolazione.

Occorre notare come le caratteristiche di dispersione della cupola da due pollici del midrange siano notevoli, tanto che per avere un campo sonoro omogeneo c’è bisogno di un tweeter dalle caratteristiche simili. Il modello scelto dal progettista deve allora essere previsto anche per una buona dispersione sul piano orizzontale, una caratteristica che è possibile ottenere dai nastri di piccole dimensioni soltanto facendo ricorso ad una fessura di emissione stretta ed alta.

Il tweeter utilizzato dalla Ballerina è dotato inoltre di due deviatori laterali e da un rifasatore centrale che ne aumentano leggermente la resa laterale, pur senza snaturarne la timbrica e soprattutto senza presentare salti bruschi di pressione alla misura angolata. La camera posteriore del midrange, invece, pur attenuando quanto più possibile l’ampiezza del modulo alla frequenza di risonanza non la abbassa in maniera eccessiva, rendendo potenzialmente critico l’incrocio al di sotto dei 600 Hz. In questa realizzazione comunque l’unione del midrange e del tweeter costituisce un tutt’uno ben amalgamato che non sembra soffrire per nulla di variazioni particolari di velocità e di dispersione, avvantaggiando di fatto la resa di tutta la gamma medioalta.

Il woofer da otto pollici è caratterizzato dal particolare profilo della membrana di alluminio e magnesio e dalla generosa tenuta in potenza.

Il woofer da otto pollici è caratterizzato dal particolare profilo della membrana di alluminio e magnesio e dalla generosa tenuta in potenza.

Il woofer da 200 mm è dotato di una rigida membrana metallica, una lega di alluminio e magnesio che dopo il processo di anodizzazione assume un colore dorato. La risposta in aria libera è particolarmente estesa, anche se da brava cupola rovesciata metallica presenta qualche irregolarità in gamma altissima, una caratteristica che nel nostro caso non ha alcuna influenza. La sospensione in gomma, il supporto della bobina mobile in Kapton e la notevole linearità del campo magnetico nel traferro fanno di questo trasduttore un elemento particolarmente coriaceo, con una tenuta notevole.

La configurazione adottata è quella classica del bass reflex, a cui occorre aggiungere da un lato una notevole “fono-trasparenza” del contenitore plastico e dall’altra la particolare posizione del condotto di accordo, che viene fatto lavorare in una depressione del box, così da poter sfruttare una sorta di effetto Venturi diminuendo da un lato la velocità del­l’aria attraverso il condotto stesso ed aumentando di fatto la pressione emessa, visto che il prodotto tra pressione e quadrato della velocità deve per forza restare costante.

È stato facile verificare che nel rispetto di questa legge e a dispetto del diametro contenuto del condotto, con la breve lunghezza che ne consegue nonostante la frequenza di accordo molto bassa, non si sono notati particolari turbolenze anche quando si è aumentato il livello del segnale di ingresso al di sotto della frequenza di risonanza del tubo stesso. La misura della waterfall del diffusore, visibile in Figura 1, mostra come l’utilizzo di un midrange a cupola ripaghi con la totale assenza di riflessioni interne alle frequenze operative e come anche l’esaltazione attorno agli 800 Hz non conduca a risonanze lunghe e localizzate.

Figura 1

Figura 1

L’ascolto

Come potrete leggere nel commento alle misure questo diffusore è stato ascoltato a lungo sia prima che dopo la sessione di verifiche in camera anecoica. Spesso si sente dire che un conto sono le misure ed un conto sono gli ascolti, che le misure non spiegano affatto il suono di un componente ed altre argomentazioni del genere, quasi a giustificare “per forza” una frattura insanabile tra le due cose.

Beh, mai come in questo caso il carattere e le prestazioni di questo diffusore vengono fuori in maniera così evidente che il riscontro e le comparazione con le misure appaiono facili da interpretare. Ovviamente ci sono delle ulteriori caratterizzazioni, relabili comunque ad altre misure che si potrebbero effettuare con una certa facilità, che hanno poi l’effetto di stupirti anche quando le misure “canoniche” le hai già effettuate. Una di queste riguarda la gamma bassa, che possiede una spinta notevole e che mi ha lasciato meravigliato se posta in relazione al diametro del woofer e soprattutto del condotto di accordo.

La struttura meccanica della Ballerina in tutta la sua efficace semplicità. Il volume di lavoro del woofer è realizzato con un materiale moderatamente fonotrasparente.

La struttura meccanica della Ballerina in tutta la sua efficace semplicità. Il volume di lavoro del woofer è realizzato con un materiale moderatamente fonotrasparente.

Eppure “l’inizio delle ostilità” è cominciato con un bel basso elettrico, proposto dalla Ballerina con una grinta notevole senza che la transizione tra woofer e midrange sia visibile nemmeno nei fronti di attacco, quando le dita pizzicano le corde, e senza che il mediobasso brilli di particolare protagonismo. Intanto posso annotare che la struttura apparentemente esile e leggera non produce nulla di risonante o, peggio, di traslato nel tempo, motivo per il quale possiamo ritenere che le scelte progettuali siano corrette. Devo ammettere che più di una volta durante l’ascolto di brani abbastanza impegnativi sono andato a vedere cosa succedeva alle spalle del diffusore e se qualcosa di quanto ascoltato fosse in qualche modo relabile all’emissione posteriore del cabinet. Niente di particolare da annotare, se non un livello della gamma mediobassa leggermente maggiore del normale, pur con un buon “sincronismo” con quanto proposto dal woofer. Per la gamma altissima occorre ricordare che il tweeter a nastro abbisogna di una decina di minuti di acclimatamento prima di sciogliersi per bene, risultando a freddo leggermente duro.

La gamma delle voci maschili e femminili è riproposta con un buon garbo, anche se con una leggera preferenza per le voci del gentil sesso. Va notato comunque che la disposizione del coro di Montefiore all’Aso è molto aderente alla realtà, con gli esecutori fermi, stabili e ben definiti. La definizione delle voci è per altro una caratteristica ben nota dei midrange a cupola ben incrociati, in perfetto accordo con le misure di TND che sembrano in qualche modo suggerirne l’uso quando si vuole massimizzare le caratteristiche soniche relabili in qualche modo a questa misura. La scelta del progettista è andata proprio in questo senso, ed il diffusore lo ripaga con una resa essenziale, appena appena avanzata nella riproduzione delle voci femminili, una particolarità che in qualche modo aggiunge aria tra le varie personalità dello stesso coro.

Il midrange ha la cupola da due pollici ed una camera di assorbimento posteriore.

Il midrange ha la cupola da due pollici ed una camera di assorbimento posteriore.

Gli strumenti ad arco appaiono chiari e ben spaziati tra loro, con tutti gli armonici in ordine e con una notevole sensazione di estensione “naturale” verso l’alto, una caratteristica dei buoni nastri che pretende però un’elettronica che sia di pari apertura, né eccessivamente dolce né viceversa ammalata di protagonismo. Nella resa e nella disposizione della grande orchestra possiamo annotare sin da subito un buon amalgama generale unito ad una corretta ricostruzione spaziale. Queste due particolarità, se presenti contemporaneamente, contribuiscono alla creazione dell’effetto 3D e al disegno di uno stage credibile, che in questo caso si esalta con la classica e con il jazz, con gli esecutori costantemente e fermamente disposti sul palcoscenico immaginario di fronte a noi.

La profondità appare contenuta alle dimensioni che ti aspetti, senza strafare con stage ai limiti dell’irreale e senza tuttavia appiattire più di tanto i vari piani sonori. La leggera enfasi annotata in gamma media contribuisce, ove possibile, a un buon senso della separazione tra i vari esecutori, con una particolarità in più, quella di non tendere ad appiattire la dimensione nemmeno nella riproduzione della gamma mediobassa e quella bassa. La tenuta in potenza è notevole, tanto che più di una volta sono andato decisamente oltre la potenza dichiarata senza notare accenni di irrigidimento da parte del woofer e del tweeter, col midrange appena più avanzato, ma perfettamente in grado di mantenere potenze impulsive veramente importanti.

Le Misure

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L’andamento delle basse frequenze appare di buon livello ai 90 decibel di pressione media e meno aumentando la potenza a 14,7 watt su 8 ohm, quanti ne necessitano per far emettere al diffusore 100 decibel medi. Dai 200 Hz in su, i livelli della TND scendono notevolmente, attestandosi su valori estremamente contenuti. In entrambe le misure occorre notare una certa esitazione nell’intervallo che va da 600 ad 800 Hz.

L’andamento delle basse frequenze appare di buon livello ai 90 decibel di pressione media e meno aumentando la potenza a 14,7 watt su 8 ohm, quanti ne necessitano per far emettere al diffusore 100 decibel medi. Dai 200 Hz in su, i livelli della TND scendono notevolmente, attestandosi su valori estremamente contenuti. In entrambe le misure occorre notare una certa esitazione nell’intervallo che va da 600 ad 800 Hz.

Conclusioni

In un passato abbastanza recente ci è capitato di provare diffusori supercostosi, a volte veramente in maniera inusitata rispetto alle prestazioni vantate oppure realmente ottenute. Nel caso della Ballerina possiamo contare su una realizzazione dal design appena fuori dai canoni del classico diffusore di scuola italiana. Alla fine del test vi faccio notare quanto questo componente sia “normale” nell’accezione migliore del termine, molto più della normalità proposta a suon di migliaia di euro. A prima vista la Ballerina potrebbe sembrare un’esercitazione di stile a cui è chiesto “anche” di suonare, mentre nella realtà rivela una personalità notevole, caratteristica di un diffusore che suona bene ed è “anche” originale nella realizzazione.
Gian Piero Matarazzo


Il filtro crossover

La filtratura di questo sistema di altoparlanti, alla luce delle considerazioni fatte e dei componenti utilizzati, impone una certa attenzione non tanto al tipo di circuitazione da adottare quanto nella scelta delle pendenze acustiche ed elettriche che sono necessarie per evitare colorazioni. Un incrocio acustico del woofer a circa 900 Hz impone da un lato una pendenza notevole per evitare emissioni indesiderate e fuori controllo, mentre dall’altro ci assicura una discreta facilità nel disegno della cella stessa. Il progettista ha impiegato un passa-basso del terzo ordine elettrico, così da avvicinare la risposta ottenuta ad un quarto ordine acustico. Per ottenere ciò è stata impiegata una cella “quasi classica” con due induttanze dotate di un rapporto prossimo ad un terzo ed un condensatore di discreta capacità.

Questa scelta conduce ad un andamento della risposta elettrica dotata di una leggera pendenza iniziale che compensa in maniera volutamente eccedente l’andamento appena in salita della risposta del woofer in aria libera. Si ottiene in questo modo un leggero avvallamento alle frequenze mediobasse, che in ambiente viene compensato dall’emissione posteriore del contenitore del woofer. Il passa-alto del midrange per poter assicurare una pendenza congrua con quella del woofer deve essere del secondo ordine elettrico, che poi sommato al secondo ordine acustico del passa-alto naturale del midrange conduce ad un andamento totale del quarto ordine acustico.

Nel caso del trasduttore Hi-Vi DMN-A impiegato ciò appare dannatamente aderente ad una pura e semplice serializzazione di filtri simili. La risposta su pannello mostra infatti un andamento della risposta del trasduttore ben assimilabile ad un secondo ordine acustico, con una frequenza di cut-off prossima agli 800 Hz, molto vicina al taglio scelto.

Questa potrebbe apparire come una condizione potenzialmente pericolosa per l’integrità del midrange a livelli elevati, ma proprio il nostro test su questo trasduttore ha dimostrato che a 100 decibel di pressione media in banda passante la distorsione armonica ad 800 Hz è inferiore allo 0,5% mentre la MOL, effettuata con ben 500 W rms, non evidenziava particolari anomalie di non linearità. Il filtro allora si riduce ad una cella passa-alto del secondo ordine elettrico, seguita da un passa-basso dello stesso ordine a cui è stata aggiunta una cella di compensazione dell’impedenza per rendere costante il modulo ad alta frequenza, come è possibile vedere nello schema di Figura 2.

Figura 2

Figura 2

È possibile allora regolare i valori in modo che la piegatura assunta si mantenga aderente a quanto deciso in sede di progetto senza presentare scollamenti notevoli anche fuori banda, anche molto dopo il range di frequenze emesse. Questa piccola cura nella realizzazione delle filtrature acustiche conduce ad andamenti della fase precisi e prevedibili ed assicura in generale un amalgama notevole tra due trasduttori.

Anche per la cella passa-alto del tweeter il ragionamento è simile, con un terzo ordine elettrico che diventa un quarto ordine acustico fino alla gamma media, ampiamente al di sotto della frequenza reale di incrocio. In questo caso il lavoro è facilitato dal modulo dell’impedenza del trasduttore, praticamente lineare come si addice ai nastri dalla frequenza di risonanza della membrana molto più bassa di quella scelta per l’incrocio. La risposta acustica del trasduttore presenta un leggero andamento in salita ai limiti della banda udibile, che saggiamente non è stato compensato per non svilire poi drasticamente la prestazione fuori asse.


L’ascolto di Marco Cicogna

Non soltanto i diffusori “Ballerina” di Pearl Audio si presentano con un aspetto decisamente anticonvenzionale, ma si permettono di calcare la ribalta proprio in un mese ben affollato da sistemi di altoparlanti di grande nome e solida tradizione. Gli è comunque che i costruttori italiani di sistemi di altoparlanti non hanno mai dovuto invidiare la concorrenza estera in quanto a prestazioni puramente musicali, tanto che anche le Ballerina non soltanto suonano in modo più che attendibile, ma hanno anche convinto un valutatore severo come il nostro GPM che di diffusori, ad ogni livello, ne ha masticati davvero tanti nella sua vita. Proprio lui vi descrive in dettaglio il perché e il percome del progetto delle Ballerina, di cui già si parla con favore negli ambienti di qualche forum di discussione, dove ci sono “volenterosi” pronti ad effettuare ascolti su ascolti pur di condividere sulle pagine virtuali del web le proprie impressioni.
In un mondo hi-fi dominato dalla forma di parallelepipedo, queste Pearl si distinguono esteticamente (ma siamo sicuri che tanta originalità sia premiante?), così come fanno altri (pochi) progetti che tendono a portare i driver “fuori dalla scatola”. Mi vengono in mente le Nola di Carl Marchisotto (un tempo si chiamavano Alon), oppure le Dahlquist, progetti importanti che sono da tempo sulla scena. Ma le Ballerina si distinguono anche per l’emissione sonora fresca, vivace, i toni brillanti, il timbro comunque sempre sotto controllo. Presenza, dettaglio, precisione nell’individuazione dei contorni della scena sembrano essere i punti forti delle Nostre, chiamate più ad evidenziare il particolare piuttosto che ad impressionare per straripanti masse sonore. La musica, quella vera intendo, non amplificata (per intenderci non quella che anche dal vivo si ascolta per il tramite di qualche impiantaccio professionale da esterno) statisticamente è fatta di gesti discreti, caratterizzata dal timbro, dal ritmo, elementi per i quali occorre una risposta corretta e musicale più che artificiosamente rettilinea, tempi di risposta veloci, decadimenti appropriati, una giusta estensione in frequenza che non necessariamente deve arrivare ai 20 Hz. In tutto questo le Pearl Audio hanno buon gioco, esibendo uno smalto fresco ma sufficientemente “ambrato” quando a cantare sono strumenti dal tono caldo e levigato come i fagotti, il clarinetto nella sua prima ottava, la viola ed il violoncello, strumenti (come amo dire) che hanno bisogno di corpo, di sostanza, di avere i giusti attributi, strumenti maschili in senso tradizionale. Questo colore “brunito” e vigoroso si va perdendo nell’hi-fi quasi di pari passo alla scomparsa delle sopracciglia folte, posto che tanti uomini esibiscono sopracciglia depilate, disegnate, accennate a scimmiottare quelle delle coetanee giovani donne. In bassa frequenza (mi preoccupava il volume limitato riservato al woofer) tutto appare rassicurante, con toni profondi piacevolmente efficaci e soprattutto una transizione con la gamma media priva di salti cromatici. È un bel Mozart (Concerti per piano, Schiff) quello che ascolto con le Ballerina, che godono non poco con queste incisioni Decca nel rendere un solista limpido e tangibile e una formazione orchestrale dagli archi espressivi e fiati ben collocati al centro della scena. Andiamo a verificare la prontezza di emissione di questi driver con il “Carmen Ballet” di Shchedrin, partitura per archi e percussioni sui temi accattivanti della celebre opera di Bizet. Fresche ed eleganti, le Pearl sono interpreti brillanti e vivaci, capaci di esibire quando richiesto insospettabile energia in relazione alle dimensioni apparenti del sistema.


 

  • Costruttore e distributore: Pearl Evolution, Via San Bernardino 12/2, 38100 Trento. Tel. 0461 983141
  • Prezzo: Euro 3068,00

Caratteristiche dichiarate dal costruttore

  • Tipo: da pavimento con accordo semi-Venturi.
  • Potenza massima applicabile: 100 watt rms.
  • Sensibilità: 89 dB con 2,83 V ad 1 metro.
  • Risposta in frequenza: 48-20.000 Hz ±3 dB.
  • Impedenza: 8 ohm.
  • Numero delle vie: tre.
  • Frequenza di incrocio: 900-6.000 Hz.
  • Tweeter: isodinamico a nastro.
  • Midrange: a cupola morbida da 50 mm.
  • Woofer: da 200 mm in magnesio – lunga escursione.
  • Dimensioni (LxAxP): 480x1080x410 mm.
  • Peso: 15,5 kg

da AUDIOreview n. 301 maggio 2009

Author: Redazione

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