Rotel KHC-10, RHQ-10 e RHB-10

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Dopo più di vent’anni dedicati alla produzione di apparecchi di stampo squisitamente «consumisticogiapponese», nel 1983 la Rotel Corporation di Tokyo, pungolata energicamente dalla sua dinamica sussidiaria inglese, iniziò un’opera di trasformazione in senso «audiophile» della personalità dei propri apparecchi.
Fu così che videro la luce amplificatori integrati come l’RB-820 e l’RB-840 (arrivati oggi alla loro quinta serie), coppie pre/finali come l’RC/RB-850 e l’RC/RB-
870, ed in seguito CD-player come l’RCD-855 e l’RCD-865 BX, apparecchi che hanno fatto la felicità di migliaia di audiofili dall’orecchio fino ma dal «budget» limita
to, tutti caratterizzati da progetti semplici sia circuitalmente che costruttivamente ma allo stesso tempo estremamente efficaci dal punto di vista musicale.

Dopo anni di successi nel settore «grande suono a piccolo prezzo», oggi Rotel ha deciso di dare un’altra fondamentale svolta alla propria storia, iniziando la produzione di un sistema di amplificazione «no compromise» formato da tre componenti straordinari sia sotto il profilo tecnologico che estetico: il pre phono RHQ-10, il pre passivo RHC-10 ed il finale RHB-10.

Il pre phono RHQ-10

Il «top of the line» dei sistemi di amplificazione Rotel è quindi formato da tre componenti, in luogo dei tradizionali due (preamplificatore e finale di potenza). In pratica, i progettisti della casa nippo-britannica hanno diviso il preamplificatore in due apparecchi ben distinti tra loro: un prepassivo, al quale è possibile collegare solamente sorgenti ad alto livello (CD-player, tuner, registratori a cassetta e così via), ed un pre phono, provvisto esclusivamente di ingressi equalizzati RIAA per il collegamento di fonorivelatori, sia del tipo a magnete mobile (MM) che a bobina mobile (MC).

La realizzazione del pre phono RHQ-10 è interamente a componenti discreti: nella sola sezione d'ingresso si possono contare ben sessantotto transistor! La selezione MMIMC è affidata a quattro ponticelli (con contatti dora ti) visibili in alto a destra, subito a ridosso del pannello posteriore in corrispondenza dei con nettori d'ingresso.

La realizzazione del pre phono RHQ-10 è interamente a componenti discreti: nella sola sezione d’ingresso si possono contare ben sessantotto transistor! La selezione MMIMC è affidata a quattro ponticelli (con contatti dorati) visibili in alto a destra, subito a ridosso del pannello posteriore in corrispondenza dei connettori d’ingresso.

In questo modo si ottengono due importanti vantaggi: la minima degradazione dei segnali provenienti da sorgenti ad alto livello (in quanto non devono attraversare
stadi attivi) e la possibilità da parte dell’utilizzatore di acquistare esclusivamente il pre passivo oppure il pre phono in funzione della composizione del proprio impianto. La veste estetica del pre phono (ma anche del pre passivo e del finale di potenza, che ne ricalcano in pieno lo stile) è di rara eleganza: il pannello anteriore e quello superiore sono realizzati in alluminio di notevole spessore, finemente spazzolato, che contrasta in modo estremamente piacevole con il rosso vinaccia dei pannelli laterali in legno laccato.

Al pre phono possono essere interfacciate sia testine MM che MC; la selezione avviene spostando quattro ponticelli posti direttamente sul circuito stampato, nelle immediate vicinanze del connettore (dorato, di eccellente fattura) d’ingresso: in questo modo vengono praticamente annullati i possibili degradamenti della qualità sonora causati da selettori meccanici.

Sul pannello posteriore del pre phono RHQ-10 sono presenti un unico ingresso (la selezione MMI MC va effettuata spostando alcuni ponticelli interni) e due uscite, denominate rispettivamente «FIXED 1» e «VARIABLE/FIXED 2», il cui impiego dipende dal tipo di testina adottata: se quest'ultima è del tipo a basso livello d'uscita (minore di 0,1 mVse MC e minore di 1 mVse MM) allora il segnale d'uscita sarà prelevato dall'uscita «FIXED 1»; se, al contrario, la testina è di tipo «standard» (ovvero caratterizzata da una tensione d'uscita pari a circa 0,3 mV se MC e 3 mV se MM), allora si dovrà utilizzare l'uscita «VARIABLE/FIXED 2», la quale, a differenza della «FIXED 1» (che è esclusivamente a livello fisso) può essere o meno (anche in questo caso la scelta va effettuata spostando alcuni ponticelli interni) asservita al controllo di volume.

Sul pannello posteriore del pre phono RHQ-10 sono presenti un unico ingresso (la selezione MMI
MC va effettuata spostando alcuni ponticelli interni) e due uscite, denominate rispettivamente
«FIXED 1» e «VARIABLE/FIXED 2», il cui impiego dipende dal tipo di testina adottata: se
quest’ultima è del tipo a basso livello d’uscita (minore di 0,1 mVse MC e minore di 1 mVse MM)
allora il segnale d’uscita sarà prelevato dall’uscita «FIXED 1»; se, al contrario, la testina è di tipo
«standard» (ovvero caratterizzata da una tensione d’uscita pari a circa 0,3 mV se MC e 3 mV se
MM), allora si dovrà utilizzare l’uscita «VARIABLE/FIXED 2», la quale, a differenza della
«FIXED 1» (che è esclusivamente a livello fisso) può essere o meno (anche in questo caso la scelta
va effettuata spostando alcuni ponticelli interni) asservita al controllo di volume.

Sempre a dei ponticelli (due, in questo caso) è affidata la scelta di utilizzare una delle due uscite di cui è dotato l’RHQ-10 (per la precisione la seconda, denominata
«VARIABLE/FIXED 2») come uscita a livello fisso oppure a livello variabile (asservita ad un eccellente potenziometro a film spesso); la prima uscita (denominata
più semplicemente «FIXED 1») è invece esclusivamente del tipo a livello fisso, ed è inoltre caratterizzata da un guadagno minore rispetto alla seconda (circa tre volte inferiore): con questo ingegnoso sistema si è così ancora una volta potuto fare a meno di utilizzare degli «switch» meccanici (in questo caso per la selezione della sensibilità e del tipo di testina).

L’interno dell’apparecchio mostra un’ingegnerizzazione ed un livello di costruzione assolutamente senza compromessi; la qualità della componentistica adottata è infatti elevatissima: le resistenze sono tutte del tipo a strato metallico ad alta precisione, i condensatori, anche quelli elettrolitici utilizzati nella sezione di alimentazione (che adotta un trasformatore toroidale di rassicuranti dimensioni), sono tutti specifici per impiego audio.

La circuitazione fa uso inoltre esclusivamente di componenti attivi discreti (transistor bipolari): in ingresso c’è un doppio differenziale complementare formato da
sei 2SD786 e da sei 2SB737 utilizzati rispettivamente a gruppi di tre in parallelo, seguito dalla rete RIAA (attiva) e dallo stadio d’uscita di tipo «push-pull» in classe «A»; in totale, all’interno del pre phono RHQ-10 si possono contare ben cento transistor! Per ottenere un adeguato «swing» di tensione il valore della tensione di alimentazione è pari a ±22,8 V per gli stadi d’ingresso ed a ben ±43,8 V per quelli d’uscita.

Il pre passivo RHC-10

Realizzato utilizzando lo stesso chassis del pre phono, il pre passivo RHC-10 è dotato di cinque ingressi e di due uscite, una destinata all’interfacciamento con il finale e l’altra al collegamento con un registratore.

All'interno del pre passivo RHC-10 fa bella mostra di sé il bellissimo potenziometro a film plastico da 10 kohm, vero e proprio «cuore» dell'apparecchio.

All’interno del pre passivo RHC-10 fa bella mostra di sé il bellissimo potenziometro a film plastico da 10 kohm, vero e proprio «cuore» dell’apparecchio.

Per essere un «passivo», l’RHC-10 è dotato di una insolita versatilità: sul suo pannello frontale, infatti, oltre alla manopola del volume (il potenziometro è pratica
mente identico a quello utilizzato sul pre phono) ed al selettore degli ingressi (siglati semplicemente «1», «2», «3», «4», e «5») è presente anche un selettore «REC OUT» che permette di scegliere quale segnale inviare al registratore tra quelli presenti su uno qualsiasi dei primi quattro ingressi, indipendentemente dalla sorgente selezionata per l’ascolto; il comando «REC OUT» è inoltre dotato di una posizione «OFF» che esclude totalmente l’uscita registratore, annullando così la possibilità di eventuali degradazioni sonore (ricordiamo che, essendo totalmente passivo, l’RHC-10 non è dotato di «buffer» sull’uscita «REC OUT»).

Sempre a proposito di selettori, sia quello d’ingresso che quello di registrazione, di qualità elevatissima, sono dotati di contatti dorati.

Il pre passivo RHC-10 è dotato di cinque ingressi e due uscite («RECORD» e «MAIN», da utilizzare rispettivamente per il collegamento ad un registratore ed a un finale di potenza); la qualità dei connettori, identici a quelli impiegati nel pre phono RHQ-10 e nell'ampli RHB-10, è eccellente.

Il pre passivo RHC-10 è dotato di cinque ingressi e due uscite («RECORD» e «MAIN», da utilizzare rispettivamente per il collegamento ad un registratore ed a un finale di potenza); la qualità dei connettori, identici a quelli impiegati nel pre phono RHQ-10 e nell’ampli RHB-10, è eccellente.

Il finale RHB-10

L’RHB-10 è un amplificatore bimonoaurale, nel senso che all’interno del suo telaio sono presenti due amplificatori monofonici completamente separati tra loro, anche a livello di trasformatori di alimentazione. A proposito di alimentazione, i trasformatori utilizzati sono dei bellissimi toroidali da ben 1000 VA ciascuno, montati verticalmente a ridosso del pannello frontale dell’apparecchio; i circuiti di raddrizzamento e filtraggio sono separati per lo stadio d’ingresso e per quello
finale, per ognuno dei quali vengono utilizzati quattro condensatori rispettivamente da 6.800 HF/80 V e da 22.000 \iFI 80 V ciascuno; su questi ultimi è montata una basetta in rame massiccio sulla quale arrivano tutti i cavi di massa, terminati con occhielli saldamente fissati alla basetta stessa tramite viti.

Oltreché sui dissipatori, i sensori di temperatu ra utilizzati nei circuiti di protezione del finale RHB-10 sono collocati direttamente anche sul contenitore plastico dei transistor di potenza.

Oltreché sui dissipatori, i sensori di temperatura utilizzati nei circuiti di protezione del finale RHB-10 sono collocati direttamente anche sul contenitore plastico dei transistor di potenza.

I circuiti audio di ogni canale trovano posto su basette in vetronite montate verticalmente direttamente a ridosso degli enormi dissipatori a camino che fungono anche da pareti laterali dell’amplificatore.

/ morsetti d'uscita del finale RHB-10 accettano sia cavo spellato (anche di notevole diametro) che terminazioni a forcella o a banana.

I morsetti d’uscita del finale RHB-10 accettano sia cavo spellato (anche di notevole diametro) che terminazioni a forcella o a banana.

Per quanto riguarda la circuitazione, gli stadi d’ingresso adottano una topologia differenziale totalmente complementare molto simile a quella già vista sul pre phono; dopo quelli d’ingresso, il segnale audio attraversa due stadi «emitter follower» e quindi giunge ai circuiti d’uscita veri e propri, che adottano per ogni canale
quattro bipolari di potenza in parallelo per ogni ramo in configurazione Darlington, per un totale di 16 transistor di potenza (2SC3558/2SA1494 della specializzata San Ken).

L'interno del finale RHB-10 mostra un'ingegnerizzazione ed una «pulizia» esemplari. I due canali sono completamente separati, anche a livello di trasformatori di alimentazione (due massicci toroidali da 1000 VA montati verticalmente a ridosso del pannello frontale).

L’interno del finale RHB-10 mostra un’ingegnerizzazione ed una «pulizia» esemplari. I due canali sono
completamente separati, anche a livello di trasformatori di alimentazione (due massicci toroidali da 1000
VA montati verticalmente a ridosso del pannello frontale).

Le misure

Gli apparecchi che formano il trittico di amplificazione Rotel hanno esibito al banco di misura delle prestazioni da veri primi della classe.

In particolare il finale RHB-10 ha dimostrato di essere un eccezionale erogatore di corrente: la sua caratteristica di carico limite è infatti tra le più «verticali» che
abbia mai avuto modo di vedere, sia in regime continuo che in quello impulsivo (i risultati ottenuti nelle due condizioni di prova sono in realtà molto simili tra loro,
per l’estrema «durezza» degli stadi di alimentazione); la potenza d’uscita massima in regime continuo vale circa 250 W/8 ohm, 445 W/4 ohm e più di 700 W su
carico di 2 ohm; in regime impulsivo si sono raggiunti i 273 W/8 ohm, 499 W/4 ohm e 830 W/2 ohm: in pratica, siamo vicinissimi al comportamento di un amplificatore ideale!

Completano il quadro delle misure sul finale lo slew/rate, molto elevato (46 V/μs) e di valore identico sia in «salita»che in «discesa» (data l’elevata simmetria circuitale adottata non poteva essere altrimenti), il fattore di smorzamento, altissimo (800 a 100 Hz ed a 1 kHz e 600 a 10 kHz), la separazione, a livelli di record per un finale di potenza (grazie soprattutto alla configurazione «dual-mono»), la TRITIM, perfetta in ogni condizione di misura ed infine la sensibilità, sufficientemente elevata (816 mV per l’uscita nominale) da permettere un interfacciamento senza problemi anche con il pre passivo.

Per quanto riguarda invece i due preamplificatori, c’è da notare in particolare la buona separazione tra i canali nel prepassivo, la precisione dell’equalizzazione
RIAA (lo scarto massimo è pari a +0,8 dB a 40 Hz), la scarsa rumorosità e la perfetta identità di prestazioni dei due canali nel pre phono.

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L’ascolto

La prova d’ascolto del «trittico» Rotel si è incentrata in particolare sul finale di potenza RHB-10, vero «pezzo forte» del sistema di amplificazione anglo-giapponese, che è stato inserito, insieme con il pre passivo RHC-10, in diversi impianti composti da apparecchi di altissima qualità, come ad esempio l’unità di conversione D/A Deltec PDM One serie II (interfacciata digitalmente ad un CD-player Marantz CD-94), il registratore DAT JVC XDZ505, i diffusori Allison IC 20, B&W 804 Matrix, Vandersteen 2Ci; come finali di riferimento ho utilizzato l’Adcom GFA-585, l’Audio Research D-240 ed il Mark Levinson n. 29, ovvero tre autentici «big» dell’amplificazione «solid state».

Ciò che mi ha colpito più di ogni altra cosa del finale Rotel è il perfetto «controllo» delle basse frequenze che, pur essendo eccezionalmente «potenti» ed estese in profondità, non presentano la pur minima traccia di sbavatura (con conseguente vantaggio per l’intelligibilità del messaggio sonoro alle basse frequenze), neanche quando si raggiungono livelli di pressione sonora proibitivi.

Ciò non significa tuttavia che l’RHB-10 sia un finale contraddistinto da un suono eccessivamente «asciutto», tutt’altro: il basso elettrico in «Avalon» dei Roxy Music, ad esempio, è «rotondo» al punto giusto, godibilissimo.

Anche le voci di Brian Ferry (nel già citato «Avalon») e di Elton John («Blue Eyes») sono caratterizzate da una morbidezza e da una trasparenza che in passato ho potuto riscontrare solamente con amplificazioni appartenenti a classi di prezzo ben più elevate rispetto a quella a cui appartiene il finale Rotel.

L’ascolto del «Ludus Danielis» (AUDIOrecords n. 2) mi ha permesso inoltre di verificare la neutralità timbrica dell’RHB-10. praticamente perfetta.

In definitiva, pur essendo caratterizzati da un prezzo assolutamente «terrestre», i primi prodotti «no compromise» della Rotei meriìano ampiamente, sia per il valore del progetto e della costruzione che per la qualità musicale che li contraddistingue, l’ingresso nel «gotha» dei sistemi di amplificazione ad alta fedeltà.

Conclusioni

Costruiti senza compromessi, in grado di offrire prestazioni musicali e di laboratorio di livello assoluto, i tre componenti (per phono RHQ-10, pre passivo RHC-10 e
finale di potenza RHB-10) che formano il trittico Rotel sono soprattutto degli apparecchi costruiti con intelligenza da persone intelligenti, che sanno perfettamente come si deve progettare un’amplificazione audio in modo tale che questa sia in grado di offrire le massime prestazioni possibili.
Complimenti di cuore.

di Roberto Lucchesi


 

Distributore per l’Italia: Audiogamma, Via Pietro Calvi 16, 20129 Milano. Tel. 02/55181610.
Prezzo: L. 2.135.000 (RHQ-10); L. 1.500.000 (RHC-10); L. 3.000.000 (RHB-10).

CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE
PREAMPLIFICATORE PASSIVO RHC-10
  • Impedenza d’ingresso: 10 kohm
  • Impedenza d’uscita: impedenza della sorgente
  • Separazione: 75 dB
  • Dimensioni e peso: 470x76x332 mm; 5,0 kg.
PREAMPLIFICATORE PHONO RHQ-10
  • Risposta in frequenza: 20-20.000 Hz ± 0,1 dB
  • Distorsione armonica totale (THD): 0,005%
  • Rapporto S/N (IHF pesato «A»): Phono MC 75 dB; Phono MM 90 dB
  • Sensibilità/impedenza di ingresso: Phono MC 0 3 mV/100 ohm; Phono MM 2,5 mV/47 kohm-100 pF
  • Sovraccarico Phono: MC 30 dB; MM 30 dB
  • Livello/impedenza d’uscita: 0,775 V/100 ohm (uscita Fixed 1, 0,3 mV in ingresso); 0,775 V/100 ohm (uscita Fixed 2 e Variable, 0,1 mV in ingresso)
  • Dimensioni e peso: 470x76x332 mm; 6,8 kg.
FINALE RHB-10
  • Potenza d’uscita continua: 200 W/8 ohm per canale (20-20.000 Hz, THD <0,03%); 330 W/4 ohm per canale (20-20.000 Hz, THD <0,03%)
  • Risposta in frequenza: 10-130.000 Hz + 0/-1 dB
  • Distorsione armonica totale: 0,03%
  • Distorsione di intermodulazione: 0,03%
  • Rapporto S/N (IHF, pesato «A»): 130 dB
  • Sensibilità/impedenza di ingresso: 0,775 V/30 kohm
  • Fattore di smorzamento (20-20.000 Hz, 8 ohm): 550
  • Slew rate: 40 V/us
  • Dimensioni e peso: 470x195x375 mm; 28,5 kg.

da AUDIOreview n. 104 aprile 1991

Author: Redazione

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