SAP 1 Horn MKII

Come si può facilmente intuire da una pur disattenta panoramica sul mondo sempre cangiante dell’Alta Fedeltà, la produzione italiana in questo settore ha raggiunto tale dignità e meritata fama che sovente anche in lontani Paesi dell’oriente la musica riprodotta presenta quei caldi toni mediterranei che in molti abbiamo imparato ad apprezzare.

Se ne è parlato spesso, ma con un pizzico di retorica potremmo indicare i non pochi successi riscossi da alcuni intelligenti marchi italiani sui mercati esteri, taluni addirittura più apprezzati colà piuttosto che da noi, da giustificare in pieno quel vecchio brocardo del «Nemo propheta in patria». (Date un’occhiata alla sezione «Notizie» di questo mese per avere ulteriori ragguagli al proposito). Ma più ancora vorrei osservare come una nuova generazione di produttori si stia dando da fare non soltanto nel tradizionalmente attivo ed opulento triangolo industriale del nord, ma, con entusiasmo e grande professionalità, anche in regioni del centro-sud precedentemente mai considerate. Evidentemente il caldo sole e le sane stimolanti brezze marine sanno fare ben altro che generare turgidi, saporosi pomodori e splendide fanciulle dagli intensi
sguardi, mentre l’affabilità della gente del sud, spesso unita a profonde radici culturali, sa offrire spunti interessanti anche nel nostro settore.

AR165-170Il fatto poi che il mercato in terno dell’Hi-Fi sia in forte contrazione rispetto ad anni passati nei quali si vendeva un po’ di tutto (purché alcuni guru ne avessero detto meraviglie) fa ormai sì che i veri appassionati diventino più che mai esigenti nei confronti di una corretta e coinvolgente riproduzione
musicale. Come ovvia conseguenza il livello qualitativo dei prodotti è andato progressivamente innalzandosi e noi, nella duplice veste di audiofili ed operatori del settore, non possiamo esserne che soddisfatti.

Con queste premesse («Hai capito l’antifona», direbbero a Roma con i soliti detti di ispirazione clerical-religiosa) è chiaro che stiamo ancora una volta per occuparci di un frutto della creatività italica e SAP è un marchio che identifica una serie di sistemi di altoparlanti decisamente anticonvenzionali realizzati nella provincia di Salerno. Allo stesso tempo, proprio l’ingegner Fratello, progettista e promotore dei Sistemi Acustici di Precisione, altisonante sviluppo dell’acronimo «SAP», è un personaggio ben noto nell’ambiente degli audiofili. Grazie alla sua iniziati va lo scorso anno si è tenuta a Milano la prima edizione del GIÀ, svoltasi in concomitanza con il TOP Audio, che ha visto protagonisti i più importanti costruttori nazionali. Non è questa la prima apparizione di un diffusore della ditta di Cava dei Tirreni sulle nostre pagine. I lettori più attenti ricorderanno l’esordio del SAP 3 nel numero 150 di AR, ascoltato in AUDIOclub da Alessandro Albenga. Questa volta si tratta di un modello più importante per realizzazione e prestazioni complessive che coglie in pieno la peculiare filosofia progettuale e sonora della giovane azienda salernitana. Una prima necessaria osservazione riguarda la presentazione stessa del prodotto ed il tono un poco sussiegoso della letteratura fornita a corredo.

«Adatta esclusivamente a dare voce ai migliori sistemi valvolari», si legge a chiare lettere. L’uso dell’avverbio «esclusivamente» non suscita molta
simpatia ed appare un atteggiamento volto non solo a prendere le distanze ma addirittura a rifiutare ogni impiego che non comprenda un’anima elettronica valvolare. Ma vi è di più. Il fatto che i dati tecnici indichino una potenza minima necessaria di appena 2,5 watt, sembrerebbe privilegiare l’accoppiata con quei pregiatissimi finalini monotriodo che da qualche tempo costituiscono croce e delizia di una folta schiera di analogisti-valvolisti.

Questi audiofili, che sino a pochi ani fa sembravano marginali come uno sparuto gruppo di ex sessantottini nostalgici, oggi danno voce ad esigenze audiofile e (talvolta) musicali indiscutibilmente serie e motivate dalla più incontenibile passione. Il mercato ha dovuto prenderne atto ed in alcune occasioni si sono ascoltate elettroniche a tubi con pochi watt alle prese con diffusori impegnativi. In questi casi si evidenziava una timbrica corretta e persino bellissima ma una carenza di impatto e realismo sonoro non troppo facilmente per donabili. In questa situazione appaiono allora vincenti sistemi di altoparlanti ad alta efficienza. Ne troviamo di validi non solo tra alcuni prestigiosi nomi del passato, ma anche tra costruttori più recenti che hanno saputo reinterpretare in chiave aggiornata tradizionali canoni progettuali ottenendo risultati musicalmente attendibili. Chi non ricorda la cronaca di AUDIOclub lo scorso inverno degli ascolti effettuati nel negozio di Ethos a Roma delle grandi Zingali Butterfly pilotate dai finali a monotriodo della Audio Note?

Altro che evanescenti sonorità e scarsa dinamica di fronte alla tromba Omniray da 40 cm supportata da tre woofer JBL di pari diametro.

La Sistemi Acustici di Precisione ha scritto la propria risposta nel grande libro dell’Alta Fedeltà con la realizzazione di sistemi audiophile molto efficienti, e gli ascolti effettuati con le SAP 1 ne rappresentano uno stimolante capitolo.

Come appare dalle foto, le nostre costituiscono un sistema da pavimento di dimensioni ragguardevoli, ma il forte sviluppo verticale ne ingentilisce al
quanto la silhouette. Il cabinet è interamente costruito in multistrato, solido e piuttosto rigido.

Particolare del pannello posteriore con le connessioni e l'originale iscrizione che sintetizza la filosofia progettuale della ditta salernitana.

Particolare del pannello posteriore con le connessioni e l’originale iscrizione che sintetizza la filosofia progettuale
della ditta salernitana.

La dimensione della larghezza è privilegiata sulla profondità e l’ampio pannello frontale consente di accogliere quello che è il cuore musicale del sistema, un robusto ed efficiente driver da trenta centimetri coassiale con un tweeter da un pollice con diaframma in titanio caricato a tromba, con diretti vità costante. Il crossover è in serie del primo ordine con condensatori in carta e olio e bobine a bassa resistenza, il cablaggio interno è marchiato Kimber Cable. Sul lato inferiore della base del mobile sono presenti gli alloggiamenti per le punte Atelier fornite a corredo, ma vi consigliamo di trovare la migliore posizione per l’ascolto prima di montare gli spike, ad evitare troppo facili danni al pavimento. Il dato più significativo è comunque rappresentato dalla risposta in frequenza dichiarata sino ai 30 Hz (ad un livello utile a -5 dB), e soprattutto dall’efficienza che raggiunge gli strabilianti 98 dB/W/m.

Proprio questo valore è quello che permette l’abbinamento con elettroniche di alta qualità e bassa potenza, ma in termini più generali tale sensibilità farà felici tutti coloro che vorranno godere di ampia ed indistorta dinamica anche ad elevati volumi di ascolto. Per rendere il più possibile omogenee
le caratteristiche «ambientali» durante le valutazioni ho preferito trasportare le SAP nella mia sala d’ascolto principale. Non avevo disponibili finali valvolari, e comunque non ho dato grande peso alle perentorie raccomandazioni del progettista. Come appare in maggiore dettaglio dal riquadro ho
utilizzato un’amplificazione ibrida valvole-transistor di cui ben conosco le caratteristiche. La più che discreta potenza del finale AM Audio, dalla timbrica morbida ed espressiva, ha saputo tirar fuori una voce grande ma anche intensamente musicale senza tanti pregiudizi, fermo restando che l’impostazione timbrica delle nostre risulta davvero molto particolare. Già il primo rapido assaggio del mio personale CD di prova realizzato con le migliori e più gradevoli incisioni realizzate negli ultimi anni ci consente di affermare che se in prima approssimazione la timbrica delle SAP può ricordare quella di alcuni grandi sistemi del passato, per molti versi essa risulta diversa da ogni diffusore a me noto e molto caratterizzata.

Questo non vuole necessariamente rappresentare uno scostamento dalla correttezza di emissione con gli strumenti acustici, ovvero non amplificati,
che sono i più rappresentativi della realtà sonora. Poiché ogni tecnico del suono durante la registrazione del disco avrà già manipolato il segnale in
base ai suoi gusti, o in base alle indicazioni dell’interprete, è difficile dire quando un’incisione suoni in modo simile a quella che era la realtà sonora
nel momento della registrazione (e tutto questo senza nemmeno considerare le influenze dell’ambiente). Tuttavia i miei brani dalle Sonate per Violoncello e Contrabbasso di Boccherini (Hyperion), il principio della Sonata in Si di Liszt (Reference Recording), lo Scherzo dalle Sonate per Violoncello e Pianoforte di Beethoven (Deutsche Grammophon) offrono in pieno risalto questi piccoli gruppi strumentali. Ogni esecutore è come scolpito al centro di una scatola sonora non particolarmente ampia ma assolutamente convincente per l’estrema densità del materiale sonoro. Gli archi gravi sono in rilievo quasi tridimensionale ed il contrabbasso risulta corposo e definito nel fraseggio sino alla sua prima ottava. Appena nasale la gamma alta del violoncello proposto in una versione più «rugosa» rispetto al mio riferimento, ma di fronte alla performance offerta dal pianoforte occorre davvero togliersi il cappello. I primi minuti della Sonata di Liszt, soprattutto in questa esecuzione di Nojima, rappresentano una delle incisioni più impegnative ma anche più stimolanti (se ben riprodotta) di questo strumento. Con le SAP le tremende escursioni dinamiche sono espresse con tutto il turgore ed il realismo consentito dalla mancanza di distorsione anche a pressioni sonore molto elevate. Basteranno anche 2,5 watt, ma vi assicuro che è troppo bello spremere sino in fondo l’AM 3A per lasciarsi avvolgere da un pianoforte davvero «percussivo in taluni frangenti, che mai tende a diventare fastidioso.

Si apprezza la pienezza della gamma medio-bassa e la trasparenza adeguata della gamma media e medio-alta, mentre la parte più acuta dello spettro appare in secondo piano, a smussare forse le armoniche di ordine più elevato, ma anche ad allontanare la fatica nei lunghi ascolti ad alto volume.

Particolare dei componenti.

Particolare dei componenti.

La grande orchestra del «Romeo e Giulietta» di Prokofiev (Chung-DG) permette di apprezzare una gamma bassa generosa ed estesissima. Ottima la grancassa e la corposità degli archi gravi e dei grandi ottoni, resi in modo davvero esaltante, ed ancora una volta si notano le facili e disinvolte escursioni dinamiche. Violini più ruvidi del necessario in alcuni passaggi, mentre i piani sonori della sala del Concertgebouw di Amsterdam sono avvicinati all’ascoltatore rendendo evidente ogni dettaglio della complessa partitura ma anche restringendo un poco le dimensioni apparenti dell’orchestra. Le voci
sia nella classica, che nel folk, come nel pop sono un punto di forza di queste SAP. La presenza di un grande woofer da 30 cm, capace di assestare quando occorre colpi poderosi su ogni tipo di grande percussione, ed il caricamento a tromba del driver per le alte frequenze farebbe temere un’enfasi nefasta su gli estremi dello spettro audio, ma non è così. Le basse frequenze ci sono tutte ed anche ben sottolineate, ma un corretto posizionamento saprà equilibrarle nella maggior parte degli ambienti d’ascolto. In gamma acuta, al contrario, si assiste semmai ad un dolce smorzamento, che toglie ogni vetrosità a quelle difficili incisioni che ad alto volume diventano sempre fastidiose.

Ma torniamo alle nostre voci con alcuni passaggi dalla «Vedova Allegra» di Léhar (Gardiner – DG), dal CD «Two Gentlemen Folk» (Telare) e dall’ormai
immancabile «Guantanamera» (The Weavers Reunion – Analogue Recordings), oltre alla versione in LP Originale Master Recording di «Getz e Gilberto» dal vivo in una storica incisione dei primi anni Sessanta. Calde, piene e vellutate quelle maschili, forse un poco «old-fashioned» rispetto alla resa un poco asettica con la maggior parte dei sistemi recentemente incontrati. Tra sparenti ed argentine quelle femminili, cui non manca una solida struttura armonica anche nel registro più (relativamente) profondo.

Assenza quasi totale di sibilanti persino con le incisioni pop più grossolane e rumorose che a me piacciono poco (ma che a qualcuno piaceranno, non si
sa mai).

Forse la prestazione più convincente ed emozionante delle SAP 1 è fornita con il jazz di alto livello. I gruppi jazz classici, pianoforte solo, trio con piano,
basso e batteria, quartetto, gruppo di ottoni, sax solista, ed altri ancora, se ben registrati, si materializzano letteralmente nella sala d’ascolto.

Anche il genere «big band» acquista in grandiosità e perde quella insistente metallicità per colpire con prepotenza con la solidità.della base ritmica e le
fondamentali piene e convincenti dei fiati.

Il rauco sax di Stan Getz è sicuramente ai massimi livelli, e potrete apprezzarne il respiro nell’emissione ed i lievi transienti d’attacco delle singole note.
Quasi un monitor per la resa di certi dettagli, ai quali dedicare la massima attenzione.

Oppure, sollecitando a fondo la manopola del volume, si potrà anche giocare con le grandi masse sonore, o magari addirittura esagerare per fare innervosire i vicini, se questo è il vostro intento.
E tanto per cambiare genere, ritorno ad ascoltare l’organo della Tonhalle di Zurigo con la trascrizione di Guillou dei «Quadri di un’esposizione» Dorian) e l’ormai classico CD Telare con Murray alle prese con lo strumento della Chiesa di Hildesheim, per rendersi conto che oltre ad un basso percussivo le nostre sanno destreggiarsi in modo egregio anche con i toni più profondi della pedaliera. Lo spazio sonoro si fa grande e la maestosità
dell’insieme di canne si fa apprezzare con una disinvoltura davvero rara in un impianto di riproduzione. Risulta difficile credere quanti pochi watt sia
no effettivamente in gioco.

Le Horn MKII al lavoro.

Le Horn MKII al lavoro.

Ma forse 2,5 sarebbero anche bastati? Nessun sistema di altoparlanti può ritenersi perfetto. Se è così, allora nemmeno le nostre SAP possono pretende
re di esserlo, anche per la loro grande sensibilità che tende a sottolineare eventuali caratterizzazioni del software e della catena d’ascolto. Preparatevi
anche ad un severo giudizio da parte dell’elemento (o elementi) femminile della vostra casa nei loro confronti, perché quel wooferone sul grande pannello frontale non passa certo inosservato.

Tuttavia, se potete e se volete, non mancate di scoprire uno dei sistemi più originali mai ascoltati negli ultimi anni, e scoprite per vostro conto se alcuni piccoli peccati non possano in fondo essere perdonati di fronte a tanti innegabili pregi.

Non è un diffusore per tutti e nemmeno per tutte le case, ma, si sa, il bello della sfida audiofila per le più intense emozioni musicali risiede proprio in
questo.

Marco Cicogna

da AUDIOreview n. 165 dicembre 1996


Sistema di altoparlanti SAP 1 Horn MK II
Prezzo: L 7.850.000 (listino 9/96) (la coppia).
Distributore per l’Italia: SAP. C.so Principe Amedeo, 1 15 – 84013 Cava dei Tirreni (SA). Tei. 089/441453.

La catena di ascolto

Il sistema di altoparlanti SAP 1 Horn MK II è stato provato su un impianto composto da:

  • Lettore di CD: Philips CD 960 (meccanica)
  • Convertitore D/A: Easy DAC-02 in Kit
  • Giradischi: Teksonor con braccio Mayware Unipivot e testina Stanton 881
  • Accessori per il giradischi: ART
  • Preamplificatore: Lector LNA
  • Amplificatore finale: AM Audio 3A

Author: Redazione

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