Sonus faber Amator Power

…Per una volta tanto mi è stata tolta di mano la patata bollente, intendo quella di provare in anteprima l’amplificatore Sonus Faber, così, quei pochi ma fastidiosi maligni che vanno dicendo che io, per una sorta di non so quale nazionalismo strizzo un occhio benevolo alla produzione Sonus Faber, qualunque essa sia, restano senza argomenti. Il test, con tanto di misure e commenti alle stesse, nonché prolungato ascolto, è stato già fatto da Roberto Lucchesi e non può che farmi un gran piacere il suo genuino entusiasmo per questo amplificatore, dimostrazione ulteriore che professionismo o passione, non ci si può non entusiasmare quando si ha a che fare con un oggetto entusiasmante (ripeto i miei appelli di simpatia a M.sieur De Lapalisse), grazie a Dio, altrimenti i professionisti del settore, me compreso, sarebbero delle aride ed inutili banche dati.

Amator Power: una bellissima «macchina da musica»

Amator Power: una bellissima «macchina da musica»

Bene, un bell’ascolto a cuor leggero che giunge a delle conclusioni cui sarei, penso proprio, arrivato anche a cuor pesante (certe prestazioni danno adito a scarsissimi dubbi), ma che se non altro assume toni, nel faticoso lavoro che è, checché qualcuno possa pensare, trasportare, montare, ascoltare e giudicare inerti pezzi di metallo, decisamente piacevoli. Anche perché il nostro non è un inerto pezzo di metallo, o meglio, inerte lo è, specie da spento, puoi provare a sfondarti i polmoni urlandogli «Amator, vieni qui», «Am, porta mi le pantofole», «Am non stare sempre lì a suonare», ma otterrai scarsissimi risultati, in compenso però è di metallo ma anche di legno, e il tutto è lavorato, assemblato, organizzato, rifinito, con un’arte quale, nel mondo, soltanto la Sonus Faber prodiga ai suoi prodotti. Avrete già, senz’altro, osservato l’Amator Power sulle pagine di AUDIOreview, ma posso assicurarvi che le foto, per quanto belle esse siano, non rendono che una parzialissima idea della bellezza di quest’oggetto, che ha fatto rimanere a bocca aperta inglesi ed americani. Il frontale, i coperchi, ed i laterali completamente alettati, sono in acciaio (da 7 mm per il frontale) perfettamente satinato in un grigio perla di rara raffinatezza, le brugole anch’esse in acciaio, sono a vista. Le alette di trasporto sono  costituite da due splendidi pezzi di massello di brazilian, scolpiti con un motivo ad onda. Come si vede che Selbrin è un appassionato di architettura
e di design: il motivo decorativo delle due ali di legno è in realtà un motivo altamente funzionale, l’Amator Power è uno degli amplificatori più comodi e sicuri da trasportare: le due «maniglie» permettono una presa certa, a prova di mani sudate e, soprattutto a prova di istinti suicidi: è praticamente impossibile ferirsi con l’Amator, le stesse alette di raffreddamento sono dolcemente arrotondate. Solo se ve lo date sui piedi (come molti di voi ricorderanno io l’ho fatto con un Levinson 27, con disastrose conseguenze per le falangi dei miei quarto e quinto dito del piede destro) avrete la possibilità di urlare di dolore anziché di gioia.

L’apparecchio è compatto e pesa, prenderlo in braccio signfica avere una idea superficiale ma abbastanza esauriente della sostanziosità del progetto. Le dimensioni, come dicevo, compatte, dell’oggetto non fanno che esaltarne la bellezza. Le scritte, il logo sul frontale, modello e numero di serie sul coperchio superiore, sono scolpite nel metallo pieno, un tocco che completa il fascinosissimo sapore antico/futuribile di questa «macchina per suoni». I potenziometri di guadagno, sul frontale rappresentano un ulteriore motivo estetico/ergonomico: due fasce circolari di acciaio grigio perla su cui sono inseriti due alti cilindri di massello di legno.

Presa sicura e grande dolcezza di rotazione, insieme al gran finale cosmetico. Sul pannello posteriore troviamo, con immenso piacere, quattro coppie di eccellenti connettori in acciaio pieno placcato oro 24K per il collegamento dei diffusori, con possibilità di bi-wiring facilitato e due altrettanto eccellenti pin d’ingresso ed al centro di questi la vaschetta per l’allaccio del cordone di alimentazione, normalizzato DIN ed un pin
per il collegamento a terra, che può rivelarsi estremamente utile. All’interno troviamo una costruzione piuttosto ordinata e razionale, ma soprattutto componentistica di altissima qualità, niente da invidiare alle più estremistiche realizzazioni americane: due bellissimi toroidali da 300VA annunciano la realizzazione «no compromise», i condensatori di filtro sono dei grossi elettrolitici da 10.000 microFarad ciascuno,  selezionati a mano con tolleranze inferiori all’1%, i potenziometri di guadagno a film spesso sono i migliori prodotti dalla Alps. La circuitazione è interamente bimonoaurale (a tutti gli effetti l’Amator Power contiene in un unico chassis due ampli mono), assolutamente simmetrica, con stadio di amplificazione in tensione a cascode. La sezione di potenza impiega ben sei – tre per canale – Mos-Fet ad alta corrente Toshiba K405/J 115.

L’impianto in cui è stato inserito l’Amator Power, nel mio salone di circa m 6.80 x 5, era per l’occasione composto da un giradischi Goldmund Studio con braccio T3F e testina Spectral MCR, da un CDP California Audio Labs The Tempest II e da un Mission PCMII superalimentato attraverso un Cyrus PSX ed inserito dapprima nel convertitore Theta DSP e poi nel Wadia 1000 DigiMaster, cavi di segnale Monster M2 Sigma e M.I.T. MI 550 Shotgun (tranne il cavo utilizzato per il collegamento digitale tra CDP e D/A, uno Straight Wire video-link) e di potenza Monster
M 2000 Sigma. Diffusori Sonus Faber Electa Amator, Mirage Mie Martin Logan Sequel II. Certo diventa sempre più difficile segnalare le caratteristiche proprie di apparecchi che ormai suonano quasi sempre in maniera almeno più che discreta (l’ho già detto, ma mi ripeto: per fare, oggi come oggi un amplificatore che suoni veramente male bisogna essere davvero imbecilli, ma per farne uno che suona veramente, ma veramente
bene bisogna rasentare il genio). Se dicessi che l’Amator Power è un amplificatore potente, molto più di quanto il dato di targa faccia sospettare, in grado di funzionare su qualsiasi carico, dinamico, capace di ricostruire un’immagine altamente credibile, avrei detto tutto e niente, ma più niente che tutto. L’Amator Power è tutte queste cose ma è soprattutto un amplificatore dalla personalità inconfondibile ed assolutamente deliziosa. La dolcezza, in un ambito di eccellente dinamica e capacità introspettiva è la caratteristica che lo fa amare sin dai primi giorni, di convivenza e fa sì che quest’amore assuma le caratteristiche di un idillio hollywoodiano, di quelli che non finiscono mai e si esaltano nella reciproca comprensione (magari in compagnia di cinque marmocchi in un ranch nel Vermont). Si può parlare di amplificatore «malleabile»? Io penso di sì, in questo caso,
perché l’Amator Power risponde veramente, con prontezza e sicurezza alle più disparate richieste dell’audiofilo: vuoi sentire l’ensemble di musica antica? Eccoti qui scodellati gli strumenti originali riprodotti con certosina, ma mai didascalica, esattezza, vuoi ascoltare l’assolo di batteria sul disco speciale? Eccoti accontentato con un’esplosione di dinamica e consistenza materica. Vuoi ascoltare i Madrigali di Schutz? Non hai che da deliziarti con la chiarezza delle voci, la precisione dei timbri, l’ariosità dell’ambiente, la capacità di sminuzzare ed al contempo omogenizzare anche il più complesso tessuto armonico. Ti viene proprio la tentazione di chiamarlo dolcezza, se non fosse che ad ogni «dolcezza» risponde la tua metà ed è imbarazzante dire, «no non ce l’avevo con te, cara, ma con l’amplificatore…». Nessun essere umano regge l’imbarazzante competizione con un parallelepipedo di legno, metallo, propilene e silicio. Questa calda carezza di velluto non può non lasciare turbati, si ha veramente l’impressione di avere a che fare con una delle migliori amplificazioni valvolari, se non fosse che il richiamo alla realtà ci viene dall’assoluta assenza di rumore e dalla frenatezza della gamma bassa, che comunque delle buone vecchie valvole mantiene quella corposità piacevolmente tondeggiante e quel calore che troppo spesso, negli ultimi tempi ci vengono negati per fare spazio agli iper-bassi, iperstoppati, iper-violenti, iper-cazzottosi, insomma i bassi un po’ fascisti delle ultime genera zioni a stato solido.

E che bella risposta allo yuppismo – grazie al cielo ormai sul viale del tramonto – efficientista dei mostri marzianamente alettati strapotenti, straveloci e fregnoni (mi si per doni il romanismo), con i loro acuti cafonescamente penetranti e la loro estetica parvenue da esibizione per gli amici, capaci di squadrare qualsiasi onda, specialmente quando non ce n’è bisogno. Se di una cosa bisogna dare atto alla Sonus Faber è quella di aver
creato una sorta di «alta fedeltà dal volto umano», che tiene conto principalmente di quelle che sono le vere esigenze di un buon amante della musica: principalmente ascoltare, al meglio possibile il suo amato bene, convivere elegantemente e comodamente con un oggetto che non faccia pensare di essere stati catapultati a propria insaputa in un film (in un incubo?) di John Carpenter, che tenga conto del fatto che gli assegni, anche se
vengono consegnati dalla banca in bianco, non possono essere riempiti per qualsiasi cifra a proprio piacimento e che non deve essere sempre e per forza vero che solo i ricchi godono.

Non lo so, non è per essere conservatore a tutti i costi, ma a furia di vedermi passar sotto gli occhi amplificatori «bestiacciosi» delle ultime generazioni, con le loro superfici drammaticamente metalliche e con i loro suoni asetticamente perfettini, mi sta tornando voglia di Mclntosh, e quest’ampli Sonus Faber possiede in comune con il glorioso e discontinuo marchio americano il rassicurante aspetto di oggetto bello che non invecchia.

Leon Battista Alberti lo chiama «classico», noi lo chiameremo… classico, perché no?

Come ci si poteva aspettare la performance con le Electa Amator è splendida: è evidente che la Sonus Faber ha preso il suo splendido piccolo diffusore a riferimento, ed in più il confronto estetico è superbo, ma bisogna anche sentire questo amplificatore alle prese con altri diffusori, l’accoppiata con le eccellenti Martin Logan Sequel II, ad esempio, è semplicemente splendida, questi bellissimi diffusori ibridi si esaltano pilotati dall’Amator a sua volta pilotato dal preamplificatore The Gryphon, il gioiello danese che man mano che passano i mesi continua a regalarmi nuove soddisfazioni. Certo, non nego che qualcuno rimarrà interdetto nell’ascoltare la deliziosa delicatezza della gamma alta dell’Amator, la leggerissima trasparenza della sua gamma media, che lascia scorgere i più minuti particolari senza sentire mai il bisogno di strillarteli in faccia. Era tempo che non si sentivano dei violini così setosi, delle viole così dolci e intense. Un piatto musicale si può porgere in vari modi. Il cameriere da fast
food vi strillerà in faccia «Questo è Beethoven», il mellifuo maître da nouvelle cuisine vi dirà probabilmente «Ecco, signore un assaggio di compilatore renano di spartiti con ascendente olandese in salsa di crome à la Haydn», ma suona falso e troppo arzigogolato, e poi il piatto è ben poca cosa, specie in relazione a ciò che spendete, il vero maître gourmet sussurerà appena Beethoven, e non ci sarà bisogno di nessuna guida alla ricostruzione del messaggio musicale affinchè voi apprezziate la musica che vi viene offerta.

E così anche la ricostruzione dell’immagine, di una spazialità, di una propsettiva che siano immediatamente credibili, avviene con una naturalezza disarmante. Così come succede per assai pochi oggetti, il Sonus Faber Amator Power esce dall’angusto spazio riservato agli apparecchi a più o meno alta fedeltà per entrare in quello riservato gli strumenti musicali. Ancora una volta il giovane Fabio Selbrin si è dimostrato uno dei più valenti accordatori di strumenti di riproduzione sonora in circolazione. Con l’apprezzatissima partecipazione straordinaria dell’ingegner Giorgio Zampicini. Applausi a scena aperta. Si replica (speriamo).

Bebo Moroni


  • Amplificatore Finale Sonus Faber Amator Power
  • Prezzo: L. 2.840.000
  • Costruttore: Sonus Faber, Via Gallo 28 36050 Monteviale (VI). Tei. 0444/552158.

da AUDIOreview n. 87 ottobre 1989

Author: Redazione

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *