T+A V10

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T+A è un nome che ormai dovrebbe essere ben noto ai nostri lettori, perché negli ultimi anni abbiamo preso in esame diversi componenti di questa azienda tedesca che spazia a 360 gradi nel mondo dell’alta fedeltà di alto livello, anzi, per dirla con le parole del costruttore: “Noi non facciamo “elettronica d’intrattenimento” – noi sviluppiamo tecnologia Hi-Fi dell’ordine più elevato”.

Ne abbiamo avuto un esempio recentissimo nella prova del sistema di altoparlanti Criterion TCI2E, tanto complesso ed originale quanto accattivante sia in laboratorio che in sala d’ascolto. Caratteristica comune a tutta la produzione è quella di presentarsi con un livello di finitura di levatura molto alta ed un design del pari attraente, sotto il quale lavorano soluzioni tecniche effettivamente avanzate e sviluppate da gente che ama il proprio mestiere.

Il componente di cui ci occupiamo questa volta è un amplificatore integrato a valvole realizzato per celebrare il venticinquennale della T+A, unitamente al giradischi analogico G10. Basta guardarlo per rendersi conto che il team progettuale non aveva in mente dei riferimenti esistenti. Se poi l’attenzione si sposta su alcuni dettagli solo apparentemente estetici, come la circolarltà della base di tutti i vani blindati, si comincia a sospettare che anche sul piano tecnico possano sussistere novità interessanti.

Un sospetto del tutto fondato.

Esterno e funzioni

La gradevolezza di una linea è sempre un fatto personale, ma forse mai come in questo caso quasi tutti i componenti della redazione che hanno visto il V10 se ne sono innamorati al primo colpo d’occhio. Con eccezioni abbastanza rare, l’estetica di un’amplificazione valvolare esprime con una certa chiarezza concetti del tipo “io sono fatto per suonare, non per essere guardato: ringrazia di non prendere la scossa quando regoli il volume…”, mentre qui abbiamo un amplificatore in perspex, acciaio ed alluminio di dimensioni compatte, dal basso profilo, completamente speculare e che non fa sfoggio inutile della sua “valvolarità” se si tiene conto che la coppia di ECC83 preamplificatrici sono alloggiate internamente.

// retro del VIO, con in evidenza i morsetti WBT eleo coppie di pin RCA dorati (5 ingressi linea + uscita tape).

Il retro del V10, con in evidenza i morsetti WBT eleo coppie di pin RCA dorati (5 ingressi linea + uscita tape).

Il cabinet presenta lavorazioni non banali, non alla portata di molti competitori, ed il livello di finitura manifesta con evidenza la teutonicità dell’origine.

Sul piano funzionale si tratta di un amplificatore integrato collegabile a 5 ingressi sbilanciati ad alto livello, tra cui un tape, ed in uscita offre una sola coppia di morsetti collegabili però a due distinti punti del secondario, tramite un commutatore posto tra gli stessi. Il pannello posteriore ospita anche una presa Rlink, per il concatenamento ad altre unità T+A, e la presa cuffia, che è quindi alquanto scomoda da usare (ma occorre notare che altri sistemi del genere semplicemente non hanno una presa cuffia).

Vicino alla presa vaschetta di rete sono collocati anche l’interruttore hardware di rete ed il fusibile di protezione generale. Il comando rotativo di sinistra del pannello frontale presiede invece alle varie forme di pre-accensione e di selezione degli ingressi: in “OFF ” quasi tutti i circuiti sono spenti e l’assorbimento generale non supera il watt, in “STBY” l’apparecchio può
“sentire” il telecomando, in “HEAT” vengono accesi i filamenti delle valvole ed il successivo passaggio in “HV” attiva gli alimentatori delle tensioni anodiche.

La schiera di valvole degli stadi finali: ECC99 (doppio triodo driver, della ora slovacca ]] Testa ), 6BM8 (triodo/pentodo, ingresso finale) ed i tetrodi dì potenza EL509/11, di produzione russa. Quest'ultima valvola è una variante nuova della già ben nota EL509 (alias PL509 ma con filamento alimentato a 6.3 volt) realizzata ad hoc per la T+A, e dal punto di vista della capacità di corrente si tratta di una delle valvole consumer più prestanti che siano mai state realizzate.

La schiera di valvole degli stadi finali: ECC99 (doppio triodo driver, della ora slovacca JJ Tesla), 6BM8 (triodo/pentodo, ingresso finale) ed i tetrodi dì potenza EL509/11, di produzione russa. Quest’ultima valvola è una variante nuova della già ben nota EL509 (alias PL509 ma con filamento alimentato a 6.3 volt) realizzata ad hoc per la T+A, e dal punto di vista della capacità di corrente si tratta di una delle valvole consumer più prestanti che siano mai state realizzate.

Queste ultime funzioni sono controllate dal processore di sistema, che le effettua gradualmente, in modo da evitare stress alle valvole e prolungarne la vita operativa. La logica di controllo gestisce poi anche la regolazione del bias dei tubi, molto utile per compensare la deriva delle caratteristiche dovuta all’invecchiamento, ed attraverso i pulsanti “INFO” ed il display centrale permette di monitorare sia la corrente di polarizzazione dei tubi finali che la loro vita operativa rimanente. Seppur grossolana (passi di 700 ore) questa indicazione tiene conto sia del livello di corrente effettivamente gestita nel tempo che dell’applicazione o meno della tensione anodica, che il costruttore consiglia di rimuovere per eventuali brevi  interruzioni dell’ascolto (fino a 5 minuti), mentre consiglia di mantenere accesi i filamenti per interruzioni nell’ascolto fino ad un paio d’ore.

Si tratta in somma di una versione più semplice della tecnica di servo assistenza/controllo vista alcuni mesi or sono nei costosissimi Siegfried della VTL, con cui il V10 condivide
anche la struttura solid state dei circuiti ausiliari e di alimentazione e quella integralmente valvolare del percorso del segnale. La volontà di realizzare una struttura perfettamente simmetrica emerge con evidenza dal pulsante più a destra dei 6 siti sotto il display, che non è un pulsante bensì il controllo rotativo e retrattile del bilanciamento, dall’escursione giustamente moderata (+2,5/-2 dB); tra le funzioni gestite dai pulsanti “veri” va sottolineata
quella che permette di aumentare la corrente di riposo dei pentodi di potenza, che come correttamente indicato dalla T+A migliora le prestazioni alle basse e medie potenze, riducendo la distorsione soprattutto nei perniciosi ordini superiori.

Curve distorsione/potenza su carico di 8 ohm, 0 dB corrispondente a 70 watt. Grazie anche al rumore residuale molto basso la salita della distorsione è praticamente monotonica, mentre la saturazione è poco netta, come in gran parte delle amplificazioni valvolari di "buona famiglia". Come si può notare il passaggio alla modalità a bias maggiorato consente un'apprezzabile riduzione della distorsione.

Curve distorsione/potenza su carico di 8 ohm, 0 dB corrispondente a 70 watt. Grazie anche al rumore residuale molto basso la salita della distorsione è praticamente monotonica, mentre la saturazione è poco netta, come in gran parte delle amplificazioni valvolari di “buona famiglia”. Come si può notare il passaggio alla modalità a bias maggiorato consente un’apprezzabile riduzione
della distorsione.

Spettri di un tono puro da 1 kHz, potenza 10 watt, carico 8 ohm. Lo spettro blu, leggermente spostato verso destra per esigenze di comparazione, è relativo alla modalità a bias normale, quello in rosso è con il bias maggiorato. Nella seconda condizione le armoniche di più alto ordine scendono anche di oltre 10 dB.

Spettri di un tono puro da 1 kHz, potenza 10 watt, carico 8 ohm. Lo spettro blu, leggermente spostato verso destra per esigenze di comparazione, è relativo alla
modalità a bias normale, quello in rosso è con il bias maggiorato. Nella seconda condizione le armoniche di più alto ordine scendono anche di oltre 10 dB.

L’interno e la configurazione SPPP

Come accennato all’inizio, tutti i componenti collocati nella parte superiore del V10 e dotati di blindatura hanno forma cilindrica. Nei 4 più piccoli situati verso il lato ingressi non è difficile riconoscere le principali capacità di filtraggio, e nel grande cilindro centrale è altrettanto ovvio
identificare il trasformatore toroidale di alimentazione. Ne consegue che i due pure voluminosi cilindri laterali devono racchiudere i trasformatori di uscita, i quali devono pertanto essere toroidali. Anche se commercialmente ne esistono da diversi anni (quelli della Plitron sono forse i più famosi), si tratta decisamente di una soluzione inconsueta, sebbene siano ben note
le maggiori potenzialità intrinseche di questa tipologia di trasformatori sia in termini di flusso disperso (che in un disaccoppiatore di uscita interessa relativamente) che di efficienza (e questa conta, almeno in relazione all’impedenza di uscita) e di estensione della banda passante (ed anche questa ovviamente ci interessa).

L'interno del V10 mantiene ed anzi rafforza il favorevole impatto esterno. L'organizzazione della componentistica è particolarmente razionale ed efficiente, lontana dalla struttura artigianale di altri prodotti di analoga categoria. Una vasta motherboard supporta tutti i circuiti di amplificazione, mentre la logica di controllo trova posto in un'altra PCB collocata dietro il pannello frontale. Una piastra stampata è collocata anche dietro il pannello posteriore e supporta tutti i relay d'uscita e d'ingresso, dotati di contatti in oro. Tra tutti i componenti spiccano il quadruplo potenziometro ALPS blindato del volume, precisissimo, le grandi capacità in poliestere e la coppia di doppi triodi ECC83 del preamplificatore, che sono le uniche valvole non in vista.

L’interno del V10 mantiene ed anzi rafforza il favorevole impatto esterno. L’organizzazione della componentistica è particolarmente razionale ed efficiente, lontana dalla struttura artigianale di altri prodotti di analoga categoria. Una vasta motherboard supporta tutti i circuiti di amplificazione,
mentre la logica di controllo trova posto in un’altra PCB collocata dietro il pannello frontale. Una piastra stampata è collocata anche dietro il pannello posteriore e supporta tutti i relay d’uscita e d’ingresso, dotati di contatti in oro. Tra tutti i componenti spiccano il quadruplo potenziometro ALPS blindato del volume, precisissimo, le grandi capacità in poliestere e la coppia di doppi triodi ECC83 del preamplificatore, che sono le uniche valvole non in vista.

L’uso dei toroidali è stato reso possibile dal particolare circuito impiegato dai tecnici della
T+A, denominato Single Primary Push-Pull. Ma andiamo con ordine, seguendo e commentando la descrizione che di tale schema fanno i progettisti del V10.

La configurazione classica impiegata negli amplificatori valvolari con trasformatore di uscita è riportata in figura 1.

Figura 1. Struttura base di un amplificatore valvolare push-pull convenzionale. Le valvole finali pilotano dei semiprimari avvolti in modo opposto, e la somma dei loro segnali è affidata al trasformatore stesso. Quest'ultimo però non è così simmetrico come viene schematizzato, e può subire fenomeni di magnetizzazione residua del traferro.

Figura 1. Struttura base di un amplificatore valvolare push-pull convenzionale. Le valvole finali
pilotano dei semiprimari avvolti in modo opposto, e la somma dei loro segnali è affidata al
trasformatore stesso. Quest’ultimo però non è così simmetrico come viene schematizzato, e può
subire fenomeni di magnetizzazione residua del traferro.

In questa esiste una sola alimentazione anodica delle finali e ciò, data l’indisponibilità di una valvola di “tipo P”, conduce ad una soluzione obbligata se si vuole realizzare un amplificatore di tipo push-pull: pilotare con una valvola un primario del trasfor
matore e con l’altra valvola un primario identico ma avvolto al contrario, onde produrre un’onda di fase opposta. In pratica si usa un primario con presa centrale, connessa a massa.

Questa struttura non è però esente da difetti, ovvero:

  1. I due semiprimari non sono mai realmente speculari. Essi differiscono quantomeno
    nella lunghezza del filo usato per gli avvolgimenti, e quindi hanno anche reattanze dirette e parassite leggermente differenti. Ciò comporta asimmetrie nel segnale di uscita.
  2. La magnetizzazione statica del traferro. I tubi di potenza sono polarizzati e, anche se le loro correnti sono uguali, la piccola asimmetria negli avvolgimenti genera un certo livello di magnetizzazione residua che limita la dinamica ed aumenta la distorsione, ma soprattutto impedisce l’impiego dei toroidali, sensibilissimi alla magnetizzazione residuale. Un elemento non citato dai tecnici tedeschi – probabilmente perché in un circuito servocompensato come il loro non ha rilievo – riguarda poi il fatto che l’invecchiamento dei tubi può anche aumentare l’asimmetria delle correnti di bias.
  3. L’inclusione del trasformatore nel loop di reazione. L’unico punto del circuito in cui esiste un segnale di potenza completo è 0 secondario, a meno di non realizzare uno specifico sommatore dei segnali consegnati ai primari. Se ciò da un lato consente di includere nell’anello di correzione anche un componente intrinsecamente non linearissimo come il trasformatore di potenza, dall’altro assoggetta il guadagno di anello alla limitazione di banda di quest’ultimo, con la conseguenza di una minore stabilità e la necessità di ricorrere a qualche “trucco” sulle compensazioni.
Figura 2. Struttura base del circuito SEPP (Single Primary Push-Pull) sviluppato dalla T+A. Ciascuna finale è dotata di un proprio alimentatore e la somma delle semionde avviene direttamente all'uscita delle valvole, sicché è facile azzerare la tensione di offset e pilotare senza corrente continua residuale un trasformatore a singolo primario, che può in questo caso anche essere toroidale. Nel VIO tale trasformatore rimane esterno al loop di controreazione, e ciononostante risposta infrequenza e distorsione rimangono eccellenti fino a piena potenza. Piccola nota di colore: la chiosa "mainly DC" è del progettista Lothar Wiemann.

Figura 2. Struttura base del circuito SEPP (Single Primary Push-Pull) sviluppato dalla T+A.
Ciascuna finale è dotata di un proprio alimentatore e la somma delle semionde avviene direttamente all’uscita delle valvole, sicché è facile azzerare la tensione di offset e pilotare senza corrente continua residuale un trasformatore a singolo primario, che può in questo caso anche essere toroidale. Nel V10 tale trasformatore rimane esterno al loop di controreazione, e ciononostante risposta infrequenza e distorsione rimangono eccellenti fino a piena potenza. Piccola nota di colore: la chiosa “mainly DC” è del progettista Lothar Wiemann.

Il circuito SEPP adottato nel VIO T+A è invece visibile in figura 2. Anziché un unico alimentatore ne esistono due (ciascuno da 350 volt), e ciò permette di riarrangiare la struttura in modo da avere un’uscita pushpull PRIMA del trasformatore, che quindi può essere dotato di primario singolo. Se si ha l’accortezza di azzerare l’offset in DC sull’uscita delle valvole (obiettivo tutt’altro che complicato da raggiungere) si annulla la corrente circolante nel primario, ovvero si annulla la magnetizzazione residua, ed è possibile pertanto usare i toroidali. La controreazione in AC può qui essere prelevata indifferentemente prima o dopo il
trasformatore (ovviamente previa scalatura dei livelli), e nel VIO viene prelevata prima, in modo da massimizzare le prestazioni intrinseche del circuito ed evitando gli effetti di alto ordine che il trasformatore avrebbe comportato.

La conseguenza è un valore di impedenza d’uscita abbastanza elevato (tra 0,5 ed 1 ohm) ed una distorsione residua bassa ma non infinitesimale come in altri valvolari, ma pure una per
fetta coerenza rispetto alla frequenza.

Questo circuito, sostanzialmente simile a quello impiegato nei finali OTL della Atma-sphere e nel Graaf GM200, come unico svantaggio ha quello del costo, che sale nettamente per la presenza di più alimentatori floating, necessari anche per i filamenti visto che i potenziali catodici non sono più praticamente fissi. Un ulteriore aumento del costo è dovuto al fatto che i
tubi finali operano come adattatori d’impedenza, e ciò richiede un ulteriore pentodo d’ingresso (ECL82) come preamplificatore. Questo stadio pilota il triodo driver ECC99, che a sua volta pilota in controfase (con ambo i lati delle uscite) i pentodi di potenza EL509/II. Quest’ultima valvola, forse meglio nota nella variante PL509 ad alta tensione di alimentazione del filamento, è di gran lunga la più prescelta per i finali OTL, grazie alla sua bassa impedenza d’uscita (salutare anche per il favorevole rapporto di trasformazione che consente di ottenere)
ma soprattutto alla enorme corrente di placca (500 mA!). Con una dissipazione di placca di 35 watt è teoricamente in grado di erogare fino ad una novantina di watt con una sola coppia, un valore non lontano da quanto ottenuto in questo amplificatore anche grazie all’impiego dei toroidali in uscita.

Figura 3. Esempio di curve di carico del pentodo EL509 in versione "classica " (quella montata nel VIO è una variante dell 'originale sviluppata ad hoc per la T+A). Notare la "mostruosa" corrente massima di uscita, che raggiunge i 650 mA con 460 volt di placca.

Figura 3. Esempio di curve di carico del pentodo EL509 in versione “classica” (quella montata nel
V10 è una variante dell ‘originale sviluppata ad hoc per la T+A). Notare la “mostruosa” corrente massima di uscita, che raggiunge i 650 mA con 460 volt di placca.

La denominazione “/II” sta a significare che si tratta di una variante sviluppata appositamente per la T+A, ma non abbiamo ragguagli sui parametri in cui questo modello differisce dall’originale.

Sul piano costruttivo il V10 merita lodi a profusione. È costruito benissimo, con il minimo della filatura necessaria in un ampli a tubi, e monta componentistica elettronica della migliore qualità. Una piccola ed impercettibile ventola centrale agevola la consistente generazione interna di calore.

Conclusioni

È realizzato davvero molto bene, adotta soluzioni tecniche decisamente fuori dai normali schemi e garantisce prestazioni da valvolare di prim’ordine. Non avrà alle spalle un pedigree pluridecennale, ma ha certamente un’azienda grande, in cui lavorano tecnici appassionati e designer di prim’ordine. Visto sotto queste luci il pur consistente prezzo richiesto per entrare in possesso del T+A V10 appare tutt’altro che esoso.

di Fabrizio Montanucci


Le misure

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A differenza dello stato solido, nelle amplificazioni valvolari non è così difficile mettersi in laboratorio ed andare alla ricerca dei punti deboli, anche per verificare la consistenza progettuale dell’insieme. Questi componenti sono soggetti a tante limitazioni intrinseche che la realizzazione di un finale realmente prestante è operazione quasi da funambolo, in cui basta un errore od un eccesso di risparmio su singoli elementi per compromettere il risultato d’insieme. Nel caso del V10 abbiamo più elementi che concordano nell’indicare che i risultati conseguiti sono prossimi al massimo, e che le scelte operate sono state azzeccate. Guardiamo ad esempio alle risposte: per la loro natura reattiva mista, tutti i trasformatori sono soggetti
a risuonare a frequenze più o meno alte, e lo scopo di chi progetta dovrebbe essere quindi da un lato quello di spostare la risonanza quanto più in alto possibile (in modo da non coinvolgere le frequenze udibili), dall’altro quello di renderla tanto più contenuta e smorzata, almeno sulle impedenze che si prevede di alimentare. Nel V10 la risonanza del trasformatore è collocata sopra i 50 kHz, è poco pronunciata e soprattutto la condizione di massima linea
rità ed estensione viene raggiunta proprio sull’impedenza nominale di carico, con un calo di 1 dB a ben 70 kHz. E ciò nonostante la risposta all’estremo basso sia piena (-0,5 dB a 20 Hz) sia a basso livello che a potenza piena, laddove altresì il crollo ad alta frequenza avviene solo sopra i 40 kHz. L’alta qualità dei trasformatori di uscita, ed insieme a questi di tutto il circuito, è testimoniata chiaramente anche dai grafici di distorsione rispetto alla frequenza, tutti in pratica equivalenti a segmenti di retta paralleli all’asse delle frequenze. Ciò significa che la banda open loop è molto ampia, ma anche che l’unità di disaccoppiamento non soffre di “lentezze” di natura varia e consente quindi l’ottenimento di una grande coerenza timbrica su
tutto lo spettro. Dagli stessi grafici di risposta si evince anche come l’impedenza d’uscita sia abbastanza elevata: per l’esattezza 1 ohm con il selettore su “8 ohm” ed esattamente la metà su “4 ohm”, con un valore differenziale (ovvero dedotto dalla differenza di livello tra 2 valori di
resistenza di carico) che non mostra cedimenti allo scendere del modulo e che anzi risulta tendenzialmente decrescente (ad esempio, con il selettore su 8 ohm si rilevano 1,05 ohm scendendo da 16 ad 8 ohm di carico e 0,93 ohm scendendo da 4 ohm a 2). La distorsione, come già osservabile nel grafico rispetto alla frequenza, è contenuta e a basso livello anche di ordine limitato, con l’energia quasi integralmente concentrata nelle prime due armoniche e quasi nulla sopra la nona. Salendo di livello, soprattutto quando la potenza di uscita  approssima i valori massimi, la struttura dei residui diventa decisamente “pentode like”, ovvero salgono gli ordini superiori. Se però si opta per la modalità “Hi-bias”, oltre ad un genera le abbassamento della distorsione ai livelli bassi e medi, si assiste anche ad un “riscaldamento” dei residui, nel senso che i prodotti di alto ordine tendono a defilarsi quasi co
me nei circuiti a tubi equipaggiati di valvole con minor numero di elettrodi.
In termini di capacità di pilotaggio il V10 rispetta nella sostanza le specifiche di targa, i valori riportati nelle CCL sono infatti relativi ad una distorsione dell’uno per cento ed il clipping è abbastanza morbido. Le stesse curve di carico limite mostrano come la massima erogazione si ottiene su moduli leggermente inferiori a quello nominale.

Dato il miglior controllo sulle variazioni d’impedenza degli altoparlanti, ne risulta che se non si vuole sfruttare tutta la potenza disponibile le prestazioni più interessanti si hanno con il selettore d’uscita su “4 ohm”, e questo va comunque preferito se gli altoparlanti scendono sotto i 6 ohm.

Il V10 ha comunque anche altre frecce al suo arco, perché la sezione pre non è da meno di quella di potenza. Il rumore residuo è ad esempio tra i più bassi in assoluto mai trovati su un amplificatore integralmente valvolare, ma anche il tracking dei canali è eccezionale, visto che è stato ottenuto con un tradizionale attenuatore potenziomerrico (anche se tra breve il “tradizionale” dovremo riferirlo agli attenuatori integrati) e che il valore massimo non supera
0.7 decibel sull’intera dinamica di prova. Del tutto corretti anche i parametri  l’interfacciamento.

di Fabrizio Montanucci


L’ascolto di Marco Benedetti

L’ascolto di questo bellissimo amplificatore integrato ha confermato l’impressione che già mi ero fatto sui prodotti T+A precedentemente capitati in redazione, che in sintesi si riassumono in: “suona meglio di quanto si potrebbe pensare a guardarlo”. Qualcuno potrà rimanere confuso: “ma come, hai appena detto che è bellissimo…”. Infatti lo confermo: il T+A V10 è un prodotto in cui è chiarissima la ricerca di un aspetto lussuoso e accattivante, un attento studio del design, con una forma architettonica che denuncia la funzione. Il V10 sembra uscito direttamente dal set di “Metropolis” di Fritz Lang; particolarmente goduriosi, a mio avviso, i
coperchi cilindrici dei trasformatori di uscita, toroidali appunto, come facilmente intuibile dalla forma dei coperchi.

Ora, non è difficile per un audiofilo con un minimo di esperienza associare il prodotto particolarmente curato dal punto di vista estetico con operazioni modaiole che  necessariamente comportano una qualità musicale non in linea con la fascia di prezzo (la
cura estetica costa, e pure parecchio. Ogni riferimento ai prodotti B&O è ovviamente voluto) e quindi diffidare: generalmente il prodotto di questo genere è indirizzato a un tipo ai pubblico diverso, per cui lo status symbol, l’inserimento nel salotto buono, vengono prima della sfumatura timbrica o del briciolo di microdettaglio in più.

Nel caso di questo T+A, invece, anche stavolta ho dovuto riconoscere che “il design è omaggio”, in altre parole che non si è risparmiato sui componenti per investire sull’estetica; al contrario, come abbiamo visto, addirittura vengono utilizzati trasformatori di uscita toroidali, che su due piedi ricordo di aver visto solo sui divini Nagra VPA, e non starò certo a spiegarvi l’importanza strategica del trasformatore di uscita in un amplificatore valvolare, l’intrinseca
maggior qualità di un trasformatore toroidale e i suoi maggiori costi rispetto a uno tradizionale.

All’atto pratico, all’ascolto, ci troviamo con un prodotto di personalità ineffabile, che da l’impressione di metterci pochissimo del suo. Francamente non ho avuto la sensazione di ascoltare un’amplificazione completamente valvolare, non ho notato le caratteristiche (difetti?) tipiche di queste realizzazioni: non ho notato il gentile arrotondamento degli estremi di gamma – o se preferite resaltazione della gamma media – o il suono “ruffiano”, artificial
mente riscaldato dagli eccessi di armoniche pari. Questo però non significa che il V10 abbia un suono da stato solido (del resto non vedo come potrebbe, dato che è totalmente valvolare); mi
verrebbe da dire che siamo di fronte a uno dei prodotti timbricamente più neutri sul mercato. Particolarmente apprezzabile l’estensione e il controllo della gamma bassa, tipico tallone di Achille delle amplificazioni valvolari, causato in genere dai trasformatori di uscita non all’altezza, che mi è parsa eccezionalmente ben smorzata, a tutto vantaggio dell’articolazione del basso, della capacità di trasmettere il ritmo. Notevolissime anche le doti dinamiche, anche a volume altissimo non ho notato indurimenti della gamma acuta o compressioni della dinamica; ottima anche la velocità sui transienti, che contribuisce moltissimo a trasmettere la
sensazione di realismo; sotto questo aspetto mi è rimasto solo un lievissimo dubbio col pianoforte, che del resto è lo strumento più difficile da riprodurre realisticamente, che pur essendo sostanzialmente corretto mi ha lasciato l’impressione di una lievissima mancanza di corpo, di impatto fisico. Molto buona anche la ricostruzione scenica: il soundstage è ricostruito con molta precisione e coerenza, la scena si estende ben oltre la larghezza dei diffusori e – se questi ultimi lo consentono, ovviamente – molto profonda. In conclusione, il T+A V10 è senz’altro uno dei migliori amplificatori integrati in commercio.

da AUDIOreview n. 244 marzo 2004

T+A V10

Amplificatore integrato a valvole

Costruttore: T+A, elektroakustik GmbH & Co. KG, Planckstr. 11, D-32052 Herford, Germania. Tei. 0049522176760
Distributore: Hi-Fi United, Via Martiri della Resistenza 8, 29100 Piacenza. Tel. 0523716178
Prezzo: Euro 5500,00

CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE
  • Potenza di uscita: 2 x 80 W RMS.
  • Impedenza di carico: 4 o 8 ohm (commutabile)
  • Banda passante: 18 Hz 100.000 Hz.
  • Distorsione totale (armonica ed intermodulazione): <0.08% ad 1 W, <0.5% a piena modulazione.
  • Valvole: 2 x ECC83 (preamplificatore), 2 x ECL82 (ingresso stadio finale), 2 x ECC99 (driver delle finali), 4 x EL509/II (uscita dì potenza).
  • Trasformatore d’uscita: toroidale a larga banda, sviluppato da T+A

Author: Redazione

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1 Comment

  1. non avete indicato i diffusori adeguati; potreste farlo? Perché possiedo due Rega che funzionano davvero male!

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