Transcriptors il giradischi di Arancia Meccanica

01-durante-il-testIl Transcriptors Hydraulic per la sua superba estetica si è guadagnato un posto in diversi importanti musei in giro per il mondo; infatti, fa bella mostra di sé al MOMA di New York, al Design Museum di Londra, alla Pinakothek der Moderne di Monaco nonché in vari musei giapponesi. Come se non bastasse questa presentazione di tutto rispetto, chi non ricorda il protagonista del film “Arancia Meccanica” Malcom McDowell estasiarsi di fronte al Transcriptors mentre ascolta la Gran Nona del suo amato Ludovico Van?

Questa opera di David Gammon è forse uno dei pochissimi oggetti audio che ancora oggi gode presso milioni di persone di una popolarità che ha dell’incredibile. Ma vorrei parlarvi della mia personale esperienza con questo oggetto che ho desiderato e restaurato più volte. Da ragazzo ho avuto la fortuna di vivere in una famiglia dove l’amore per la musica era molto sviluppato, e altrettanto viva da parte dei due fratelli di mio padre era la passione per la riproduzione del suono. In breve mio zio Peppino, che era il legittimo proprietario del giradischi oggetto della prova, un giorno danneggiò gravemente il coperchio in plexiglas; il sottoscritto prontamente si offrì di ripararlo, riuscendo con questo trucco a portarglielo via.

Lo SME 3009.

Lo SME 3009.

In seguito, dopo un lungo periodo di traccheggiamenti, trattai e riuscii definitivamente ad entrarne in possesso (non a caso Marco Benedetti mi chiama il perfido Cives) per la cifra simbolica di 50.000 lire. Eravamo alla fine degli anni ’70, e da allora ho continuato ad usarlo fino a quando il piccolo motore sincrono non ha cominciato a dimostrare di avere dei grossi problemi di età: nel 2002 l’ho messo a riposo riponendolo ben protetto nel guardaroba della mia camera da letto. Ogni volta però mi si presentava nell’aprire le ante dell’armadio in tutto il suo muto splendore; poi, un giorno, curiosando nella rete, mi sono imbattuto nel sito www.transcriptors.net, l’eden dei Transcriptors, che ha acceso in me la speranza di poter restaurare l’Hydraulic Referenc.

Il motore sospeso tra tre molle.

Il motore sospeso tra tre molle.

Il vecchio motore, la cinghia e l'olio vischioso.

Il vecchio motore,
la cinghia e l’olio vischioso.

La sostituzione dei gommini sui supporti.

La sostituzione dei gommini sui supporti.

I nuovi supporti in Gomma.

I nuovi supporti in Gomma.

L’ascolto

Il modello in mio possesso porta nella parte inferiore del piatto la data del 23 maggio 1972 ed è dotato di braccio SME 3009, quindi potrebbe appartenere a quella serie di giradischi dati in concessione alla SME perché ne montasse il braccio, o potrebbe anche far parte di una realizzazione costruita su licenza da J.A. Michell. In ogni caso, i suoi trentasei anni li scontava tutti con una serie di problemi relativi al decadimento delle materie prime con il quale è stato costruito: cinghia, piedini, olio, motore e perfino la piccola bolla si erano oramai deteriorati in modo irrimediabile, relegandolo ad una fruizione meramente estetica. Grazie all’aiuto di Michael Gammon, il figlio maggiore di David che dal 2000 ha rilanciato l’azienda del padre, ho potuto restaurare con parti originali il giradischi che è ritornato agli antichi splendori, proprio come un’operazione di lifting per cancellare i segni del tempo. L’encomiabile Michael ha voluto mantenere viva la genialità paterna fornendo parti di ricambio, consigli e manutenzione per ridare vita a questi magnifici oggetti; l’azienda ha ripreso a produrre dopo che il famoso collezionista americano Don Sellers è riuscito a convincere il figlio a riaprire i battenti per non lasciare cadere nell’oblio del tempo i nostri Transcriptors e tutto quello che hanno significato. Michael si occupa di rendere disponibili sia dei kit completi che parti sciolte per il restauro di tutti modelli; inoltre costruisce il Transcriptors T6 Turntable, una versione aggiornata dotata di un potente motore targato Origin Live, giradischi assai bello che può essere completato anche con l’interessante braccio Origin Live OL1 o SME.

Dopo il restauro con i nuovi gommini sul piatto.

Dopo il restauro con i nuovi gommini sul piatto.

Restaurare un Transcriptors Hydraulic è oserei dire piacevole, occorre solo un po’ di pazienza e tempo, e rientra in quella mentalità tutta anglosassone del ‘do it yourself’, del piacere del possesso attraverso la manipolazione e l’intima conoscenza di ogni più piccola parte. La macchina sembra fatta apposta per essere sottoposta ad una facile manutenzione. Ma attenzione: anche se si smonta con estrema semplicità, consiglio prima d’iniziare di fotografare con una camera digitale le varie fasi delle operazioni, cosa che ritornerà sicuramente molto utile nel momento successivo di riassemblaggio delle varie parti. Dopo aver ordinato a Michael motore, olio, cinghie e supporti di gomma sia per il piatto che per i tre piedini che sorreggono la base, ho atteso impazientemente il pacchettino e dopo circa tre settimane, quando finalmente è arrivato, ho iniziato la fase di ringiovanimento dell’Hydraulic. Per il restauro sono partito dallo smontaggio del motore dall’alloggiamento laterale elasticamente sospeso da sei molle, svitando i tre dadi della copertura. La cinghia lunga e sottile che avvolge la puleggia va riposta nel talco (non borotalco) dotandosi di guanti in lattice: bisogna fare attenzione a non toccarla con le mani nude perché la ungerebbero irrimediabilmente con il sebo naturale della pelle. Siamo solo all’inizio dell’opera di sostituzione del motore, nel mio caso guasto; occorre ancora smontare i tre dadi che bloccano le molle e dissaldare i due sottili cavetti che vanno all’alimentazione di rete. A questo punto possiamo procedere alla rimozione del motore e della piccola puleggia sull’asse, operazione che avviene abbastanza facilmente avendo l’accortezza di usare prima il cacciavite per smontare il piccolo anello in alluminio che è avvitato ad un piccolo supporto, sempre in alluminio, sull’asse del motore. Il supporto si deve recuperare perché deve essere riutilizzato (è inserito a pressione), e in tale operazione non bisogna utilizzare altro che le mani per non rovinarlo. Ripeto, non lesinate nel fotografare ogni passaggio, in particolare come sono montate le molle, tre per il motore e tre per la basetta. Nel mio caso ho apportato una piccola modifica all’originale, ho inserito in parallelo all’ampolla d’accensione un piccolo condensatore in modo da poter annullare il disturbo dell’accensione che si genera quando il magnete mette in contatto le due lamelle nella piccola ampolla di vetro. Il motore originale è sincrono, a corrente alternata, di marca Crouzet. Il mio in particolare presentava i cuscinetti totalmente usurati dall’impegnativo utilizzo trentennale. Sarebbe interessante approfondire la possibilità di dotare il Transcriptors con un potente motore della Origin Live per aumentarne lo spunto, anche se allo stato attuale non esiste un kit dedicato, mentre al contrario il Michell Gyrodec ha questa opportunità, come anche tanti altri giradischi. Prima di montare il motore nuovo ho approfittato per eseguire un’approfondita pulizia sia della basetta che della puleggia con alcol isopropilico. Nel mio caso ho perso un po’ di tempo nel cercare i tre supporti di gomma per l’ancoraggio (problema risolto con dei supporti in gomma per idraulica), dal momento che gli originali erano diventati rigidi, poi ho provveduto alle saldature e a questo punto ho rimontato il tutto. Si rende necessaria una semplice taratura dell’altezza dell’asse/puleggia mediante le tre molle di sospensione del motore.

La Denon 103 S sul Transcriptors.

La Denon 103 S sul Transcriptors.

Con il piatto nuovamente in movimento, ho affrontato il secondo dei problemi: la sostituzione dell’olio vischioso all’interno della vaschetta. Tolta la cinghia, con le precauzioni già accennate (guanti in lattice), ho svitato il fermo centrale in alluminio e ho smontato il pesante piatto dotato di sei splendide masse cilindriche ottonate e sono andato a rimuovere la vaschetta realizzata intorno all’asse del giradischi, che è facilmente asportabile. Ma la situazione ha richiesto un altro intervento giacché parte dell’olio era fuoriuscito (forse dovuto agli spostamenti del piatto) e aveva sporcato il supporto, quindi con santa pazienza (quella non deve mai mancare) ho sollevato il piatto (mediante due pile di volumi di enciclopedia) in modo da poter smontare l’asse del giradischi e il suo supporto. La benzina per accendini si è rivelata molto efficace nella pulizia dell’olio vischioso fuoriuscito. Ho rovesciato la vaschetta appoggiandola ad un contenitore monouso in alluminio e ho eliminato con la benzina ogni residuo; una volta rimontato e lubrificato l’asse, ho rimboccato l’olio vischioso fino ad arrivare a 3/4 della vaschetta stessa. Ho messo nuovamente al suo posto la cinghia e ho provato il giradischi, riuscendo finalmente a regolare il freno idraulico nella posizione in grado di mantenere una velocità costante. Occorre specificare che il modello in mio possesso non è dotato del secondo braccino munito di spazzolina che contribuisce a ridurre la velocità mediante l’attrito sul disco, quindi ho voluto fare una prova con un dispositivo analogo anche se non originale. Ebbene, la spazzolina serve, in quanto consente una regolazione meno spinta del freno idraulico.

La nuova bolla vicino alla precedente.

La nuova bolla vicino alla precedente.

In un altro fine settimana ho completato la manutenzione sostituendo le gomme dei piedini e i gommini sul piatto, operazione questa abbastanza scomoda poiché ho dovuto sollevare con adeguate pile di volumi il piatto per poter accedere ai piedini in alluminio; asportati quest’ultimi, non è stato particolarmente difficile rimuovere le vecchie sospensioni di gomma, ma sempre con estrema attenzione per non rigarli con attrezzi metallici vari (io ho usato solo bacchette in legno per gelati, stuzzicadenti e cotton fioc). Ho quindi ripetuto l’operazione di sostituzione con i gommini presenti sulla parte superiore del piatto. Un altro passo verso il traguardo del restauro del mio Transcriptors è stato ripristinare la bolla ad alcol, operazione possibile solo se dotati di una seconda bolla che consente la regolazione delle tre viti di ancoraggio. Non rimaneva a questo punto, prima di partire con l’ascolto, che la pulizia finale/lucidatura delle parti estetiche, quanto mai importanti in questo oggetto (una vera rivelazione è stato l’uso del panno in microfibra che asporta ottimamente ogni traccia di opacità e sporco).

L’ascolto e l’utilizzo

Dopo il restauro, ho montato una testina Denon 103 S sullo SME 3009 del Transcriptors e una 103 standard sul mio riferimento EMT 930, che monta un braccio FR64S; sono stato costretto ad usare due testine in quanto le regolazioni del VTA tra i due giradischi è differente, e volevo avere la possibilità di un passaggio veloce da un piatto all’altro. Ho collegato i due piatti ad un trasformatore Tango MCT-999 con un rapporto di trasformazione 1:10 adatto ad entrambe le Denon. Ho eseguito varie prove con il Transcriptors con e senza braccino puliscidisco, con e senza clamp, ma devo riconoscere che la configurazione a mio parere più credibile è quella senza clamp e con braccino puliscidischi (era di serie nelle prime versioni).

Il condensatore sulla ampolla d'accensione.

Il condensatore sulla ampolla d’accensione.

Se il restauro è partito dalla necessità di sostituire il motore guasto, l’esser intervenuto su cinghia, olio e piedini smorzanti con ricambi originali ha contribuito a raggiungere una certa stabilità nelle prestazioni dell’Hydraulic, tallone d’Achille di questa realizzazione di David Gammon. La continua manutenzione e regolazione che necessita l’uso del Transcriptors Hydraulic è parte del suo appeal, l’oggetto posseduto e amato viene anche manipolato, forgiato giorno dopo giorno, non solo ascoltato, ma anche toccato, guidato, al fine di ottenerne le migliori prestazioni. Oli, cinghie e sospensioni di gomma sono soggetti a continue modificazioni dovute al tempo e alle temperature (approccio opposto nell’affidabilissimo EMT 930), quindi in concreto, ogni volta che lo accendiamo, dobbiamo fare dei piccoli controlli sulla velocità con lo stroboscopio illuminato, sulla livella inclusa, in modo da verificare che sia tutto regolato a dovere (oserei dire che bisogna tastarne l’umore!). Al contrario, su macchine come l’EMT accendi, metti su un disco e non ci pensi più.

Le prestazioni dopo il restauro sono nettamente migliorate e si mantengono a un livello onesto, considerato anche il braccio SME 3009 che consente l’utilizzo di testine MC. Certo che l’effetto visivo è magnifico, la spettacolarità dell’oggetto rimane la stessa immutata nel tempo. Il rumore con le sospensioni nuove è diminuito e si attesta a un livello buono, anche se il suono appare meno analitico di quello riprodotto dal poderoso EMT 930. La differenza è nella diversa filosofia dei due oggetti: il Transcriptors Hydraulic è una vera opera d’arte audio, mentre l’EMT è un giradischi che si realizza nell’affidabilità. Michael, il figlio di David Gammon, ci ha restituito il piacere di veder funzionare questo spettacolare piatto che, grazie alla gamma completa per tutte le versioni (Hydraulic, Saturn, Skeleton, Round, Transcriber) di parti di consumo, consente di riprendere il gioco, tutto anglosassone, dell’hobby audio.

Massimo Cives

 


La storia

Fondata in Inghilterra nel 1960 da David Gammon, la Transcriptors è stata leader mondiale fino ai primi anni ’80 nella produzione di giradischi manuali, bracci e accessori.

David Gammon.

David Gammon.

L’Hydraulic Reference è stato impiegato in molti spot televisivi, tra i quali la pubblicità dei cereali Kellogg’s, e in vari film, primo fra tutti “Arancia Meccanica”, dove si può ammirare in diverse scene.
Ancora oggi i designer restano colpiti dai progetti e dai modelli ideati da David Gammon e i suoi prodotti sono stati più o meno tutti riproposti e copiati, a dimostrazione di quanto sia stata geniale e feconda la sua carriera.
Agli esordi, quando ancora era impiegato come ingegnere capo presso la Almer Components, disegnò il braccio Transcriptors e, insieme, alcuni accessori: il Sweep Arm, un braccio per la pulizia dei dischi, e la Stylus Brush, spazzola per gli stili delle testine. Tali prodotti in seguito vennero copiati in tutto il mondo, non essendo mai stati depositati i brevetti.

La svolta avvenne per gioco. Un suo amico fotografo di professione, Brian Allan, propose di scattare alcune fotografie dei suoi prodotti per inviarle alla stampa specializzata, così, per prenderlo in giro, convinto che non le avrebbero mai prese in considerazione. Ma il mese successivo furono regolarmente pubblicate. David si trovò allora a dover coprire una richiesta imprevista di commesse, lavorando part-time nel suo appartamento fino al 1963, quando fu contattato da un laboratorio di ricerca in campo audio. Nacque allora la prima serie di giradischi Hydraulic Reference, in grado in tutto e per tutto di rispondere ai severi requisiti di precisione dei test audio del laboratorio. Gammon prese spunto dal braccio Transcriptors per disegnare l’apparecchio, che in breve si attestò come uno dei giradischi maggiormente al­l’avanguardia della sua epoca.
Nel 1964, dopo aver lasciato la Almer Components, cominciò a lavorare con uno staff di sette persone in un bilocale curiosamente affittato dalla stessa Almer per trenta sterline alla settimana. Già dopo un anno il bilocale non era più sufficiente, così il gruppo si trasferì in Theobald Street, nella zona di Borehamwood, a nord di Londra, dove fu in grado di potenziare la produzione.

L’anno successivo fu progettato il Saturn, che ricalcava il design dell’Hydraulic.
Nel 1969 Stanley Kubrick, il regista di “Arancia Meccanica” e di “2001: Odissea nello spazio”, visitò il suo stabilimento e David gli fece dono di un Hydraulic Reference che poi fece bella mostra di sé in alcune scene di entrambi i film.
Nel 1971 fu premiato dal London Design Centre dalla principessa Margaret durante una sontuosa cerimonia e il giradischi fu esposto in molte mostre hi-fi, ricevendo molteplici riconoscimenti.

Verso la fine del 1973, il governo irlandese gli offrì un nuovo ed ampio stabilimento dove presto traslocò, e ciò gli permise di non rivolgersi più a terzi per la fornitura di pezzi. Iniziò così la produzione del Saturn, ma l’innalzamento dei prezzi del petrolio e conseguentemente dei prodotti derivati lo costrinse a sostituire le parti in acrilico con il vetro. L’idea gli balenò all’improvviso una mattina all’alba, al punto tale che tracciò il disegno del piatto sul retro di un pacchetto di sigarette Bensons & Hedges che aveva a portata di mano. Si rivolse per le parti in vetro alla Triplex, che produceva parabrezza, e l’idea divenne presto realtà: venne prodotto lo Skeleton, sul quale era montato il famoso ma controverso braccio Vestigal formato in un solo pezzo tra braccio e shell. Nessuno riusciva a spiegarsi come potesse funzionare, ma di fatto funzionava. Il design anticonvenzionale si basava su un braccio imperniato sullo shell con un contrappeso molto leggero e una “tracking force” quasi inesistente.
Nel 1974 David Gammon con la sua famiglia si spostò a New York, dove aprì un ufficio per soddisfare le esigenze del mercato americano, ed anche qui ebbe tantissimi ordini per lo Skeleton e per il braccio Vestigal, venduto anche separatamente.
Ma sia il pubblico che le riviste di hi-fi si lamentavano intanto per i costi troppo elevati dei prodotti audio. Questo lo spinse a produrre il Round Table, un apparecchio che riprendeva gli elementi dello Skeleton ma con un braccio montato sul coperchio che permetteva un facile cambio del disco ed era venduto a sole 25 sterline. Stranamente però, nonostante il prezzo così contenuto, non ebbe molto successo, tanto che se ne produssero solo 300 esemplari e per un solo anno. Ciò, oggi, lo rende per i collezionisti uno dei pezzi più rari ed appetibili.

Nel 1971 la principessa Margaret consegnò a David Gammon, il premio London Design Centre.

Nel 1971 la principessa Margaret
consegnò a David Gammon, il premio London Design Centre.

Ci sono state molte voci, articoli e commenti circa i rapporti tra David Gammon e J.A. Michell. Qualcuno dice che l’Hydraulic Reference presente nel film “Arancia meccanica” sia stato prodotto da Michell; la verità è che quest’ultimo ebbe tra gli anni ’60 e ’70 una sua piccola attività indipendente e che Gammon gli commissionò dei lavori, ma nulla di più. Nel 1973 David e John sottoscrissero un contratto che permetteva alla Michell Company di produrre, sotto licenza, l’Hydraulic, ma in nessun modo egli poteva cambiare o sostituire il design originale. In effetti, alcuni piatti in circolazione presentano la base ancora prodotta da David: rimasti nella sede inglese dopo il trasferimento in Irlanda dello stabilimento, furono infatti ripresi da Michell e da lui terminati.
La concezione di Gammon del design si ispira agli orologi del XVII e XVIII secolo, con la convinzione che ciò che è esteticamente bello non vada nascosto dentro una scatola nera o peggio di legno ma lasciato a vista perché sia godibile il meccanismo e il suo movimento, che permette di produrre il suono. Il risultato è quello di un oggetto molto piacevole ma anche molto preciso.
Come abbiamo già detto l’Hydraulic Reference è comparso in molti spot pubblicitari e film ma è stato anche copiato, e non sempre legalmente, in una forma o in un’altra da ditte presenti in tutto il mondo, come Michell / Simon York Designs / Audio Linear, o la Concept 2000 e la Sykes & Hirsch, con il loro Compacta dotato di Fluid Arm.
Molti personaggi famosi sono entrati in possesso dell’Hydraulic Reference, tra i quali ricordiamo i membri del gruppo dei Pink Floyd, Peter Noon degli Herman’s Hermit’s, i Reali d’Inghilterra e il leggendario produttore rock Mickie Most. Alcuni giradischi sono stati donati a importanti musei quali il MOMA di New York, il Design Museum di Londra, la Pinakothek Der Moderne di Monaco di Baviera e molti musei giapponesi.
L’Hydraulic Reference veniva fornito in kit con il braccio SME 3009.
Nel 2000 Michael, il figlio maggiore di David Gammon, ha voluto rilanciare la compagnia fondata dal padre, grazie anche alle insistenze di Don Sellers, famoso collezionista americano.
Dal 2005 purtroppo David Gammon non è più tra noi. Ma l’azienda ha ripreso a vivere e a produrre materiali, pezzi di ricambio, basi, e fornisce anche manutenzione. Da semplice pagina di storia passata, la Transcriptors è oggi di nuovo un’importante realtà sul mercato.

da AUDIOreview n. 293 settembre 2008

Author: Redazione

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2 Comments

  1. sono possessore anch’io di questo magnifico giradischi,acquistato usato,oltre ad un EMT 930 e altri,quello che ho letto mi è stato di grande aiuto,mi piacerebbe vedere e capire meglio la sostituzione dell’olio,quanto ne va messo?che tipo?va bene quello che consiglia Pasini per gli EMT che ho già in possesso o ci vuole quello per macchine da cucire.
    vi ringrazio per l’eventuale risposta che vorrete fornirmi

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  2. Ho comprato il transcriptors a Londra nel 1973, lo uso ancora oggi. Nel tempo ho cambiato la cinghietta e l’olio.

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