Doppi carichi asimmetrici: come costruire il subwoofer impossibile… (2)

seconda parte

Subwoofer per le Rogers LS 3/5a

Eccoci alla seconda puntata, quella pratica, dove dalle parole si passa ai fatti. Abbiamo scelto il trasduttore, abbiamo misurato la distorsione della Rogers ed abbiamo abbozzato un progetto. Ora definiamo le grandezze, i filtri crossover e le dimensioni del subwoofer.

La scorsa puntata abbiamo concluso con più di una certezza circa il progetto e l’ottimizzazione del nuovo sub che intendiamo realizzare per il piccolo satellite inglese. Sappiamo che il subwoofer deve avere delle dimensioni tali da ottenere un volume di circa venti litri, in modo da costituire il supporto della Rogers.

Figura 1

Figura 1

Con settanta centimetri di dimensione verticale possiamo esser certi che il tweeter sarà all’altezza giusta. Nel computo dei volumi e degli accordi abbiamo ope- rato una scalatura notevole, verificando che contro qualunque previsione l’estensione non ne avrebbe risentito eccessivamente
e con l’invidiabile vantaggio di avere ancora 2,5 litri a disposizione per correggere la risposta. A questo punto vi ho rimandato a questa seconda puntata ed eccoci qui, freschi freschi a riprendere. Devo ammettere che prima di progettare il sub ho ascoltato le due “piccole” per un bel po’ di tempo, alternandole con la mia coppia di Double Face e mettendo a fuoco un paio di nuovi intenti prima di calcolare i volumi definitivi, intenti che sono scaturiti dalla solita “pessima abitudine” di porre in relazione gli ascolti con le misure.

  1. La risposta in frequenza misurata in camera anecoica e quella a terzi di ottava misurata in ambiente a 2,5 metri differiscono notevolmente in gamma bassa.
  2. I criteri da tener presente durante la progettazione del passa-alto della “piccola” ovviamente devono tener conto di ciò, anche a dispetto delle misure in camera anecoica.

Alla luce di queste precisazioni riprendo il lavoro ammettendo che è meglio assegnare i 2,5 litri ancora a disposizione tutti alla camera reflex esterna, giocandomi la frequenza di accordo, la sensibilità e l’estensione in basso soltanto sul condotto che emette verso l’esterno. In tal modo si ha la possibilità, tutt’altro che banale, di rendere in qualche modo la risposta “allineabile” a seconda dei propri gusti e/o della propria situazione ambientale. L’idea di avere un basso “modulabile” è meno balzana di quello che sembra, perché in fase di realizzazione dobbiamo costruire soltanto due fondelli del diffusore in più per poterli utilizzare con un condotto esterno accordato più in alto o più in basso a seconda delle
esigenze. Ah, non l’ho detto? Ho pensato di posizionare il condotto di accordo esterno verso il basso, alla base del cabinet, innalzandolo
di qualche centimetro per consentire l’emissione verso il pavimento.

Giunto a questo punto mi sono dato da fare per effettuare il disegno del mobile, i piani costruttivi da dare al buon Roberto Pallocchia per realizzare tutto quanto. Lo spessore del medium density da usare è di soli 19 millimetri. Anche qui molti assolutisti della costruzione coriacea potrebbero gridare allo scandalo con le solite affermazioni integraliste del tipo: “No, giammai!”.

Figura 2

Figura 2

Un subwoofer è meglio realizzarlo con uno spessore di almeno 4 centimetri di medium density ad altissima densità, rinforzandolo magari
con dei tramezzi di cemento armato”. Personalmente, alla luce dei due disegni di Figura 1 e Figura 2, vi invito ad una constatazione: per una larghezza di 16 centimetri interni la camera dal volume maggiore è alta appena 28,5 centimetri e secondo la mia esperienza, suffragata da molte prove accelerometriche, non ha bisogno di alcun rinforzo. Un’ulteriore caratteristica utile di questo tipo di carico è infatti quella di avere ben due tramezzi interni costituiti dalle pareti separatorie dei tre volumi, motivo per il quale non c’è bisogno di ulteriori rinforzi. Se date un’occhiata ai disegni vi potete rendere conto dell’unica vera complicazione costruttiva: i due condotti di accordo sono entrambi nella camera reflex in basso, sono molto vicini, di dimensioni simili e lavorano per di più in uno spazio abbastanza angusto, prontissimo ad emettere fischi di ogni tipo dal condotto che emette all’esterno. Tenete conto anche che le misure in campo vicino esaltano tale fenomeno e che in realtà un condotto dimensionato in maniera accorta, e soprattutto interfacciato con un volume interno reso accuratamente sordo, difficilmente riesce a far notare questo effetto.

Detto fatto, consegno i disegni con la preghiera di veder finiti e disponibili i mobili per “ieri sera”. Il buon Roberto si mette all’opera e a
me non rimane altro da fare che pensare a come evitare con accortezza varie ed eventuali trappole insite nel progetto. Se date un’occhiata alla camera intermedia potete notare che le estremità del condotto di accordo non sono flangiate da nessuna parte, col tubo che sporge nella camera interna di ben sei centimetri, molto vicino al woofer ed in generale a tutta la parete superiore. Questa scelta è dettata dall’esigenza di tenere abbastanza sgombro il volume inferiore ed evitare che i due condotti si accordino sulle stesse frequenze spurie.

Va notato che vista l’assenza di flangiature dovremo realizzare un condotto più lungo per poter ottenere la frequenza di accordo desiderata proprio perché non c’è nessun coefficiente 0,85 x Sqr(A) che accorcia la lunghezza reale del condotto.

Già, ma come dobbiamo accordare i volumi?

Prima di vedere con quali frequenze abbiamo a che fare, ipotizziamo ancora che per evitare noie “rumoristiche” non solo dobbiamo fare in modo che il condotto esterno non inneschi spurie, ma anche che quello interno se ne stia buono. Per attuare ciò abbiamo bisogno di un materiale
assorbente abbastanza rigido per non far aumentare eccessivamente le perdite, in maniera che ricoprendo tutte le pareti non facciamo abbassare eccessivamente il livello della pressione emessa. Da un ferramenta trovo del feltro di circa sette millimetri di spessore, impiegato, come mi spiega il commesso, per essere utilizzato sui pavimenti dei locali ad alto affollamento al posto della moquette a pelo raso: costa meno e dura di più. Forte di tale certezza ho acquistato un paio di metri quadri di questo feltro, ho rivestito l’interno di una cassa chiusa ed ho rilevato pochissime perdite per un aumento del volume virtuale del 15%, un dato da tenere in conto ora che sceglierò le frequenze di accordo, potendo aumentare di questa percentuale tutti i volumi interni che intendo ricoprire.

Figura 3

Figura 3

Mano allora ad Audio For Windows nella nuova release Pro ed alla sua potenza di calcolo, visto che per il DCAC ha un modello matematico dedicato, e che quindi posso andare su e giù con volumi ed accordi ed ottenere in tempo reale la risposta che ho in mente. Come potete vedere dalla Figura 3 sono giunto ad un andamento apparentemente bislacco, in discesa verso le mediobasse, ma per il passa-alto del “nobile satellite” ho qualche idea ancor più strana da porre in atto che giustifica le mie scelte. Nella speranza di ammorbidire qualche spigolatura del sub con l’assorbente ho deciso di avere una doppia pendenza, da replicare poi sulla piccola Rogers per ottenere in ambiente una transizione non brusca e quindi udibile. Verificata infatti la buona linearità della “piccola” alle basse frequenze, ho notato che basta ridurre di circa 3 decibel l’emissione a
100 Hz per ottenere una distorsione dinamica più che accettabile, attenuando ovviamente il resto della gamma bassa con una pendenza decisa, anche se ben smorzata.

Va rimarcata infatti la determinazione a far esprimere la 3/5 alla massima estensione concessami dalla dinamica. Occorre ora definire i due condotti di accordo.

Chi ha buona vista si è accorto che ho imposto per entrambi i woofer un diametro interno di 5,6 centimetri, ignorando il suggerimento del programma che aveva calcolato un tubo di diametro inferiore: meglio tenersi al riparo anche dai soffi da over-turbolenza! Il condotto interno per
un accordo a 105 Hz dovrebbe essere lungo 15,1 centimetri, ma il programma non sa che il condotto non è flangiato, motivo per il quale dovrei aggiungere altri 4 centimetri.

Giudico questo prolungamento eccessivo, visto che comunque la terminazione superiore è vicina alla parete superiore ed al woofer ove parte dell’aria potrebbe esser messa in vibrazione dal condotto stesso. Arrotondo allora a 18 centimetri e non ci penso più. Il secondo condotto, viceversa, va accorciato, perché emette sul pavimento ricevendo un prolungamento virtuale che quantifico in quasi un diametro. Anche qui faccio cifra tonda, 21 centimetri, sempre con un diametro interno di 56 millimetri.

Allora, riassumendo abbiamo queste dimensioni reali:

Condotto interno: diametro interno 5,6 cm – lunghezza 18 cm.
Condotto esterno: diametro interno 5,6 cm – lunghezza 21 cm.

Non potendo disporre dei due mobili pronti (in mezza giornata è difficile fare due box molto precisi, incollarli e spedirli ad Avellino!), mi do da fare col crossover, convinto di riuscire in breve tempo ad attuare un incrocio seducente tra la bella inglese ed il nerboruto supportosub irpino.

Il filtro crossover

Dando uno sguardo alla risposta che posso ottenere da AFW-Pro ho pensato di realizzare un filtro a doppia pendenza sulla Rogers, un passa-alto deciso in gamma bassa ma “poco pendente” in quella di incrocio, così da poter regolare l’effetto di questa “gobba” a seconda della risposta che voglio ottenere sia con i vari modelli di Rogers che con i diversi tipi di emissione tra campo lontano e campo vicino, con un’attenzione ovviamente
maggiore alle prestazioni in ambiente.

Figura 4

Figura 4

Insomma, devo realizzare un filtro coerente con le prestazioni dinamiche della Rogers, in modo da non snaturarne l’ascolto, ma per così dire “regolabile” nel taglio delle mediobasse della 3/5 proprio come è regolabile la parte bassa del sub. Mi concentro allora sull’impedenza del diffusore. Dal grafico possiamo verificare come il picco di risonanza centrato a 70,1 Hz sia notevole, a cavallo dei 41 ohm. Ohm che diventano 98 a 76 Hz sul modello a 16 ohm. A ben guardare le due rilevazioni, quella eseguita da me sul diffusore da 11 ohm (Fig. 4) e quella eseguita dall’Audiomatica di Firenze sul modello a 16 ohm (Fig. 5), possiamo notare come nonostante delle piccole differenze del modulo con la frequenza
le due curve siano molto simili, una particolarità che sarà utile tenere nel conto quando andremo ad interfacciare il sub con le 3/5 dall’impedenza maggiore, che per quello a mio giudizio esprimono qualche finezza musicale in più. Per il crossover sono partito dalla risposta in camera anecoica ed ho realizzato un passa-alto caratterizzato da un gruppo di condensatori di media capacità in modo da poter aggiungere e togliere qualcosa in fase di messa a punto. L’induttanza verso massa è quella che regola il sistema, con un valore abbastanza contenuto.

Figura 5

Figura 5

La cella RLC-serie non si preoccupa di compensare la risonanza, ma è stata dimensionata cambiando frequenza di intervento fin quando si riusciva a rettificare l’andamento totale.

Il risultato è visibile in Figura 6A con le due risposte sovrapposte, con la simulazione dalla quale sono partito visibile in Figura 6B. Lo schema elettrico è invece visibile in Figura 7.

Figura 6A

Figura 6A

Figura 6B

Figura 6B

Figura 7

Figura 7

Come possiamo notare la risposta è piana e regolare, sin dai 200 Hz. Il subwoofer, sempre nella simulazione, è stato dotato di un’induttanza da 6,2 millihenry per limitare di una quindicina di decibel la risposta in gamma media e scongiurare definitivamente soffi ed altre colorazioni.

Potevo non metterla, ma all’ascolto sarei stato sempre lì a cercare di sentire il prodursi di qualcosa e mi sarei perso la musica. La risposta totale, ancora a livello di simulazioni, è visibile in Figura 8, dove possiamo notare una buona linearità ed un’estensione notevole per i piccoli diffusori inglesi. Eppure qualcosa non mi convince: troppo facile! Bene, visto che le 3/5 sono disponibili, gentilmente “sottratte” alla massima autorità avellinese in fatto di Rogers, il pregiatissimo dottor Luigi Vanni, mio amico e “complice” da anni per varie operazioni audiofile, realizzo i due crossover e li collego alle Rogers.

Figura 8

Figura 8

Il suono non mi piace, e questo me lo aspettavo, ma la gamma bassa è veramente sparita, con una risposta che al massimo assomiglia a quella di un midrange evoluto. Con la fida CLIO 7 scopro l’arcano: con i diffusori ad un metro e cinquanta dalla parete posteriore ben farciti di rumore rosa la risposta rilevata a 2,5 metri di distanza inizia a calare decisa a 350 Hz circa, e la banda dei 100 Hz dove dovrei incrociare col sub è “sotto” di almeno 10 decibel rispetto al diffusore non filtrato ed almeno 4 dB rispetto a quello che mi serve!

Eppure la misura in campo vicino di CLIO mi dice che la risposta anecoica è esattamente quella che ho simulato con AFW. Sembra una contraddizione, ma la soluzione ovviamente sta nella teoria, che semplicemente sottrae tanta risposta in basso al satellite inglese quanta non ne riesce a trattenere il pannello frontale, che sappiamo essere di dimensioni molto contenute.

Mi fermo allora ad aspettare che giungano i mobili per tentare un’analisi più approfondita quando il sistema sarà completo. Passano un paio di giorni ed un Pallocchia stremato mi dice al telefono che i mobili sono stati appena ritirati dal corriere: che bel gruppo abbiamo in TechniPress!
Appena giunti in laboratorio monto velocemente i condotti di PVC arancione, incollo, rivesto, saldo i cavi al primo woofer e sono pronto per la
misura senza nemmeno aspettare che il microfono B&K 4133 si scaldi. E qui inizio a sollevarmi un buon metro da terra, visto che simulazione e misura sono quasi la stessa cosa. Occorre un po’ di assorbente acrilico nel volume chiuso, come avevo previsto, per ammorbidire il picco a 36 Hz, un assorbente rigido nelle camere per evitare interazioni tra i condotti e la camera posta in basso, ed ho finito. Il condotto di uscita alla fine non soffia, non fischia ed emette un buon basso. Sono a posto!

Figura 9

Figura 9

Mi giro con lo sguardo minaccioso verso le due Rogers, le sistemo sui due subwoofer e metto a suonare qualcosa, ma l’ascolto non mi convince affatto. Quello che temevo si è avverato: il sub emette verso il pavimento, e non fa troppe storie in quanto a pressione, mentre i due satelliti, pur “caricati” dal pannello del sub, producono un vistoso buco al centro che CLIO, inclemente, quantifica in circa 6 decibel, e notate che alle misure near field la risposta sembra una riga! Convoco AFW-Pro in un’affrettata riunione di lavoro e cerco di imporre una curva che compensi quello che mi mostra CLIO con i terzi di ottava. Si tratta, in pratica, di fare un picco di circa 3,5 decibel tra gli 80 ed i 250 Hz, come visibile nella simulazione
di AFW di Figura 9 per ottenere una risposta in ambiente regolare e bene estesa. Lo schema, ovviamente, è rimasto identico nella configurazione, anche se sono cambiati i valori dei componenti. Il condensatore-somma è diventato di 153 microfarad, grazie al parallelo di un condensatore elettrolitico da 120 micro ed un 33 microfarad di caratteristiche migliori, mentre l’induttanza è salita fino a 5,5 millihenry, come visibile nello schema di Figura 10. La cella RLC è cambiata nei valori ma come prima non si preoccupa affatto di compensare il picco di risonanza, quanto viceversa di regolarizzare la risposta a cavallo dei 400 Hz. A questo punto CLIO mi concede una risposta in ambiente decisamente migliore, ed io sono così soddisfatto che mi dimentico di salvarne una schermata per… i posteri. Va bene lo stesso, ne farò una in un secondo tempo, quando avrò finito il lavoro di affinamento.

Figura 10

Figura 10

Figura 11

Figura 11

Intanto vi dico che il filtro è stato sistemato sotto il coperchio della cassa chiusa, in alto, come visibile in Figura 11, con i due connettori di ingresso collegati al filtro e col segnale che viene portato fuori con una seconda coppia di connettori, pronto per essere inviato ai morsetti della 3/5, che ovviamente non deve essere assolutamente manomessa. Infine, le dimensioni fisiche del trasduttore impiegato riprese pari pari dal sito del costruttore scandinavo sono visibili in Figura 12. Per quanto riguarda la costruzione ed il cablaggio, posso dire di aver usato tre spezzoni di cavo di buon livello (SAP) e due coppie di connettori di “pari dignità”. Per la costruzione del filtro crossover ho impiegato due condensatori elettrolitici bipolarizzati da 100 e 120 micro, bypassati da due condensatori in poliestere con 160 volt di tensione di lavoro.

Figura 12

Figura 12

Le resistenze della cella di compensazione sono in ceramica da 15 watt. Visti i valori in gioco, le induttanze sono avvolte su polveri di ferro ad alta saturazione e “trimmate” al giusto valore con CLIO o con un ponte RLC. Vi raccomando di avere la maggior cura possibile nella realizzazione del filtro crossover visto il peso delle induttanze, che andranno bloccate con un paio di fascette alla basetta di legno, incollate alla base e poi saldate.

Come ho detto il supporto del crossover è fissato all’apice del diffusore, a testa in giù nella camera che ospita anche il woofer. Evitate allora cavetti troppo lunghi che potrebbero “suonare” vicino al woofer ed interferire. Curate anche l’incollaggio dei componenti tra di loro ed al supporto con colla termofusibile abbondante, una volta determinata la configurazione finale. Data la lunghezza dei condotti vi suggerisco, anche in questo caso, un incollaggio abbondante, specie per il condotto intermedio, che come sappiamo è fissato soltanto al centro.

All’ascolto

Non vale, direte voi, tu sei il papà del sub e dei crossover e non puoi parlarcene! È vero, ma state tranquilli, non starò qui a tessere lodi ad un mio progetto. Voglio soltanto suggerirvi come utilizzare al meglio il subwoofer, spiegarvi cos’è e soprattutto cosa non è. Di sicuro NON è un sub come quelli che servono per farsi sentire in tutto il condominio, e nemmeno un erogatore di pressioni incredibili a 9 Hz, posto che ciò serva a qualcosa.

Ho inteso realizzare un’estensione verso il basso della Rogers LS 3/5, alla luce del nuovo carico disponibile su AFW-Pro, carico ideato e messo a punto da me un decennio fa. La musicalità della piccola inglese non sembra affatto mutata, e ciò ritengo sia il maggior pregio di questo sub. La limitazione elettrica in gamma bassa della 3/5 attuata col filtro passa-alto ne esalta la dinamica e la prestazione indistorta, consentendo pressioni dalla mediobassa in poi che prima non erano possibili a causa dell’escursione eccessiva alle basse frequenze. La legatura del sub col satellite è vincolata sul passa-basso dell’incrocio, ma è leggermente variabile in guadagno ed estensione.

Ovviamente le due cose sono fortemente legate tra loro, e non è possibile svincolare l’una dall’altra se non facendo ricorso alla multiamplificazione. In pratica, se innalziamo la frequenza di accordo da 52 a 54-56 Hz possiamo salire col livello di 1,5 decibel per subwoofer facendo purtroppo salire di qualche hertz anche la frequenza a -3 dB, che comunque risulta essere molto più bassa di quanto realizzato finora. La multiamplificazione è possibile, ma sempre utilizzando i due filtri passivi e senza interporre alcun crossover elettronico, che mai potrebbe
replicare l’andamento del passa-alto scelto per la Rogers. Personalmente ho trovato di aiuto l’interposizione, tra satellite e sub, di un panno di feltro doppio ad alta densità quale isolatore. All’ascolto sembra che ci sia un pizzico di grana in più da parte delle “piccole”. Anche il passa-alto della 3/5 è accordabile, visto che 10-15 microfarad in più od in meno riescono ad aggiungere o togliere qualcosa in base alle necessità/gusti di chi si autocostruisce questo kit.

di Gian Piero Matarazzo


Le misure

misure-1 misure-2

Per quanto riguarda le rilevazioni in camera anecoica siamo rimasti fedeli alla convinzione che qualunque kit proposto sulle nostre pagine debba essere trattato come un diffusore qualunque, e quindi sottoposto alla stessa serie di rilevazioni strumentali. Abbiamo misurato la sola Rogers, la versione col passa-alto ed il subwoofer, le cui rilevazioni sono state effettuate direttamente con la induttanza da 6,2 millihenry connessa.

La misura della risposta della 3/5 senza alcun filtro crossover aggiunto è stata già eseguita assieme alla distorsione armonica a 90 decibel e pubblicata sul n. 261, due misure fondamentali per capire dove “andare a filtrare”.

Proseguendo sulle verifiche del diffusore eseguite senza aggiungere nulla a “mamma Rogers”, possiamo notare come la risposta nel dominio del tempo non rappresenti il massimo in termini di velocità del decadimento, nonostante le dimensioni contenute del baffle. Questo andamento un po’ gonfio è dovuto, con tutta probabilità, ai tempi di arrivo del woofer, che visto il tipo di fissaggio adottato non è certo dei più brevi. Nella misura della MIL notiamo le prime sorprese. Il segnale impiegato nella misura, a differenza della musica, eccita la membrana del woofer con una coppia di frequenze alla volta, e ciò ci consente di verificare come a 300 Hz la “piccola” digerisca 250 watt senza troppe storie, per salire alla massima potenza disponibile da 630 Hz.

La MOL che ne deriva ci mostra come dalla gamma media il diffusore  si attesti sui 110 decibel, alla faccia della bassa dinamica che veniva inficiata, all’ascolto, dal contenuto contemporaneo delle basse e medie frequenze. La misura della distorsione per differenza di frequenze è stata eseguita a 100 decibel di pressione media. In questo grafico possiamo vedere come con circa 27 watt rms l’unica componente degna di nota sia la 3+, che tra i 1000 ed i 2000 Hz supera di poco i –56 dB. Per il resto il grafico sembra appartenere ad uno dei diffusori di buon pregio che proviamo ogni mese. Dopo aver realizzato il filtro crossover passa-alto andiamo a vedere come è cambiata la distorsione armonica, che anche in questo caso è stata eseguita a 90 decibel. Come possiamo vedere le due componenti armoniche di maggior peso appaiono estremamente ridotte. Notiamo infatti come la terza armonica a 40 Hz si sia ridotta di qualcosa come 30 decibel.

Anche la seconda è scesa di livello, così come la quarta e la quinta, attestate sui valori che normalmente rileviamo su diffusori di dimensioni
contenute. Passando al subwoofer, possiamo abbandonare quello stato di tensione nelle misure dovuta all’attenzione per il glorioso satellite. La misura della risposta del sub, eseguita sia col condotto da 21 centimetri che con quello più corto da 19,5, mostra il livello di sensibilità leggermente variabile per le due soluzioni, e l’andamento imposto a doppia pendenza di cui abbiamo parlato, con una piccola spuria a circa 400 Hz per fortuna molto contenuta in ampiezza, pur col microfono posto in near field molto vicino al condotto di uscita.

Nel modulo dell’impedenza notiamo i tre picchi caratteristici del DCAC e le tre rotazioni di fase derivate da questo andamento. Il valore alto del modulo esalta la facilità di pilotaggio, tanto che la massima condizione di carico supera abbondantemente i cinque ohm resistivi. La distorsione armonica è stata rilevata a 90 decibel per coerenza con i dati misurati sul satellite.

Possiamo notare come soltanto da 30 a 38 Hz le prime due armoniche superino l’uno per cento, un valore estremamente contenuto, con le due componenti di ordine superiore scalate di circa 10 decibel più in basso e le alterazioni dinamiche ridotte a zero. La MIL ci fa vedere che anche alle basse frequenze è possibile fornire potenze mediamente elevate, superiori ai 200 watt a partire da 50 Hz. La limitazione decisa della banda passante, dovuta all’elevata pendenza naturale del doppio carico asimmetrico, mostra all’estremo alto della misura come sia possibile fornire addirittura 500 watt, vista la limitazione sia del contenuto armonico che quello delle componenti di intermodulazione.

La bassa sensibilità porta ad una MOL non esagerata, comunque in linea con quella del satellite. I 106 decibel sono ad ogni modo superati a 50 Hz, ed i 110 vengono sfiorati un’ottava più in alto.

G.P. Matarazzo


Breve analisi delle differenze tra i vari modelli di Rogers LS 3/5

Molti si ostinano a ritenere che ci siano in circolazione almeno tre modelli di 3/5, che vengono differenziate dal tipo di impedenza da 15, 11 ed 8 ohm. In effetti la versione da 11 e quella da 8 ohm sono lo stesso identico diffusore, ma a seconda delle modalità discordanti sulla misura dell’impedenza dei vari produttori, Rogers, Spendor, KEF, RAM, Chartwell, Goodmans ed Harbeth, ha avuto diverse indicazioni formali. La prima versione della 3/5 era quella a 15 ohm, che venne sostituita dalla nuova versione dal 1987.

Figura 1. Lo schema del filtro crossover della prima versione: notare l’autotrasformatore che regola l’emissione del tweeter.

Figura 1. Lo schema del filtro crossover della prima versione: notare l’autotrasformatore che regola l’emissione del tweeter.

La causa primaria, secondo la dichiarazione ufficiale della KEF, fu la continua variazione della consistenza e della qualità del bextrene, con cui era realizzata la membrana del primo midwoofer, il KEF B110 SP1003. Il costruttore si rese conto comunque che non era possibile mantenere le tolleranze imposte dalla BBC e decise di realizzare un nuovo modello (SP 1228). Il nuovo midwoofer era caratterizzato da una risonanza più alta, una cedevolezza minore di quella troppo elevata del modello precedente, da una resistenza elettrica più bassa, da un fattore di forza più contenuto e da un diametro leggermente minore. Le altre grandezze variarono ovviamente di conseguenza, con un Qts aumentato ed una sensibilità immutata. Praticamente si cercò di far quadrare la prestazione finale, che in effetti era più o meno simile, con un trasduttore certamente meno critico dal punto di vista costruttivo. Cambiò ovviamente anche il filtro crossover, che da quello di Figura 1 (FL6/23) passò a quello di Figura
2 (FL6/38). Come tutti sanno sparì l’autotrasformatoreattenuatore sul tweeter, sostituito da un attenuatore a “mezza T” realizzato con resistenze a strato di carbone con la stessa mansione di “trimmer” del livello del tweeter (anche se con costo notevolmente minore).

Figura 2. Lo schema di crossover più recente, con la rete resistiva a “mezza” T posta sul tweeter.

Figura 2. Lo schema di crossover più recente, con la rete resistiva a “mezza” T posta sul tweeter.

Molti attribuiscono a quel componente la caratteristica dolcezza del modello a 15 ohm, ritenuto il migliore dei due per risoluzione e dolcezza. Come possiamo vedere dallo schema dei due filtri, concettualmente, pur attuando funzioni simili, appaiono abbastanza diversi, così come differenti erano le caratteristiche elettriche ed acustiche dei trasduttori a cui venivano collegati. Sparivano però delle piccole e musicali attenzioni, come la resistenza di valore abbastanza elevato in parallelo all’induttanza del passa-basso, che sappiamo agire principalmente sullo smorzamento e conseguentemente sulla fase acustica. In verità ho ascoltato entrambi i modelli ma devo ammettere, comunque, di non aver effettuato ascolti a confronto, motivo per il quale non posso dire con certezza quale delle due timbriche sia per me migliore, ma del modello a 15 ohm ricordo la gamma alta, forse eccessivamente dolce, almeno nel contesto ambientale e/o dell’amplificazione in cui era inserito. Va ricordato ad ogni modo che per ammissione degli stessi costruttori il modello a 15 ohm era quello più critico nella costruzione, e spesso creava problemi sia di centratura che di tenuta.

di G.P. Matarazzo


L’ascolto di Luigi Vanni

Stavolta sembrerebbe che l’esperimento sia riuscito, nel senso che la 3/5a ha finalmente trovato un compagno degno con cui condividere un ascolto fedele e duraturo. In passato, qualche tentativo in tale direzione non ha avuto un gran successo.

Si è sempre affermato che la personalità della piccola Rogers con un sub veniva snaturata, in quanto il suo genio brioso e la sua puntigliosa analiticità subivano come una sofisticazione dall’unione con un componente comunque “di aggiunto”. Parlare di personalità per un diffusore non credo sia appropriato; la personalità è delle persone. Il diffusore è in ogni caso una scatola a cui si applica una tensione e si ottiene una pressione.

Anche i tentativi col subwoofer centrale non mi hanno mai entusiasmato, in quanto dopo un primo approccio positivo compariva poi una idiosincrasia tra di essi, che portava alla conclusione che la 3/5 doveva morire “zitella”, andava bene così come era, il basso che gli si dava non si univa bene al più piccolo basso già presente, non gli era di aiuto ma di danno. Chissà? Transienti, filtri del tal ordine, impedenza, fase, velocità… boh? Ma forse il problema stava nel fatto che il basso aggiunto si avvertiva come basso “bum”, cioè frequenza di risonanza timpanica. A mio parere il merito di Gian Piero Matarazzo sta nell’aver creato un sub che fa sentire poco il basso come tale ma aggiunge altre cose.

L’ascolto è avvenuto in un ambiente di dimensioni medie, circa 40 mq, abbastanza assorbente ma non trattato in modo specifico. Buon  amplificatore integrato (YBA), cavi Monster Cable economici, lettore Micromega. Pochi brani, due di Jazz, due di Classica, ma ripetuti molte volte. Non ho effettuato comparazioni improvvise, nel senso di connettere e disconnettere il sub repentinamente nel corso di un brano, ma
ho preferito terminare l’ascolto completo del pezzo e poi ascoltare nella differente configurazione. Questo perché credo che altrimenti si perda il senso armonico di quella specifica catena di riproduzione, ingenerandosi una vera e propria schizofrenia acustica che procura ansia e fatica di ascolto.

Anche se il raffronto non è vicinissimo e sovrapponibile in tempo reale, il giudizio percettivo avviene invece in questo modo in migliori condizioni di calma e serenità. La scena è e continua ad essere molto buona, ma l’ariosità è migliore, ariosità intesa come dimensione fisica degli strumenti. L’efficienza è aumentata, non saprei dire di quanto, ma comunque in modo avvertibile. Si ha l’impressione che il diffusore elargisca la musica più facilmente, con più fluidità. Tutto ciò si traduce chiaramente in una maggiore dinamica, che ritengo uno dei parametri più importanti nell’illusionismo riproduttivo: la famosa parvenza di realtà. Che poi di realtà ha veramente molto poco, ma l’importante è saperlo. Nel duo Petrucciani-Konitz, esemplare per focalizzazione ed analiticità sonora del piano e del sax, il soffiato ansimante di quest’ultimo si avverte con grande realismo. Ma è nella riproduzione dell’orchestra sinfonica, proprio per il problema dinamica, che avvengono i miglioramenti più evidenti.

La 3/5 da sola digerisce abbastanza bene gli inserti di ottoni, le cordate del contrabbasso, gli attacchi dei timpani, etc. etc., ma tutti insieme li amalgama con difficoltà. L’ordito orchestrale esce con un po’ di fatica. L’aggiunta del subwoofer, oltre a dare più distanza tra pianissimo e fortissimo, ingrandisce oltre che la forma del diffusore, chiaramente, anche ciò che da esso esce, e ne facilita anche l’uscita. Non è però una maggiorazione da lente di ingrandimento, ma da bifocale. Forse è proprio l’impatto del basso profondo ad essere meno evidente, ma se nell’insieme la parete è ben dipinta, perché dargli un’altra mano di colore? Non è il Viagra della Rogers, ma un integratore alimentare.


da AUDIOreview n. 265 febbraio 2006

Author: Redazione

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