L’hi-fi comincia nello studio di registrazione

Steven Wilson è una figura praticamente unica nel mondo della musica, perché è al contempo un autore, un abilissimo chitarrista e il più celebre “sound engineer” in senso lato della musica moderna. In quest’ultima veste è particolarmente noto per essere colui che ha curato i remissaggi di buona parte dei capolavori del periodo classico del progressive rock man mano che questi sono stati ripubblicati su supporti ad alta definizione, tanto nelle versioni stereo quanto in quelle multicanale. Soprattutto queste ultime offrono una prospettiva decisamente differente, e in molti casi entusiasmante, di opere che sono ormai state acquisite nella storia della musica e che furono in larga misura costruite secondo una concezione “orchestrale” del rock, sia sotto il profilo della complessità strutturale che dell’abilità tecnica necessaria per eseguirle.

Proprio per questo la possibilità di ascoltarle con una suddivisione multicanale delle tante componenti permette spesso di mettere in luce aspetti che nelle versioni stereo venivano sovrastati dal programma principale, e permette anche di moderare notevolmente l’impiego di uno strumento che negli studi di registrazione è tanto indispensabile quanto in teoria inviso agli audiofili, ovvero il compressore di dinamica. L’elenco delle edizioni curate da Wilson, fatte salve possibili lacune, è riportato in questo incorniciato ed è stato ricostruito sulla base delle informazioni rintracciabili nelle nostre personali discoteche ed ovviamente sul web, ma quando verrà pubblicato dovrà forse già essere aggiornato perché l’attività del nostro è incessante anche in questa direzione, e di norma i “rumors” relativi precedono la pubblicazione effettiva almeno di alcuni mesi. Prima di illustrare alcune delle opere curate da Steven Wilson sarà però utile dare qualche definizione relativa a due figure che normalmente vengono citate nelle produzioni discografiche, il producer e il sound engineeer. Perlomeno tentiamo di farlo nell’ambito dei confini piuttosto laschi in cui normalmente si muove chi opera professionalmente nel suono.

Per “produttore” – al di là di colui che investe ed organizza la diffusione commerciale del prodotto – si intende la figura che sovraintende all’intera realizzazione dell’opera, definisce gli obiettivi (anche relativi all’impostazione sonora) e sceglie le risorse (tecniche e talvolta, almeno in parte, anche umane). Il “sound engineer” – che di norma non è un ingegnere – è colui che gestisce tecnicamente la registrazione o l’esecuzione dal vivo, ed in particolare, in una registrazione di studio, cura tutte le operazioni relative alla ripresa, al missaggio ed eventualmente alla fase di mastering finale.

Per registrazioni che datano alcune decine di anni non ha ovviamente più senso parlare di “producer” vero e proprio e le fasi rilevanti si riducono a quella di missaggio e di realizzazione del nuovo master, per cui il sound engineer lavora soprattutto sul nuovo missaggio, dosando e distribuendo sui canali le varie componenti, eventualmente trattandole con i classici strumenti di studio (equalizzazione, gate, limiter…) e poi se del caso intervenendo in modo più o meno accentuato sul master definitivo. A seconda del grado di libertà consentito dal committente opera quindi in parte anche come producer, e può ad esempio decidere del timbro e della dinamica del risultato finale. Steven Wilson ha progressivamente ottenuto un credito e una stima tali che la sua firma è ormai un “plus” che l’editore spende per valorizzare le nuove edizioni dei vecchi capolavori, e ha quindi la massima fiducia dei musicisti e degli altri detentori dei diritti, per cui gode di altrettanta libertà di azione. Nelle riedizioni da lui curate vengono peraltro di solito inseriti anche i mix originali campionati in alta definizione PCM; curiosamente, dato che non c’è un suo ostracismo specifico, ad oggi non esistono suoi remix in formato DSD, bensì solo riedizioni su DVD-Audio e Blu-ray.

I remix di Wilson sono largamente considerati le vere “definitive edition” di ciascun lavoro, semplicemente perché in media suonano molto bene. Una delle ragioni è il modo in cui viene utilizzato il canale centrale: quando c’è una voce solista o uno strumento in posizione mediana, questa viene assegnata in modo dominante (e talvolta esclusivo) al canale centrale. Può sembrare una banalità, ma per fare una scelta del genere – che è ovviamente quella corretta – occorre notevole indipendenza di pensiero. Chi non ci avesse mai fatto caso, provi per credere ad ascoltare, ad esempio, le versioni multicanale di “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd o “Selling England By The Pound” dei Genesis spegnendo il solo canale centrale, e si renderà subito conto che la voce è uniformemente presente anche sui canali frontali sinistro e destro.

Ciò avviene forse perché siamo talmente conformati da decenni di suono stereofonico, con la voce mixata regolarmente in monofonia, che per molti potrebbe apparire “innaturale” ascoltare un cantante solista che non copre l’intera scena sonora, o meglio, che proviene sì (approssimativamente…) dal centro ma al contempo assume dimensioni molto ampie. E i sound engineer di norma assecondano questa abitudine. Il canale centrale però è stato previsto per essere usato come lo usa Steven Wilson, e basta ad esempio ascoltare “Aqualung” dei Jethro Tull – ove peraltro la voce di Ian Anderson compare anche sui frontali laterali, ma attenuata d’una decina di dB – in versione 5.1 e poi risettando il proprio impianto come se fosse un 4.1 (ovvero senza centrale) per rendersi conto della assoluta, indiscutibile superiorità della prima. Wilson sfrutta in modo intelligente anche i canali posteriori, defilandoli leggermente in termini di livello, dosandovi i contenuti di ambienza e talvolta utilizzandoli come “rafforzativo” delle parti sonore che nei vari passaggi devono risultare dominanti; oltre a questo, mantiene tutta la dinamica possibile ed evita di operare interventi di mero “maquillage” – ad esempio con i riduttori di soffio – che potrebbero introdurre piccoli e grandi snaturamenti del suono.

Quanto sopra è almeno quel che si può dedurre dall’analisi spettrale e temporale del contenuto dei suoi lavori, ma un remix si compone di molti passaggi e molte scelte alternative, solo alcuni dei quali possono essere identificati osservando il prodotto finale. La competenza tecnica è necessaria, ma da sola, senza la sensibilità di un musicista che ama le opere che è chiamato a far rivivere non meno dei fan che poi le ricompreranno, servirebbe a ben poco.

Jethro Tull – Aqualung (Chrysalis, 5099908799616, 5 dischi tra cui Blu-ray e DVD-Video)

“Aqualung” è per molti – incluso chi scrive – il capolavoro assoluto dei Jethro Tull, una delle opere che verranno ricordate e riascoltate, perché è uno degli esempi più limpidi di sconfinamento del rock nella vera poesia. Sul piano della qualità del suono, se qualcuno non avesse idea di cosa può cambiare passando da un mix stereo originale – e certamente non dei peggiori – dei primi anni ’70 a una rivisitazione attuale curata da un tecnico all’altezza… bene, per dirimere i dubbi basta ascoltare la riedizione curata da Steven Wilson e pubblicata nel 2011 sempre per l’etichetta Chrysalis. La nuova versione stereo già guadagna molto rispetto a quella che avrebbe dovuto essere la “definitive edition remaster” del 1996, ma ascoltare la versione 5.1 del Blu-ray su un impianto all’altezza significa atterrare su un mondo parallelo, dal quale difficilmente si decollerà di nuovo per tornare a quello a due canali.

Difficile renderne conto in termini di elementi oggettivi, ma ci proviamo. Nella Figura 1 vediamo l’inviluppo temporale dei 6 file della title track contenuti nel Blu-ray. Se li compariamo con le due tracce del CD del 1996 (Fig. 2) possiamo intanto constatare una verità tanto scontata quanto di solito poco considerata, ossia che la dinamica possibile con sei canali è drasticamente maggiore che con due. In generale i valori di picco dei vari inviluppi non sono sempre sincroni, ma statisticamente lo saranno in qualche passaggio e ciò, in fase di mastering stereo, significa dover ricorrere alla compressione, mentre con sei canali ciò avviene molto più di rado.

Figura 1. Jethro Tull, Aqualung, Blu-ray, inviluppo temporale del segnale contenuto nei sei canali del remix 5.1 della title track.

Figura 2. Aqualung, edizione rimasterizzata su CD del 1996, inviluppo temporale del segnale contenuto nei due canali della title track.

Il vantaggio teorico a parità di potenza dei singoli canali può arrivare a 9,5 dB (ovvero è decisamente elevato) ma in ogni caso basta un’occhiata ai profili temporali per sincerarsi che qui la dinamica è superiore in modo impressionante. Non meno apprezzabile, ma non dimostrabile con grafici, è l’incremento nella focalizzazione degli strumenti e soprattutto della voce solista, centrale, stabile, naturale e godibilissima, ma commenti simili valgono per la base ritmica e in particolare per la batteria, nonché per le chitarre. In termini di risposta (Fig. 3), desumibile dal punto in cui si incrociano gli spettri di un picco musicale e di un passaggio quieto ma non sottoposto a gating, sembrerebbe che la banda flat sia pari a una trentina di kHz con estensione fino a 40 kHz. Davvero non male anche il lavoro dei tecnici che hanno digitalizzato i nastri.

Figura 3. Aqualung, Blu-ray, spettri ottenuti analizzando un passaggio quieto e un picco di segnale allo scopo di valutare la banda di frequenza effettivamente recuperata dai nastri originali.

Jethro Tull – Thick As A Brick (Chrysalis, 5099970461923, DVD-Video con traccia DTS 5.1 e PCM stereo 96/24)

Che “Thick As A Brick” sia artisticamente secondo solo ad “Aqualung” è materia controversa tra i fan dei Jethro, meno discutibile è che il remix del 2012 di Wilson suoni molto bene, nonostante la riedizione “solo” su DVD-Video, con colonna in PCM lineare stereo 96/24 e colonna 5.1 compressa in DTS 96/24 (anche se in effetti è un DTS 48/24). Le considerazioni sono simili a quelle usate per “Aqualung”: scena molto ben distribuita (qui la voce di Ian Anderson viene pure dai posteriori, ma ben attenuata), dinamica godibilissima, soprattutto nella celeberrima ballata centrale della prima parte (uno dei passaggi in cui il volume e pressione sembrano non bastare mai). Nella versione PCM stereo 96/24 la banda utile raggiunge quasi i 40 kHz, e anche questo pare un piccolo miracolo.

Emerson, Lake & Palmer – Emerson, Lake & Palmer (Sony Music, 88691937972, DVD-Audio)

È davvero un peccato irrimediabile che del primo e indimenticabile lavoro di uno dei più popolari gruppi progressive di sempre sia parzialmente andato perduto il master originale (buona parte della seconda facciata), e probabilmente anche quel che era rimasto non doveva essere di suprema qualità, visto che il DVD-Audio che ne è stato ottenuto è campionato a 48 kHz sia nel remix multicanale che in quello stereo (com’è ben noto, il DVD-A può contenere tracce stereo fino a 192/24 e a 6 canali in 96/24). Questo è il solo remix di Steven che nel sottoscritto genera qualche perplessità, e non perché diverga dalle linee guida degli altri (la voce di Lake, ad esempio, è solo centrale e lì sta benissimo) bensì per un uso un po’ disinvolto dei posteriori.

Ad esempio, l’attacco di chitarra elettrica che chiude perentoriamente la prima fuga di Emerson proviene completamente da dietro, mentre sarebbe stato più opportuno che fosse frontale o addirittura su tutti i canali. Proprio “The Barbarian”, e a seguire “Take A Pebble”, emergono però con un fascino nuovo. Riascoltando l’originale “Allegro Barbaro” di Bartók viene da chiedersi come possano aver immaginato una trasposizione così visionaria. Ma in fondo non vale lo stesso per l’orchestrazione di Ravel dei “Quadri” di Mussorgsky, che non a caso furono uno dei lavori successivi e più universalmente noti anche degli EL&P?

Per una valutazione tecnica, si può guardare all’inviluppo del canale destro di “The Barbarian” (Fig. 4) e in particolare al singolo picco negativo che compare verso la fine del brano. È superiore di alcuni dB a tutti gli altri, nessuno dei quali converge verso un livello asintotico (o, peggio, verso la saturazione: pare impensabile, ma in remix di altri abbiamo trovato anche questa condizione…), il che vuol dire una cosa molto semplice: quando Mr. Wilson parla di trasferimento “flat” intende proprio che la dinamica non la tocca. E si sente.

Figura 4. Emerson, Lake & Palmer, Emerson, Lake & Palmer, DVD-Audio, remix 5.1, inviluppo temporale del segnale contenuto nel canale destro di “The Barbarian”.

King Crimson – Lark’s Tongues In Aspic (Robert Fripp, KCSP5, DVD-Audio)

Insieme a Robert Fripp, Steven Wilson ha lavorato su tutti i remix delle opere dei King Crimson, che con i Genesis (e ormai anche i Jethro Tull) sono la band più ampiamente rappresentata in termini di riedizioni in alta definizione e multicanale. L’opera che acusticamente più si avvale del restauro attuale è il primo e forse in assoluto più famoso LP, ovvero “In The Court Of The Crimson King”, anche perché era quello più lacunoso in origine (la registrazione è del 1969), ma anche tutti gli altri sono assolutamente ben suonanti e imperdibili per i cultori di quel genere. Tra questi, a chi scrive piace citare quello che è forse il più alieno e sperimentale di tutta la produzione di Fripp & c., ovvero le “Lingue di allodola in gelatina” la cui title track varrebbe da sola l’acquisto del minicofanetto.

Qui niente grafici, l’unica annotazione tecnica è che la banda utile è più stretta che nei lavori commentati sopra; siamo sui 23-24 kHz, nonostante il campionamento a 96 kHz. Nondimeno i due crescendo con relativi pieni finali di “Lark’s Tongues In Aspic – Part One” sono strepitosi, devastanti per impatto dinamico ed estensione verso il basso, ma soprattutto per nitidezza, con un vantaggio della versione multicanale difficile da quantificare ma incolmabile. Uno di quei casi in cui il ben noto sussiego di taluni audiofili rispetto all’impiego dei subwoofer perde ogni ragione di esistere: qui senza una sezione bassi all’altezza della situazione si perderebbe quasi tutta l’emozione, e l’apocalisse verrebbe derubricata in un innocuo ronzio.

Figura 5. Gli inviluppi osservabili in questa figura NON sono relativi a un lavoro di Steven Wilson e rappresentano una filosofia di missaggio multicanale molto diversa dalla sua. Qui di positivo si può osservare il moderato (molto moderato) uso del compressore di dinamica, associato però a un impiego bislacco del centrale, che contiene sì la voce solista ma estremamente attenuata (12-15 dB) rispetto a quanto questa è presente sui canali frontali sinistro e destro, nonché molto additivata di riverbero. Anche il canale del sub è usato poco o nulla. Rispetto a quest’ultimo, va incidentalmente annotato che in tutti i supporti ottici multicanale non compressi (DVD-Audio, SACD e Blu-ray) il canale del sub (o “LFE”, Low Frequency Effects) è in realtà un canale a banda piena, e in molte registrazioni contiene in effetti suoni a larga banda, non solo frequenze bassissime. Chi lo avesse destinato solo al subwoofer probabilmente ha sempre mancato di percepire una parte del programma sonoro.

Yes – Close To The Edge (Panegyric, GYRBD50012, Blu-ray)

Per molti anni l’unica riedizione in alta definizione e multicanale degli Yes è stato “Fragile”, il che poteva essere giusto perché per molti è lì che la band raggiunse le vette più alte (basti citare “Roundabout” e “South Side Of The Sky”), sebbene sul mixaggio qualche legittima osservazione poteva pur essere mossa. Poi uscirono in SACD anche gli altri, ma in versione solo stereo, e molti – incluso chi scrive – per questo rinunciarono a comprarli.

Finalmente i detentori dei diritti compresero che era il caso di coinvolgere Steven Wilson, e il primo risultato di questa collaborazione è stata la riedizione in Blu-ray del lavoro che solo a “Fragile” è secondo, ovvero “Close To The Edge”. Lasciamo agli astrologi la spiegazione di un fatto curioso quanto oggettivamente dimostrabile: la gran parte dei capolavori del progressive, e della musica moderna in senso più ampio, sono usciti tra la fine degli anni ’60 e i primissimi ’70, con una “gaussiana” che presenta un picco collocato apparentemente sul 1971. Basti ricordare appunto “Fragile”, il sopra citato “Aqualung”, “Nursery Cryme” dei Genesis e “Meddle” dei Pink Floyd (e, in un altro filone, “Imagine” di Lennon e “Led Zeppelin IV”), ma, nella nostra musica “locale”, possiamo annoverare ad esempio “La canzone del sole” di Lucio Battisti e “Impressioni di Settembre” della PFM.

Allineamenti astrali? L’onda lunga combinata degli ideali del ’68 e degli sbarchi sulla luna? La sentenza agli esperti dei movimenti culturali di massa. Noi, come tecnici, ci limitiamo a constatare che il remix di “Close To The Edge”, che Steven ha dichiarato essere uno di quelli che più l’hanno impegnato, è a sua volta ampiamente meritevole di essere acquistato e, di nuovo, consente di distinguere componenti che nel mix originale rimanevano in ombra. Le seconde voci sui canali laterali, ad esempio, che cantano in un registro più alto, mentre Jon Anderson è il solo a occupare il canale centrale. Il timbro è sempre piuttosto brillante, come nell’originale, e volendo rispettare quella impostazione non poteva essere diversamente. La versione stereo è campionata a 192 kHz ma, inaspettatamente, presenta una banda utile leggermente più stretta di quella della versione 5.1 (poco più di 20 kHz contro 26).

Figura 6. Altro brano multicanale di un lavoro NON mixato da Steven Wilson, e rappresentativo di un modus operandi ancora alternativo. Qui la voce è presente su tutti e tre i canali frontali allo stesso livello, il che ne aumenta notevolmente le dimensioni apparenti, in modo non esattamente realistico. Inoltre, sui canali frontali sinistro e destro, si nota l’uso massiccio del limitatore di dinamica.

Fabrizio Montanucci


Elenco dei lavori remissati o prodotti, in tutto o in parte, da Steven Wilson

In alta definizione
  • Anathema – We’re Here Because We’re Here (CD/DVD-A 2.0/5.1, 2010)
  • Ian Anderson – Thick As A Brick (CD/DVD-V 2.0/5.1, 2012)
  • Bass Communion – Loss (CD/DVD-A 2.0/5.1)
  • Blackfield – IV (CD/DVD-A 2.0/5.1)
  • Caravan – In The Land Of Grey And Pink (CD/DVD-V 2.0/5.1)
  • Emerson, Lake & Palmer – Emerson, Lake & Palmer (CD/DVD-A 2.0/5.1, 2012)
  • Emerson, Lake & Palmer – Tarkus (CD/DVD-A 2.0/5.1, 2012)
  • Hawkwind – Warrior on the Edge of Time (CD/DVD-A/V 2.0/5.1)
  • Gentle Giant – The Power And The Glory (CD/Blu-ray 2.0/5.1)
  • Jethro Tull – Aqualung (CD/DVD-V/Blu-ray 2.0/5.1, 2011)
  • Jethro Tull – Thick As A Brick (CD/DVD-V 2.0/5.1, 2012)
  • Jethro Tull – Benefit (CD/DVD-V 2.0/5.1, 2013)
  • Jethro Tull – A Passion Play (CD/DVD-V 2.0/5.1, 2014)
  • Jethro Tull – Warchild (CD/DVD-V 2.0/5.1, 2014)
  • Jethro Tull – Minstrel In The Gallery (CD/DVD-V 2.0/5.1, annunciato per 5/2015)
  • King Crimson – In The Court Of The Crimson King (CD/DVD-A 2.0/5.1, 2009)
  • King Crimson – Lizard (CD/DVD-A 2.0/5.1, 2009)
  • King Crimson – Red (CD/DVD-A2.0/5.1, 2009)
  • King Crimson – In The Wake Of Poseidon (CD/DVD-A 2.0/5.1, 2010)
  • King Crimson – Islands (CD/DVD-A 2.0/5.1, 2010)
  • King Crimson – Discipline (CD/DVD-A 2.0/5.1, 2011)
  • King Crimson – Starless And Bible Black (CD/DVD-A 2.0/5.1, 2011)
  • King Crimson – Lark’s Tongues in Aspic (CD/DVD-A/Blu-ray 2.0/5.1, 2012)
  • King Crimson – The Road To Red box set (CD/DVD-A/Blu Ray)
  • Porcupine Tree – Fear of a Blank Planet (CD/DVD-A 2.0/5.1)
  • Opeth – Heritage (CD/DVD-V 2.0/5.1, 2011)
  • Steven Wilson – Insurgentes (CD/DVD-A 2.0/5.1)
  • Steven Wilson – Grace For Drowning (CD/Blu-ray 2.0/5.1)
  • Steven Wilson – The Raven That Refused to Sing (CD/DVD-V/Blu-ray 2.0/5.1)
  • Steven Wilson – Drive Home (CD/DVD-V/Blu-ray 2.0/5.1)
  • Steven Wilson – Hand. Cannot. Erase (CD/DVD-V/Blu-ray 2.0/5.1)
  • Travis & Fripp – Follow (CD/DVD-A 2.0/5.1)
  • XTC – Nonsuch (CD/DVD-A/Blu-ray 2.0/5.1)
  • XTC – Drums and Wires (CD/DVD-A/Blu-ray 2.0/5.1)
  • Yes – Close to the Edge (CD-DVD-A/Blu-ray 2.0/5.1)
  • Yes – Relayer (CD/DVD-A/Blu-ray 2.0/5.1)
  • Yes – The Yes Album (CD/DVD-A/Blu-ray 2.0/5.1)
In definizione standard (CD)
  • Ben Castle – Blah Street
  • Cipher – No Ordinary Man
  • Cipher – One Who Whispers
  • Ephrat – No One’s Words
  • Fish – Sunsets on Empire
  • Henry Fool – Henry Fool
  • Marillion – Marillion.com
  • Marillion – Marbles
  • Memories Of Machines – M.O.M.
  • Opeth – Blackwater Park
  • Opeth – Deliverance
  • Opeth – Damnation
  • Paathos – Kaalocain
  • Theo Travis – Heart Of The Sun
  • Theo Travis – Earth To Ether
  • John Wesley – Shiver

Author: Redazione

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