Riproduzione ed ascolto dei suoni (terza parte)

7 – Ritardi di tempo e filtri a pettine

Dalla lettura dei capitoli precedenti abbiamo appreso che il nostro sistema uditivo esegue la maggior parte del proprio lavoro di elaborazione sui ritardi di tempo con cui le riflessioni arrivano alle orecchie rispetto ai suoni diretti che le hanno originate.

Tali ritardi, per consentire la «fusione» della sensazione per effetto di precedenza, devono mantenersi entro il limite di circa 40 millisecondi.

Le riflessioni sul padiglione auricolare, responsabili della localizzazione sul piano verticale, comportano, a causa delle brevi differenze di percorso, ritardi che variano da 100 a 300 microsecondi.

Ritardi ancora più brevi, nell’intervallo da 100 a 20 microsecondi, sono legati alle riflessioni sul padiglione prodotte da variazioni di azimut delle sorgenti sonore.

È noto che la sovrapposizione di due segnali identici, uno dei quali (eventualmente attenuato) ritardato di un certo tempo t, risulta, nel dominio della frequenza, in un filtraggio a pettine, con frequenze di notch a tutti i multipli interi dispari della frequenza 1/2t.

I tempi di ritardo sopraindicati comportano frequenze di notch multiple dispari di 1,7 kHz (per i 300 μs), sei delle quali cadono nella gamma udibile; queste si riducono a due, a 5 kHz e a 15 kHz, per il tempo di 100 μs, mentre ai 20 μs si associa un notch a 25 kHz.

Alcuni ricercatori, ritenendo l’orecchio incapace di una selettività temporale spinta al punto di poter risolvere le decine di microsecondi, hanno avanzato  l’ipotesi che il lavoro di elaborazione compiuto dal sistema uditivo avvenisse nel dominio della frequenza, piuttosto che in quello del tempo.

La localizzazione di una sorgente sonora sul piano verticale sarebbe così dipesa dallo spettro di frequenze del segnale ricevuto.

Vennero così messi a punto degli esperimenti (4), tesi a stabilire le possibilità dell’orecchio nel riconoscere brevi ritardi di tempo: questi hanno evidenziato che esso è già in grado di distinguere segnali ritardati di 20 μs, e che al di sopra di questa soglia riconosce come diversi ritardi che differiscono tra loro anche
di soli 5 μs.

I tentativi di provare la sensibilità del sistema uditivo alle modificazioni spettrali prodotte dai padiglioni auricolari, benché coronati da successo (5) (22), non spostano i termini del problema, dal momento che ad un filtraggio nel dominio della frequenza è comunque legato, nel dominio del tempo, un comportamento assimilabile ad un ritardo.

Questi fatti inducono a considerare con attenzione, in fase di ripresa e di riproduzione dei suoni, tutto quanto possa introdurre anomalie associabili a ritardi di tempo dello stesso ordine di quelli caratteristici del padiglione auricolare: si ritiene infatti che essi possano influenzare negativamente la percezione della dimensione spaziale degli eventi sonori riprodotti (8) (23): esamineremo ora più in dettaglio alcuni di questi casi.

8 – Emissioni secondarie dovute al pannello della cassa acustica

È da tempo noto che la risposta in frequenza di un altoparlante risulta influenzata dalle caratteristiche del pannello sul quale esso viene fissato.

Innanzitutto la presenza di un pannello piano, stabilendo le condizioni di irradiazione su di un semispazio (2 pigreco steradianti) aumenta la resistenza di radiazione vista dall’altoparlante, rispetto alla condizione di irradiazione in campo libero (4 pigreco steradianti), aumentandone così il rendimento.

Questo incremento si mantiene, verso le frequenze basse, fino a che le lunghezze d’onda emesse non eccedono le dimensioni fisiche del pannello.

Un altro fatto, per noi più interessante ed al quale molti si sono recentemente interessati (24 (25) (26) (27), riguarda la discontinuità nel percorso delle onde sonore emesse dall’altoparlante rappresentata dal perimetro del pannello; esso diviene una nuova sorgente sonora, attenuata e ritardata rispetto all’alto parlante di un tempo pari alla distanza da esso divisa per la velocità del suono.

Poiché l’impedenza acustica ai bordi del pannello subisce una brusca diminuzione, per la variazione dell’angolo solido di irradiazione da 2π a 4π steradianti, l’onda sonora che vi si origina ha fase opposta a quella incidente. È questo uno dei vari aspetti del fenomeno generalmente conosciuto come «diffrazione».

L’interferenza tra l’emissione diretta e quella prodotta dai bordi del pannello origina un effetto di filtraggio a pettine, e si manifesta sulla curva di risposta come una serie di attenuazioni, più o meno marcate, alle frequenze multiple intere del reciproco del ritardo tra le due emissioni al punto di misura.

L’effetto è tanto maggiore quanto più risultano simili i ritardi associati ai vari punti del perimetro del pannello, ed è massimo nel caso di un altoparlante posto al centro di un pannello rotondo. Effetti analoghi, ma non identici, sono prodotti da riflessioni su strutture vicine al perimetro del pannello, come cornici sporgenti, telai sostenenti la tela di protezione od oggetti comunque presenti nelle vicinanze. In questi casi le onde riflesse emergono in fase rispetto alle onde incidenti e, per una data differenza di percorso, le AUDIOreview n. 92 marzo 1990 frequenze di notch saranno multiple dispari del reciproco del doppio del ritardo di tempo associato.

Il rimedio generalmente adottato dai costruttori di casse acustiche consiste nel posizionare l’altoparlante in maniera che si trovi a distanze diverse dai lati del pannello, per distribuire gli effetti di interferenza in una gamma di frequenze più ampia, ed ottenere una curva di risposta dall’andamento sufficientemente
regolare.

Così facendo si va però ad arricchire la quantità di segnali che cadono nella zona delle «prime riflessioni», in grado di influenzare comunque la nostra percezione: con un pannello di dimensioni medie (0,5 m) si possono produrre ritardi fino a circa 1,5 millisecondi.

Tentare di spostare gli effetti delle interferenze verso l’estremità superiore della gamma udibile, diminuendo il più possibile le dimensioni del pannello, significa anche portare i ritardi di tempo associati in una zona nella quale possono influenzare la localizzazione verticale. Per questi motivi appare preferibile prevenire l’insorgere di emissioni secondarie, ricoprendo di assorbente acustico la superficie del pannello ed eliminando le discontinuità ai suoi confini, piuttosto che ridurre al minimo le dimensioni fisiche dei diffusori, addirittura arrivando a sospendere in aria i singoli trasduttori, magari dopo aver loro tagliato le flange, senza altri accorgimenti.

9 – Sistemi di altoparlanti

Produzioni di segnali ritardati si hanno sia nei diffusori acustici nei quali più altoparlanti ricoprono una stessa gamma di frequenze sia nei sistemi a più vie, nei quali si ha il funzionamento contemporaneo di due o più altoparlanti, con emissione di livelli simili, intorno alla loro frequenza di incrocio.

Nel primo caso, supponendo di avere due altoparlanti affiancati, avremo che soltanto i punti del piano individuato dagli assi del segmento con estremi sugli altoparlanti si troveranno alla stessa distanza dagli altoparlanti stessi.

In tutti gli altri punti dello spazio, nell’ipotesi di alimentare gli altoparlanti con lo stesso segnale, misureremo risposte in frequenza dall’andamento irregolare; queste presenteranno forti attenuazioni a quelle frequenze legate, dalle relazioni che conosciamo, al ritardo prodotto dalle diverse distanze degli altoparlanti dal punto di misura (fig. 4).

Figura 4A - Curva di risposta in camera anecoica di altoparlante a larga banda monta to in cassa chiusa.

Figura 4A – Curva di risposta in camera anecoica di altoparlante a larga banda montato in cassa chiusa.

Figura 4B - Curva di risposta in camera anecoica dell'altoparlante di figura 4A: un pannello riflettente è stato posizionato oppor tunamente tra altoparlanti e microfono.

Figura 4B – Curva di risposta in camera anecoica dell’altoparlante di figura 4A: un pannello  riflettente è stato posizionato opportunamente tra altoparlanti e microfono.

Figura 4C - Schema della disposizione di misura per l'alto parlante in figura 4B. Le onde sonore riflesse sul pannello raggiungono il mi crofono dopo aver percorso 2. V 502+262 cm. La differenza di per corso tra le emissio ni diretta e riflessa è di circa 12,7 cm, e le frequenze di massima attenuazione saranno: N 344 Fm = — Hz (N = 1; 3; 5; ...) "" 2 0,127 Nel nostro caso F, = 1354 Hz; F2 = 4062 Hz; F3 = 6771 Hz; F, = 9480 Hz.

Figura 4C – Schema della disposizione di misura per l’altoparlante in figura 4B. Le onde sonore
riflesse sul pannello raggiungono il microfono dopo aver percorso 2. Radice di 50 alla seconda +26 alla seconda cm. La differenza di percorso tra le emissioni diretta e riflessa è di circa 12,7 cm, e le frequenze di massima attenuazione saranno:
F(N) = N/2 • 344/0,127 Hz (N = 1; 3; 5; …)
Nel nostro caso F1 = 1354 Hz; F2 = 4062 Hz; F3 = 6771 Hz; F4 = 9480 Hz….

 

Il secondo caso comprende situazioni diverse: oltre i due altoparlanti che funzionano con temporaneamente alla loro frequenza di incrocio, il cui  comportamento è già stato esaminato sulle pagine della rivista (28), trovo interessante ricordare i sistemi facenti uso di filler-driver ed i sistemi a due vie con due woofer identici montati simmetricamente ai lati dell’unico tweeter.

Queste soluzioni vengono adottate per risolvere problemi di continuità nella risposta in ampiezza ed in potenza alla frequenza di incrocio (filler-driver), ma anche per evitare, rispettando certe condizioni, gli zeri nella risposta fuori asse, presenti nei due vie tradizionali a causa dell’interferenza tra i due trasduttori impiegati.

10 – Microfoni direttivi

Un’altra situazione interessante si incontra nella ripresa dei suoni con microfoni direttivi.

I microfoni di questo tipo sono in genere costruiti con una sola membrana, esposta alle onde sonore con entrambe le facce: direttamente quella anteriore, con un certo ritardo quella posteriore.

Il ritardo viene prodotto dalla particolare costruzione del microfono, che costringe l’onda sonora incidente ad un percorso obbligato di lunghezza predeterminata prima che possa raggiungere la faccia posteriore della membrana. Il comportamento direttivo risulta dalla combinazione delle pressioni sonore agenti sulle due facce della membrana, dalla attenuazione e dalla equalizzazione acustica subite dall’onda posteriore: il livello del segnale restituito dal microfono varia con l’angolo di provenienza del suono poiché con esso varia la differenza fra i due percorsi sopra menzionati.

Anche in questo caso possiamo riconoscere i presupposti per una risposta nel tempo in grado di interagire con i nostri meccanismi di localizzazione.

Per concludere, commentiamo le figure che accompagnano l’articolo: queste riportano le risposte in frequenza e gli oscillogrammi della risposta al tone-burst alle frequenze di notch di alcuni dei sistemi di cui abbiamo appena parlato.

Il primo è un altoparlante a cupola montato al centro di un pannello circolare di 300 mm di diametro: le attenuazioni nella risposta in frequenza a 2, 4 e 6 kHz sono prodotte dalla emissione sul contorno del pannello, ritardata ed in opposizione di fase.

Non si osserva nulla a 8 e 10 kHz perché a queste frequenze, per via delle caratteristiche direttive dell’altoparlante in esame, il livello di pressione acustica al bordo del pannello è talmente inferiore a quello in asse da non produrre effetti apprezzabili sulla curva di risposta; per la stessa ragione i buchi a 4 e 6 kHz sono meno accentuati di quello a 2 kHz (fig. 1).

Figura 1A - Curva di risposta in camera anecoica di un altoparlante a cupola montato al centro di un pannello rotondo.

Figura 1A – Curva di risposta in camera anecoica di un altoparlante a cupola montato al centro di un pannello rotondo.

Figura 1B - Schema della disposizione di misura per l'altoparlante su pannello rotondo A = altoparlante B = bordo del pannello C = microfono di misura Percorso diretto AC = 100 cm. Il 7 1 100 cn C Percorso secondario AB+BC = AB + \AB2+AC2 - 16 cm. 344 Frequenze di notch F(N) = N . Hz (N = 1; 2; 3; ...) 0,16 In pratica le frequenze sono risultate di 2, 4 e 6 kHz: questo fatto si spiega tenendo presente che, una volta fissato l'altoparlante sul pannello, la cupola sporge da esso di circa 1 cm.

Figura 1B – Schema della disposizione di misura per l’altoparlante su pannello rotondo
A = altoparlante
B = bordo del pannello
C = microfono di misura
Percorso diretto AC = 100 cm.
Percorso secondario AB+BC = AB + radice  di AB alla seconda +AC alla seconda uguale diverso da 16 cm.
Frequenze di notch F(N) = N . 344/0,16 Hz (N = 1; 2; 3; …)
In pratica le frequenze sono risultate di 2, 4 e 6 kHz: questo fatto si spiega tenendo presente che,  una volta fissato l’altoparlante sul pannello, la cupola sporge da esso di circa 1 cm.

Il secondo è un filtro elimina banda passivo, il cui schema elettrico è riportato in fig. 2.

Figura 2A - Curva di risposta di filtro passivo elimina banda avente frequenza di notch pari a 1,9 kHz.

Figura 2A – Curva di risposta di filtro passivo elimina banda avente frequenza di notch pari a 1,9 kHz.

Figura 2B - Schema elettrico del filtro passivo di figura 2A.

Figura 2B – Schema elettrico del filtro passivo
di figura 2A.

Il terzo (fig. 3) è costituito da due altoparlanti a larga banda montati in cassa chiusa; mentre la risposta misurata in un punto equidistante dai due altoparlanti non presenta irregolarità, spostando il microfono di misura si evidenziano gli effetti prodotti dalla loro interferenza.

Figura 3A - Curva di risposta in camera anecoica di due altoparlanti identici a larga banda montati in cassa chiusa.

Figura 3A – Curva di risposta in camera anecoica di due altoparlanti identici a larga banda montati in cassa chiusa.

Figura 3B - Curva dì risposta in camera anecoica del box di fig. 3A: il microfono è stato spostato dall'asse dei due altoparlanti.

Figura 3B – Curva dì risposta in camera anecoica del box di fig. 3A: il microfono è stato spostato dall’asse dei due altoparlanti.

Figura 3C - Schema della disposizione di misura per l'altoparlante in figura 3B. In queste condizioni le distanze dei due altoparlanti dal microfono differiscono tra loro di circa 8,6 cm. Le frequenze di attenuazione corrispondenti saranno di N 344 Fm = Hz (N = 7; 3; 5; ...) che, nel nostro caso, risultano essere 2, 6, 10 kHz.

Figura 3C – Schema della disposizione di misura per l’altoparlante in figura 3B. In queste condizioni le distanze dei due altoparlanti dal microfono differiscono tra loro di circa 8,6 cm. Le
frequenze di attenuazione corrispondenti saranno di
F(N) = N/2•344/0,086 Hz (N = 1; 3; 5; …)
che, nel nostro caso, risultano essere 2, 6, 10 kHz.

Possiamo interpretare la risposta al toneburst del primo sistema (fig. 5) come la sovrapposizione di due burst: il primo diretto ed il secondo leggermente attenuato, inverti- to di fase e ritardato di un periodo. Dopo la prima sinusoide, che passa inalterata, l’ampiezza della risposta viene subito ridotta dal
l’arrivo della emissione per diffrazione; è evidentissimo l’ultimo periodo di questa emissione secondaria, invertito di fase, lasciato allo scoperto dalla emissione diretta già terminata.

Figura 5 - Risposta al Ione burst dell'altopar lante di figura 1. Traccia superiore: segnale in ingresso all'altoparlante: burst composto di cinque sinusoidi a frequenza 2 kHz, ampiezza 5,6 Vpp. Traccia inferiore: segnale restituito dal micro fono di misura B&K 4133. La prima sinusoi de è quella dell'emissione diretta dell'altopar lante, le quattro successive hanno ampiezza ridotta per effetto dell'arrivo dell'emissione del pannello; a questo punto l'emissione diretta termina. La sesta sinusoide è in realtà la quinta ed ultima dell'emissione del pannello: di questa è evidentissima la fase opposta.

Figura 5 – Risposta al Ione burst dell’altoparlante di figura 1. Traccia superiore: segnale in ingresso all’altoparlante: burst composto di cinque sinusoidi a  frequenza 2 kHz, ampiezza 5,6 Vpp.
Traccia inferiore: segnale restituito dal microfono di misura B&K 4133. La prima sinusoide è quella dell’emissione diretta dell’altoparlante, le quattro successive hanno ampiezza ridotta per effetto dell’arrivo dell’emissione del pannello; a questo punto l’emissione diretta termina. La sesta sinusoide è in realtà la
quinta ed ultima dell’emissione del pannello: di questa è evidentissima la fase opposta.

La risposta del filtro passivo (fig. 6) ha pressappoco lo stesso aspetto, anche se i passaggi dalla massima ampiezza alla attenuazione non avvengono repentinamente, ma con una variazione graduale.

Figura 6 - Risposta al tone burst del filtro passivo di figura 2. Traccia superiore: segnale in ingresso: burst composto di cinque sinusoi di a frequenza 2 kHz, ampiezza 1,4 Vpp. Traccia inferiore: segnale in uscita. Evidente l'analogia con il caso di figura 5, in particola re l'inizio in opposizione di fase della sesta sinusoide della risposta.

Figura 6 – Risposta al tone burst del filtro passivo di figura 2. Traccia superiore: segnale in ingresso: burst composto di cinque sinusoidi a frequenza 2 kHz, ampiezza 1,4 Vpp. Traccia inferiore: segnale in uscita. Evidente l’analogia con il caso di figura 5, in particolare l’inizio in opposizione di fase della sesta sinusoide della risposta.

Anche il terzo sistema risponde in maniera simile al burst (fig. 7); si differenzia dal primo caso per avere l’arrivo dell’emissione secondaria dopo un numero dispari di mezze lunghezze d’onda, anziché dopo un numero intero di sinusoidi.

Figura 7 - Risposta al tone burst del sistema di altoparlanti di figura 3. Traccia superiore: segnale in ingresso: burst composto di cinque sinusoidi a frequenza 2 kHz, ampiezza 5,6 Traccia inferiore: segnale restituito dal micro fono di misura B&K 4133. In questo caso le due emissioni, quella diretta e quella ritardata, hanno la stessa polarità: alla prima frequenza di notch il ritardo tra le due emissioni è di mezza lunghezza d'onda. Questo si può vede re all'inizio della risposta, dove solo mezza sinusoide passa inalterata, ed alla fine del burst, che termina con una mezza sinusoide in fase.

Figura 7 – Risposta al tone burst del sistema di altoparlanti di figura 3. Traccia superiore: segnale in ingresso: burst composto di cinque sinusoidi a frequenza 2 kHz, ampiezza 5,6. Traccia inferiore: segnale restituito dal microfono di misura B&K 4133. In questo caso le due emissioni, quella diretta e quella ritardata,
hanno la stessa polarità: alla prima frequenza di notch il ritardo tra le due emissioni è di mezza lunghezza d’onda. Questo si può vedere all’inizio della risposta, dove solo mezza sinusoide passa inalterata, ed alla fine del burst, che termina con una mezza sinusoide in fase.

Il sistema uditivo interpreta questi tipi di segnale alla stessa maniera, ai fini della localizzazione delle sorgenti sonore?

Figura 8 - Risposta al tone burst del sistema di altoparlanti di figura 3. Traccia superiore: segnale in ingresso: burst composto di cinque sinusoidi a frequenza 6 kHz, ampiezza 5,6 Vpp. Traccia inferiore: segnale restituito dal microfono di misura B&K 4133. Siamo qui alla seconda frequenza di notch: il ritardo tra le due emissioni, perfettamente riconoscibile, è di tre mezze lunghezze d'onda.

Figura 8 – Risposta al tone burst del sistema di altoparlanti di figura 3. Traccia superiore: segnale in ingresso: burst composto di cinque  sinusoidi a frequenza 6 kHz, ampiezza 5,6 Vpp. Traccia inferiore: segnale restituito dal microfono di misura B&K 4133. Siamo qui alla seconda frequenza di notch: il ritardo tra
le due emissioni, perfettamente riconoscibile, è di tre mezze lunghezze d’onda.

La letteratura sull’argomento (5) (22) riferisce di esperienze che rafforzano questa ipotesi; va peraltro detto che l’abitudine alla stereofonia attuale, basata sulla ricostruzione della scena sonora sul solo piano orizzontale, tende a far trascurare i problemi legati alla correttezza dell’immagine verticale.

Per quanto riguarda i sistemi con filler-driver o con un tweeter e due woofer ai suoi lati, non mi è stato possibile mettere a punto dei sistemi sperimentali sui quali eseguire delle misure: si può tuttavia ragionevolmente ritenere che la correzione della risposta in ampiezza fuori asse in regime stazionario avvenga a spese di una maggiore complessità della risposta nel tempo.

Abbiamo infine occasione di vedere qualcosa sugli effetti delle riflessioni (fig. 4) e sul comportamento fuori asse di un microfono a caratteristica polare cardioide: anch’esso esibisce la risposta al tone burst tipica dei sistemi ritardati (fig. 9).

Figura 9 - Queste riprese illustrano la differenza di comportamento tra il microfono a pressione B&K 4133 ed una capsula microfonica, di basso costo, a caratteristica polare cardioide. Le due capsule microfoniche sono state posizionate a breve distanza luna dall'altra, e di fronte ad esse è stato sistemato un altoparlante alimentato con tane burst. Nella prima foto vediamo il segnale inviato all'altoparlante, consistente in un burst di 10 sinusoidi a 11,5 kHz circa. Nella seconda troviamo la risposta del microfono B&K e nella terza la risposta, allo stesso burst, del microfono cardioide, con l'asse orientato nello stesso verso della sorgente (in queste ultime due riprese la scala dei tempi sull'oscilloscopio è cambiata). A questa frequenza si evidenzia un comportamento del microfono molto simile a quello dei sistemi delle figure precedenti: ne sono causa sia il ritardo con cui la faccia posteriore del diaframma riceve l'onda sonora rispetto a quella anteriore, sia i particolari della struttura meccanica con cui questo ritardo viene ottenuto, che possono aggiungere riflessioni ed altre irregolarità difficili da evitare. Va anche detto che i microfoni unidirezionali tendono in genere a peggiorare le loro caratteristiche direttive agli estremi della gamma audio: una presentazione migliore sotto questo aspetto è possibile e va considerata indicativa di una qualità superiore. Entrambi i microfoni in esame mettono in evidenza un altro problema, restituendo una coda di sinusoidi attenuata: si tratta di una riflessione sul braccio che li sostiene, come rivelato dal tempo di ritardo (1,4 ms), e dalle distanze in gioco (24 cm).

Figura 9 – Queste riprese illustrano la differenza di comportamento tra il microfono a pressione B&K 4133 ed una capsula microfonica, di basso costo, a caratteristica polare cardioide. Le due capsule microfoniche sono state posizionate a breve distanza luna dall’altra, e di fronte ad esse è stato sistemato un altoparlante alimentato con tone burst. Nella prima foto vediamo il segnale inviato all’altoparlante, consistente in un burst di 10 sinusoidi a 11,5 kHz circa. Nella seconda troviamo la risposta del microfono B&K e nella terza la risposta, allo stesso burst, del microfono cardioide, con l’asse orientato nello stesso verso della sorgente (in queste ultime due riprese la scala dei tempi sull’oscilloscopio è cambiata). A questa frequenza si evidenzia un comportamento del microfono molto simile a quello dei sistemi delle figure precedenti: ne sono causa sia il ritardo con cui la faccia posteriore del diaframma riceve l’onda sonora rispetto a quella anteriore, sia i particolari della struttura meccanica con cui questo ritardo viene ottenuto, che possono aggiungere riflessioni ed altre irregolarità difficili da evitare. Va anche detto che i microfoni unidirezionali tendono in genere a peggiorare le loro caratteristiche direttive agli estremi della gamma audio: una presentazione migliore sotto questo aspetto è possibile e va considerata indicativa di una qualità superiore. Entrambi i microfoni in esame mettono in evidenza un altro problema, restituendo una coda di sinusoidi attenuata: si tratta di una riflessione sul braccio che li sostiene, come rivelato dal tempo di ritardo (1,4 ms), e dalle distanze in gioco (24 cm).

di Carlo Zuccatti

Figura 10 Disposizione del microfono per il rilevamento delle risposte di figura 9.

Figura 10 – Disposizione del microfono per il rilevamento delle risposte di figura 9.


Bibliografia

(4) – Wright D., Hebrank J., Wilson B. – «Pinna reflections as cues for localization» Journal of the Acoustic Society of America, Vol. 56, n. 3, pp. 957-962 (settembre 1974).
(5) – Hebrank J., Wright D. – «Spectral cues used in the localization of sound sources on the median piane» Journal of the Acoustic Society of America, Vol. 56, n. 6, pp. 1829-1834 (dicembre 1974).
(8) – Benade A., H. – «From instrument to ear in a room: direct or via recording» Journal of the Audio Engineering Society, Vol. 33 n. 4 (aprile 1985).
(22) – Butler R.J., Belendiuk K. – «Spectral cues utilized in the localization of sound in the median sagittal piane» Journal of the Acoustic Society of America, Vol. 61, n. 5, pp. 1264-1269 (maggio 1977).
(23) – Rodgers P. – «Pinna transformations and sound reproduction» Journal of the Audio Engineering Society Vol. 29, n. 4, pp. 226-233 (aprile 1981).
(24) – Kates J.M. – «Loudspeaker cabinet reflection effects» Journal of the Audio Engineering Society Vol. 27, n. 5, pp. 338-350 (maggio 1979).
(25) – Bews R.M., Hawksford M.J. – «Application of thè geometrie theory of diffraction (GTD) to diffraction at thè edges of loudspeakers baffles» Journal of the Audio Engineering Society Vol. 34, n. 10, pp. 771-779 (ottobre 1986).
(26) – Backman J. – «Computation of diffraction for loudspeakers enclosures» Journal of the Audio Engineering Society Vol. 37, n. 5, pp. 353-362 (maggio 1989).
(27) – Porter J. Geddes E. – «Loudspeaker cabinet edge diffraction» Journal of the Audio Engineering Society Vol. 37, n. 11, pp. 908-918 (novembre 1989).
(28) – Giussani R. – «Le reti di crossover» parti I e II AUDIOreview n. 45, pp. 66-71 (dicembre 1985); AUDIOreview n. 46, pp. 46-50 (gennaio 1986).


da AUDIOreview n. 92 marzo 1990

Author: Redazione

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