The Audio Control Unit (2)

Stadio linea a valvole

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Come ricorderete nel numero 132 di AUDIOreview, pubblicato nel novembre dell’anno scorso ci lasciammo con la promessa di presentare la parte attiva del The Audio Control Unit, e, siccome non siamo marinai, ecco a voi lo stadio linea a valvole.

Prima di iniziare la descrizione del progetto sono necessarie alcune premesse di natura tecnica:

  1. è stata data un’importanza primaria alla qualità dell’alimentatore, sia di alta tensione che di bassa tensione;
  2. è stata scelta una configurazione dello stadio linea la più semplice possibile ottimizzandone i parametri di funzionamento per ottenere le migliori prestazioni;
  3. l’alimentatore e lo stadio linea hanno solo controreazioni locali;
  4. i componenti impiegati in questo progetto sono di elevata qualità, in linea con quanto già presentato nella versione passiva del The Audio Control Unit;
  5. è stato curato molto l’aspetto pratico del montaggio ottimizzando il layout dei circuiti stampati e il cablaggio (soprattutto quello relativo alla massa);
  6. l’attenuatore impiegato è quello da 10 kohm, in quanto la topologia finale della scheda fono, di prossima presentazione, prevede una bassa impedenza di uscita
    (nel numero 132 di AR, pag. 109, al riguardo si parlava invece di un’impedenza di uscita di circa 9 kohm). Questo articolo è diviso in due parti: una di puro aspetto teorico dove è analizzato il progetto e l’altra dedicata alla realizzazione pratica del kit.

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Alimentatore

Normalmente viene data poca importanza alla qualità della tensione di alimentazione di un circuito. Si è notato invece che molti degli apparecchi bensuonanti (siano essi a stato solido che a valvole) hanno un alimentatore molto curato; chi di voi, preso dalla curiosità ha già sbirciato lo schema elettrico, avrà notato qualcosa di insolito, vale a dire la presenza di ben cinque alimentatori stabilizzati: tre per l’alta tensione (anodica) delle valvole e due per i filamenti; teniamo a precisare che vengono impiegati solo componenti discreti e nessun tipo di integrato. Come avrete notato dalle fotografie è stata introdotta una seconda scatola denominata The Audio Power Supply, la quale, come il nome lascia intuire, contiene oltre al trasformatore toroidale (incapsulato) una scheda dove è alloggiato il primo alimentatore per la tensione anodica (in comune per i due canali) e i due alimentatori per i filamenti (di cui uno è riferito a massa, per i motivi che vedremo più avanti).

All’atto della progettazione dell’alimentatore-regolatore di alta tensione sono state prese in considerazione varie soluzioni e da prove effettuate si è deciso di adottare il seguente schema: regolatore serie (nel nostro caso un mosfet di media potenza) e stabilizzazione ottenuta con diodi zener di bassa potenza, inoltre è bene precisare che non è presente nessun tipo di controreazione. L’alta tensione proveniente dal secondario del trasformatore viene raddrizzata dai diodi DI – D4 e viene livellata dai condensatori CI , C2, C3, C4, i quali insieme alla resistenza R26 formano un filtro a pi greco; R31 e R32 servono a scaricare i condensatori al momento dello spegnimento dell’apparecchio. D8 e D9, con TI, R27, e R28 formano un generatore di corrente costante per ottimizzare i parametri di funzionamento dei diodi zener DZ1-DZ7; i diodi D5, D6 e D7, collegati in antiserie, contribuiscono a stabilizzare termicamente gli zener.

Dal collettore di TI viene prelevata la tensione stabilizzata che pilota il regolatore serie formato da T2 e T3; le resistenze R29 e R30, insieme a DIO sono di protezione; i condensatori C6, C7 e C8 servono a limitare il rumore termico degli zener; C9, CIÒ, Cll e C12 formano il filtro in uscita. Tutti i condensatori elettrolitici
sono bypassati da condensatori in polypropilene di elevata qualità.

Per quanto riguarda i filamenti è stato sviluppato un alimentatore dalle caratteristiche di base simili a quello di alta tensione; anche in questo caso non si è impiegato nessun regolatore integrato.

Schema elettrico dell'alimentatore

Schema elettrico dell’alimentatore.

Gli alimentatori per i filamenti sono due: il primo, a cui sono collegate le valvole V2 di entrambi i canali, è riferito all’alta tensione; questo perché la differenza di
potenziale tra il catodo e il filamento, nella topologia dello stadio linea da noi usata, è di circa 150 V, quindi al di fuori delle specifiche tecniche della valvola e ciò
comporterebbe oltre che una breve durata della valvola stessa, anche l’insorgere del rumore.

Il secondo alimentatore, a cui sono collegate le valvole V1 dei due canali, è riferito a massa ed è simile al precedente; tenete presente che entrambi hanno la tensione
di uscita regolabile (tramite il trimmer R42), questo grazie all’impiego del dispositivo TL 431 (IC1 ed IC2), il quale altro non è che è un particolare diodo zener. I
transistori regolatori serie in questo sono due, in quanto è prevista l’alimentazione dei filamenti delle valvole dello stadio fono di prossima presentazione. Tale sovradimensionamento vale anche per l’alimentatore generale di alta tensione.

Scheda alimentazione: attenzione alla disposizione dei componenti: i transistori T6, T9 e T10, con i relativi dissipatori, andranno fissati al circuito stampato tramite le apposite viti.

Scheda alimentazione: attenzione alla disposizione dei componenti: i transistori T6, T9 e T10, con i relativi dissipatori, andranno fissati al circuito stampato tramite le apposite viti.

Per concludere questo paragrafo due parole sul trasformatore di alimentazione; si tratta di un toroidale incapsulato e resinato in un contenitore metallico da circa 60 VA, con primario 220 V e con un secondario di 150-20-0-20-150 V; nel nostro caso useremo soltanto i terminali siglati 150 V per ottenere i 300 V alternati necessari; i terminali siglati 20 V serviranno per sviluppi futuri (ancora un po’ di pazienza, prego!) e due secondari 0-10 V per i filamenti.

Amplificatore di linea

Lo schema impiegato è classico: la valvola V1 amplifica il segnale, mentre la valvola V2 funge da adattatore di impedenza (cathode follower). L’amplificazione scelta
è di 17 dB (circa 7 volte) per interfacciare al meglio le uscite delle sorgenti ad alto livello con la totalità degli amplificatori finali esistenti.

Infatti in alcuni casi si è in presenza di amplificatori di linea il cui guadagno è molto elevato rendendo l’escursione della manopola del volume molto limitata, con
tutti i problemi che ne conseguono.

Per le valvole la scelta è caduta sulle 6C4/EC90 (di cui a parte troverete le caratteristiche principali) per i seguenti motivi:

  • bassa resistenza interna e quindi bassa amplificazione, caratteristica necessaria nel nostro caso in quanto l’amplificazione voluta è stata ottenuta con tassi di controreazione (solamente locale) contenuti;
  • costruzione meccanica: infatti la valvola è un triodo singolo quindi la meccanica interna è più robusta delle equivalenti valvole usate nei preamplificatori (normalmente dei doppi triodi). Ciò comporta tipicamente una bassa microfonicità e sicuramente una durata superiore alla media;
  • totale separazione delle funzioni, in quanto ogni valvola è chiamata a svolgere un singolo compito;
  • dimensioni contenute che hanno permesso di posizionarle orizzontalmente contribuendo a rendere il circuito stampato compatto, anche in altezza, tale da poterlo inserire nella scatola della versione passiva, così come prevedeva il progetto iniziale.

Per quanto riguarda la EC90 dobbiamo dire che dopo aver provato alcune marche diverse, siamo riusciti a reperire uno stock di CV4058 Mullard (sigla che contraddistingue le valvole inglesi per uso militare e/o industriale, quindi con caratteristiche costruttive superiori alla media), giacenti in un magazzino in Inghilterra. Di corsa le abbiamo installate e provate, poiché hanno esibito delle performance strumentali e musicali di eccellente livello, abbiamo deciso di adottarle per il nostro apparecchio.

Schema elettrico della scheda audio.

Schema elettrico della scheda audio.

Ovviamente parliamo di valvole assolutamente nuove anche se la produzione risale a circa dieci anni fa; in ogni caso verranno fornite solamente CV4058 testate e accoppiate tra di loro entro il ±5% per ottenere una costanza di prestazioni ottimali; inoltre esse sono fornite con una garanzia di tre mesi. Per quanto riguarda la componentistica passiva si è volutamente impiegato quanto di meglio, a nostro parere, si può reperire sul mercato, in linea con i componenti usati nella versione passiva. Infatti vengono impiegate le resistenze Holco della serie H4 (strato metallico, 1%, 50 ppm) per R45, R46, R47 R48, R50, R52 , R53 e le resistenze Resista WK5 (ossido di metallo, 5% 2,3 W) per R50 e R52, in quanto hanno garantito livelli di rumore estremamente basso, una bassa componente induttiva e soprattutto una affidabilità elevatissima. Nel caso delle Resista WK5 non deve ingannare la tolleranza «solo» del 5% , infatti sperimentalmente abbiamo rilevato che l’errore medio rispetto al valore nominale è inferiore all’1 %, in ogni caso vengono selezionate e fornite le resistenze che rispettano il valore di progetto.

L’unico condensatore presente sul percorso del segnale (C27) è un prodotto nostrano (finalmente!!), infatti la ICEL è una società di Castellanza (VA) la quale ha nel
proprio catalogo una serie di condensatori in polipropilene (denominata MPW) molto interessante per la varietà dei valori e delle tensioni disponibili; nel nostro caso abbiamo usato 2,2 uF / 250 V DC 5% (la bassa tolleranza è stata una nostra richiesta); ovviamente si possono usare altri marchi (Wonder Cap o Wima), ma vi possiamo garantire che il risultato ottenuto con l’ICEL è notevole. Altri condensatori della stessa marca e dello stesso tipo sono impiegati in questo progetto come bypass negli stadi alimentatori.

Scheda linea: anche in questo caso attenzione al montaggio dei componenti.

Scheda linea: anche in questo caso attenzione al montaggio dei componenti.

Anche il relè RL1, il quale ha la funzione di tenere collegata a massa l’uscita all’atto dell’accensione per circa 45 secondi, è di alto livello: infatti è un componente con
contatti dorati immersi in azoto, a bassa interferenza magnetica; questo relè è comandato da un temporizzatore presente sulla stessa scheda linea realizzato con
l’arcifamoso NE555.

Come avrete notato, sulla scheda linea è presente, per ogni canale, un alimentatore locale del tutto simile alla sezione regolatrice dell’alimentatore generale di alta tensione; il motivo principale è quello di disaccoppiare totalmente i due canali, rendendo pressoché nulle le mutue interferenze dovute all’alimentazione comune; questa soluzione consente inoltre di migliorare sensibilmente il rapporto segnale/rumore permettendo così di una dinamica più elevata e una migliore intelligibilità del segnale sonoro soprattutto ai bassissimi livelli, oltreché di mantenere elevata la separazione tra i due canali.

Realizzazione pratica

II montaggio del preamplificatore e dell’alimentatore non comporta particolari difficoltà, tutti i componenti trovano posto su due circuiti stampati con pochi collegamenti esterni.

La sequenza dei collegamenti vale per tutte le prese di alimentazione.

La sequenza dei collegamenti vale per tutte le prese di alimentazione.

Iniziamo con il montaggio della scheda dell’alimentatore principale; seguendo il disegno della disposizione dei componenti inizieremo con l’inserire l’unico
ponticello presente, contrassegnato con la sigla «JP», poi monteremo le resistenze controllando con il tester il valore, quindi passeremo ai diodi e ai zener facendo attenzione alla polarità (la striscia sul corpo identifica il +) . Per quanto riguarda i condensatori elettrolitici fate molta attenzione al verso, specialmente per ciò che concerne quelli di alta tensione. Ancora attenzione a quando si monteranno i componenti attivi come transistor, circuiti integrati e diodi led; per quanto riguarda i transistor di alta tensione MPSA42 e MPSA92 purtroppo la piedinatura varia con il variare del fabbricante, in ogni caso risolveremo noi questo problema inserendo
nel kit una nota di chiarimento. Per ultimo procederemo con i transistor di potenza TIP3055 (T6, T9, T10) che andranno fissati ai dissipatori di calore senza interporre l’isolante in mica; per quanto riguarda il mosfet regolatore di alta tensione il dissipatore può essere utilizzato senza l’isolante, in questo caso attenzione perché ad apparecchio acceso sono presenti circa 400 Vdc.

Finito il montaggio della scheda con trollate di nuovo con molta cura il verso dei singoli componenti; inoltre prestate attenzione alla qualità delle saldature, esse devono apparire lucenti e prive di screpolature; in questo 10 stagno Wonder Solder (al 2% di Ag) fornito a corredo può aiutarvi molto. Infine, usando i distanziatori autoadesivi (pulite bene i punti in cui dovranno essere installati) potete posizionare la scheda, possibilmente il più vicino possibile al pannello frontale.

Schema di montaggio delle resistenze dell'attenuatore.

Schema di montaggio delle resistenze dell’attenuatore.

Sul coperchio inferiore va praticato l’unico foro per fissare il trasformatore di alimentazione avendo cura di interporre tra il corpo dello stesso e il fondo le strisce di
neoprene (fornite a corredo del kit) utili per eliminare le vibrazioni.

A questo punto va montato l’indicatore di accensione sul pannello frontale, collegando i suoi terminali al circuito stampato (non è necessario controllare la polarità); si collega poi il blocco interrutttore/filtro/fusibile come da istruzioni fornite a corredo del kit; infine si installa la spina a 5 poli per alimentare il preamplificatore.

Seguendo la serigrafia sul circuito stampato e lo schema della spina pubblicato a parte, si collegheranno le uscite dell’alimentatore usando i cinque spezzoni di cavo Van den Hul CS-18 (di colore diverso) forniti a corredo; si collegheranno quindi i cavi del secondario del trasformatore al circuito stampato seguendo le indicazioni
dei colori presenti sul trasformatore stesso. I due secondari denominati 0-10 V sono perfettamente uguali quindi hanno gli stessi colori identificativi.

L’alimentatore è così completato, e allora: Power On! Se tutto è a posto dovrete misurare all’uscita dell’alta tensione (piedini 4 e 5 della spina a 5 poli) circa 335 V e circa 6 – 7 V sia all’uscita dell’alimentazione per i filamenti riferiti a massa (piedini 3 e 4) che all’uscita dei filamenti riferiti all’alta tensione (piedini 1 e 2). Per adesso non regoliamo le tensioni di uscita per i filamenti, lo faremo quando è collegato il preamplificatore.

Per la scheda del preamplificatore valgono le stesse considerazioni descritte per l’alimentatore, anche in questo caso troverete a parte il disegno della disposizione
dei componenti; in aggiunta va detto qualcosa a proposito dei due circuiti stampati dove sono alloggiate le valvole, i quali andranno montati verticalmente; questi
due circuiti sono forniti già con gli zoccoli per le valvole, il connettore e la resistenza R50 montati, quindi non rimane altro che saldarli sulla scheda madre facendo attenzione alla serigrafia dato che sono diversi per i due canali.

Una volta pronta la scheda con i componenti montati fate il solito controllo e posizionatela nella scatola, sul lato destro, avendo cura di lasciare 15 mm dal pannello anteriore e circa 5 mm dal pannello laterale, in questo modo l’asta di rinvio dell’attenuatore del volume passa al centro delle due basette di alloggiamento delle valvole, come si può vedere dalle foto.

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Un meritato primo piano per le famose Mullard.

Un meritato primo piano per le famose Mullard.

Si continuerà con il collegamento degli spezzoni di filo dalla presa di alimentazione alle relative piazzole presenti sulla scheda madre seguendo l’ordine indicato dalla serigrafia di quest’ultima; prima però si devono inserire in ogni cavo gli anelli di ferrite, forniti a corredo del kit, che serviranno per attenuare le eventuali interferenze propagate attraverso i cavi di alimentazione.

Per semplificare e rendere più agevole il collegamento di questi cavi si dovrà seguire questo schema: il primo ancoraggio a sinistra sul circuito stampato va collegato al primo pin a sinistra della presa e così via.

Collegare quindi il pin 4 della presa di alimentazione al telaio tramite la vite superiore di fissaggio della presa stessa. Gli ultimi collegamenti da eseguire sono
quelli di segnale; essi sono i più importanti e quindi richiedono molta attenzione; inoltre bisogna precisare, per coloro i quali avessero già acquistato il preamplificatore nella sola versione passiva e volessero aggiungere la scheda attiva, che è sicuramente conveniente scollegare tutti i cavi di segnale di ingresso e di uscita ed eliminare anche la resistenza R24, partendo così da una situazione ottimale.

Vi ricordo che una caratteristica molto importante del progetto è quella di mantenere completamente separate le masse del segnale primo per evitare spiacevoli loop di massa, secondo per mantenere alta la separazione tra i due canali; ovviamente nella versione attiva saranno in comune con la massa dell’alimentatore, ma solamente in un punto.

Per facilitare le operazioni, in questa fase, ci serviremo della figura 4 dove sono ben evidenziati i terminali da collegare (vi ricordo che è disegnato il commutatore visto dal retro).

A corredo del kit vengono fomiti 12 spezzoni di cavo Van den Hul CS-18 : 3 di colore rosso (1 corto e 2 lunghi per il canale destro), 3 di colore bianco (1 corto e 2 lunghi per il canale sinistro), 6 neri che identificheremo sempre come come massa.

La procedura, valida per entrambi i canali, per installare questi cavi è la seguente:

  • intrecciare un cavo corto di segnale più un cavo corto di massa;
  • collegare il cavo di segnale da una parte all’uscita della scheda che seleziona gli ingressi e dall’altro all’ingresso del commutatore (piedino 1); quindi collegare la massa da una parte alla piazzuola di massa della basetta che seleziona gli ingressi, dall’altra al terminale del commutatore contraddistinto dal simbolo della massa (piedino 24);
  • intrecciare un cavo lungo di segnale più un cavo lungo di massa;
  • collegare il cavo di segnale da una parte all’uscita del commutatore a 24 posizioni e dall’altra alla piazzuola del circuito contrassegnata « IN»; il cavo di massa collegarlo da una parte alla piazzuola di massa della basetta degli ingressi e dall’altra alla piazzuola sul circuito stampato contrassegnata da « GND »;
  • intrecciare un cavo lungo di segnale più un cavo lungo di massa;
  • collegare il cavo di segnale da una parte al terminale centrale del pin jack di uscita e dall’altra alla piazzuola del circuito stampato contrassegnata « OUT »; il cavo di massa collegarlo da una parte alla massa del pin jack di uscita e dall’altra alla piazzuola del circuito stampato contrassegnata da «GND».

Tutto è pronto adesso per il collaudo finale; bisogna montare le valvole sui relativi zoccoli (con molta attenzione), e quindi si collegherà l’alimentatore al pre tramite il cavo già preparato e fornito a corredo. Dopo aver acceso l’apparecchio è necessario controllare la tensione di alimentazione anodica, la quale deve essere misurata sui terminali esterni delle resistenze R49 e deve valere circa 285 V. Le regolazioni riguardano solo le tensioni dei filamenti; si agirà sui due trimmer presenti sulla scheda madre dell’alimentatore fino a leggere sul tester 6 V; questo vale ovviamente per entrambi i circuiti.

Elenco dei componenti.

Elenco dei componenti.

Eseguita quest’ultima operazione non resta altro che mettere i coperchi alle due scatole e collegare il preamplificatore al resto dell’impianto. Vi ricordo che il segnale sarà disponibile dopo 45 secondi dall’accensione dell’apparecchio.

Consiglio di tenere i due apparecchi affiancati tra loro e non posizionati uno sopra l’altro, così da diminuire la possibilità da parte del pre di captare il ronzio generato dal trasformatore.

Abbiamo collegato e provato il preamplificatore con numerose sorgenti e amplificatori finali; il funzionamento è stato sempre impeccabile, qualora fosse presente
del ronzio vi consiglio di controllare bene i collegamenti tra i vari apparecchi e anche alla rete elettrica.

Le misure.

Le misure.

Conclusioni

La messa a punto di questo progetto non è stata cosa da poco. Paradossalmente le maggiori energie sono state usate nell’ottimizzare i collegamenti sia di massa che di segnale mentre per lo stadio attivo e gli alimentatori , una volta trovati i componenti «giusti» la realizzazione pratica è stata abbastanza veloce.

L’ingegnerizzazione delle schede e dei vari collegamenti è di buon livello, tale da rendere abbastanza agevole la costruzione.

Come suona? E come chiedere all’oste se il vino è buono; comunque credo che il livello sia elevato, l’amico Toni de Marchi nella sua recensione saprà sicuramente essere preciso nella valutazione.

Buon lavoro e buon ascolto.

Claudio Perita

 


Un pre gentile

Già a vederla uno ha l’impressione che si tratti di uno di quegli oggetti dotati di una personalità discreta e ammaliatrice, una macchina gentile. Saranno le proporzioni, piuttosto inusuali, saranno le fiancatine in legno appena trattato che danno un senso di naturalità al tutto. O forse quel logo così familiare, ed allo stesso tempo inusuale, abituato come sono a vederlo sulla rivista e non certo sulle macchine da musica che passano sotto le mie orecchie.

L’Audio Contrai Unif e la sua unità di alimentazione separata sono entrate così a casa mia, in punta di piedi come si conviene, appunto, ad una macchina gentile.

Non faccio certo fatica a confessarvi che già dalla sua forma ho deciso che questo oggetto avrebbe dovuto piacermi. Non posso farci nulla: il primo impatto, quello visivo, è determinante. E, guarda caso, quasi mai da un oggetto trascurato esteticamente ho sentito della musica veramente buona. Anche se il contrario qualche volta si è dimostrato altrettanto vero.

Certo, si tratta dopotutto di una macchina nata per i bricoleur della musica, per quella categoria per me impossibile degli autocostruttori. Dunque con i limiti di un oggetto il cui livello di industrializzazione e sofisticazione non può essere esasperato.

Ma è un limite, davvero? Parola di lupetto, appena l’ho ascoltato ho capito che si trattava di una macchina di grandi qualità e di potenzialità ancora maggiori.

Il primo impatto, quello che fa la differenza tra una macchina che può piacere o una di cui ci si innamora, è stato fulminante. Ho sentito la musica venire fuori con la limpidezza, la tranquillità, il livello di controllo che, nella mia esperienza, solo i migliori pre riescono ad esibire.

Abbinato ai VTL 225 recentemente rimessi a nuovo da quello stesso Walter Gentilucci che con Claudio Perna è l’artefice del nostro pre, l’Audio Control Unit si è distinto per l’estrema pulizia del suono, l’eccellente ricchezza della trama musicale, il sorprendente equilibrio, l’ottima dinamica.

Il controllo del volume, uno degli elementi critici di un pre, con i suoi 44 passi è efficacissimo e riesce a calibrare molto bene il livello sonoro in uscita.

Prendete ad esempio l’attacco della «Settima Sinfonia» di Beethoven nella splendida esecuzione della Chamber Orchestra of Europe diretta da Nikolaus Harnoncourt (Teldec 2292-46452-2). Il pieno dell’orchestra, profondo e severo, viene restituito in tutta la sua forza di attrazione. Un caldo e solido basso, ben rifinito anche molto giù, a cui segue un più disteso e brillante avanzare degli archi perfettamente equilibrato nelle sue componenti, perfettamente collocate nello spazio. La ricchezza della trama orchestrale, la forza evocativa di questi primi passaggi, non offusca affatto – anzi – l’ottimo lavoro di cesello che il pre fa subito dopo sulle note medie e medio alte, ordinatamente e ottimamente ricostruite senza mai lasciarsi andare alla facile tentazione dell’effetto a scapito della precisione.

La scena risulta molto vasta, senza slabbrature, ben sviluppata anche in profondità, convincente nelle sue articolazioni.

La voce ha nell’Audio Control Unit un partner irrimpiazzabile. Vi garantisco che sono rimasto strabiliato a sentire le due voci recitanti di «Nuvole» di Fabrizio De Andre, due voci di donna così intriganti nella loro inflessione sarda che spesso le ascolto quando ho bisogno di rilassarmi un po’. Ebbene, il nostro pre ha fatto il piccolo miracolo di trasformarle, nel senso di restituirmele con una naturalità che non avevo ancora sperimentato e che mi ha fatto venire la pelle d’oca. Tanto che le ho dovute ascoltare più e più volte per convincermi che non si trattava di una mia transitoria ed effimera suggestione ma di un solido risultato il cui merito mi pare si debba dare tutto a questo piccolo pre.

Devo dirvi – ma non prendetela come una piaggeria prò domo mea, le vostre orecchie sono buone quanto e forse più delle mie per cui nessuno vi impedirebbe di sbugiardarmi – che solo adesso, mentre scrivo mi rendo conto che questo oggetto così ben suonante, così ricco e pieno di qualità, costa poco più di un compatto della Samsung. I miei riferimenti nel giudizio, nei miei confronti che inevitabilmente faccio quando provo le macchine anche se non sempre, anzi quasi mai, ne parlo, sono stati alti, altissimi direi. Forse abbiamo sbagliato qualcosa nella nostra rincorsa a prezzi sempre più folli. Forse che – nonostante l’aria da Otto milioni di antenne che si respira in questo Paese – piccolo sia ancora, bello?

Toni De Marchi

da AUDIOreview n. 139 giugno 1994

Author: Redazione

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