“Echi” digitali: siamo in grado di udirli?

fig21articoloPRE_POST_ECONegli ultimi anni, ed in particolare da quando i formati DSD hanno iniziato ad essere molto apprezzati dagli audiofili di tutto il mondo, è emerso un nuovo “nemico” del suono, quello che potrebbe spiegare non solo perchè il DSD è superiore ma pure in quale modo “addolcire” i formati PCM. È un’entità duale, talvolta denominata “pre e post ringing”, talvolta “pre e post eco”. Tutta la teoria necessaria ad inquadrare il problema ed orientarsi tra le soluzioni che il mercato propone viene trattata in una monografia verticale sul numero 362 di AUDIOreview (“Echi digitali, teoria, pratica e ascolto“), ma grazie alla disponibilità di Marco Lincetto, titolare di Velut Luna, possiamo anche fornire a tutti un passaggio di un brano musicale adatto a poter verificare direttamente sul proprio impianto il grado di udibilità/dannosità di questi fenomeni. Il brano fornito da Marco è la registrazione di un duo di piano e clarinetto con campionamento a 192 kHz e 24 bit, microfoni da oltre 50 kHz di banda, nessun uso di filtri anti-alias (ma nessun  alias grazie alla ottimale configurazione di setup). Ne abbiamo isolato i primi 40 secondi e li rendiamo qui disponibili per il download gratuito associando all’originale di riferimento 5 versioni filtrate a 22 kHz secondo modalità estremamente diverse in termini di risposta temporale e risposta in ampiezza/fase, ovvero

In the last years, especially from the introduction of DSD-coded musical media, a new “enemy” of hi-quality sound has appeared, and it could not only explain why DSD sounds better, but also how to “soften” PCM formats. It’s a dual entity, sometimes called “pre and post ringing”, sometimes “pre and post echo”. All the indispensable theory to focus the problem and to choose between different solutions offered by the market has been described in a specific article on AUDIOreview 362 (“Digital echoes, theory, practice and listening”), but thanks to Marco Lincetto, owner of Velut Luna label, we may offer for free an excerpt of a musical recording that is suitable to verify, directly on our own hi-fi system, how much this phenomenon can degrade the sound. The track provided by Marco is a piano-clarinet duo sampled at 192 kHz/24 bit without anti-alias filter (and without aliasing distortion, thanks to the optimal setup) with microphones having bandwith exceeding 50 kHz. We have isolated first 40 seconds and filtered this passage in 5 different ways having a common cutoff frequency (22 kHz), using symmetrical (no phase shift) and asymmetrical (large phase shift) FIRs, and extremely short (33 taps) to extremely long (16385 taps) time duration. Download and enjoy your listening.

Author: Redazione

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3 Comments

  1. all’ascolto in cuffia,momentaneamente non potuto proverlo sul mio sistema .
    sembra che il file originale come se fosse meno frenato . controllato piu’ armonico il rilascio delle note e dei suoni generali abbiamo la decadenza naturale

    • Ho provato a fare il confronto usando la mia cuffia Stax Sigma con driver valvolare DRM. Non ho notato NESSUNA differenza.
      A titolo di curiosità ho caricato I file con Adobe Audition il cui editor permette di visualizzare la forma del segnale (con ingrandimento praticamente arbitrario sia sull’asse dei tempi che su quello dell’ampiezza) e di saltare da un file all’altro (nella medesima posizione e con gli stessi ingrandimenti). I segnali appaiono IDENTICI a parte piccole traslazioni temporali (immagino dovute al diverso numero di tappe dei filtri).
      Ognuno tragga le conclusioni che vuole. Le mie sono (cioè rimangono, dato che lo da molto tempo): fregateneve delle ****** mentali e ascoltate la musica!

      • Forse è necessario precisare che i brani, seppur sottoposti a filtratura con FIR di lunghezza differente, sono poi stati sincronizzati e ridotti alla stessa lunghezza (7499419 campioni). Confrontando gli inviluppi con un programma di editing audio questi NON appaiono identici, a meno di non usare una risoluzione di schermo molto bassa, ma questo tipo di analisi è comunque molto grossolana. Se ad esempio la risoluzione venisse ridotta dai 24 bit originali a 14 bit non si noterebbero comunque differenze.

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