Editoriale AudioReview 406

Il suono della coerenza temporale

La ricerca scientifica non si effettua solo in laboratori asettici popolati da accademici in camice bianco ma ovunque ci siano le capacità professionali e la voglia di comprendere le leggi che regolano i fenomeni.
La nostra redazione è tutto fuorché asettica e di professori se ne vedono pochi, ma è ricca di persone competenti, spinte da inesauribile curiosità e sempre pronte ad approfondire temi noti o a sperimentare nuove vie di indagine elettroacustica per trovare una correlazione tra ascolto e misure.
L’applicazione della convoluzione digitale è una di queste. Un metodo su cui si sta lavorando da qualche tempo e che consente l’applicazione della correzione di fase e di modulo ai sistemi di altoparlanti altrimenti non effettuabile con i tradizionali metodi analogici. Si parte dalla teoria, si prosegue con la sperimentazione e l’analisi strumentale ma poi è sempre l’esperienza di ascolto a determinare il successo del percorso intrapreso.

Comprendere cosa significhi e come valutare all’ascolto la prestazione relativa alla coerenza temporale di una catena di riproduzione potrebbe mettere in difficoltà chiunque già a partire dal suo concepimento. Siamo abituati ad individuare le caratteristiche di equilibrio tonale, dinamica e risoluzione, aspetti che riguardano la risposta in frequenza, la resa in potenza, il rumore e la distorsione, ma come si manifesta all’ascolto la risposta di fase? Forse è più facile comprendere per intuizione il fenomeno se passiamo dal senso dell’udito a quello della vista. Quindi trasportiamoci nel campo dell’arte visiva, in particolare della pittura, e poniamo la nostra attenzione su due correnti artistiche della seconda metà del 1800, il verismo/realismo e l’impressionismo, prendendo ad esempio due opere fondamentali di queste correnti: “Il caso senza speranza” di Antonio Rotta e “Le ninfee” (in realtà è una serie) di Claude Monet. Non vedo come si potrebbe mettere in dubbio il più che alto valore artistico di entrambe le opere e l’estremo godimento che si prova ad osservarle anche se i due artisti hanno voluto catturare la realtà che li circondava partendo da due concezioni diametralmente opposte. Nel primo la messa a fuoco è totale, tutti i particolari sono illuminati e scolpiti iniziando dalle figure con le loro espressioni fino ai fini dettagli degli oggetti inanimati; la seconda opera è l’esatto opposto e le ninfee galleggiano in un’illusione di scorcio acquatico che ben imprime nelle nostre menti le sensazioni di calma e quiete di un placido stagno dove però non appare nessun particolare ma solo l’impressione che ci rimane scolpita nella mente dopo aver osservato dal vivo la scena.

Proviamo ora a fare un esperimento mentale e immaginiamo di possedere un televisore UHD che permetta di inserire un ritardo di visualizzazione differenziato a seconda del colore. Rappresentiamo su questo televisore un laghetto con le ninfee ripreso da una telecamera anch’essa UHD. L’acqua è calma e non c’è un filo di vento, la ripresa è statica e se attiviamo o disattiviamo i ritardi sui colori la scena non cambia, percepiamo sempre la stessa immagine. Tutto cambia invece se la scena diventa dinamica introducendo una ripresa in movimento; attivando i ritardi differenziati sulla presentazione dei colori siamo ancora in grado di percepire molto bene tutta la rappresentazione della scena ma i ritardi relativi tra i colori, anche se di poche frazioni di nanosecondo, sfocano i bordi delle immagini e la prima impressione che si coglie è una riduzione del dettaglio, tutto si appiattisce. Ecco dunque che la mancanza di coerenza temporale fa sì che l’immagine si sia allontanata dalla rappresentazione assolutamente fedele del reale, anche se continuiamo ad apprezzare positivamente quanto vediamo. Per una riproduzione audio il fenomeno si presenta nella stessa maniera: se in un sistema di altoparlanti ritardiamo relativamente fra di loro l’emissione delle diverse gamme di frequenza avremo perso la rappresentazione della coerenza temporale che uno strumento reale possiede. Per fortuna il nostro cervello, abituato a vivere in ambienti riverberanti, sa che la quantità di riverbero è fortemente dipendente dalla frequenza del suono ed ha escogitato il sistema di riallineare il tutto associando le diverse onde sonore che ci colpiscono con distanze al di sotto di qualche manciata di millisecondi ad una stessa sorgente sonora. Funziona così ma se il ritardo non c’è allora qualsiasi artefatto possa produrre è anch’esso assente.

Dopo l’esperimento sulla distorsione di fase fatto nel marzo 2017 e riportato su AR 385, abbiamo messo in gioco sullo stesso argomento il sistema didattico D’Appolito realizzato da Fabrizio Montanucci. Però questa volta il sistema l’abbiamo visto nascere e per Andrea Allegri e Mario Richard non è stato poi così difficile “scovare l’intruso”.
L’articolo è a pagina 72 e gli autori ce l’hanno messa tutta per renderlo il più istruttivo possibile, pur trattando argomenti complessi e all’avanguardia, ma soprattutto cercando di correlare i risultati delle misure con le sensazioni d’ascolto.

Buona lettura.

Author: Redazione

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