Editoriale AudioReview 407

Il parere di una donna

Sabato 2 marzo scorso ho visitato il Gran Galà dell’Alta Fedeltà a Roma. Non era il primo a cui mi recavo, anzi. Sono entrata senza grandi aspettative. Mi son seduta nelle varie salette in silenzio e con rispetto. Ho scostato i capelli dalle orecchie e ho ascoltato.

Non mi soffermo sull’estetica. Non pretendo, infatti, che un impianto hi-fi sia una scultura o un oggetto di arredamento. Pretendo, invece, che riproduca al meglio la realtà del suono. Soprattutto se parliamo di impianti da decine di migliaia di euro e non di iPod.
Tralascio anche i gusti personali relativi ai diversi generi musicali, in fin dei conti io ascolto un po’ di tutto se di buona qualità.

Ho scostato i capelli dalle orecchie e ho ascoltato. È vero, ogni impianto proponeva la sua, seppur minima, diversità dagli altri. Alcuni ad esempio puntavano su un’esaltazione di bassi, altri sui medi, alcuni mi hanno disturbato il timpano con acuti distorti o sporchi, altri risultavano più armoniosi.
Quasi nessuno osava misurarsi con le sinfonie adagiandosi forse un po’ sulla musica leggera. Ma non è questo il punto su cui voglio soffermarmi.

Ciò che mi lascia perplessa è il fatto che seppur con le loro varianti, tutti gli impianti fino ad oggi proposti mi sembrano, purtroppo, abbastanza allineati in uno stesso (o quasi) iniziale progetto creativo e tecnico che dà un risultato, a mio parere, fin troppo limitato. Forse più commerciale ma limitato: manca l’essenziale spazio sonoro a causa di diffusori localizzabili. La musica spessissimo appare come inscatolata, incatenata, … come costretta in una gabbia chiusa.

Non è abbastanza. Voglio di più.
Voglio che dal mio divano ad occhi chiusi io possa immaginare di essere all’interno o davanti ad un’orchestra o un gruppo musicale. Voglio sentire il respiro del flautista che prende aria. Voglio godere della potenza di una percussione quanto il soffio di un sussurro e l’acuto di un soprano: Voglio che la musica mi invada e non provenga tutta da un solo punto. Voglio che nessuno strumento o voce risulti ovattata o distorta …

Voi, invece, continuate a costruire e a vendere gabbie per la musica. Gabbie dorate e costose, gabbie giganti e di varie forme. Pur sempre gabbie chiuse.

Ho sentito in varie occasioni che vi chiedete perché le vostre compagne di vita (generalmente esseri concreti, esigenti e amanti del bello) non vi sostengano nella costruzione e/o nell’acquisto di impianti estremamente costosi e ingombranti, poco artistici esteticamente con oltretutto un risultato sonoro non degno di nota.

È vero noi donne siamo critiche e forse petulanti … ma, udite udite, ci piace liberare i sentimenti e la mente, perderci nelle emozioni e pensieri, rabbrividire di commozione, ascoltare arte. E la musica non è forse arte e commozione? Non è emozione? Non è un’invasione dei sensi? Incatenandola e ingabbiandola la rendete quasi muta.

Qual è lo scopo dei vostri impianti?

Aprite le gabbie dei vostri progetti e offriteci finalmente una pura e totale esperienza sonora.

E non ditemi che è impossibile.

di Monica P.

Author: Redazione

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