Editoriale AudioReview 431

Il suono dello studio di registrazione

Non vedevo l’ora di ascoltare i Legacy Master Tapes e, come preannunciato il mese scorso (vedi intervista ai dirigenti di Sony Music e Analogplanet che hanno ideato questa straordinaria collana), appena ricevuto il nastro con l’album “Lucio Dalla” ho colto al volo la possibilità di ascoltarlo con un impianto di straordinario livello qualitativo messo a disposizione da Igor Fiorini nella sede romana del VDM Group.

La descrizione dei componenti, a partire dal registratore Studer A810, è riportata nell’articolo di Andrea Allegri a pag. 86, qui mi limito a segnalare che sostanzialmente è lo stesso impianto utilizzato nei Mobile Fidelity Sound Labs per gli Original Master Recording. Mi aspettavo quindi un bel suono da audiofilo, magari dolce e vellutato, oltre che rifinitissimo nei dettagli e di grande dinamica.

Ebbene, posso confermare che il suono è rifinitissimo e dinamico più che mai ma, con mia grande sorpresa, non avevo considerato che una tale genuinità nella ripresa e nella riproduzione non si sarebbe tradotta in un suono “audiofilo” bensì nella forte e netta sensazione di trovarmi in un vero studio di registrazione. Ossia, non di fronte al cantante che inonda con la sua voce naturale l’ambiente d’ascolto, come mi aspettavo, ma la ricchezza di dettagli è tale da far percepire la mediazione del sistema di registrazione e dell’ambiente.

Questo risulta evidente soprattutto nella voce di Lucio Dalla, il cui timbro appare rinforzato sui medioalti, mentre molto più naturale risulta la voce di Francesco De Gregori nel famoso duetto di “Cosa Sarà”. L’effetto di presenza in studio è affascinante e del tutto logico se si considera che la registrazione su nastro, se non viene manomessa da elaborazioni foniche, può solo rivelare la realtà dei fatti. La sensazione di presenza in studio viene meno, invece, ascoltando lo stesso album nell’edizione su vinile, che abbiamo appositamente messo a confronto.

L’impianto messo a disposizione da VDM Group per ascoltare l’album “Lucio Dalla” su bobina Legacy Master Tapes è composto da registratore Studer A810, preamplificatore CH Precision L1, finali monofonici Lipinsky Sound L 401, diffusori Lipinsky Sound L 707 A Grand. Completano la sezione analogica il giradischi Brinkmann Taurus con Braccio Brinkmann 12.1 e testina Dynavector DV-XX2MKII, oltre al preamplificatore fono Perreaux VP3; mentre la parte digitale è affidata al Merging +Nadac con alimentazione +Power.

Allora i suoni risultano più morbidi, le voci e gli strumenti si amalgamano tra loro e fanno sembrare più credibile una performance d’insieme nel nostro ambiente, nonostante un certo ridimensionamento della scena, perdita di dinamica e soprattutto di impatto nella resa del basso. Passando alla riproduzione da CD, con riferimento alla prima edizione di “Lucio Dalla”, la ricostruzione spaziale risulta ancora più povera e compressa al centro della scena, con un basso quasi del tutto privo di impatto rispetto al nastro. Sotto questo aspetto va decisamente meglio l’edizione su CD pubblicata nel 2019 per celebrare il quarantennale dell’album e definita “Legacy Edition”. Questa si avvicina di più alla registrazione su nastro per ampiezza della scena sonora e resa della gamma bassa. Non ha la morbidezza del vinile, che pure offre una scena discretamente ampia seppure compressa rispetto al nastro, il quale è impressionante per dinamica e tridimensionalità.

Insomma, un’esperienza d’ascolto che merita di essere vissuta e che mi ha dato la possibilità di vedere da una prospettiva insolita il lavoro di chi effettua la masterizzazione, grazie al confronto tra edizioni dell’album elaborate per supporti diversi, certo meno prestanti ma sfruttati in modo più o meno congeniale per ottenere risultati comunque apprezzabili. Non a caso “Lucio Dalla” è un album di grande successo, ovviamente per il valore artistico dell’opera, ma non vanno sottovalutati i meriti di chi ne ha curato la realizzazione tecnica in tutte le sue forme.

Chissà se anche gli altri Legacy Master Tapes danno la stessa sensazione. A questo proposito potrebbe essere interessante raccogliere le valutazioni dei lettori che hanno avuto modo di sperimentare altri nastri della stessa collana.
Per ora godiamoci un nuovo numero di AUDIOreview.
Mauro Neri

Author: Redazione

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