Editoriale AudioReview 435

Buone notizie per l’audio in streaming, ma il video?

Tra i vari argomenti da dedicare all’editoriale avevo in mente al primo posto la riapertura delle manifestazioni fieristiche, in particolare l’hi-fidelity Milano in programma il 16 e 17 ottobre nel rinnovato Melià Hotel in Via Masaccio 19, dove si potrà accedere con green pass o equivalente alla mano, indossando la mascherina e mantenendo un adeguato distanziamento dai presenti. Avendo già affrontato questo tema su AudioGallery, anziché ripetermi preferisco dare spazio ad un altro argomento di assoluta attualità qual è lo streaming audio e video. I servizi di streaming stanno infatti soppiantando i supporti fisici ma la qualità che offrono è la stessa? Su questo tema Giancarlo Valletta, nella sua veste di giornalista esperto di tecnologia audio video, ci ha fornito delle interessanti considerazioni che riporto a seguire.

Le piattaforme sia per il video che per l’audio on-demand sono oramai numerosissime. Da Netflix a Disney+, passando per Apple e Amazon, si tratta di colossi, e questo solo per la parte video. Non di meno ce ne sono per il solo audio, da Tidal a Qobuz passando per Apple Music e Amazon, che offrono una vastità di contenuti a varie risoluzioni. Una grossa differenza però c’è tra l’audio puro e quello per il video. Mentre il primo può essere trasmesso dalla piattaforma e ricevuto dallo streamer alle più alte risoluzioni anche senza ricorrere a compressioni, con il video non è così.

Il presupposto di tutto questo è la effettiva velocità del collegamento internet: se ci troviamo di fronte a una buona connessione, da 50 Mbit/s o quasi, siamo certi di poter ricevere in modo ottimale qualsiasi contenuto. Le difficoltà sorgono quando la banda è significativamente inferiore. Peraltro lo scenario è in continua evoluzione e a volte le connessioni mobili superano quelle fisse in quanto a velocità.

Soffermiamoci sull’audio. Grazie a velocità di trasmissione più che adeguate, abbiamo la garanzia teorica – perché un meccanismo di verifica in effetti non esiste – che riusciremo a godere di suoni anche in alta risoluzione, senza problemi; per cui i vantaggi di una compressione ad alte prestazioni come MQA hanno valore soprattutto nel caso di collegamenti a velocità ridotta.

La situazione è diversa per il video e le piattaforme che lo supportano. Prendiamo ad esempio Netflix, che risulta attualmente il servizio più popolare in Italia e dotato dei più avanzati sistemi di compressione. I problemi che deve affrontare sono numerosi, primo tra tutti il fatto che un film in 4K HDR nativo parte da una banda che può sfiorare i 100 Mb/s e va quindi compresso. Netflix, infatti, come del resto i suoi competitor, deve garantire una visione soddisfacente su tutti i dispositivi, con qualsiasi collegamento, a tutte le risoluzioni e con qualsiasi tipo di audio. Audio che però è solitamente soggetto a una severa compressione, poiché le piattaforme di streaming reputano che il suo ascolto sia tipicamente affidato ai modesti altoparlanti del televisore o al massimo a una soundbar, e considerano la diffusione dei sistemi a 5.1 o più canali troppo esigua per esser presa in seria considerazione.

Dal loro punto di vista è troppo oneroso dedicare banda a qualcosa che viene apprezzato solo da una ridotta minoranza di clienti. Cosicché il bit-rate medio di Amazon e Netflix per l’audio codificato in Atmos è di soli 768 kbit/s mentre un disco con la stessa colonna sonora può toccare i 6 Mbit/s, ovvero è quasi 8 volte superiore. Inoltre il contenuto deve essere visto con qualsiasi banda di trasmissione e dispositivo di riproduzione, per questo serve una compressione adattiva che sappia conformarsi non solo alla risoluzione del display ma anche alla banda a disposizione in quel momento, che in caso di oscillazioni o dispositivi mobili può cambiare anche più volte durante la visione. Non meno importante è il numero di utenti che guardano contemporaneamente quel contenuto e che pure influisce sulla compressione applicata. I “passaggi” sono dunque molti. È vero che nell’ultimo anno Netflix ha sviluppato e applicato nuovi algoritmi di compressione che si stanno rivelando straordinari.

Si è infatti focalizzata sull’ottimizzazione del bit-rate applicando una compressione variabile in funzione del titolo o della scena che si basa su tre principi (fonte il blog ufficiale della compagnia): codifica per scena, ottimizzazione dinamica e miglioramento dei parametri di codifica. Tutto questo ha portato a un bit-rate per un contenuto 4K HDR (ad esempio nel caso di “La casa di carta”) di circa 15 Mb/s ma qui è il problema: un film in Blu Ray 4K mediamente ha un bit rate molto più alto, attorno ai 50 Mbit/s, che può arrivare tranquillamente a 100 Mbit/s. Se è vero che non si può pretendere da una piattaforma di streaming il bit-rate nativo, è senz’altro auspicabile la minore compressione possibile. Inutile dire che c’è una bella differenza tra 15 Mbit/s anche se compressi magistralmente e 50 Mbit/s nativi! Lo stesso film visto su piattaforma e su supporto sono ben diversi e non solo per il video ma anche per l’audio, con una moltiplicazione per circa 10 del bit-rate tra la piattaforma e disco.


Tutto questo non appartiene solo all’audio. Quello che viene trasmesso, viene anche ricevuto senza alcuna compressione (se non applicata nativamente al file), e il buffering ricevente riesce – a meno di grossi problemi di trasmissione – a sopperire alle oscillazioni. Si può insomma godere della musica in streaming come se si mettesse il supporto fisico all’interno del lettore. C’è persino chi sostiene che lo streaming vada meglio del disco e chi giura il perfetto contrario, come sempre le posizioni sono molte e contrastanti ma una cosa è certa, il solo audio con lo streaming può dormire sonni tranquilli mentre per il video il cammino da percorrere è ancora lungo e impervio.

In chiusura cito il “The Phono Stage”, che da solo avrebbe meritato l’editoriale, ma lo spazio è poco. Basti però sapere che il preamplificatore fono descritto in questo numero di AUDIOreview da Walter Gentilucci, con lo stile minimalista che da sempre lo contraddistingue, è il migliore e più prestante mai proposto per l’autocostruzione. Chi riuscirà a realizzarselo ne trarrà grandi soddisfazioni.

Author: Redazione

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