Mission Mechanic & The Rose

«This is our Mission» (questa è la nostra missione), «Because people like music» (perché la gente ama la musica): due dei famosi slogan che hanno accompagnato il cammino di Mission, da piccolo costruttore, essenzialmente di diffusori, a colosso dell’alta fedeltà mondiale. Un caso singolare quello di Mission, ma nemmeno tanto se andiamo a vedere com’è iniziata la storia.

Lo splendido Mission Mechanic

Lo splendido Mission Mechanic

In realtà già dal 1977 Farad Azima, fondatore della ditta, aveva le idee chiare su quello che voleva fare: creare un marchio differente che unisse la classica qualità sonora dei prodotti britannici, alla cura costruttiva, l’affidabilità, l’attenzione allo styling e l’ergonometria, proprie dei maggiori produttori giapponesi e nord europei. Attualmente il catalogo Mission è ricco ma non sconfinato, comunque, tra le sue pagine è possibile trovare oggetti che vanno dal settore budget di alta qualità, fino all’hig-end vera e propria. Tutti i settori dell’hi-fi sono rappresentati (tranne quello della registrazione), amplificazioni (gli ormai famosi Cyrus), diffusori (una linea completissima), tuner, CD player, campo in cui la Mission è sempre stata all’avanguardia, accessori, sistemi di lettura analogica. Quest’ultimo settore è da sempre uno dei fiori all’occhiello di Mission grazie ai suoi campioni di vendita, l’economico ma eccellentemente realizzato braccio 774 LC ed il giradischi 775 LC. Annunciati da lungo tempo, sono disponibili finalmente i due oggetti più prestigiosi del sistema di lettura analogico Mission, il braccio Mechanic e la testina The Rose, oggetto di questa prova.

Mission Mechanic

Che nel progetto del braccio Mechanic siano coinvolti personaggi precedentemente legati al progetto del braccio Zeta Arm, non ci sono dubbi, basta dare un’occhiata ai due oggetti a stretto confronto (ed io non ho difficoltà nel farlo), per rendersi conto della notevolissima somiglianzà. Come lo
Zeta, il Mechanic è un braccio di massa medio alta, con canna e shell realizzati in un unico stampo di alluminio a «grani orientati», la sede  dell’articolazione e dei cuscinetti squadrata. Già il diametro della canna da un’idea abbastanza approssimativa della massa effettiva del sistema, che dovrebbe aggirarsi sui 15/17 g, adatta quindi all’uso con MC «durette» quali le vari Koetsu, Shinon, Kiseki, Millitek etc. I cuscinetti di questo braccio imperniato rigidamente, sono realizzati in ceramica per usi aerospaziali, e a detta della casa il design, la scelta e l’equilibrio tra i materiali, sono il risultato di anni di ricerche, in cui il computer ha svolto una parte non indifferente (ma dove mai il computer, a questo punto, svolge una parte indifferente).

L'elegante cofanetto in pino massello che contiene il braccio Mission Mechanic.

L’elegante cofanetto in pino massello che contiene il braccio Mission Mechanic.

Il risultato comunque, a prescindere dalle prestazioni, è splendido: il Mechanic è un oggetto bellissimo, grazie ad un design che sa
con grande raffinatezza mascherare l’essenza massiccia del dispositivo ed alla verniciatura nero lucida, che conferisce al braccio, come nel caso dello Zeta, un aspetto di unicità quale ritroviamo solamente negli strumenti musicali. L’attacco del Mechanic è simile a quello dello Zeta, tanto che si può usare la stessa basetta, ed il suo montaggio non richiede particolari accorgimenti, tranne la delicatezza con cui vanno compiute le operazioni per non rischiare di deteriorare i cuscinetti. Il contrappeso è formato, anche in questo caso come per lo Zeta, da una capsula di alluminio, che può essere «caricata» a seconda delle esigenze, da uno o più anelli metallici di differente peso, che vanno poi avvitati strettamente alla capsula, onde mantenere la rigidità del sistema. Non c’è alcuna indicazione per l’impostazione del peso, poco male perché, tanto al 90% sono indicazioni falsate e l’operazione va comunque condotta servendo si di una bilancina di precisione. Il dispositivo di antiskating, che si aziona ruotando una rotellina incassata sulla faccia superiore della cassa del sistema di articolazione, presenta invece delle tacche di riferimento, molto più belle come motivo ornamentale che effettivamente utili. Il sistema di lift si è dimostrato giustamente morbido e graduato, mentre va criticata assolutamente la fornitura assieme ad un braccio di tale livello, di un cavetto di segnale decisamente scadente. In compenso l’elegantissimo cofanetto in abete finlandese rivestito internamente di velluto bordeaux può ripagare della spesa da effettuare per acquistare un cavetto meno dozzinale.

Proprio nei giorni in cui stavo effettuando la prova del Mechanic mi è capitato tra le mani il n. 48 di Hi-Fi Choiche, dedicato a testine giradischi e bracci, in cui era appunto contenuta una prova del Mechanic, prova in cui si parla di problemi di frizione dei cuscinetti, problemi che andrebbero poi ad influire sul suono del braccio. Ora, dopo aver provato abbastanza a lungo il Mechanic, posso solo pensare due cose (con tutto il rispetto per i miei validissimi colleghi Messenger e Colloms): o a loro è capitato un braccio difettoso, o sono rimasti ancora impressionati dalla prima serie dello Zeta (ma si parla di qualche anno fa). Io devo dire che la prima cosa che ho immediatamente apprezzato nel Mechanic, e che chiunque, avendolo per qualche attimo a disposizione, può apprezzare, è proprio l’assenza virtuale di frizioni sia in senso orizzontale che verticale, una constatazione di tipo puramente tattile ed estremamente piacevole, il braccio si muove con una scioltezza veramente degna di nota.

Il particolare della sezione di articolazione del Mechanic rivela ulteriormente la provenienza dal progetto Zeta.

Il particolare della sezione di articolazione del Mechanic rivela ulteriormente la provenienza dal progetto Zeta.

Ma veniamo alle prestazioni: il Mechanic è stato naturalmente montato sul Micheli Gyrodeck, dove già trovava posto uno Zeta, su di esso sono state montate varie testine, una Shinon Red Saphic, una Grado MCX, una Supex 900 MK IV ed una Mission The Rose. Diciamo subito che gli accoppiamenti migliori si sono avuti con la Shinon, la Supex e la Mission, mentre il risultato con la Grado MCX appare mediocre, come se la testina venisse depauperata di parte del suo splendido suono. Il preamplificatore che ho usato è l’Audio Research SP 11, il finale di potenza un Counterpoint SA 20 e come diffusori una coppia di Thiel 3.5. Diciamo subito che la cosa che principalmente impressiona del Mechanic, accoppiato con la giusta testina, è la vividezza del suono, la sua lucidità, la sua eccellente dinamica. La gamma più affascinante è quella bassa, pulita, potente ed articolata, anche quando si scende molto in basso, come raramente capita di ascoltare.

La gamma media è piuttosto aperta, priva di velature, leggermente meno lucida di quella dello Zeta, ma forse altrettanto leggermente più focalizzata, mentre in gamma alta i due bracci si tengono testa tranquillamente, registrando un tantino di dolcezza in più a favore del Mechanic, ed un briciolo di precisione in più da parte dello Zeta. Il Mechanic giustifica il maggior costo con una realizzazione meccanica più accurata, con un’immagine un tantino più ampia e con una capacità di tracciamento un poco superiore a quello dello Zeta. Se la vostra testina è una MC a massa medio alta il Mechanic è senz’altro uno dei bracci migliori in assoluto reperibili sul mercato, oltre ad essere un oggetto di raffinatissima fattura ed un ulteriore esempio di cosa può fare il piccolo grande colosso Mission.

Mission The Rose

Più l’ascolto e più mi piace, quella sua maniera cosi delicata eppure vigorosa di porgerti la musica, con tutto il suo contrasto dinamico virtualmente intatto, quella sua gamma alta dolce e rifinita, mi fanno per donare volentieri, quel leggerissimo velo in gamma media che mi sposta le voci leggermente indietro, eppoi a ben guardare si tratta veramente di cosa di poco conto, rispetto alla naturalezza generale con la quale viene riproposto l’evento musicale, alla musicalità pura che questa testina sprigiona. Sì lo ammetto, mi piace veramente molto, mi piace molto l’accoppiata Mechanic-Rose. Amo la profondità di questa testina, anche se devo ammettere che per quanto riguarda le dimensioni sul piano si può fare di meglio, e seppure non possiede l’ariosità della MCX o della Van den Hul MC 1, la sua riproduzione della scena musicale è di rara plasticità e verità.

Uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie, la Mission Rose, in massello di palissandro.

Uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie, la Mission Rose, in massello di palissandro.

Un gran bel pick up amici miei, peccato che si faccia pagare così tanto. Un qualcosina di note tecniche ora: The Rose è una MC a bassa uscita (0,2 mV a 5 cm/sec), realizzata in un solo blocchetto di splendido massello di rosewood (legno di rosa, da cui il nome, ossia palissandro), la realizzazione interna è altrettanto accurata ed utilizza, ad esempio rame OFC a cristalli lineari per gli avvolgimenti delle bobine.

Il cantilever è in boro ed il taglio dello stilo è del tipo MicroReach. La forza d’appoggio richiesta è di 2 g Thè Rose come tutte le MC classiche mostra ogni tanto qualche piccolo problema di tracciamento, problema che si risolve aumentando il peso d’appoggio di 0.1/0.2 g. Una raccomandazione,
se si vuole ottenere il massimo da questo splendido oggettino: curate al massimo la regolazione dell’overhang e dell’antiskating, valori a cui The Rose ha dimostrato di essere assai sensibile. La confezione è abbastanza scarna, e comprende un cacciavitino, qualche vite ed un foglietto con una
risposta in frequenza individuale dell’esemplare, risposta in frequenza che se dovesse essere confermata da misure non di parte, dimostrerebbe una linearità semplicemente eccezionale da 20 a circa 17.000 Hz, con appena un insignificante gobbino di mezzo dB a partire da 17 kHz per arrivare ai 20.

Un gran bell’oggetto da guardare, un gran bell’oggetto da ascoltare.

di Bebo Moroni

su AUDIOreview n. 60 aprile 1987

 

MISSION MECHANIC
Prezzo: L. 2.700.000 (circa)
MISSION THÈ ROSE
Prezzo: L. 1.000.000 (circa)
Distributore per l’Italia: MPI Electronics, via de Amicis, 20017, Cornaredo (MI) Tei. (02) 9364195

Author: Redazione

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