Editoriale AudioReview 364

Monaco High End: la fiera delle meraviglie

L’evento di Monaco di Baviera si conferma, anno dopo anno, il più importante nel mondo dell’audio hi-fi. I dati ufficiali dell’edizione 2015 mostrano un consistente incremento del numero degli espositori e dei visitatori. Facile da raggiungere anche dall’Italia, la manifestazione bavarese ha registrato una notevole presenza dei nostri connazionali. E questo non solo nella veste di semplici appassionati ma anche di operatori del settore: espositori, rivenditori e giornalisti. Anche la pattuglia dei redattori di AUDIOreview si è ampliata e, in testa il nostro “Ambasciatore” per il mondo, Marco Cicogna (forse sarebbe carino fornirgli un biglietto da visita con questo titolo oltre a quello di recensore musicale), ho chiesto ad alcuni di loro di redigere una lista delle cose che maggiormente li hanno colpiti, magari in positivo.

Per il vero solo il prode Rocco Patriarca (altro nostro “Ambasciatore”, in EISA) ha consegnato la propria lista in tempo per la pubblicazione e potete leggerla nelle pagine interne dedicate alla fiera di Monaco. Anche Gianfranco Binari non ha mancato di consegnare il suo lavoro, che però è andato ben oltre le due pagine previste, seppure concentrato solo sulle aziende italiane (“Amor di Patria”), per cui avrà un seguito sul prossimo numero, insieme al grande servizio di Marco Cicogna. Forse il prossimo mese avremo anche il commento di Marco Benedetti (giustificato causa infortunio e impegni per celebrare i 140 anni dell’Hotel Quirinale, in Roma, da lui diretto). Per quanto mi riguarda approfitto di questo spazio per esprimere le mie impressioni. In primo luogo mi ha stupito la possibilità di raggiungere Monaco con voli low cost anche prenotando solo una settimana prima dell’evento. Poi l’efficienza organizzativa, ma questo è banale, direte voi, siamo in Germania.

In realtà anche in Italia ho sperimentato qualcosa di simile per merito della ex Promotor di Alfredo Cazzola, ai tempi d’oro del Motor Show di Bologna e del My Special Car Show di Rimini, ma oggi è cambiato tutto. Un aspetto che invece mi ha colpito, questa volta in senso negativo, è la scarsa cura nella scelta dei brani musicali fatti ascoltare in sale con impianti anche di grandissimo valore e quindi mortificati da contenuti musicali non in grado di esaltarne le qualità. A ben pensarci, questo accade quando a condurre la dimostrazione non è l’azienda produttrice, che a queste cose ci tiene e le sa fare (o sceglie persone competenti che sanno farlo), bensì il proprio referente commerciale locale. Infatti, salvo eccezioni, laddove le aziende erano presenti in prima persona la qualità della riproduzione musicale era di ottimo livello e senza cercare scuse dando la colpa all’acustica dell’ambiente. Se non riuscite a far suonare bene i vostri prodotti nella sala che avete scelto per dimostrarne la qualità, quanto meno rivolgetevi a degli esperti in grado di correggerne i difetti, come ha fatto l’azienda danese Rahido, il cui impianto esibiva un suono eccellente grazie anche all’intervento di Alberto Sabbatini di Astri ed ai suoi validi dispositivi correttori.

Un’altra sala molto ben suonante era quella MBL, con gli spettacolari diffusori 101 X-Treme e le elettroniche top di gamma. E vorrei vedere, direte voi, considerando che il costo dell’impianto raggiunge, nell’insieme, i 400.000 euro! Molto valido era anche il suono dei diffusori Ascendo, pilotati da elettroniche CAT, e non di meno quello del sistema analogico (testina Lyra Atlas) con elettroniche Absolare (ampli Passion) che pilotavano i diffusori Rockport Technology Avia. Piacevole, ben rifinito nei dettagli e con notevole estensione e controllo della gamma bassa. Molto valida anche la resa musicale dei diffusori Kawero, soprattutto con sorgente digitale. Per gli amatori del basso profondo segnalo il sistema Paradigm con ampli Anthem e DAC Meitner.  Un suono spettacolare nel micro-dettaglio l’ho potuto apprezzare nella saletta con i diffusori di Wolf von Langa, altoparlanti dotati di elettromagnete e guida d’onda, abbinati agli ampli a valvole Thomas Mayer e giradischi Vinyl Savor. Un grande effetto mi ha fatto la sala MSB con i diffusori NebulaLE dell’azienda napoletana Eventus Audio.

Il suono di quell’impianto era tra i migliori della fiera e spero di poter recensire presto sulle nostre pagine questi diffusori progettati e costruiti in Italia ma che da noi mancano di una vera distribuzione. Lo stesso dicasi per i sistemi Musical Stones, dal suono rifinitissimo e dal mobile in marmo statuario, che in questo caso viene lavorato da macchine a controllo numerico e rifinito a mano. Possibile che prodotti costruiti in Italia e di assoluto valore (almeno per quanto ho potuto ascoltare nell’ambiente della fiera) non siano adeguatamente presenti sul mercato nazionale, dove invece troviamo prodotti anche di minor rilevanza ma ritenuti (forse) più vantaggiosi commercialmente?

Questo è il marketing, baby, e tu noi puoi farci nulla!  E invece no. Perché questa è la stampa, bellezza, e almeno nel nostro settore, AUDIOreview più fare molto. E insieme a voi lettori, ancora di più.

Mauro Neri

 


Correzioni acustiche digitali

Tutti sanno che l’ambiente di ascolto è uno dei componenti più importanti di un impianto hi-fi, e sappiamo anche bene che spesso è proprio l’anello più debole di tutta la catena, soprattutto per due motivi: di rado la sua geometria è quella migliore, e di solito sussistono vincoli nel posizionamento dei due elementi fondamentali, diffusori e punto di ascolto. Per correggerne i difetti esistono due strade.

La prima, ovvia e da sempre croce e delizia di ogni audiofilo, è l’ottimizzazione fisica delle sue caratteristiche acustiche (distribuzione di superfici acusticamente assorbenti o, più di rado, riflettenti) e di volumi risonanti, così da stemperare – se si sa come operare – i problemi maggiori. AUDIOreview si occupa da sempre di questo argomento, ed ancor più da un anno a questa parte.

La seconda è molto più tecnologica: pre-alterare il segnale inviato ai diffusori in modo da compensare le alterazioni introdotte dall’ambiente, e perfino dai diffusori stessi. Concettualmente, è una tecnica addirittura “antica”, a pensarci bene anche il feedforward di cui tanto si parlava una quarantina d’anni or sono opera in modo similare. Nella pratica, queste tecniche conobbero un periodo di relativa fama intorno al 1990, con l’introduzione di vari apparati correttivi, tutti basati su elaboratori digitali specializzati. Erano costosi, mai facili da calibrare e le loro prestazioni avevano vari limiti, soprattutto per la modesta potenza di calcolo disponibile, ed anche per questo vennero accantonati dopo pochi anni.

Ma i computer di oggi sono più potenti di quelli di allora di circa un fattore mille, il che ha permesso lo sviluppo di software correttivi e di player software capaci di elaborare in tempo reale e con alta precisione anche segnali audio digitali ad alta definizione, per non parlare poi dei sistemi hardware dedicati unicamente a questo. Tali tecniche ottengono risultati eclatanti, ma soffrono di un problema generale, non tecnico: la relazione che lega i termini “alterazione” ed “audiofilo” è assimilabile a quella che sussiste tra “amianto” ed “ecologista”.

Questa incompatibilità non ha solide basi razionali. Se si opera correttamente con segnali a 24 bit non c’è pratica perdita di informazione ad applicare tecniche DRC (Digital Room Correction), ma c’è invece quasi sempre una grande differenza acustica tra “con” e “senza”. In ogni caso, a differenza dei sistemi stand-alone di 25 anni fa, oggi queste tecniche costano tra il poco e l’irrisorio, e quindi vale comunque la pena di sperimentarle. Di questo tratta la prima puntata dell’articolo dell’ing. Mario Richard, cui ne seguirà almeno un’altra relativa alla verifica sul campo dei risultati ottenuti.
 Fabrizio Montanucci

Author: Redazione

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