Chario Hiper 3

L’ultima volta che il marchio Chario è comparso su queste pagine è stato in occasione della prova del modello Hiper 1, che ha ottenuto valutazioni molto buone sia nella prova tecnica che alle verifiche di ascolto, tanto che, dopo la prova, la Chario Hiper 1 viene usata spesso come riferimento quando il sistema in prova ha dimensioni particolarmente compatte.

Questo mese presentiamo la Hiper 3, ultimissima creazione di Mario Murace, il progettista responsabile di tutte le realizzazioni Chario dall’inizio della sua attività. Come lo stesso nome lascia facilmente intendere, la Hiper 3 è un sistema a tre vie, la cui originale concezione esprime una non comune capacità di sintesi di conoscenze teoriche e di esperienze pratiche di uso e di ascolto.

Con la presentazione della Hiper 3 la linea Hiper viene a comprendere quattro modelli: Hiper 1, Hiper 2, Hiper 3 e il subwoofer Hiper Sub, per una gamma di prezzi che va dalle 780.000 lire delle Hiper 1 alle 1.560.000 lire delle Hiper 3.

Il fatto che gli ultimi modelli presentati dalla Chario fossero sistemi a due vie non deve trarre in inganno sulle motivazioni e le convinzioni fìlosofiche che sono alla base dei suoi progetti. Uno dei modelli di maggior successo della produzione Chario infatti è proprio un tre vie, quella TS 2013 monitor che fu oggetto di una nostra prova sul numero 5 di AUDIOreview (febbraio 1982). Nelle conclusioni dell’articolo (a firma R.G. e M.N.), che era la prima prova di un prodotto Chario effettuata con gli standard di misura di AUDIOreview, si diceva testualmente «Un costruttore italiano con le carte in regola, almeno stando all’ascolto delle TS 2013, che ci hanno sorpreso sia per l’equilibrio generale che per la piacevole sensazione che non si tratti di un risultato casuale».

E che casuale non lo fosse davvero lo ha dimostrato tutta la storia successiva di questo marchio fino alla attuale presentazione delle Hiper 3 che, come vedremo, hanno fornito un grafico di risposta in frequenza in ambiente di ascolto molto simile a quello delle 2013.

Un tre vie molto speciale

Per meglio capire la filosofia che sta alla base del progetto Hiper 3 si può partire dal confronto delle ipotesi di sviluppo e delle prestazioni di un tipico sistema a due vie e di un altrettanto tipico sistema a tre vie.

La cella di filtro del woofer è del terz’ordine, quelle del midrange e del tweeter sono del secondo. Tutte le vie prevedono una compensazione della induttanza delle bobine mobili degli altoparlanti.

Preso atto, credo senza bisogno di particolari dimostrazioni, che a tutt’oggi non esiste un altoparlante monovia adatto ad implementare un sistema di trasduzione hi-fi adatto alla sonorizzazione domestica entro limiti di costo e/o dimensioni accettabili da una ampia utenza, il progettista cui sia richiesto di sviluppare un sistema di buona qualità, ma potenza contenuta si rivolge di norma senza indugi alla configurazione a due vie.

Spingendosi al limite delle possibilità di questo sistema, usando altoparlanti particolarmente costosi abbinati a reti di filtro, mobili e accessori vari di qualità e/o complicazione estreme, è possibile progettare ed ottimizzare sistemi a due vie capaci anche di prestazioni molto elevate, sia in termini qualitativi che di massima potenza accettabile, fino agli esempi più evoluti di casse da sonorizzazione professionale.

Rimanendo nell’ambito delle dimensioni, delle potenze e in definitiva dei costi adatti ad un normale uso domestico, il progettista si accorge però abbastanza rapidamente che un dato miglioramento qualitativo rispetto ad un già elevato livello raggiunto con una configurazione a due vie ben ottimizzata, può essere ottenuto più facilmente con il passaggio al sistema a tre vie che cercando di imporre al suo due vie un ulteriore problematico miglioramento di prestazioni.

I morsetti sono di classica fattura Chario: metallici a vite montati direttamente sul pannello posteriore. Accettano cavi terminati a forcella o banane.

Ad esempio, un sistema a due vie dotato di un woofer da 20 cm montato in cassa chiusa potrà aumentare la sua dinamica se correttamente trasformato in reflex ma, dato per scontato che il woofer non sia ulteriormente migliorabile (almeno a costi accettabili), la potenza applicabile alle basse frequenze potrà essere aumentata con una relativa facilità passando da un woofer più grande. Come molti di voi ben sanno, ogni aumento di dimensioni del cono del woofer comporta però degli svantaggi in termini di prestazioni alle frequenze più alte riprodotte. La dispersione diminuisce rapidamente, la distorsione aumenta e la regolarità della risposta comincia a farsi desiderare.

D’altro canto, se il woofer comincia a non gradire di essere chiamato a riprodurre frequenze per lui troppo alte, il tweeter non può essere chiamato a riprodurre frequenze troppo basse, da cui la soluzione di aggiungere un terzo altoparlante che si assuma l’incarico di emettere proprio quelle frequenze che i suoi due compagni non sanno trattare adeguatamente.

In ogni sistema hifi che si rispetti uno degli obiettivi principali che deve essere nel mirino del progettista è la minimizzazione di qualsivoglia variazione rapida di qualsiasi parametro fisico coinvolto nel processo di trasduzione.

Il mobile delle Hiper 3 è dotato di numerosi rinforzi. L’assorbente acustico è lana di vetro. Il tubo di accordo è esattamente dietro
al tweeter. Gli altoparlanti sono fissati con viti a brugola dotate di madreviti metalliche. Disposte con cura ed efficaci le guarnizioni.

Un piccolo, ma brusco gradino in una risposta in frequenza altrimenti perfettamente piatta è molto ma molto più percepibile e deleterio di una serie di alterazioni più pronunciate ma che si susseguono dolcemente, con transizioni graduali.

Ciò è vero per il livello di emissione espresso dal grafico della risposta in frequenza, ma anche per la dispersione, la distorsione, l’andamento agli estremi gamma e via discorrendo.

Tornando al nostro sistema a due vie, possiamo ipotizzare che, grazie all’uso di un woofer sufficientemente piccolo e ad una corretta scelta delle pendenze e della frequenza di filtraggio, si sia riusciti a minimizzare i problemi connessi con la transizione di funzionamento fra il woofer ed il tweeter.

Nel due vie con il woofer più grande ci troveremmo probabilmente a dover fronteggiare come minimo il problema della brusca transizione, alla frequenza di incrocio, fra la sempre minore dispersione del woofer e la grande dispersione del tweeter (alla stessa frequenza). Il passaggio al tre vie migliora la situazione sotto questo ed altri aspetti, ma comporta pur sempre l’aggiunta di una seconda discontinuità di funzionamento, coincidente con la seconda frequenza di incrocio. È meglio una discontinuità sola di una certa entità o due di entità inferiore?

Mario Murace, ha individuato nell’aumento delle discontinuità di dispersione, e annessi zeri di emissione separanti i vari lobi secondari di emissione alle frequenze di incrocio, uno dei motivi principali del degrado delle caratteristiche di ricostruzione prospettica rilevabili soggettivamente all’ascolto di molti sistemi multivia. Qual è la soluzione proposta?

Il crossover è montato su una grande piastra di circuito stampato. Le bobine di filtro del woofer e della sezione passa-alto del midrange hanno nuclei di ottima qualità, le altre sono avvolte in aria; i condensatori sono tutti a poliestere.

Preso atto che la funzione del midrange deve essere quella si sobbarcarsi l’ingrato compito di riprodurre una gamma di frequenze altrimenti facilmente degradabile da woofer e tweeter, invece di aumentare a dismisura l’ampiezza di questa banda giungendo alla situazione appena esposta dei tre vie convenzionali, ha pensato di ridurre al minimo l’intervento del componente aggiunto affidandogli nel contempo il compito di addolcire la transizione woofer-tweeter «eliminando i preesistenti problemi del due vie d’origine, senza aggiungerne di nuovi».

In pratica si trattava di progettare un due vie con componenti tali da garantire un funzionamento adeguato fino a frequenze tali da consentirne un incrocio acustico delle rispettive risposte in frequenza ad un livello prossimo ai -12 dB; il buco di emissione causato da un incrocio così aperto viene poi riempito dalla emissione di un midrange cui è richiesta l’emissione di una banda opportunamente ristretta ad un livello di ben 6 dB inferiore a quello complessivo ricercato. La somma delle risposte di woofer e tweeter porta il livello di emissione all’incrocio dai – 12 ai -6 dB, dove la ulteriore somma con la emissione del midrange solleva la risposta complessiva degliulteriori 6 dB mancanti.

Chi ha seguito la serie di articoli sulle reti di crossover ricorderà una particolare con figurazione geometrica, proposta da D’Appolito sulle pagine dell’Audio Engineering Society Journal, che garantisce una dispersione verticale esente da buchi con qualsiasi filtro di ordine dispari. Tale configurazione, che è stata adottata da numerosi costruttori, consiste nell’uso di due woofer allineati in verticale, con il tweeter in mezzo.

Nella disposizione proposta da D’Appolito, le distanze fra ciascuno dei due woofer ed il tweeter centrale devono essere identiche e la risposta acustica dei componenti filtrati deve ricalcare un andamento tipico di un filtro di ordine dispari, ovvero, nei casi pratici, a 18 (o 30) dB ottava. È possi bile però ottenere risultati per certi versi simili a quello della configurazione appena vista anche utilizzando filtri di ordine pari, semplicemente rendendo asimmetrico il sistema, ovvero ponendo i due woofer a distanze diverse (meglio se l’una doppia dell’altra) dal tweeter. In pratica, per gli angoli tali che una coppia woofer tweeter genererebbe un buco, l’emissione della coppia composta con lo stesso tweeter e l’altro woofer si somma normalmente e la risposta non potrà mai annullarsi completamente.

Con un sistema siffatto rimane in ogni caso il problema delle interferenze (causa di cancellazione) fra le emissioni dei due woofer alle frequenze inferiori a quella di incrocio.

Diagrammi polari dell’andamento della emissione sul piano verticale. Le tre frequenze di misura sono le più critiche, ovvero quelle di incrocio fra le risposte dei tre altoparlanti. La dispersione è insolitamente molto regolare.

Primo grafico: esempio di sistema tipo filler-driver. A: risposta del tweeter. B: risposta del woofer. M: risposta del midrange. CI: somma woofer+ tweeter. C2: somma woofer+ tweeter+ midrange. Secondo grafico: risposte globali di un sistema filler-driver per diverse angolazioni verticali (variazione totale 30 gradi). Terzo grafico: risposte del sistema Hiper 3 per diverse angolazioni verticali (variazione totale 30 gradi). Il sistema Chario garantisce una variazione molto più contenuta della risposta con la quota di ascolto.

Considerazioni geometriche a parte, nel caso di un filtro APC, la somma delle emissioni dei due woofer deve incrociarsi a —6 dB con quella del tweeter, da cui se ne deduce che ciascuno dei woofer avrà un livello di emissione all’incrocio di —12 dB, mentre l’emissione del tweeter sarà a —6 dB. Nella Chario Hiper 3 la situazione è estremamente simile: il woofer ed il tweeter si incrociano a —12 dB e ad essere a —6 dB è il midrange (posto al centro, a 18 cm dal woofer e 10 dal tweeter). Inoltre, l’emissione del woofer e quella del tweeter interessano due bande di frequenza che, a par te la zona dell’incrocio, sono completamente diverse, da cui la eliminazione dell’ultimo problema citato per il caso del due vie a due woofer.

Il risultato è che la dispersione verticale della Hiper 3 su tutta la gamma interessata dall’incrocio (ma, ovviamente, anche su tutto il resto della banda audio) è «esente dalla suddivisione in lobi tipica dei sistemi sia a due che a tre vie convenzionali».

Come risultato ci sembra niente male e il fatto che ad esprimere qualcosa di nuovo sia una casa italiana non può che fare piacere.

Secondo M. Murace, la maggiore uniformità della dispersione, sia verticale che orizzontale, rende il sistema Hiper 3 meno sensibile alla variazione delle condizioni di installazione ed annesse distanze dalle pareti riflettenti contigue, aumentando di molto la facilità di conseguimento di condizioni di ascolto ottimali anche da parte di utenti meno esperti o particolarmente sfortunati in fatto di condizioni ambientali.

Da parte mia sottoscrivo senza riserve questa tesi, che mi sembra integrarsi perfettamente con le mie esperienze inerenti il controllo della dispersione che hanno condotto allo sviluppo del metodo di emissione DSR (Distributed Spectrum Radiation).

Viste le particolarità del sistema Hiper 3, abbiamo ritenuto di effettuare alcune misure aggiuntive per verificare le particolarità del suo funzionamento. La prima misura che abbiamo condotto è stata quella di dispersione sul piano verticale alle frequenze critiche della zona di incrocio: 800 Hz (incrocio woofer-midrange), 1000 Hz (incrocio woofer-tweeter) e 1300 Hz (incrociomidrange-tweeter). A frequenze lontane dall’incrocio la dispersione misurabile sarebbe evidentemente quella dell’altoparlante interessato, o il woofer o il tweeter. Alle frequenze critiche scelte un sistema con venzionale avrebbe evidenziato evidenti buchi di dispersione dovuti alla interferenza fra il midrange e i due altoparlanti contigui, viceversa la Hiper 3, come mostrato dai grafici di pagina 97 anche a queste frequenze mostra una dispersione ben ampia e regolare.

Ad ulteriore verifica del partico lare funzionamento del tre vie Chario e a dimostrazione della grande differènza esistente fra questo e il sistema con filler-driver introdotto dalla B&O negli anni ’70, abbiamo provveduto ad effettuare una simulazione della Hiper 3 con il programma Cross-PC e a confrontarla con una ipotetica soluzione tipo filler-driver teorica, peraltro non realizzabile praticamente con gli stessi altoparlanti, dato che richiederebbe trasduttori dalla risposta in frequenza estesissima.

La soluzione tipo filler-driver, a fronte di un collegamento in fase di tutti e tre i componenti (che garantisce una migliore risposta ai transienti, per lo meno sull’asse acustico di progetto), richiede in pratica che woofer e tweeter (nella migliore delle ipotesi) siano dimensionati almeno come se il sistema fosse a due vie e che il midrange emetta lo stesso livello degli altri due altoparlanti (e su una gamma molto più ampia), mentre per contro non garantisce la uniformità della dispersione offerta invece dal metodo Chario, che appare quindi senz’altro preferibile.

Le misure

La sensibilità, con 88,2 dB in ambiente, è su livelli medioalti. La risposta in ambiente con due casse in funzione è stata rilevata su basi da 67 cm di altezza e presenta un andamento sostanzialmente corretto, con la gamma intorno ad 1 kHz un po’ arretrata e quella intorno ai 3 kHz in leggera evidenza.

La dispersione, evidenziata dal graf. 2, ha un lievissimo calo a 1000 Hz e si mantiene molto buona fino ai 16 kHz, con un calo del livello a 30 gradi (in ambiente d’ascolto) di 3 dB a 12,5 kHz e soli 4 dB a 16 kHz.
La misura della emissione dei tre altoparlanti separatamente conferma anche in ambiente i livelli relativi e le ampiezze di banda dichiarate dal progettista. La distorsione per differenza di frequenze è sempre inferiore allo 0,5%, quella di seconda armonica è sempre inferiore all’1% e quella di terza
raggiunge l’l% a 250 Hz per poi rimanere inferiore allo 0,15% dai 550 Hz in su. Impedenza caratterizzata da rotazioni di fa se abbastanza contenute, ma modulo abba stanza basso, con un minimo relativo di 4 ohm a 150 Hz ed il minimo assoluto di 3,6 ohm fra i 2 ed i 4 kHz. La potenza applica
bile è alta e alle basse frequenze stabilisce un record per la sua categoria con 32,36 watt a 40 Hz (e ben 92,6 dB di emissione), mentre i 100 dB di emissione massima vengono raggiunti già a 63 Hz; i 110 dB sono superati invece dai 400 Hz in su. Time Energy buona.

Renato Giussani


L’ASCOLTO

Abbiamo ascoltato le Chario Hiper 3 tenendo come riferimenti le Dynaudio MSP-80 e i kit Easy One, più qualche commutazione sporadica sugli audio speaker. I brani ascoltati spaziano dalla musica classica sinfonica, barocca e lirica alla moderna rock, country e disco. Abbiamo impiegato sia il giradischi Linn Axis con testina Grado che il CD Plaver Philips CD950.

La prima impressione fornita dalle Hiper 3 è stata quasi scioccante: una notevole somiglianzà di impostazione generale con le AR Pigreco One (i prototipi inglesi n. 4 e 5 delle 10 Pigreco) che tanta parte hanno avuto nella mia vita di audiofilo e di progettista. Le differenze sono numerose ed importanti, ma la gradevole sensazione di grande versatilità e musicalità che emana dal suono di questa nuova creazione Chario non può non ricordare le simili caratteristiche che hanno fatto della 10 Pigreco un successo commerciale (nonostante il prezzo) senza precedenti e la più amata fra le AR degli ultimi anni. In effetti, l’andamento caratteristico della risposta delle Hiper 3 in ambiente (che sappiamo essere
11 principale punto di contatto fra la valutazione oggettiva e quella soggettiva della timbrica di un diffusore), pur dimostrando una regolarità ed un livello di alte frequenze molto maggiori (ma anche una estensione alle basse frequenze ben inferiore) ha alcuni connotati generali che ricordano la vecchia AR abbastanza da vicino: il piccolo avvallamento della gamma media attorno ai 1000 Hz e la maggiore presenza delle frequenze fra i 2 ed i 5 kHz attribuiscono alla timbrica generale una personalità difficilmente dimenticabile.

Ma abbandoniamo questo confronto, per molti versi un po’ troppo spinto, e vediamo più in particolare cosa offre la nuova Chario. Anzitutto una sensazione di controllo e di precisione generale veramente notevoli, in questo ricordano le migliori realizzazioni della scuola inglese. Poi, quella che è la caratteristica più non comune delle Hiper 3: la incredibile capacità di suonare come se fossero dotate di un unico trasduttore grande come tutto il pannello. Non che spostandosi di molto in senso verticale durante l’ascolto non si avvertano comunque variazioni timbriche, ricordiamoci che un audiofilo allenato è perfettamente in grado di avvertire variazioni inferiori a 0,1 dB (anche su bande di uno o due
ottave!), ma questo non ha nulla a che vedere con lo stravolgimento della timbrica e dell’immagine che si accompagna di norma anche a piccoli spostamenti verticali di fronte ai sistemi a tre vie (ed anche molti due vie non proprio ottimizzati da questo punto di vista).

La timbrica è completa e presente quanto basta a conferire alle sorgenti più vicine una tridimensionalità accattivante, ma non spinta al punto di limitare la profondità della prospettiva, che, anche con le grandi orchestre sinfoniche, rimane molto realistica. La personalità delle Hiper 3 è ben viva, mai debole o incapace di conferire al messaggio una piacevole e controllatissima aggressività: la dolcezza e la prontezza di una gamma bassa e medio bassa mutuate dalla Hiper 2, unite alla notevole apertura che tanto abbiamo apprezzato nella Hiper 1, fanno del suono di queste Chario un vero riferimento di musicalità e precisione.

R.G.

Da: AUDIOreview n. 59 marzo 1987


Costruttore: Chario s.a.s.. Via Carducci n. 8, Vimercate (MI) Tel. (039) 668587.
Distributore per l’Italia: Chario s.a.s.
Prezzo: L. 1.560.000 la coppia, IVA inclusa

CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE

  • Sistema acustico aperto a condotto accordato, tre vie.
  • Volume ed allineamento: 0,025 m1 – QB3.
  • Altoparlanti: woofer 0 200 mm, midrange a cupola morbida 0 39 mm, tweeter a cupola morbida 0 25 mm.
  • Sensibilità: 86 dB spl/2,83 V/lm.
  • Risposta in frequenza: 60-=-20.000 Hz ±1,5 dB.
  • Massimo livello spl: 114 dB.
  • Frequenze di incrocio: 800/1400 Hz.
  • Impedenza nominale: 4 ohm.
  • Dimensioni: 50 x 27 x 30 (A x L x P) cm.
  • Peso: 15 kg.
  • Finitura: noce nazionale.

Author: Redazione

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