Editoriale di AudioReview 338

AUDIOreview è viva!

AudioReview 338

AudioReview 338, novembre 2012

Dispiace contraddire il fondatore di questa rivista ma credo che, almeno per una volta, lui stesso sia lieto di essere smentito dai fatti.
Come lui, siamo tutti felici di avere tra le mani un altro numero di AUDIOreview.
Un miracolo? Non direi. Solo la voglia e l’impegno di chi a questa rivista ci tiene tanto da anteporla anche ai personali interessi economici. Diversamente non si giustifica la dedizione che i redattori (tutti, senza eccezioni) profondono nello svolgimento dei propri compiti.
A gioire di questa “rinascita” siamo davvero in tanti, visto l’unanime dispiacere espresso dai lettori, dopo l’editoriale “Alfa-Omega” del numero scorso.
Unanime forse non è la parola giusta, ma stendiamo un velo di comprensione su chi, per meri interessi di bottega, ha improvvidamente gioito della supposta “fine di AUDIOreview e della sua stirpe”.
Quando un albero cade, natura vuole che funghi, batteri ed altri organismi saprofiti ne traggano giovamento per sopravvivere, ma certo non potranno mai sostituirsi alla pianta originale, né dare pari frutti. Piuttosto, saranno i semi e i polloni dello stesso albero a germogliare e a dare quello che è indelebilmente impresso nei loro ribosomi.
L’albero AUDIOreview è comunque ben radicato, grazie ai suoi oltre trent’anni di storia, e più che mai ha voglia di dare frutti, se possibile ancora migliori.
Se qualcosa è morto, è solo un certo modo di fare la rivista, con una struttura organizzativa purtroppo insostenibile per l’economia di una piccola casa editrice.
Ma oltre a cambiare la struttura organizzativa, per renderla più confacente all’attuale realtà dell’editoria italiana, si è colta l’occasione per rivedere anche l’impostazione grafica ed editoriale della rivista, da molto tempo sempre uguale a se stessa, mentre il mondo dell’audio e della musica subivano profondi cambiamenti.
Soprattutto è cambiato il modo di rapportarsi con i lettori.

Oggi una rivista non si può arroccare su un piedistallo ma deve essere a diretto contatto con i suoi lettori. Ascoltarne le esigenze, farle proprie e soddisfarle mettendo in campo le sue più valide risorse, che per AUDIOreview sono il laboratorio e le specifiche competenze dei tanti redattori e collaboratori.

Per molti aspetti la “nuova” AUDIOreview deve solo tornare alle origini, quando parlava di audio in tutte le sue forme e a tutti i livelli.
Da qui la scelta strategica di integrarla con i contenuti di AUDIOcostruzione e di ACS AudioCarStereo, pubblicazioni nate dalla stessa AUDIOreview e che oggi possono tornare a convivere con reciproco beneficio in un’unica rivista, più grande, più ricca, più varia e con la voglia di crescere ancora.

Tutti parlano di crisi. Non c’è dubbio che il nostro Paese si stia impoverendo. Non è solo una questione di economia; prima ancora è una questione di cultura. Con doppio danno per il nostro settore, che si nutre di cultura. La musica è cultura. Soprattutto quella che necessita di essere ascoltata con sistemi ad alta fedeltà.
Se scema la cultura scema anche la necessità di questi prodotti, indispensabili per generi musicali come la Classica, il Jazz, il Rock nelle sue forme meno caduche, il Blues, ecc., ma meno stringente per la musica pop di grande consumo. È quanto conferma il noto pianista Stefano Bollani nell’intervista pubblicata su questo stesso numero.

La promozione della cultura e del piacere d’ascolto verso nuove leve è efficace se si parla di alta fedeltà accessibile, di prodotti che tanti si possono permettere e che costituiscono un primo passo verso l’Audio di qualità.
Parlare solo di prodotti Hi-End che costano una fortuna, alimenta l’errata convinzione che l’alta fedeltà sia un hobby per facoltosi, con grave danno al settore e alle persone stesse, che si accontenteranno di ascoltare la musica con il telefonino e il compattino da supermercato, ritenendo di non potersi permettere di meglio.

Non è vero che per ascoltare bene la musica si debbano spendere cifre iperboliche: l’alta fedeltà, in casa come in auto, deve tornare ad essere un bene popolare. Solo così si può superare la crisi, che poi, a ben vedere, è in primo luogo una crisi di idee, di voglia di fare, di mettersi in gioco, di crescere. Per quanto riguarda questa rivista, o meglio queste tre riviste, AUDIOreview, AudioCarStereo e AUDIOcostruzione, la crisi è un’opportunità per rinnovarsi e sostenersi vicendevolmente.
Le novità, già a partire da questa edizione, sono tante ed altre verranno nei prossimi numeri, anche in base alle indicazioni che vorrete fornirci.
A voi il giudizio.
Attendiamo i vostri pareri all’indirizzo posta@audioreview.it

Author: Redazione

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