Questo mese, al posto del consueto editoriale, proponiamo un’interessante intervista al produttore dell’isolatore di rete AM Audio IS-1.5, recensito su AR n. 485, che offre uno sguardo diretto su un tema tanto discusso quanto complesso: l’incidenza della qualità dell’alimentazione elettrica sulla resa sonora degli impianti audio.

Il punto di vista del produttore: intervista ad Attilio Conti

Mauro Neri: Perché e come è nata questa serie di dispositivi?
Attilio Conti: Da audiofili, io e gli altri miei amiconi, collaboratori e clienti, tendiamo sempre al meglio e ci mettiamo sempre in ballo per migliorare l’impianto. Non siamo mai contenti e tendiamo sempre a migliorare. Sono una ventina d’anni che man mano che miglioriamo l’impianto però ci accorgiamo che qualche volta questo sembra non suonare bene. All’inizio, molti anni fa, era una cosa appena percettibile. E a volte si pensava, che ne so, siamo stanchi, l’umore oggi non è proprio quello giusto. Poi, piano piano, le cose sono diventate sempre più percepibili finché, due o tre anni fa, l’altalena fra il buon suono e il cattivo suono ha cominciato a diventare preoccupante, con peggioramenti al punto che nella nostra sala d’ascolto la qualità media era scesa sotto il livello di guardia. Questo ci impediva, da una parte, di progettare e perfezionare i diffusori su cui stavamo lavorando, ma anche di controllare la qualità delle elettroniche e di condurre dimostrazioni valide. Capitavano giorni in cui l’impianto suonava così male da esporsi a fare una figuraccia. Questa preoccupazione era tale da non dormirci e me la sono portata a letto diverse notti. Sembrava che nella rete ci fosse un folletto cattivo che, per farci degli scherzi, giocava a far suonare male l’impianto. A un certo punto bisognava studiare una soluzione per fermare questa deriva. Allora ho preso dei contatti, ho parlato con tante persone, fino a quando siamo riusciti a mettere in cantiere qualcosa di promettente, grazie a un abile trasformatorista e a una serie di suggerimenti e di mosse che avevo raccolto. Così siamo arrivati all’isolatore di rete. All’inizio abbiamo adottato tre isolatori da 500 VA per il preamplificatore e le sorgenti. Gli esiti sono stati positivi. Abbiamo fatto prove con la rete in diverse condizioni, anche a fase invertita e non. La posizione migliore è in configurazione bilanciata, cioè 115 + 115 V con il neutro a massa. E così siamo andati avanti. Abbiamo portato la potenza a 1,5 kW e quindi potevamo isolare anche gli amplificatori integrati fino a certo livello. I finali hanno dato qualche problema in più perché il loro assorbimento creava degli svantaggi. Poi abbiamo capito come gestirli e abbiamo portato la potenza del terzo isolatore, l’IS-3, a 3 kW, così da poter gestire finali più grossi; avendone due, anche dei monofonici di una certa stazza. Le prove hanno dato incoraggiamenti sicuri e decisi, tanto che in questi giorni sto provando anche isolatori da 6 kW. Non è escluso che in futuro possa arrivare un 8 o un 10 kW.

M.N.: Avete indagato sulle cause di questi problemi? Quali sono a vostro avviso?
A.C.: Le condizioni delle reti di alimentazione elettrica sono molto cambiate negli ultimi anni. Inizialmente c’è stato il proliferare degli alimentatori switching, che operando ad alta frequenza immettono in rete disturbi che ne compromettono la qualità; prima però erano limitati a pochi apparecchi, tipicamente televisori e computer, ma con il passare del tempo assistiamo al dominio delle lampade LED (ognuna al suo interno ha un alimentatore switching), alla sempre crescente presenza di sistemi di generazione con pannelli solari e, per chi ha la sfortuna di abitare nei pressi di zone industriali, la presenza di controlli elettronici per motori e macchinari, che sono grandi fonti di immissione di disturbi in alta frequenza sulle reti di alimentazione. Non solo, tutti questi disturbi non sono minimamente correlati fra di loro e pertanto si disturbano l’un l’altro, con intermodulazioni del tutto imprevedibili.

M.N.: Avete fatto test strumentali?
A.C.: Se proviamo a fare una analisi spettrale della tensione di rete presente nelle nostre case non vediamo solamente la fondamentale a 50 Hz con al più alcuni residui di armoniche pari di basso ordine (100, 200, 400 Hz) dati dalla inevitabile saturazione del trasformatore di media tensione sulla distribuzione elettrica; spesso troviamo grandi quantità di residui a partire da frequenze dell’ordine delle decine di kHz fino ad arrivare a decine di MHz, dati dall’effetto di quanto prima indicato. Al momento che questa sporcizia elettrica viene introdotta in un amplificatore audio si hanno almeno due modi di diffusione, per irradiazione e per conduzione, per cui i disturbi vanno ad interferire sia direttamente sui circuiti, in particolare quelli che trattano segnali di basso livello, sia sulle alimentazioni di questi. Essendo diverse le modalità di propagazione per questi due modi di interferenza sono diverse anche le interferenze, che poi a loro volta si disturbano una con l’altra. In pratica accade che si sporca il segnale audio in modo del tutto imprevedibile e in modo diverso a seconda delle varie ore della giornata, del giorno della settimana, delle condizioni climatiche e atmosferiche e chi più ne ha più ne metta.

M.N.: L’impiego di filtri di rete come quelli integrati in molti apparecchi e nelle prese multiple a “ciabatta” di pregio non servono ad affrontare queste problematiche?
A.C.: Certo, aiutano ma non risolvono. Su gran parte di questi disturbi niente possono i classici filtri di rete montati su alcune apparecchiature, sia autonomi che compresi nelle vaschette IEC, in quanto pensati e realizzati per ridurre gli effetti soprattutto per frequenze sull’ordine dei MHz, mentre qui stiamo su una gamma di frequenze ben più estesa.

M.N.: E qual è la soluzione più idonea a vostro avviso?
A.C.: AM Audio ha adottato un diverso approccio, avvalendosi anche delle esperienze sul campo di uno dei suoi consulenti che problemi simili li aveva affrontati e risolti in passato sia nell’ambito dell’audio professionale sia in quello elettromedicale, ed ha pertanto optato per un sistema basato su un trasformatore di isolamento con uscita bilanciata, realizzato su un nucleo in lamierino magnetico a grani orientati con una particolare geometria che permette contemporaneamente di ottenere un elevato accoppiamento e una bassa capacità fra avvolgimenti primari e secondari; condizioni essenziali la prima per avere basse perdite di inserzione e la seconda per non trasferire in uscita i disturbi in alta frequenza che devono essere bloccati. Tramite questo trasformatore di isolamento viene anche superato il concetto di “fase e neutro” della linea di alimentazione, difatti la sua uscita risulta essere bilanciata rispetto a terra ottenendo così l’automatica cancellazione di eventuali disturbi captati dalle linee di uscita. Sull’ingresso di rete è inoltre montato un bel filtro a doppia cella per eliminare anche i disturbi sull’ordine dei MHz, dove il filtro rete esibisce il meglio di sé, mentre il trasformatore di isolamento riduce la propria efficacia. Inoltre un sistema di condensatori MKP in uscita serve a limitare l’impedenza e abbattere eventuali alte frequenze immesse in rete da lettori CD, streamer o altri componenti con circuiti digitali.

M.N.: Il campo magnetico generato dai trasformatori non produce a sua volta disturbi?
A.C.: Il flusso magnetizzante del nucleo è stato volutamente tenuto estremamente basso per avere la minore dispersione magnetica possibile. In più attorno al trasformatore è stato posto uno schermo in rame, così da raccogliere e annullare le eventuali dispersioni elettromagnetiche. Non solo: il trasformatore è poi stato inserito in un contenitore in acciaio e affogato in una colata di resina specifica, ottenendo una seconda schermatura contro le perdite elettromagnetiche oltre che il blocco totale di qualsiasi rumore meccanico proveniente dal nucleo magnetico e con il non certo secondario effetto di uniformare la temperatura di funzionamento del sistema. Il tutto poi è stato montato con supporti antivibranti nel bel contenitore metallico che non ha solamente la funzione di sostegno meccanico ma anche di ulteriore schermatura.

M.N.: Come siete arrivati al sistema attuale?
A.C.: Sono state fatte varie prove prima di arrivare al sistema attuale, sia con diverse geometrie ed esecuzioni del trasformatore di isolamento sia come configurazione di uscita, che all’inizio era stata pensata come selezionabile dall’utente in base alle caratteristiche del proprio sistema, offrendo la scelta fra Floating, Referred in phase, Referred out of phase e Balanced. Ci sono voluti mesi di test, soprattutto ascolti in ambienti “difficili”, e vari prototipi per arrivare alla soluzione attuale, che si conferma non solo efficace, come testimoniato da diversi clienti ed utilizzatori, ma anche semplice da utilizzare, poiché non è necessario ricercare l’impostazione ottimale facendo prove per individuare la configurazione più efficace. Semplicemente è quella già preimpostata in fabbrica.
Mauro Neri


Sommario

Audio Community

  • Editoriale – Metodologie di ascolto
    Mauro Neri
  • Posta dei lettori
    Mauro Neri

Attualità

  • Cervello: il secondo disco rinasce dopo 50 anni grazie all’IA
    Giulio Curiel

Prove

  • Jade Audio JT7 – cuffia magnetoplanare aperta
  • Exposure 360 – giradischi a cinghia
  • Aune N5 EVO – streamer di rete e DAC
  • Luxman L-509Z – amplificatore integrato
  • ELAC Vela BS403.2 – diffusori da stand
  • Martin Logan Motion XT-F100 – sistema a 3 vie
  • Kii Seven – diffusori attivi da stand
  • AM Audio IS-1.5 – isolatore di rete

Digital Video HT

  • Leica Cine Play 1 – videoproiettore laser 4K HDR

Tecnica

  • Altoparlante in cassa chiusa con condensatore in serie
    Giovanni Bianchi

Senza scadenza

  • Classé Audio DR3
    Massimo Ambrosini

Audioclub

  • MicroSound Technology XAI20 – amplificatore integrato
  • Vestlyd V12C – diffusori a 2 vie
  • L’angolo del collezionista: ECM Records (parte 2)

Audiophile Recording

  • I luoghi della musica: Berlin Philharmonie

Musica

  • Le canzoni raccontate: Roxy Music – Do The Strand
  • Editoriale Musica
  • Classica – Disco del mese: Nicola Porpora
  • Jazz – Disco del mese: Bill Frisell
  • Musica in vinile: Talk Talk
  • Rock-Pop – Disco del mese: Flea
  • Teca: Yes