Norma sc-2b mar + 8.7b mr

Per la presentazione dell’Azienda e la sua filosofia di progetto vi rimando volentieri alla recensione dell’ottimo collega Franco Guida, nel numero 286 di AUDIOreview. Mi limito a ribadire l’interesse, soprattutto per coloro che hanno meno esperienza di tecnica, delle note informative che l’ing. Enrico Rossi, progettista di Norma, ha pubblicato nel suo sito Internet. Prendetevi un’oretta di tempo e leggetele con attenzione. Sono certo che scoprirete qualcosa d’interessante che non conoscevate. Troverete anche un ricco glossario su alcuni termini che normalmente si utilizzano per descrivere le sensazioni d’ascolto. È evidente che, in quelle note, troverete alcune affermazioni che rispecchiano le idee di una persona e di un’Azienda. Non sempre si tratta di regole “universali, ma senz’altro sono un buon punto di partenza nel difficile cammino della conoscenza di un modo corretto per ascoltare un impianto ad alta fedeltà.

Gli apparecchi che proveremo in questa recensione sono l’espressione attuale della massima tecnologia di Norma: il preamplificatore SC-2 MA nella sua versione Reference, con alimentazione separata PS-3B, e gli amplificatori finali monofonici 8.7B MR. Anche qui la “R” sta per “reference”. Contrariamente a qualche concorrente che abusa del vocabolo “riferimento”, stampandolo anche sulla carta igienica, nel caso di Norma il termine è usato per distinguere le versioni più curate sotto il profilo dell’alimentazione e della selezione dei componenti, rispetto alle versioni normali, che pure esistono e costano anche sensibilmente di meno. Cominciamo con la descrizione del preamplificatore, una vera e propria centralina di comando con molte possibilità di programmazione ed una flessibilità non comune nel mondo dell’hi-end, al quale queste macchine appartengono senz’ombra di dubbio. L’aspetto esterno è molto semplice; un basso parallelepipedo molto sviluppato in profondità, un display centrale con, alla destra, una serie di 6 tasti che non userete mai, utili solo in caso d’emergenza dovuta alle batterie scariche del telecomando o quando lo stesso finisce tra i cuscini del divano e non lo trovate neanche se piangete in sanscrito, dopo averlo cercato fin nel barattolo dello zucchero.

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Il frontale è realizzato in spesso metallo in colore argento. L’alimentatore separato è un contenitore di dimensioni generose da piazzare con cura, in quanto il sensore del telecomando è proprio posizionato sul suo frontale. Non potrete quindi nasconderlo, pena la “cecità” del controllo a distanza. In compenso, avrete la libertà di puntare solo lui nella vostra direzione, lasciando il preamplificatore nella posizione preferita, senza essere costretti a contorcervi quando dovete inviargli un comando. I collegamenti tra l’alimentatore ed il pre sono tre. Due sono dedicati all’alimentazione analogica dei canali, rigorosamente separati, mentre il terzo trasmette il segnale di controllo del processore preposto alle varie funzioni e programmazioni. I connettori sono di derivazione informatica e si fissano ai due apparecchi mediante viti, assicurando contatti saldi e sicuri.

La parte posteriore è realizzata lussuosamente, con dovizia di ingressi e di uscite ed ottimi connettori. Partendo da sinistra troviamo la prima uscita verso il finale, sia bilanciata che sbilanciata. Segue un’ulteriore uscita denominata “main”, che trasforma il pre da attivo in passivo, privandoci del guadagno di 17 dB. Il tutto dovrebbe fornire maggior qualità alla riproduzione, saltando uno stadio di amplificazione. Non l’ho provato per difficoltà logistiche, in quanto mi manca un cavo RCA tanto lungo da poter raggiungere i finali. Il manuale, peraltro, raccomanda un cavo di connessione, in questo caso, il più corto possibile, come prevedibile. Seguono poi due uscite “tape”, per due eventuali registratori. Gli ingressi sono, anch’essi, tutti sbilanciati; due “tape” e quattro “linea”. Segue, infine, un’altra uscita sia bilanciata che RCA per un’eventuale biamplificazione, di quelle che definirei “intelligenti”. Scopriremo subito, facendo l’elenco delle funzioni di questa complessa centrale di controllo del suono, a cosa si riferisce l’aggettivo che ho utilizzato. Veniamo ora alla descrizione dell’ottimo display, che un inglese non esiterebbe a definire “smart”.

L’interno del pre è straordi­naria­mente “pulito”.

L’interno del pre è straordi­naria­mente “pulito”.

Prima di tutto è ottimamente leggibile anche da ampia distanza, poi possiede dei caratteri di colore blu di ottima grafica, disposti su due file sovrapposte. Quando regolerete il volume, i caratteri raddoppieranno la loro dimensione, in modo tale che anche i meno acuti di vista non si possano far sfuggire l’indicazione, espressa in dB di attenuazione. Il display serve anche per l’indicazione delle ampie possibilità operative che andremo a descrivere in sintesi, se vogliamo che lo spazio ci consenta di scrivere tutto ciò che vorremmo. Le operazioni, tutte effettuabili da telecomando, comprendono: regolazione del volume a passi di 0,5 dB o di 1,5 dB a seconda del tasto utilizzato per il comando. Possiamo regolare il bilanciamento dei canali, commutare il funzionamento da attivo a passivo, come accennato in precedenza, attivare la funzione di mute, abilitare le connessioni di uscita “tape”, normalmente e saggiamente disabilitate e selezionare i vari ingressi. A questi ultimi può essere assegnato un nome a seconda della sorgente collegata, a discrezione dell‘utente, tramite la selezione alfanumerica. Esiste anche una funzione denominata “Audio-Video”, in caso si utilizzi un processore a tal fine, così da disabilitare il controllo di volume del preamplificatore Norma. V’è una serie di funzioni ulteriori, più o meno complesse. Si può per esempio programmare l’attenuazione, per ogni canale, del controllo di bilanciamento.

L’intensità della luce del display è regolabile in 4 passi. Inoltre esiste una funzione di “screen saver” che permette di spegnere completamente le indicazioni, salvo ripristinarle ad ogni comando, oppure programmare il movimento dei caratteri, in modo di non affaticare il display con scritte fisse. Il tutto con tempi d’intervento definibili dall’utente. Ogni ingresso ha un livello di attenuazione programmabile singolarmente, così da poter bilanciare sorgenti dai livelli d’uscita diversi, senza agire ogni volta sul controllo di volume. A tal proposito, segnaliamo che quest’ultimo è implementato a matrice combinatoria di resistenze tramite relè. Di grande interesse, se si ha intenzione di usufruire della bi-amplificazione, la possibilità di regolare i livelli delle due uscite in modo separato. Questa funzione permette di colmare l’eventuale divario di guadagno tra amplificatori diversi utilizzati per le due vie o, semplicemente, di riequilibrare la timbrica dei diffusori a seconda dei propri gusti o per correggere eventuali aberrazioni dovute all’ambiente sulle basse frequenze. Insomma, non vi annoierete. Non tutte le funzioni previste potranno risultarvi utili in un primo momento ma sono dell’idea che, potendo scegliere, sia meglio disporre di più opzioni, piuttosto che di uno scarno controllo di volume e null’altro. La microelettronica permette una varietà di funzioni un tempo impensabili; sarebbe un peccato non sfruttarle, anche perché non sembrano andare a detrimento del buon suono, argomento principe per tutti noi che investiamo cifre notevoli nell’acquisto dei nostri apparecchi di riproduzione audio.

Ce la caviamo velocemente con la descrizione dei finali di potenza mono, al­l’esterno molto semplici, dotati solo del tasto d’accensione/stand-by sul frontale, ampie ed eleganti alettature sui lati, presa IEC con interruttore principale, ingresso bilanciato e sbilanciato, terminali per l’uscita di potenza. Anche queste macchine sono disegnate in modo da risultare sviluppate più in larghezza ed in profondità, che in altezza. Il tutto dà l’impressione di leggerezza ed agilità ed è sicuramente poco “invasivo” alla vista.

“Zeppo” l’interno del finale.

“Zeppo” l’interno del finale.

Molto ci sarebbe da dire sull’alimentazione di queste macchine, oltre che sulla loro realizzazione progettuale ma non posso che limitarmi a mostrarvi le fotografie, per questioni di spazio. Vi rimando comunque al sito di Norma, nel quale troverete spiegazioni molto esaurienti. L’impianto nel quale queste amplificazioni sono state inserite è il seguente: giradischi Basis 2001, braccio Graham 2.2, testina Scan Tech Lyra Helikon, cavo fono Extreme Phono Crimson, pre fono Einstein “The Turntable’s Choice”, cavo tra pre fono e preamplificatore MIT Shotgun S2, lettore digitale multistandard TEAC DV-50, cavo tra lettore digitale e preamplificatore Transparent Music Link Super, cavo tra pre e finali MIT Shotgun S1 XLR, diffusori MBL 101D, cavi di potenza Transparent The Wave Super XL, cavi di alimentazione MIT Shotgun AC 1, Ecosse ed altri autocostruiti, filtro di rete Black Noise 2500.
Tanto per suscitare un po’ d’invidia dico subito che mi sono stati forniti ben quattro finali, così che potessi bi-amplificare i miei diffusori, sempre assetati di corrente. La potenza espressa dai finali Norma su 4 ohm è di circa 240 W RMS, sufficienti a far suonare le MBL a volumi urbani ma non per far muovere i loro altoparlanti a quelli inurbani che ogni tanto, e coi generi appropriati, utilizzo. Ho cominciato gli ascolti col solo preamplificatore, più per curiosità che per dovere di cronaca, collegandolo ai miei finali Bryston 7B ST. La prima impressione, la più immediata, è stata quella di non comune matericità della voce di Paolo Conte in “Elegia”. L’immagine, larga e profonda oltre il consueto, mi ha catturato subito. Il basso, profondo e controllato ed il suono del pianoforte, corposo al punto giusto e timbricamente corretto, mi hanno fatto capire in pochi minuti che avevo a che fare con un apparecchio di livello superiore, in senso assoluto. La gamma acuta, dolce ma satura dei dettagli necessari a ricostruire la giusta sensazione d’ambienza, si accompagna ad una dinamica ed una velocità da Formula 1. C’è un’idea di estrema facilità nel riproporre il messaggio musicale, propria di chi sa il fatto suo.

Sento vibrazioni provenire dalla cordiera del rullante, provocate dai tasti delle note più gravi del pianoforte o dalle note del contrabbasso, che non sapevo fossero registrate sul CD. Come spesso accade, probabilmente ora le sentirò anche tornando al mio preamplificatore ma il Norma me le ha fatte scoprire per primo. En passant, mi chiedo cosa ci facciano nella registrazione. Evidentemente, contrariamente a ciò che accade di solito, la batteria non era in un ambiente separato dal resto dei musicisti.

Voci e strumenti sono ben amalgamati, eppure ben distinti nelle loro caratteristiche timbriche. Non sto più nella pelle all’idea di collegare i quattro finali di potenza, così accantono i fidi Bryston ed accendo i Norma, dando loro il tempo di acclimatarsi e rimandando i successivi ascolti all’indomani, lasciandoli accesi per circa una ventina d’ore. Queste amplificazioni devono suonare ben calde, per dare il massimo. I tempi di riscaldamento sono piuttosto lunghi (i finali restano freddi per la prima ora), quindi durante il periodo delle prove ho lasciato il preamplificatore sempre acceso, mentre i finali sono rimasti sempre sotto tensione, in stand-by ed accesi con largo anticipo prima degli ascolti critici. Il primo risultato dell’amplificazione tutta Norma non ha fatto che confermare le impressioni positive precedenti, virando il suono ancora un po’ verso la filosofia del progettista.

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Di buona fattura i connettori del finale.

Di buona fattura i connettori del finale.

Il messaggio musicale ha beneficiato di un ulteriore addolcimento generale, perdendo forse qualcosa del piacevole (a mio parere) effetto presenza. Ebbene sì, miei cari amici. Gli amplificatori di potenza sono, nell’immaginario collettivo, le macchine da musica più desiderate, con le loro grosse alette di raffreddamento, i loro enormi alimentatori. Sono “vivi”, si scaldano mentre lavorano e compiono il “miracolo” di smuovere con le loro bordate i coni dei vostri diffusori. Eppure… per l’ennesima volta si dimostra che la principale responsabilità del suono di un’amplificazione è da ascrivere al pre, salvo che non si utilizzino finali di bassa qualità, così da danneggiare il lavoro compiuto a monte. D’ora in poi gli ascolti proseguiranno in “monomarca” Norma. I 480 W per canale (sempre su 4 ohm) spingono davvero molto forte le MBL, fino quasi a raggiungere i limiti della stanza d’ascolto… e delle mie orecchie. Questa non è l’unica cosa che testimonia la cura posta nell’alimentazione, c’è anche il silenzio percepito durante la riproduzione della musica. Mentre ascolto in relax, non pressato dalla fretta di mettere giù appunti a raffica, ripenso a come il suono Norma sia stato definito da tante persone sui forum di discussione. Mi tocca dissentire senza esitazione da coloro che identificano tale suono come freddo, spietato e fin troppo rivelatore. Gli apparecchi che stanno lavorando in questo momento presentano un segnale delicato e con un’ottima gamma media, piuttosto, e con un quasi impercettibile ma presente roll-off nella gamma superiore di frequenze. Un’impronta timbrica che, guarda un po’, mi ricorda la sonorità di uno strumento ad arco e la grazia di un quintetto impegnato in un’esecuzione mozartiana. La scena si presenta ora piuttosto raccolta nelle sue dimensioni, rafforzando l’impressione d’intimità durante l’ascolto. È come se i finali riportassero un po’ nella normalità la prestazione eccezionale del preamplificatore sotto l’aspetto della ricostruzione dell’immagine.

In conclusione, non resta che riconoscere che ci troviamo al cospetto di un esercizio di progettazione e realizzazione che non ha nulla da invidiare ai grossi nomi del mercato mondiale dell’alta fedeltà. Un suono molto elegante, senza asprezze o spigoli innaturali, che porta ad un ascolto fedele e piacevole. Evidentemente, a Cremona non sono bravi solo coi violini. Se avete in programma una spesa di questo tenore, la tripletta Norma potrebbe mettervi al riparo per molti anni dalla classica insoddisfazione che spesso colpisce gli audiofili. Mi raccomando: cavi di alimentazione di buona qualità, che Norma non ve li fornisce, di nessun tipo. Mettetevi in casa queste amplificazioni e potrete scoprire le eventuali debolezze degli altri anelli della vostra catena. I prezzi non sono propriamente popolari ma non lo sono neanche le prestazioni, quindi lascio a voi trarre le opportune conclusioni. Non so se conosciate personalmente l’ing. Enrico Rossi. È incredibile come il carattere di questi apparecchi sembri rispecchiare quello del loro papà: schivo e pacato. Per i fuochi d’artificio, si prega di rivolgersi altrove.

Angelo Jasparro


  • Preamplificatore Norma SC-2B MAR + finali 8.7B MR
  • Prezzi: SC-2B MAR Euro 7730,00; 8.7B-MR Euro 5120,00 cad.
  • Distributore per l’Italia: Opal Electronics, Via Persico 26, 26043 Persico D’Osimo (CR). Tel. 0372 493113 – Fax 0372 493113 – www.normaudio.com

Author: Redazione

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