Sonus faber Liuto wood

066-071-sonusfaber-1Da un primo e comunque attento sguardo a questo nuovo diffusore Sonus faber non possiamo non renderci conto della somiglianza con la serie Cremona, per la forma particolare del cabinet, per le proporzioni tra le dimensioni e per la cura certosina nella costruzione.

In questa azienda abbiamo assistito in questi ultimi anni ad una lenta ma inesorabile mutazione genetica che si è articolata su due fronti precisi anche se all’apparenza antitetici. Dal lato delle prestazioni in sala d’ascolto ho potuto constatare una sorta di blando ritorno al passato, con la musicalità equilibrata caratteristica della storia Sonus faber, con la prestazione incredibile dei diffusori che sonorizzano l’ambiente di ascolto senza partecipare apparentemente all’evento musicale e con una timbrica essenziale e mai sguaiata. Dall’altro lato invece si è fatto uso delle più moderne tecniche costruttive, sia per quanto riguarda gli altoparlanti intesi come motore della musica sia per quanto riguarda la customizzazione delle membrane a cui è affidata la riproduzione delle finezze, di quei particolari piccolissimi che spesso fanno la differenza tra un buon diffusore ed un progetto sufficiente.

La nuova Liuto da pavimento si presenta come è solita presentarsi una realizzazione di questo marchio: bella, esile ed elegante e naturalmente con una finitura di
gran classe. Ma noi cerchiamo ovviamente di non farci incantare dalle apparenze e di andare più a fondo nella “scoperta” della costruzione Sonus faber.

La costruzione

Avvicinarsi a questa realizzazione brandendo in una mano lo svitatore elettrico non rappresenta certo il massimo della finezza. Le viti dalla filettatura rada fanno un po’ le preziose, ma alla fine vengono via e ci lasciano guardare cosa c’è all’interno. L’assorbente acrilico utilizzato non è molto spesso e denso, e non ha nemmeno ragione di esserlo, vista la frequenza di incrocio del woofer e la geometria del cabinet.

Due rinforzi verticali fortificano la struttura disseminando di percorsi obbligati l’eventuale insorgere di onde stazionarie. In basso e in alto i due condotti di accordo, con l’imbocco interno ricoperto con un panno molto poroso e poco resistente acusticamente ma che impedisce l’ingresso improbabile ma sempre possibile di piccoli oggetti, o la fuoriuscita altrettanto poco probabile di materiale assorbente. Sul fondo del mobile, al centro tra i rinforzi, è sistemato il filtro crossover. I componenti di buon pregio sono saldati ed incollati su un supporto di vetronite.

Notiamo come il condensatore in serie al midwoofer e quindi in serie al segnale sia in effetti realizzato con un parallelo di un 100 micro e di un 10 microfarad, entrambi MKP con una tensione di lavoro elevata. Le induttanze sono avvolte in aria con filo di rame incollato spira per spira, mentre soltanto quella di notevole valore posta in serie al woofer ha l’anima costituita da polveri di ferro sinterizzate. I due condensatori in parallelo al woofer sono degli elettrolitici bipolarizzati, e quasi stonano in un contesto elegante e pregiato. Grande uso di colla termofusibile e componenti bloccati e fermi completa un quadro certamente di ottimo livello.

066-071-sonusfaber-4

Il woofer ha la membrana in lega di magnesio ed alluminio, ma per fortuna lavora in una porzione di frequenze molto lontana dai possibili break-up e dalle risonanze che tale materiale si porta dietro. Notare il cestello aerodinamico ed il notevole complesso magnetico.

Il woofer ha la membrana in lega di magnesio ed alluminio, ma per fortuna lavora in una porzione di frequenze molto lontana dai possibili break-up e dalle risonanze che tale materiale si porta dietro. Notare il cestello aerodinamico ed il notevole complesso magnetico.

Il woofer da poco più di otto pollici ha la membrana realizzata in una lega di magnesio ed alluminio cara alla Seas ed in questo caso perfettamente aderente alla
specifica funzione, con leggerezza e rigidità notevoli a cui si aggiunge la ridotta banda passante lontana almeno quattro ottave dalla porzione di frequenze ove questo materiale lascia a volte un po’ perplessi. Il polo centrale sale ben oltre il limite del traferro con una foggia particolare che a detta del costruttore limita l’insorgere di accumuli d’aria dietro la bobina mobile e di distorsioni particolarmente fastidiose in gamma mediobassa. Il medio lavora in un proprio volume
anch’esso accordato tramite un condotto reflex sistemato come gli altri due sul fondo rastremato del diffusore.

Il filtro crossover sistemato all’interno del cabinet. Notare il pregio e la pulizia della realizzazione.

Il filtro crossover sistemato all’interno del cabinet. Notare il pregio e la pulizia della realizzazione.

Si tratta di una scelta apparentemente inutile vista la frequenza operativa del trasduttore ma che nella pratica riduce lo spostamento della membrana, contribuendo anche se in misura limitata alla bassa distorsione del trasduttore. La cuffia parapolvere rovesciata e la membrana in polipropilene termoformata lasciano intuire una prestazione in gamma media notevole per linearità ed estensione, mentre il cestello aerodinamico, la lavorazione del pannello frontale e lo spazio a vista al di sotto del centratore sono forieri di pochissime colorazioni interne, la cui analisi demanderemo, come al solito, alla verifica inflessibile della waterfall.

Il tweeter è di costruzione Seas, come gli altri trasduttori della Liuto. Si tratta di un bel trasduttore con la cupola morbida in seta pretrattata da un pollice, dotato di un anello di sospensione ben cedevole e di una camera posteriore di decompressione che riduce fortemente le colorazioni dovute all’emissione posteriore della
cupola. L’anello di ferrite utilizzato per il complesso magnetico è di generose dimensioni ed assicura una buona sensibilità. L’analisi della waterfall di Figura 1 mostra un decadimento veloce e poco critico, con pochissimi accenni di riflessioni nel piccolo cabinet del midrange che comunque decadono velocemente in
un quadro generale che nella criticissima gamma media mostra il nulla dopo 1,5 millisecondi. Anche il tweeter ed il baffle frontale si comportano in maniera egregia,
con qualche riflessione contenuta che non ne altera affatto il carattere.

Figura 1

Figura 1

L’ascolto

Raramente durante i test di ascolto nella nostra redazione capita di farsi quasi immediatamente un’impressione del diffusore sotto test che poi resta immutata fino alla fine delle sessioni di ascolto. Una volta trovata, per approssimazioni successive, una buona sistemazione dei componenti, ho avuto netta la sensazione dello spazio, una caratteristica appena difficile da raccontare ma che ha a che fare con lo spazio che si crea attorno ai componenti proponendo uno stage naturale e nel contempo semplice. Appena dopo questa sensazione è facile annotare la perfetta estraneità dei due Liuto al messaggio musicale, che sembra venire da tutta l’area posta davanti al punto di ascolto senza che i due mobili emettano la più piccola nota attribuibile ad uno degli altoparlanti posti sul frontale. Il bilanciamento tonale appare in un primo tempo equilibrato e notevole, tanto che ci vuole qualche seduta in più per poter notare qualche lieve sbilanciamento e cercare col posizionamento di bilanciarne gli effetti. Intanto è una qualità sempre apprezzata quella di poter aumentare la distanza tra i due diffusori senza che la scena al centro diventi “magra” oppure troppo vuota.

In queste condizioni è lecito soltanto curare la distanza dalle pareti laterali potendo senza apparente sforzo ruotare i componenti verso il punto di ascolto quanto basta per decidere le dimensioni della scena ed il rapporto tra larghezza, profondità e qualità dei vari piani sonori che il diffusore è capace di proporre. La suddivisione a pezzi di frequenza per l’analisi ed il commento della timbrica vede una gamma bassa che non brilla particolarmente per estensione infrasonica
ma che appare comunque ben proporzionata alle dimensione del woofer e soprattutto smorzata, abbastanza “pulita” e ben raccordata alla gamma mediobassa, con
la quale non sembra avere particolari punti di frattura. La transizione tra i due altoparlanti a me sembra non udibile, con uno smorzamento notevole anche della gamma mediobassa ed una bassissima colorazione di quella media che probabilmente assottiglia appena tale porzione di frequenze rendendola pulita e ben prestante in una gamma delicata come quella delle voci. La porzione di frequenza interessata dalle voci, dalle fondamentali degli strumenti a corda e dagli strumenti a fiato è precisa, forse in qualche occasione sembra perdere qualcosa in gamma medioalta.

066-071-sonusfaber-9

Il midrange è realizzato dalla Seas su un cestello molto aerodinamico da 15 centimetri. Notare la cuffia parapolvere liscia, la sospensione con delle minuscole nervature e la membrana in polipropilene irrigidito dalla termoformatura.

Il midrange è realizzato dalla Seas su un cestello molto aerodinamico da 15 centimetri. Notare la cuffia parapolvere liscia, la sospensione con delle minuscole nervature e la membrana in polipropilene irrigidito dalla termoformatura.

Nell’ascolto del coro misto, ad esempio, a volte sembra che le voci maschili siano appena avanti a quelle femminili mentre su brani di sola voce maschile o di sola voce femminile non si notano squilibri timbrici particolari. La gamma altissima è proprio da Sonus faber: dolce, mai dura o “sparata” in avanti al minimo aumento di livello. Se si fosse trattato di un tweeter Scan-Speak avrei trovato la cosa del tutto normale, perché sbagliare crossover con uno Scan-Speak risulta molto difficile (magari è più facile con celle di ordine elevato ma non vorrei darvi suggerimenti!). No, si tratta di un Seas con la cupola morbida, la sospensione in polimero  morbido e la camera posteriore di smorzamento, camera che credo fortemente si faccia sentire con questa rinnovata dolcezza. E d’altronde da una Sonus faber non mi sarei aspettato niente di diverso. Dicevo all’inizio dello stage sonoro modulabile con una certa facilità operando sulla rotazione dei diffusori verso il punto di ascolto. Bene, man mano che si prende confidenza con il Liuto si scopre che in effetti non è proprio così semplice, visto che man mano che la rotazione procede verso o più avanti del punto di ascolto si guadagna in bilanciamento timbrico ed in profondità, ma si riduce leggermente la larghezza dello stage.

“Ma va? – direte voi -. È sempre stato così!”. Certo, non lo metto in dubbio, ma posso dire che questo aggiustaggio combinato sembra riuscire meglio con una Sonus faber. Riducendo la rotazione ad una decina di gradi credo di guadagnare appena in gamma medioalta, quella classica finezza che può a tratti piacere e a tratti no.

066-071-sonusfaber-11

Il tweeter a cupola morbida da un pollice ha il complesso magnetico affidato a un largo anello di ferrite su cui è incollata la camera posteriore di decompressione. Notevole la sua linearità dinamica per l’assenza della terza armonica, in genere fastidiosa su questo tipo di trasduttore.

Il tweeter a cupola morbida da un pollice ha il complesso magnetico affidato a un largo anello di ferrite su cui è incollata la camera posteriore di decompressione. Notevole la sua linearità dinamica per l’assenza della terza armonica, in genere fastidiosa su questo tipo di trasduttore.

Comunque la larghezza dello stage non sembra andare in conflitto con la profondità in un assetto definitivo che deve essere calibrato con una certa attenzione
per adattare le qualità del diffusore al nostro ambiente di ascolto. Una caratteristica ancora difficile da raccontare con le parole è la capacità di far suonare gli strumenti naturali con il loro giusto timbro e la dinamica tipica di ogni registrazione, con un senso di aria, uno spazio attorno ai mobili che merita diversi ascolti “definitivi” giusto perché il piacere dell’ascolto si sostituisce alla fredda analisi dei pregi e dei difetti.

Conclusioni

Bel progetto, non c’è che dire. Sembra… una Sonus faber, col suo stile, il suo garbo e la sensazione di trovarsi di fronte ad un diffusore che sa fare il suo mestiere per bene, con un senso di equilibrio e di rispetto per la musica che qualche volta, almeno in questo caso ed almeno per me, non si lascia descrivere appieno da aggettivi e sostantivi. Non è, e non lo sarà mai nessuno, “il miglior diffusore mai ascoltato” ma credo che progetti bilanciati con saggezza e con ottimo senso dell’equilibrio siano invero merce rara, indipendentemente dalla fascia di prezzo e dalla stazza. A proposito di prezzo devo sottoscrivere quanto affermato il mese scorso, ovvero che a diffusori non enormi ma ben prestanti corrisponde sempre più spesso un prezzo da fascia media bene incollato alla costruzione ed al modo di esprimersi in
ambiente.
di Gian Piero Matarazzo


Il crossover della Liuto: semplicità ed efficienza

Lo schema crossover della Liuto appare semplice e ben congegnato, facile da “leggere” anche se certamente più sottile di quello che sembra.

Se partiamo dall’analisi del disegno di Figura 2 notiamo la resistenza da 2,8 ohm in serie al tweeter ed il partitore 2,8-20 ohm in parallelo al midwoofer. Ovvio supporre che i trasduttori cui sono connesse le due celle di filtro siano appena più sensibili del woofer che ovviamente non presenta e non dovrebbe mai presentare alcuna resistenza di attenuazione in serie al percorso del segnale. Le frequenze di incrocio sono dichiarate dal costruttore essere 350 e 3000 Hz. In effetti la cella passa-basso in serie al woofer potrebbe apparire abbastanza rigida nel suo intervento, senza alcuna resistenza di smorzamento in serie al gruppo di condensatori.

Schema elettrico crossover

Figura 2 – Schema elettrico crossover

A ben vedere comunque il valore elevato dell’induttanza rispetto alla capacità totale di 72 microfarad sembra suggerire un andamento del passa-basso a doppia pendenza che dovrebbe in qualche modo da un lato raddrizzare l’andamento leggermente in salita del trasduttore non filtrato e dall’altro avere un andamento ben smorzato ad una pendenza intermedia tra primo e secondo ordine che può riuscire soltanto con i filtri crossover passivi o con i filtri attivi configurabili custom. Nello schema elettrico di Figura 1 date un’occhiata anche alle fasi elettriche: il tweeter ed il midrange sono in controfase ed il solo woofer viene avanti sulle semionde positive, cioè è in fase. Sembra evincersi la determinazione del progettista a realizzare una cella per il woofer ed una per l’unità medioalti, quasi a voler legare strettamente i due altoparlanti superiori. Invero occorre notare che un solo condensatore per il passa-alto del midwoofer garantisce una doppia pendenza nella risposta, almeno dalla risonanza del midwoofer nel suo volume di lavoro fino alla frequenza di incrocio. Al di sotto della risonanza del sistema la pendenza ovviamente aumenta almeno di due ordini di grandezza. La pendenza ridotta fino ai 350 Hz ottiene un ottimo effetto di legatura tra woofer e midwoofer, uno di quegli incroci che poi all’ascolto si fa notare per l’ottimo amalgama tra grancassa e chitarra basso oppure nel bilanciamento tra le fondamentali e le armoniche.

Figura 1

Figura 1

È stato astuto il costruttore ad utilizzare pur per frequenze mediobasse un midwoofer dotato comunque di una buona escursione lineare, così da poter utilizzare un andamento molto blando senza limitare la dinamica del sistema. Il passa-basso del midwoofer vede una cella del secondo ordine che anche in questo caso non reca resistenze in serie al condensatore da 6,8 e al suo bypass da 0,33 microfarad.

Il motivo di tale assenza da un lato va ricercato nel deciso rapporto tra induttanza e condensatore ricordando che il carico visto da questa cella è mediamente resistivo a causa della presenza del partitore che precede il trasduttore. D’accordo, la resistenza in parallelo è elevata, ma anche il modulo del midwoofer aumenta notevolmente con l’aumentare della frequenza. Si potrebbe peraltro ipotizzare che la pendenza acustica del midwoofer filtrato sia maggiore dei teorici 12 decibel/ottava, almeno a giudicare dal valore elevato della frequenza di incrocio, non lontanissima dall’inizio del passa-basso acustico naturale del midwoofer, almeno nella risposta angolata. Tale emissione va tenuta nel massimo conto durante la scelta della frequenza di incrocio sia perché capace di alterare la pendenza acustica del trasduttore sotto filtro sia perché nell’ascolto in ambiente risulta assolutamente inutile andare oltre.

Altro elemento da soppesare con una certa attenzione è la tenuta in potenza e la linearità del tweeter che, almeno nel caso della Sonus faber Liuto, non pone grossi patemi. La riprova si trova nel grafico della distorsione in regime dinamico, che proprio attorno alla frequenza di incrocio tocca valori molto bassi. In questa ottica il passa-alto del tweeter appare blando nello smorzamento, giusto per non ottenere una filtratura finale elevata. Anche in questo caso notiamo un condensatore di bypass di basso valore.

G.P. Matarazzo


L’ascolto di Marco Cicogna

Rassicurante mondo sonoro quello tradizionalmente proposto da Sonus faber, una sana realtà italiana che il mondo ci invidia anche per lo stile elegante del design.

Le Liuto arrivano nella nostra redazione, protagoniste di primo piano in un numero affollato di diffusori di alto profilo e ben più costosi, ma non fanno brutta figura. Semmai sanno proporsi con orgoglio pur al cospetto di sistemi di altoparlanti decisamente importanti, con una personalità musicale gradevole e mai aggressiva.

Questo modo piacevole di proporre musica ha tutte le carte in regola per imporsi all’attenzione di appassionati non necessariamente legati a certi schemi audiofili che sulla scia di una certa impostazione americana sembrano prescrivere la radiografia piuttosto che la fotografia dell’evento sonoro. Questo modo mai aspro di intendere la musica riprodotta ha per l’azienda italiana radici lontane nel tempo. Andando a memoria vorrei citare le antiche “Parva”, capaci di suonare Mozart con inedita musicalità, esibendo archi dal tono brunito ed intenso. In un periodo in cui andavano di moda minidiffusori dal suono talvolta penetrante la musicalità targata Sonus faber non ci mise molto farsi apprezzare tanto in Italia quanto all’estero.

Molto tempo è trascorso da allora, ma le vicende aziendali non hanno compromesso una tradizione di musicalità che si è esaltata nella realizzazione di progetti sempre più aggiornati. Nelle recenti “Degustazioni Musicali” nel negozio di Cherubini a Roma le Sonus faber “Stradivari” suonavano con potenti amplificazioni Krell, una demo in sala affollata di pubblico che evidenziava il notevole livello, anche in termini quantitativi, prodotto da quei grandi diffusori. La mia opinione è che il nuovo volto di Sonus faber pur non rinnegando una impostazione musicale piacevole, sia in grado di esibire un campo sonoro ancora più generoso e completo rispetto al passato, dotate di una maggiore riserva dinamica e di una solidità inedita in gamma bassa.

Questo è quello emerso dalla lunga giornata con le Stradivari, a proprio agio con le più impegnative partiture di grande orchestra, ma su scala appena ridotta ritroviamo queste positive sensazioni con le snelle ed eleganti “Liuto”, dotate di un equilibrio sonoro raffinato e generose nella resa delle masse sonore.

I piccoli gruppi strumentali del repertorio barocco con strumenti originali (Channel Classics) sono centrati sotto il piano timbrico e prospettico. Buon equilibrio tra archi e fiati, sufficientemente solidi nella prima ottava dello strumento e finemente articolati nel registro centrale. C’è disinvoltura nel passare da un estremo all’altro del repertorio, posto che anche il minaccioso attacco (con l’organo, ricordiamo) del tema del “Phantom of the Opera” nel CD Telarc dedicato ai musical di
Lloyd-Webber risulta pieno come si conviene e modulato nella sezione più grave. Grande orchestra sfavillante con la celebre “Sheherazade” di Rimsky-Korsakov eseguita da Chailly con l’orchestra del Concertgebouw di Amsterdam (Decca). È una pagina sinfonica facile che alterna il delicato apporto di strumenti da soli o in piccoli gruppi a momenti più energici.

Grande il respiro di questa eccellente incisione, ma parimenti vasta ed eccitante la rappresentazione che il sistema sa riproporre. Intensi ma mai fuori dalle righe, gli archi olandesi offrono pienezza in gamma mediobassa, mentre una trama piacevolmente articolata mantiene la chiarezza del fraseggio. In gamma alta triangolo e tamburo militare parlano di freschezza e vivacità, il tutto inserito in un contesto che non priva la struttura sonora di corpo e spessore. Buona la percezione dei contorni della sala, con i segnali di ambienza ben presenti che aumentano le dimensioni della finestra virtuale sull’evento.

Pianoforte sano e coerente quello proposto dalle liuto, nei nostri classici CD di riferimento, l’uno la nostra produzione “Superpiano” (una raccolta di trascrizioni targata Hyperion), l’altro con la potente esecuzione dei “Quadri di un’esposizione” eseguiti da Pogorelich (DG). Poi ancora abbiamo apprezzato (tanto per non rendere le cose facili alle Nostre) l’inarrivabile lettura di Kissin, straordinario ed ancor giovane talento, che sorprende con la Sonata di Chopin. Di inedita energia
parla lo “Scherzo”, a dimostrare il totale controllo della tastiera, mentre le ottave martellanti sulla mano sinistra impegnano a fondo il sistema in gamma bassa.

Valutiamo ancora una volta il “respiro dinamico” delle Sonus faber” con i “Pini della Via Appia”, sezione conclusiva dei ben noti “Pini di Roma” di Respighi. L’autore bolognese dedica alla città eterna tre poemi sinfonici per grande orchestra. Questa “Via Appia” è diventata famosa tra gli appassionati di riproduzione sonora per la ricchezza dell’orchestrazione che si innesta poco per volta attraverso un lungo crescendo. Dal pianissimo al fortissimo più inquietante, il ritmo inesorabile è sostenuto dal martellare delle percussioni, con ottoni che si levano dal fondo della scena sonora. Le sei “buccine da guerra” sono aggiunte alla già ampia sezione ottoni, il pedale d’organo per rinforzare il basso, la grancassa chiamata a sostenere il ritmo.

Non ci si stanca di ascoltare questa brillante pagina e le Liuto dimostrano di avere buone doti di sonorizzazione mantenendo un comportamento inappuntabile anche quando vengono sollecitate a fondo.

L’ascolto del recente titolo XRCD dedicato alle voci femminili (Audiophile Voices III) consente nella diversa origine sonora di questi master pop-rock di comprendere una volta di più i motivi dell’unanime apprezzamento nei confronti di questi diffusori italiani. Al di sopra di una base ritmica dai contorni avvolgenti e di solida presenza il ruolo della solista vocale si coglie nella suggestiva individualità del timbro, nella precisa collocazione spaziale, nella ricchezza armonica ed espressiva che trova nella luminosità naturale della gamma media un punto di forza che convince anche nel lungo periodo.

Anche in questo caso posso affermare che i due grafici della Total Noise Distortion e la sensazione uditiva sembrano andare a braccetto. La traduzione di bassi puliti e smorzati si vede sia alla pressione di 90 decibel che al livello maggiore. Se a 90 dB di pressione media la TND si mantiene sempre inferiore ad un modestissimo 1%, possiamo anche annotare un andamento regolare e costante fino alle frequenze elevate ove il Seas abbassa ancora il suo livello. Passando a 100 decibel di pressione media il quadro sostanzialmente non cambia, col solo woofer che fa lievitare il livello fino al 3%. La gamma del midwoofer e del tweeter restano ancora a valori molto bassi, specialmente se si compara il dato di sensibilità non stratosferico con un rumore rosa che genera 100 decibel sin dalle bassissime frequenze. Del tutto assenti le spurie in gamma media: siamo alle prese con un tre vie e quindi il problema non si pone.

Anche in questo caso posso affermare che i due grafici della Total Noise Distortion e la sensazione uditiva sembrano andare a braccetto. La traduzione di bassi puliti e smorzati si vede sia alla pressione di 90 decibel che al livello maggiore. Se a 90 dB di pressione media la TND si mantiene sempre inferiore ad un modestissimo 1%, possiamo anche annotare un andamento regolare e costante fino alle frequenze elevate ove il Seas abbassa ancora il suo livello. Passando a 100 decibel di pressione media il quadro sostanzialmente non cambia, col solo woofer che fa lievitare il livello fino al 3%. La gamma del midwoofer e del tweeter restano ancora a valori molto bassi, specialmente se si compara il dato di sensibilità non stratosferico con un rumore rosa che genera 100 decibel sin dalle bassissime frequenze. Del tutto assenti le spurie in gamma media: siamo alle prese con un tre vie e quindi il problema non si pone.


Le misure

In sala misure abbiamo rilevato la risposta in frequenza con la quota del microfono rispetto al diffusore posta sulla congiungente tra un ipotetico punto di ascolto posto a circa tre metri. Il microfono infatti è stato sistemato a un metro e mezzo, con il guadagno del preamplificatore di misura settato opportunamente per fornire direttamente il livello equivalente ad un metro.

In questa condizione abbiamo ottenuto un livello di pressione media di 88 decibel, un dB al di sotto del dato dichiarato. Ricordo che da sempre il nostro livello medio di sensibilità è calcolato da 200 fino a 10.000 Hz e che invece molti costruttori eseguono la media fino a 20 kHz mettendo nel conto anche l’enfasi della gamma altissima.

Come possiamo vedere dalla misura l’andamento della risposta è simile all’andamento classico dei diffusori del costruttore, con la gamma bassa estesa e ben smorzata, la media leggermente attenuata e la alta che sale per compensare appena la perdita fuori asse. In ambiente viene fuori un andamento abbastanza regolare, almeno con i diffusori ruotati in maniera modesta verso il punto di ascolto. Si può notare una certa perdita di livello in gamma medioalta che corrisponde ad una delle sensazioni timbriche raccontate durante le sessioni di ascolto.

La gamma altissima comunque decade in maniera regolare senza alcun tipo di esitazione negli ultimi terzi di ottava. Anche nel dominio del tempo l’andamento rilevato è quello caratteristico di tutte le Sonus faber, con un fronte di salita rapido ed un decadimento altrettanto veloce con poche esitazioni dopo il mezzo millisecondo e il midwoofer appena in ritardo rispetto al più veloce tweeter.

L’apporto del woofer appare basso e ulteriormente in ritardo a causa della discreta azione del passa-basso. L’amplificatore di potenza vede un carico non critico in gamma bassa, che ad angolazioni anche importanti della fase contrappone un andamento del modulo elevato. La massima condizione di carico è stata rilevata a 29 Hz per un carico resistivo che vale poco meno di 4 ohm.

A 3000 Hz possiamo notare il picco dovuto ad un incrocio elettricamente abbastanza lasco e smorzato, con la fase che in tutta la porzione di frequenze a massimo contenuto energetico si mantiene molto vicina alla linea dello zero senza rotazioni importanti. Insomma, il carico di questa Liuto non è affatto critico, e la qualità dell’amplificatore deve essere soprattutto acustica. Al banco delle misure dinamiche notiamo come la distorsione, pur mediamente elevata a bassissima frequenza, scenda precipitosamente appena oltre i 60 Hz. Oltre tale frequenza infatti tutte le armoniche si avvicinano al fondo del grafico con seconda e terza che scendono ampiamente sotto i -50 dB in gamma mediobassa, quasi a voler testimoniare la pulizia e l’equilibrio in tale porzione di frequenza.

Anche in gamma media i valori di seconda e terza armonica non salgono se non con qualche picco ristretto oltre lo 0,32%. All’aumentare della frequenza la terza armonica prende la strada del fondo del grafico mentre la sola seconda armonica si produce in qualche svarione sempre al rispettabilissimo livello dello 0,32%. La MIL sale abbastanza velocemente, limitata in gamma bassa dalla seconda armonica del doppio tono di ingresso.

Man mano che si sale con la frequenza si fa sentire anche la terza armonica, anche se con livelli sempre inferiori a quella della componente meno fastidiosa. In gamma media qualche leggera limitazione alla costanza della tenuta a 500 watt è costituita dalle armoniche di ordine elevato che fanno capolino a basso livello e partecipano, ovviamente, in maniera discreta al computo della massima IMD. In gamma da tweeter si nota una leggera compressione, inferiore al decibel, che limita appena la massima pressione indistorta.

La curva della MOL supera di slancio i 100 decibel e sfiora i 110 per tutta la gamma riprodotta dal woofer. Oltre i 250 Hz l’azione combinata dei due trasduttori innalza il livello, che esita attorno ai 113 decibel per salire ancora in gamma altissima trascinato dall’andamento della risposta del tweeter.

066-071-sonusfaber-3
G.P. Matarazzo


Costruttore e distributore per l’Italia: Sonus faber, Via Meucci 10, 36057
Arcugnano (VI). Tel. 0444 288788 – www.sonusfaber.com
Prezzo: Euro 3750,00

CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE
  • Tipo: bass reflex da pavimento
  • Potenza consigliata: 40 – 250 watt rms senza clipping
  • Sensibilità: 89 dB spl con 2,83 v ad 1 metro
  • Risposta in frequenza: 40 – 25.000 Hz
  • Impedenza: 8 0hm nominali
  • Numero delle vie: tre
  • Frequenza di incrocio: 350 – 3500 Hz, secondo ordine elettrico non risonante
  • Tweeter: cupola morbida da 25 millimetri con camera posteriore.
  • Midrange: 150 mm in polipropilene
  • Woofer: 220 mm in alluminio e magnesio
  • Dimensioni: 236 x 1040 x 415 mm (L x A x P)
  • Peso: 31,4 Kg

da AUDIOreview n. 312 giugno 2010

Author: Redazione

Share This Post On

Submit a Comment