Pioneer non è certo un costruttore famoso per apparecchiature hiend: re indiscusso della classe economica, della media e della alta, del mini, del midi e del regular (e chi più ne ha più ne metta), meno forse di ogni altro ha cercato di rinforzare la propria immagine con apparecchiature di classe elevata. Yamaha, Kenwood, la stessa Technics puntano molto più di Pioneer sul settore «di lusso».

AR53-117Ma se Pioneer trascura questo settore dal punto di vista quantitativo, non lo trascura certo dal punto di vista qualitativo. Storicamente, amplificatori, giradischi, sintonizzatori hi-end della Pioneer si sono imposti per il progetto raffinato, la presentazione lussuosa, le prestazioni superlative. Ricordiamo, a caso, l’integrato A-27, i pre e finale C Zia ed M Zia, il giradischi PLL 1000…

Alcuni di questi apparecchi si distinguevano anche per il prezzo molto elevato: ma oggi, con questo bellissimo due-telai, Pioneer riesce ad offrire un’amplificazione d’altri tempi ad un prezzo che non richiede un eccessivo sacrificio nell’appassionato già disposto a spendere per un buon sistema di costruzione giapponese.

Dicevamo amplificazione «d’altri tempi», ma solo in senso positivo… D’altri tempi per la lussuosa presentazione, per la super-versatilità, per il feeling eccezionalmente rassicurante dei numerosi controlli.

Preamplificatore C-90

Progettato all’insegna della versatilità, il preamplificatore C-90 offre ben nove ingressi. La sezione phono, dotata di connettori dorati, è commutabile MM/MC, con la commutazione ottenuta introducendo sul percorso del segnale un trasformatore-elevatore. Questa soluzione, già adottata su altri amplificatori Pioneer (ricordiamo l’A-80, provato su AUDIOreview n. 23 e l’A-88 X, provato su AUDIOreview n. 50), è preferita da molti critici perché consente, a parità di «im-pegno», rispetto alla soluzione del prepre, migliori dati di rumore e di distorsione, nonché, a detta di diversi audiofili, migliori prestazioni sonore.

Trai numerosi connettori del pre si notano ingressi ed uscite «adaptor» per un componente speciale.

Trai numerosi connettori del pre si notano ingressi ed uscite «adaptor» per un componente speciale.

Rispetto agli integrati citati, la soluzione adottata nel C-90 appare più raffinata, poiché i trasformatori sono qui separati (anziché racchiusi nello stesso contenitore schermato). Il trasformatore possiede doppia presa di ingresso, una «40 ohm» ed una «3 ohm», caratterizzate da diverso valore di impedenza e, soprattutto, di guadagno. È cosi possibile scegliere l’ingresso che meglio si adatta alla testina moving coil collegata, utilissimo se si pensa a quanto ampia sia la gamma delle sensibilità (o delle tensioni d’uscita) di questi apprezzati fonorivelatori. Il circuito del phono, oltre ai trasformatori, impiega poi componenti discreti, salvo lo stadio terminale, dove è impiegato un integrato 5534, abilitato all’impiego hi-fi per il basso rumore nonché per l’ampia
larghezza di banda e la bassa distorsione già «ad anello aperto».

Accanto all’ingresso equalizzato sono presenti ben otto ingressi «alto livello». Due sono i «tape» (tra i quali è possibile effettuare la copia, in entrambi i versi): le relative uscite («ree out») sono entrambe e separatamente bufferate, isolate cioè dalla sorgente selezionata per mezzo di amplificatori a guadagno unitario che assicurano tra l’altro impedenza d’uscita bassa e controllata, per un ideale pilotaggio dei registratori collegati. Gli altri ingressi sono targati «CD», «tuner», e tre «aux». Notiamo con soddisfazione che Pioneer non ha commesso l’errore di attribuire all’ingresso CD una sensibilità inferiore a quella degli altri ingressi alto livello (contrariamente a quanto fanno alcuni costruttori, convinti che il livello d’uscita dei giradischi digitali sia nella pratica (oltre che in teoria) superiore a quello delle altre sorgenti).

La scheda phono: si notano i due trasformatori-elevatori per l'ingresso MC, i quali sostituisco no il tradizionale pre-pre che incrementa il guadagno dello stadio.

La scheda phono: si notano i due trasformatori-elevatori per l’ingresso MC, i quali sostituiscono il tradizionale pre-pre che incrementa il guadagno dello stadio.

L’ultimo ingresso è targato «adaptor» e, associato ad una omologa uscita, consente di collegare un componente speciale (equalizzatore, elaboratore di immagine stereo etc.) lasciando piena funzionalità ai tre ingressi tape.

Le possibilità di correzione sono numerose. I controlli di tono, completamente by-passabili, consentono esaltazione ed attenuazione massima giustamente contenute, con una utilissima limitazione nella sezione dei bassi estremi i quali non vengono interessati dall’intervento del controllo, evitando che segnali spuri di frequenza subsonica vadano a saturare i successivi stadi di amplificazione o addirittura gli altoparlanti. Loudness e filtri presentano un intervento corretto; da notare che anche in posizione «fiat» l’amplificatore è filtrato in banda ( – 1 dB a 4 Hz e 50 kHz), una scelta di sicurezza che non può che trovarci d’accordo.

Il problema degli «shock» di commutazione è stato radicalmente risolto con una logica che pone in muting l’uscita principale e le uscite tape ad ogni commutazione che potrebbe causare pericolosi od almeno fastidiosi colpi in altoparlante; per attuare le commutazioni degli ingressi e delle varie sezioni, per i muting e la «servoassistenza» ai vari controlli sono stati impiegati circa quindici microrelè!

La realizzazione del C-90, a dispetto di un certo disordine interno, tipicamente «giapponese», è molto accurata. L’alimentazione è frazionata per i singoli stadi ed impiega in totale tre trasformatori di rete; assieme ad una costruzione «bimonoaurale» (cioè ad una esasperata separazione elettrica dei due canali), consente massima separazione stereo ed immunità da intermodulazione. Tutta la struttura è studiata per evitare il rientro di vibrazioni e la sua traduzione in disturbi elettrici: i circuiti stampati sono retti da staffe in gomma, i piedini in policarbonato possiedono caratteristiche smorzanti, il controllo di volume ha manopola in alluminio massiccio per meglio opporsi alle vibrazioni indotte dai disturbi ambientali.

Altre favorevoli caratteristiche costruttive si notano nelle lamiere del telaio e nelle viti, placcate in rame per una migliore conducibilità e resistenza all’ossidazione.

L’esterno, viste le foto, ha bisogno di pochi commenti. Legno pregiato per le fiancate e perspex per il frontale, ottimamente lucidati, manopole e pulsanti di
qualità, spie abbondanti ma discrete nella loro miniaturizzazione conferiscono all’apparecchio un aspetto raffinato senza eccessi.

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Finale M-90

La medesima estetica lussuosa è riservata al finale M-90, un dispositivo che a prestazioni elevate in termini di «potenza» vera e propria unisce una versatilità del tutto inconsueta per un finale.

L’inconsueta versatilità è dovuta alla presenza di ben tre ingressi, tutti commutabili dal pannello frontale. Ad un primo ingresso targato «control amp» e
corrispondente al consueto ingresso del finale, se ne aggiungono altri due, targati rispettivamente «line direct» e «CD direct», più un’uscita di segnale, targata «CD/line». A cosa servono tutti questi connettori? Semplice, a collegare, oltre al necessario preamplificatore, anche (ben) due giradischi digitali (o, volendo, altre sorgenti alto livello) i quali possono essere direttamente amplificati, senza passare per il pre, in omaggio ad una tendenza che trova non pochi sostenitori. L’uscita serve invece per non penalizzare eccessivamente i «pentiti»: collega-ta all’ingresso CD del preamplificatore, consente infatti di reinserire il giradischi digitale nella consueta routine, ad esempio per usufruire dei controlli di tono o dei filtri oppure per effettuare delle registrazioni…

Due dei tre ingressi del finale sono sotto con trollo di guadagno, previsti per il collegamen to diretto di una sorgènte alto livello. I morsetti d'uscita, in bronzo placcato rame, hanno dimensioni tali da serrare anche spi notti banana.

(a sinistra) Due dei tre ingressi del finale sono sotto con trollo di guadagno, previsti per il collegamento diretto di una sorgènte alto livello.
(a destra) I morsetti d’uscita, in bronzo placcato rame, hanno dimensioni tali da serrare anche spinotti banana.

Per i soli ingressi CD è quindi previsto, sul pannello frontale, il necessario controllo di guadagno (infatti non tutti i giradischi digitali sono muniti di regolazione del livello d’uscita); l’ingresso pre è invece caratterizzato da sensibilità fissa.
Ma veniamo ora «al sodo», la potenza…

L’M-90 ne da veramente tanta, sempre di più al diminuire dell’impedenza del carico e senza mostrare segni di limitazione in corrente. Le misure di  corrente/tensione (caratteristica di carico limite) hanno fornito dati significativi. Su 4 ohm si è registrata una potenza continua di 360 W ed una potenza impulsiva (per 40 ms) di circa 500 W; su 8 ohm la differenza tra i due regimi si riduce notevolmente e quasi scompare su 16 ohm, a dimostrazione della notevole «durezza» dell’alimentatore; anzi, degli alimentatori, giacché l’M-90 è l’unione in un solo contenitore di due finali mono, completamente separati, già a partire dai trasformatori di rete.

II finale è caratterizzato da una costruzione «bìmonoaurale», cioè da una compieta sepa razione dei componenti relativi a ciascun canale.

II finale è caratterizzato da una costruzione «bimonoaurale», cioè da una compieta separazione dei componenti relativi a ciascun canale.

Una circuitazione avanzata (del tipo «non switching II», analoga a quella vantata dall’integrato A-88 X) consente bassa distorsione armonica e di commutazione e riduzione della distorsione termica.

Le quattro coppie di connettori di segnale sono dorate, mentre i morsetti d’uscita (serrafilo di calibro tale da accettare anche connettori banana) sono in bronzo placcato rame: sono due, per due coppie di altoparlanti, commutabili dal pannello frontale. Notiamo che l’apparecchio dispone di un commutatore «4-6/6-16 ohm» che dovrebbe adattare l’apparecchio all’impedenza delle casse collegate (su «4-6» è previsto l’impiego di due coppie in parallelo); come i nostri lettori più esperti avranno intuito, questa commutazione semplicemente varia la ten-sione di alimentazione, contenendo la corrente massima erogata sul carico. Viste tuttavia le caratteristiche di questo finale, possiamo senza problema lasciare il commutatore su «6-16», permettendo allo stadio d’uscita di esprimere in ogni caso il massimo della sua potenza.

L’estetica e la finitura sono le stesse del pre; in più, il finale M-90 esibisce uno dei più spettacolari (ma non pacchiani) segnalatori («meter») del livello d’uscita mai visti, con scala espansa per una buona «vivacità» anche a basso volume, e dotato di indicazione e mantenimento del valore di picco.

misure-m90

Conclusioni

Superdotato sia in fatto di versatilità che in fatto di prestazioni, «domatore» anche delle casse più difficili, il due-telai «90» ha esibito anche (ma ci aveva preparato l’integrato A-88 X) ottime doti «musicali». Quindi un’amplificazione con l’ugola buona, vestita per di più con un sontuoso abito da sera. Il prezzo, ne abbiamo già accennato, è veramente contenuto già per ciascuna caratteristica, presa singolarmente, di questo prodotto.
Per la somma di esse è poi addirittura incredibile.

Franco Gatta

 


L’ASCOLTO

Beh, per me non è davvero una novità che Pioneer sappia fare gli amplificatori, la cosa che gli ho sempre aspramente contestato è proprio il fatto di saperli fare e non volerli fare, basti a questo proposito ricordare quei piccoli gioielli che erano il pre C 21 ed il finale in classe A M 21, apparecchi che gli audiofili di vecchia data ricordano con nostalgia. Sono tanto convinto di questo da pensare che con questi nuovi C 90 ed M 90 il colosso nipponico non abbia ancora mostrato tutto quello di cui è capace. Si tratta di due buoni apparecchi? Senza dubbio sì, basta però che non intendiamo guardarli in un’ottica High End, perché non credo sia questo l’obiettivo a cui miravano i tecnici Pioneer quando li hanno concepiti, bensì quello di offrire due apparecchi di eccellente costruzione, buone prestazioni, eccezionale finltura, grande affidabilità e notevole facilità d’uso, unita ad una grande versatilità, il tutto ad un prezzo che è persino inutile definire concorrenziale. Il recensore di apparecchi ad alta fedeltà deve essere per forza di cose una sorta di Jeckyll e Hyde e sapersi immedesimare anche nei panni di persone che non la pensano esattamente come lui, quindi, cerco di capire chi sarà l’utilizzatore di questi apparecchi: un personaggio che desidera ascoltare bene la musica, che ama gli oggetti ben costruiti e che non danno problemi, che non vuole spendere una fortuna o costruire le Ferrari false per comperare l’impianto, che ama esporre oltreché un pezzo di tecnica, un bell’oggetto. Chiaramente non è un acquirente in vena di esoterismi. Ebbene questo soggetto non potrà che rimanere soddisfatto dalla coppia Pioneer. Attenzione, non sto facendo i complimenti a Pioneer per ingraziarmi i lettori nippofili, non si tratta di complimenti, ma della realtà dei fatti: questi apparecchi assolvono in maniera egregia lo scopo per cui sono
stati costruiti. Il finale è un apparecchio ad altissima dinamica e pilota senza sforzo anche diffusori molto difficili, ha un suono piuttosto equilibrato, una gamma bassa potente, anche se appena allungata sulle mediobasse, una gamma media più che discretamente trasparente, una gamma alta molto estesa e rifinita benché un po’ esuberante. C’è da dire che questa esuberanza viene elegantemente contenuta dal preamplificatore, che invece ha un carattere schivo e poco appariscente, piuttosto morbido e allo stesso tempo dettagliato, e ricorda da vicino certi modelli Me Intosh tanto amati dal pubblico italiano.

Imperativo, anche in questo caso, è il tenere il tasto di inserimento dei controlli di tono in defeat, se si vogliono ottenere le massime prestazioni. La coppia, ed in particolar modo il finale, si trova più a suo agio con diffusori dal suono caldo e leggermente scuro, nella fattispecie, tra i diffusori che avevo a  disposizione, il risultato migliore, dopo averla provata con i Pro Ac Ebs e gli Infinity RS 1B (alternativamente sulla sezione bassi e sulla sezione medioalti), l’ho ottenuto con una coppia di Celestion SL 600, diffusori peraltro assai poco efficienti, che hanno permesso all’M 90 di mostrare il suo carattere  prepotente.

Insomma, una grossa dimostrazione di buona volontà dal costruttore hi-fi più famoso, forse, nel mondo. Ne prendiamo atto e aspettiamo ancora di meglio… sperando in prezzi altrettanto concorrenziali.
Bebo Moroni


Costruttore: Pioneer Electronic Co., 4-1, Meguro 1-chome, Meguro-ku, Tokyo 153, Giappone
Distributore per l’Italia: Pioneer Electronics (Italia), Via Fantoli, 17, 20138 Milano. Tei. 02/50741
Prezzo: C-90 L. 930.000; M-90 L. 1.200.000

CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE

C-90
  • Uscita massima: 8V
  • Distorsione: 0,002% (20-20.000 Hz, 1 V)
  • Sensibilità/impedenza ingressi: phono MM 2,5 mV/50 kohm; phono MC 250 nV/40 ohm-125 uV/3 ohm
  • Livello e impedenza uscita: ree out 150 mV/1 kohm; pre out 1 V/600 ohm
  • Risposta in frequenza: phono MM ±0,2 dB 20-20.000 Hz; alto livello 20-20.000 Hz +0, -0,2 dB
  • Controlli di tono: ±9 dB a 100 Hz e 10 kHz
  • Filtri: bassi 7 Hz, 6 dB/ ott; alti 10 kHz, 6 dB/ott
  • Rapporto segnale/rumore (pesato A): phono MM 96 dB; phono MC 86 dB; alto livello 109 dB
  • Dimensioni e peso: 457 x 405 x 125 mm; 9,0 kg
M-90
  • Potenza d’uscita: 250 + 250 W (DIN, 1 kHz, dist. 0,7% su 8 ohm)
  • Potenza dinamica: 8 ohm 300 + 300 W; 4 ohm 550 + 550 W; 2 ohm 800 + 800 W
  • Distorsione: 0,003% (20-20.000 Hz, 200 W su 8 ohm)
  • Sensibilità e impedenza ingressi: CD/line out 1 V/l kohm; altri 1 V/50 kohm
  • Risposta in frequenza: 20-20.000 Hz +0, -0,1 dB
  • Rapporto segnale/rumore: 125 dB
  • Dimensioni e peso: 457 x 430 x 154 mm; 22,6 kg

 

da AUDIOreview n. 53 settembre 1986