Il numero estivo di AUDIOreview dedica ampio spazio al Vienna High End 2026, raccontato attraverso le impressioni e gli ascolti di più redattori. Le prove spaziano dagli amplificatori integrati ai sistemi di altoparlanti, fino a soundbar e televisori di ultima generazione. Completano il fascicolo gli approfondimenti sulla registrazione stereofonica, l’audio vintage, il collezionismo e le consuete rubriche musicali.


Eventi continentali ed eventi locali

La copertina di questo mese è dedicata a “Il meglio dell’alta fedeltà in mostra a Vienna”, dove dal 4 al 7 giugno si è svolto High End, il più importante evento continentale dedicato ai prodotti per la riproduzione della musica in casa.
Nelle pagine a seguire riportiamo le impressioni colte da diversi nostri redattori. Date le dimensioni imponenti della manifestazione, che ha registrato la presenza di oltre 500 marchi, quella che offriamo è di fatto solo una panoramica di ciò che più ha colpito la nostra sensibilità e che ci rimane di un’esperienza fatta di innumerevoli incontri, ascolti e informazioni raccolte.
Nella sostanza, la manifestazione si è confermata di grande successo (cosa non scontata, stante il cambio di sede e di nazione), sia come partecipazione degli operatori sia come presenza di pubblico. Gli spazi offerti dall’Austria Center Vienna si sono rivelati più ampi e confortevoli di quelli a cui ci aveva abituato il MOC a Monaco di Baviera. L’appuntamento all’ACV è quindi rinnovato, per la prossima primavera.
Nel mese di giugno, appena una settimana dopo l’High End, si è svolto invece a Roma, l’evento che pure avevo preannunciato nell’editoriale del numero scorso, AR 487. Mi riferisco all’incontro organizzato da Paolo Cherubini nel suo centro Entertainment Machine, con la collaborazione dell’etichetta discografica londinese Direct Sound Records e con il supporto di Audiogamma, per confrontare la resa musicale di un’ottima registrazione riprodotta attraverso il disco in vinile, registratore a bobine con nastro a 38 cm/s e file DSD 128.
Gli ascolti erano suddivisi, nell’arco della giornata, in 6 sessioni da 8-12 partecipanti ciascuna, ed erano condotti dall’ingegnere del suono che pure aveva effettuato le registrazioni e prodotto i master. Si tratta di Michelangelo Canonico, persona a dir poco poliedrica poiché unisce a questa attività anche quella di musicista, di tecnico informatico e di mindfulness coach per manager di azienda in quel di Londra.
Nelle prime sessioni di ascolto era inoltre presente il flautista Marco Ferraguto, ovvero uno dei musicisti coinvolti nelle registrazioni utilizzate per la dimostrazione.
Insomma, un’occasione eccezionale per sperimentare in prima persona e per cogliere pareri competenti su un argomento molto dibattuto dagli audiofili e che si può sintetizzare nella domanda: “Quale supporto offre la migliore qualità sonora tra nastro magnetico, disco in vinile e file ad alta risoluzione?”.
La domanda è semplice: qual è il supporto che suona meglio tra nastro magnetico, disco in vinile e file DSD? Dopo questa esperienza la mia risposta è cambiata, ma non nel modo che avrei immaginato. La prima conclusione, infatti, è che non esiste una risposta valida per tutti. Tra i circa sessanta partecipanti non è emerso un vincitore assoluto: tutti e tre i formati hanno trovato convinti estimatori. Se ci limitiamo ai numeri, il disco in vinile ha raccolto il maggior numero di preferenze, seguito dal nastro magnetico e quindi dal DSD. Quanto a me, invece, ho preferito proprio quest’ultimo. Prima di questa esperienza non avrei potuto affermarlo con altrettanta convinzione.
Ma non è tutto. Questa esperienza ha rafforzato una convinzione che coltivo da tempo: il supporto conta, il formato conta, l’impianto conta. Ma sopra ogni altra cosa conta la qualità della registrazione. È lì che nasce davvero l’alta fedeltà.

Da sinistra Paolo Cherubini, Marco Ferraguto, Michelangelo Canonico, Mauro Neri.

Questo concetto va scritto a caratteri cubitali e scolpito nella memoria di ogni audiofilo.
Come sintetizza efficacemente Michelangelo Canonico: “Il formato può conservare e rendere molto bene ciò che è stato registrato, ma non può creare ciò che non esiste”.
Il concetto può apparire banale ma va compreso a fondo. Per questo rimando alla lettura dell’articolo pubblicato su questa stessa rivista, nella sezione “Dove nasce l’alta fedeltà” (pagine 76-79), e redatto dallo stesso Michelangelo Canonico.
L’articolo espone le problematiche che deve affrontare (e quindi ben conoscere) chi effettua le registrazioni destinate all’ascolto stereofonico mediante diffusori acustici. Comprendere questi aspetti permette all’audiofilo di ascoltare con una consapevolezza diversa. E questo è proprio ciò che abbiamo potuto sperimentare e valutare negli effetti pratici, nel corso degli ascolti comparati da Entertainment Machine. Inoltre, se c’è un aspetto su cui tutti hanno concordato è la straordinaria qualità delle registrazioni proposte. Indipendentemente dalla sorgente utilizzata, la sensazione di naturale spazialità e di aria tra gli strumenti è risultata palese in tutti i casi. È questo il risultato tangibile di come è stata fatta la ripresa microfonica e di come sono state condotte le successive fasi di lavorazione dei master, che stanno ben a monte dei supporti e dell’impianto audio utilizzati. L’alta fedeltà comincia dove nasce la registrazione.
Nel corso dell’incontro Michelangelo Canonico ha presentato anche una nuova applicazione gratuita dedicata alla verifica della compatibilità tra braccio e testina, basata su un database in continuo aggiornamento. Si tratta del primo di una serie di strumenti software dedicati agli appassionati di alta fedeltà, sui quali torneremo presto con un approfondimento sulle pagine di AudioGallery.
Siamo così arrivati a un altro motivo della mia presenza all’evento, ovvero quell’AudioReviewLive, alias “il cammino del direttore”, che pure ho preannunciato negli editoriali dei mesi scorsi. Nel corso della manifestazione ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con alcuni appassionati che mi hanno invitato ad ascoltare gli impianti hi-fi da loro assemblati in anni di “militanza audiofila”. Personalmente non ho alcuna pretesa se non quella di ascoltare i brani musicali che essi stessi reputano più coinvolgenti e di raccogliere un po’ la storia di come sono arrivati a quel risultato, per poi condividerla con i lettori sulle pagine della rivista. Se gradito, potrò fare anche delle misurazioni e test con i nostri software.
Fedele all’impegno di camminare, ho raggiunto a piedi la sede di Entertainment Machine partendo dalla mia abitazione, seguendo un itinerario sorprendentemente piacevole che in alcuni tratti coincide con la Via Francigena. Costeggiando lo Stadio Olimpico, attraversando il Tevere sul Ponte della Musica e percorrendo il viale del Vignola, mi sono reso conto che anche una città complessa come Roma può offrire percorsi ideali per chi decide di muoversi a piedi.
Lungo il percorso mi sono fermato anche in tre rivendite di giornali, in ciascuna delle quali ho acquistato una copia di AUDIOreview da consegnare agli altri conduttori dell’incontro, ma anche perché considero le edicole una tappa naturale di questo cammino. Sono il luogo dove le nostre riviste incontrano i lettori e rappresentano un presidio culturale che merita attenzione e rispetto.
Un’esperienza molto piacevole che ripeterei ancora. L’unico inconveniente è stato arrivare all’appuntamento decisamente provato dal caldo estivo. Sarà uno degli aspetti organizzativi da risolvere prima dell’inizio del vero cammino.
L’incontro con il pubblico è stato gradevolissimo. Ho sempre qualche cosa da imparare da chi ama la musica ben riprodotta e la cultura, tecnica e umanistica ad essa annessa. Tra gli ospiti mi ha fatto particolarmente piacere incontrare anche tre appassionate dalla notevole competenza musicale e tecnica.
Basti dire che una di loro ha persino costruito dei subwoofer per il proprio pub, la Birreria Polo Nord di Montopoli in provincia di Rieti (che consiglio di visitare anche per la buona qualità acustica del locale), e dove il suo consorte mi ha generosamente invitato ad andare la sera stessa per una festa locale. Così ho potuto verificare di persona la consistenza dei subwoofer autocostruiti, su progetto di un conoscente esperto. L’audiofilia è fatta anche di persone straordinarie.
Insomma, un’esperienza piacevolissima e indimenticabile. Se Vienna rappresenta la dimensione internazionale dell’alta fedeltà, l’incontro di Roma ha mostrato come anche un evento molto più raccolto possa offrire un contributo non meno prezioso alla crescita della cultura dell’ascolto.
Concludo che il vero e proprio cammino inizierà a settembre, per cui avrò tempo di tornare su questo argomento con un programma più dettagliato sul prossimo numero della rivista. L’idea è quella di dedicare una settimana a una provincia, che inizialmente potrebbe essere in Umbria o nelle Marche per poi saltare direttamente al Piemonte o al Trentino, prima che arrivi la stagione fredda. (Ovviamente gli spostamenti tra una provincia e l’altra non saranno a piedi…). Per il Sud Italia sono ancora pochi gli inviti ricevuti, ma per questo abbiamo tempo. Ne attendo comunque altri e più numerosi dalle regioni su indicate per definire i miei prossimi percorsi. Buona lettura e buona musica.

Mauro Neri


Il sommario

Vienna High End 2026

Cinque articoli raccontano il debutto viennese della più importante manifestazione europea dedicata all’alta fedeltà. I redattori di AUDIOreview descrivono gli impianti, i prodotti e le soluzioni tecniche che hanno maggiormente attirato la loro attenzione, con un approfondimento specifico sulla presenza delle aziende italiane.

Le prove di AUDIOreview

La sezione dedicata alle prove si apre con il Musical Fidelity M6xi, amplificatore integrato stereo sottoposto anche alle misure del laboratorio.

Segue il Moon 371, un amplificatore integrato con network player che riunisce amplificazione, conversione digitale e riproduzione in rete.

La coppia Soulution 326 e 312 rappresenta invece una soluzione preamplificatore-finale di fascia alta, analizzata sia nelle prestazioni d’ascolto sia nel comportamento strumentale.

Per i diffusori da pavimento è in prova il sistema Arendal 1610 Tower 8, mentre le più compatte Amphion Argon3X propongono una configurazione a due vie destinata al posizionamento su stand.

Audio Lifestyle e Digital Video

Il Denon Home 400 è uno smart speaker wireless progettato per la riproduzione musicale, il multiroom e l’integrazione negli ambienti domestici.

Nel settore home theatre troviamo la soundbar Bluesound Pulse Cinema, un sistema Dolby Atmos 3.2.2 con connettività wireless e funzioni multiroom.

Il comparto video è rappresentato dal televisore Hisense 65UR9S, modello LCD 4K HDR dotato di tecnologia RGB Mini LED.

Dove nasce l’alta fedeltà

Michelangelo Canonico affronta i principi e le difficoltà della registrazione stereofonica, dalla ripresa microfonica alla costruzione della scena sonora destinata all’ascolto attraverso due diffusori.

Un approfondimento che mostra come la qualità dell’alta fedeltà dipenda innanzitutto dal lavoro svolto durante la registrazione e la produzione del master.

Vintage, AudioClub e collezionismo

La rubrica Senza scadenza riscopre il sistema Grundig formato da amplificatore XV 7500, sintonizzatore T 7500 e lettore CD CD 7500.

In AudioClub, Giulio Curiel racconta e ascolta le KLH Audio Model Five, diffusori a tre vie che reinterpretano un classico progetto americano.

L’Angolo del collezionista è invece dedicato alla storia e al catalogo della casa discografica tedesca ACT Records.

Musica

Nella rubrica Le canzoni raccontate, Federico Guglielmi ripercorre la storia di Maggie May di Rod Stewart.

Le recensioni del mese comprendono:

  • Joseph Haydn per la musica classica;
  • Tyshawn Sorey per il jazz;
  • Paul McCartney per il rock e pop.

La sezione Musica in Vinile è dedicata agli Smashing Pumpkins, mentre la Teca conclusiva ripercorre la carriera dei Thin Lizzy.